sabato 15 gennaio 2011

Il dott. Foti e la Carta di Noto

Nel 2001 il dott. Claudio Foti, presidente del Centro Hansel & Gretel di Moncalieri, fu invitato al Consiglio Superiore della Magistratura per tenere un intervento al corso di formazione “Giudice penale e giudice minorile di fronte all’abuso sessuale” (C.S.M. Roma, 17-19 settembre 2001). Il testo dell'intervento del dott. Foti è consultabile sul sito della sua associazione.

Merita una segnalazione l'attacco di Foti contro "una certa psicologia forense", i cui destinatari non vengono però citati, come doveroso nelle sedi tecnico-scientifiche, ma solo allusi attraverso riferimenti alla Carta di Noto e ad una presunta ideologia filocriminale:
  • "Una certa Psicologia Forense (pensiamo per es. alla “Carta di Noto”), con il pretesto di contrastare gli interventi suggestivi sul bambino, sembra in realtà interessata a suggestionare lo psicologo valutatore nel senso di colpevolizzare con un’ideologia tecnicistica qualsiasi suo atteggiamento teso a favorire un clima relazionale e comunicativo che consenta al bambino di raccontare la propria verità, rinforzando così le difese e le difficoltà del bambino alla narrazione della propria esperienza – difese e difficoltà comunque già presenti in lui, sia provenendo da una situazione di menzogna, di confusione, di fraintendimento o di induzione, sia, a maggior ragione, provenendo da una situazione di abuso realmente sperimentato. L’ideologia della Psicologia Forense rinvia in ultima analisi all’interesse sociale che la determina: l’interesse dell’imputato a garantirsi l’impunità. La sua pretesa più radicale è quella di tentare di dimostrare che qualsiasi atteggiamento di coloro che hanno raccolto le rivelazioni della presunta vittima ha in qualche modo potuto sporcare la spontaneità e l’autenticità di quelle rivelazioni, le quali pertanto risulterebbero contaminate e pertanto non attendibili".
Ancora dal sito dell'associazione Hansel & Gretel, consultiamo l'abstract di un recente intervento del dott. Foti al corso di formazione per magistrati "La gestione dei dati scientifici nei processi in materia di abuso su minori" (CSM, Roma, 3 dicembre 2008):
  • "Chi sono i protagonisti del conflitto culturale sul tema della validazione del presunto abuso? Da un lato psicologi ed operatori che, puntando sull’ascolto clinico, possono entrare in contatto con vittime sempre meno disponibili a subire il segreto, l’imbroglio, il senso di colpa associati all’abuso, vittime che sono in grado di aprirsi nella misura in cui si sviluppano nuove possibilità relazionali ed istituzionali di ascolto partecipe (Gordon,1994) e di rispetto del codice dei sentimenti (Goleman, 1995); dall’altro lato avvocati e psicologi, specializzati nella difesa di indagati e di imputati di reati sessuali sui minori, tendono a sviluppare tesi funzionali alla difesa dei loro assistiti, cercando di dimostrare essenzialmente che comunque non esistono procedure psicologiche o giudiziarie per accertare con sufficiente certezza un abuso eventualmente sussistente.
  • (…) La committenza di quest’ultima scuola di pensiero è data da un nuovo soggetto comparso sulla scena sociale negli ultimi due decenni del secolo scorso con l’aumento vertiginoso deiprocedimenti penali per abuso e pedofilia: gli imputati di reati sessuali ai danni di minori, con uno specifico interesse alla propria autodifesa e con una forte capacità di negoziazione sociale e giuridica, sono diventati, direttamente o indirettamente, un importante committente di difese e perizie legali, di pressioni giornalistiche, di ricerche sperimentali (Pope, Brown, 1996). La committenza dei clinici spinge comunque a tenere la mente aperta a diversi ipotesi piuttosto che una sola. Il committente bambino chiede in ogni caso di essere ascoltato: quando ha subito una vittimizzazione sessuale, che tende spesso ad essere minimizzata o negata dal suo ambiente, ma anche quando ha espresso una rivelazione riconducibile a ad un’induzione strumentale e patologica di un adulto oppure ad un fraintendimento ansioso oppure ancora ad un grave disagio che l’ha spinto a mentire. La committenza dell’indagato e dell’imputato è maggiormente rigida. Essa non chiede: “Voglio essere compreso”, bensì - inevitabilmente – “Voglio essere scagionato!”. (...)
Sebbene sia sempre encomiabile lo sforzo del dott. Foti nel ricordare i pericoli del tecnicismo e dell'ascolto privo di empatia (non gli rivolgeremo contro la medesima accusa di pretestuosità), diventano incondivisibili e semplicemente aberranti le dichiarazioni verso cui scivola pur di criticare le difese degli imputati, il mondo dell'accademia della psicologia forense e la Carta di Noto (il cui contenuto non interpreta correttamente e conseguentemente critica in modo illogico).
Le generalizzazioni di Foti non lasciano spazio ad alcun consulente difensivo di sottrarsi alle sue offese deontologiche. Verrebbe voglia di chiedere al dott. Foti se ha mai riflettuto sui motivi per cui nelle moderne democrazie venga concesso agli imputati il diritto di difendersi in autonomia ed a testa alta di fronte ad un giudice terzo: perchè non dare la giustizia in mano alle sole procure, visto che sono animate da consulenti così autosufficienti, empatici e spinti dai PM solo a tenere la "mente aperta"?
Il tentativo di dimostrare l'altrui pregiudizialità, si trasforma in una involontaria dimostrazione della propria.

Ma non è questo il punto della nostra contestazione.
Siamo invece colpiti soprattutto dall'idea che ad ascoltare certe dichiarazioni, vi fosse in quelle occasioni un auditorio fatto di magistrati, pubblici ufficiali chiamati a consumare parte del proprio impegno retribuito per ricevere formazione tramite quei seminari:
  • a che livello dev'essere scesa la dignità garantista della nostra magistratura, se davvero nessuno dei presenti ha protestato per l'argomentazione allusiva e diffamatoria o chiesto rettifiche immediate?
  • e quanto tempo dovremo aspettare ancora, prima che una qualsiasi autorità giudiziaria chieda al dott. Claudio Foti di non far perdere tempo al CSM con teorie complottiste e di interrompere l'insulto alla deontologia dei colleghi che incontra nelle aule?
Ugo

domenica 14 giugno 2009

Master of puppets

Dal blog di Massimiliano Frassi, scopriamo nell'articolo di ieri che il presidente di Prometeo onlus e sedicente esperto di pedofilia, sarebbe in possesso addirittura di ben 4 titoli di master:
  • "Durante il mio terzo master in criminologia (terzo di quattro!) studiai, presso l’università di Bristol, la relazione tra il sexual offender e l’ambiente che lo circondava".
Quattro master son proprio tanti tanti. E se c'è il punto esclamativo, allora dev'essere certamente vero.


Poco importa se all'Università di Bristol non risultano master in criminologia, si vede che c'erano quando Frassi vi studiò. O forse Frassi sta confondendo il termine "master" con qualcos'altro, sarebbe utile che chiarisse meglio.
Difficile invero trovare università dove si rilascino tanto facilmente al primo venuto dei titoli di studio specialistico in criminologia, senza richiedere come prerequisito nemmeno il possesso di una laurea in legge/medicina/scienzeumane. Per chi come Frassi ne fosse sprovvisto, l'Università di Bristol indica come entry requirements ai programmi LLM (master in legge) almeno "a recognised professional legal qualification". Per accedere ad un Advanced Award in Legal Studies (che non sarebbe comunque equiparabile ad un master), la politica accademica prevede invece maglie più larghe, ai candidati basta "demonstrate that they have sufficient experience and education to benefit from the programme".

Può darsi che Frassi li abbia convinti mostrando la medaglia dell'FBI.
O forse sta solo sparando fanfaronate galattiche.

Purtroppo dovremo tenerci la curiosità, sappiamo che Massimiliano Frassi non ama la trasparenza e difficilmente vorrà accettare di rendere pubblici i propri titoli di studio, a cominciare dalla laurea conseguita. Ci auguriamo però che il prossimo funzionario o politico che vorrà assegnare a Frassi un pubblico incarico (sia esso un corso alla Polizia, o una perizia), prima gli chieda almeno di documentare il proprio curriculum con carte timbrate e non solo con punti esclamativi.

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Comunque sia, non nutriamo dubbi che Frassi un po' di criminologia a Bristol la possa aver studiata davvero, anche perchè egli nel brano immediatamente successivo del suo sgangherato articolo, riesce ad esprimere finalmente un concetto sensato e competente. Vediamo quale.

Frassi si rivolge qui ai membri di un comitato di cittadini reggiani, nato spontaneamente a difesa di un indagato per pedofilia, ammonendoli affinché essi non trasformino il proprio umano sostegno, in una battaglia troppo urlata ed irrigidita sulla pregiudiziale ipotesi della sua innocenza.
L'abusologo bergamasco li avverte del rischio che, così facendo, essi stiano impostando un potenziale conflitto di lealtà ed una eccessiva identificazione con un falso Sé, col risultato di bruciare il terreno attorno al loro protetto e precludergli ogni futura possibilità di ravvedimento, o di elaborazione di una colpa, che andrebbe considerata possibile almeno in linea di principio. Frassi cita loro l'esempio di un sex offender, abile a dissimulare sotto inchiesta:
  • "Paradossalmente tanto più la gente gli credeva (grazie anche al fatto che lui era stato bravo a proclamarsi innocente…la spiego male e velocemente per brevità, ma sono certo che mi capirete), tanto più a condanna avvenuta lo stesso tentava il suicidio. Perché a condanna avvenuta il castello creato incominciava ad incrinarsi, la facciata a crollare e lui, per difendersi, si toglieva di mezzo. Parlo ovviamente di pedofili accertati e non mi rivolgo al vostro caso, noooo….però vi suggerirei un altro tipo di approccio. Perché questo, quello cioè che avete in corso, potrebbe un giorno diventare pericolosissimo per il vostro assistito. E non vi libererete dai sensi di colpa, se allora darete la colpa a chi l’ha attaccato…… Vi consiglio pertanto di stargli vicino (ci mancherebbe altro, nessuno lo criticherebbe), ma da privati cittadini. Senza manifestazioni di piazza o altro, avrete peraltro tutto il tempo per farle se si scoprirà essere un povero innocente. Portare i processi in piazza, organizzare corsi dal titolo “Chi è il bambino”, attaccare associazioni anti pedofili….bhè non sono certo atteggiamenti scaltri, rispettosi ed intelligenti, tutt’altro……"
Questa raccomandazione di Frassi difficilmente potrà toccare i cuori di Michela e Federica, le due donne del comitato che si erano lamentate della sua pregiudizialità e a cui il sedicente abusologo si è degnato adesso di dedicare una risposta piena di infantile sarcasmo, dopo che egli già in passato ne aveva insultato più volte il comitato, talvolta anche con mezzi immondi.
Se egli avesse voluto tenere un canale di riflessione con questo comitato, forse avrebbe prima dovuto evitare di sbattere per mesi il loro tutelato già come un orco sulle pagine del proprio blog, in mancanza finora di qualsiasi pronunciamento di condanna. E' irritante sentire proprio uno come Frassi, pontificare adesso sull'importanza di non inchiodarsi da soli a verità pregiudiziali.

Ciò non toglie che, in astratto, il consiglio di Frassi rispetta una logica fondata e per una volta almeno rivela uno spunto di vera competenza criminologica.
Ma allora... perchè Frassi non si accorge che, a parti invertite, proprio il suo medesimo ragionamento dimostra anche la pericolosa gravità dei comportamenti tenuti dall'associazione Prometeo, nei casi giudiziari di cui si occupa?



Da questo pulpito?

Il 27 maggio scorso, la Corte di Appello di Brescia presieduta dal giudice Mario Sannite ha nuovamente assolto le due suore Orsoline, che furono accusate di orrendi stupri collettivi verso i bambini dell'asilo che gestivano a Cazzano Sant'Andrea (Bergamo).
La loro condanna in primo grado fece pensare ad un nuovo asilo degli orrori, un altro caso di presunto "satanic ritual abuse", che alla prova dei fatti si dissolve invece come una bolla di sapone e mostra la sua vera natura di fenomeno di suggestione collettiva, basata su isterismi popolari e cialtroneria del sistema inquirente.

Le prime (infondate) segnalazioni di due famiglie bergamasche contro le suore, furono raccolte nel 1999 proprio dallo sportello di Prometeo onlus, forse da Frassi in persona, e girate ai suoi amici in polizia giudiziaria. La pubblica accusa venne poi condotta dalla PM Carmen Pugliese, amica personale di Frassi e regolare ospite dei convegni di Prometeo, la stessa che nel gennaio 2009 scopriva improvvisamente il rischio di false accuse di violenza sessuale, ma nel 2000 dava ancora straordinario credito alle fantasie pedosataniste di Frassi ed alle bizzarre dichiarazioni riportate dalle mamme di quei bambini.

Deontologia vorrebbe che, se un'associazione antipedofilia segnala un caso alle autorità giudiziarie e smista le famiglie a servizi di cura psicologica, su quel caso si mantenga poi un rigoroso riserbo e una disinteressata astensione.
Niente di tutto ciò per Frassi, che scatenò invece più volte il suo blog e i suoi collaboratori al linciaggio pubblico delle suore, solo per attirare altra attenzione su di sé. In seguito più volte vi furono pubbliche prese di posizione contro Prometeo, ad esempio il 3/07/04 in un articolo sull'Eco Di Bergamo gli si intimava di chiedere scusa:
  • "(...) per tre anni le religiose non si sono dovute difendere solo dalle accuse mosse dai magistrati, ma anche dai giudizi (e pregiudizi) velenosi di chi è abituato a emettere sentenze irrevocabili prima ancora che la giustizia abbia fatto il suo corso. Sui siti internet di rumorosi paladini dell’antipedofilia si possono ancora oggi leggere ingiurie infamanti nei confronti delle due religiose ultrassessantenni"
Scuse mai pervenute. Son passati 5 anni e altre due sentenze, ma Frassi resta lì impalato, sempre uguale a sé stesso ed alle proprie peggiori fantasie. Sul suo blog, i vecchi articoli che parlano del caso sono ancora taggati sotto la voce "suore pedofile".

Si badi che in questo caso, la critica a Frassi e Prometeo onlus non è relativo mica solo a una questione di mala-propaganda e diffamazione sistematica delle suore; visto il suo comportamento successivo, appaiono leciti dubbi anche sulla obiettività delle delicate operazioni iniziali di raccolta anamnestica e segnalazione giudiziaria, che associazioni come Prometeo e soggetti non qualificati come Frassi, si arrogano in base a non-si-sa-quale ruolo istituzionale.

Della nuova assoluzione delle due suore Orsoline ne ha dato notizia anche il blog di Frassi. A denti stretti, per minimizzare l'assoluzione si reinventa però una categoria giuridica ormai da tempo cancellata dal nostro ordinamento giudiziario:
  • "PROVE INSUFFICIENTI! Come previsto assolte ieri le suore, con la seguente motivazione: insufficienza di prove."
Forse a Bristol, di certo non in Italia. Poco male, non scopriamo certo adesso l'ignoranza giuridica e la partigianeria del Frassi.
Furioso per la seconda sconfitta giudiziaria in pochi giorni, per entrambi i suoi cavalli di battaglia dell'abuso pedosatanista collettivo (dopo la recentissima conferma dell'assoluzione anche in appello per le maestre dell'asilo Sorelli di Brescia), Frassi sembra reagire stavolta in modo ancor più scomposto del solito e, in una sorta di psicodramma privato, urla al mondo che Prometeo non ha perso proprio nulla e che i suoi scopi non erano mica stati compresi:
  • "C’è probabilmente gente che pensa che il nostro lavoro sia quello di fare la caccia ai pedofili. Festeggiando a caviale e champagne quando vengono condannati e cadendo in depressione quando sono assolti. Inutile dire come questa gente (solitamente minoritaria e di parte, ma questo è un altro discorso) non abbia capito, per dirla con un francesismo, un cazzo! Poiché il nostro compito non è quello di fare processi di piazza, o caccia alle streghe, bensì di dare voce alle vittime (spesso con toni volutamente alti, frutto più di un grido di dolore che di arroganza!!!!!) e di dare sostegno alle stesse. Questo il nostro compito. Inutile, peggio, ridicolo, attribuircene altri."
In questa affermazione, Frassi stesso parrebbe confermare che gli operatori di Prometeo non stappano la classica bottiglia di champagne, quando festeggiano le condanne di presunti pedofili nei processi in cui sono interessati.
Il resto lascia invece delusi: dunque Frassi non avrebbe mai voluto dare, anzi "fare" la caccia ai pedofili, maddai? Come glielo spieghiamo adesso a tutti quei suoi fans, che l'anno scorso hanno perfino comprato da Prometeo la maglietta "I'm a pedohunter"? Son previsti rimborsi?
I lettori del suo mondo-blog dovranno abituarsi a tempi di magra, niente pù processi di piazza né mostri sbattuti in prima pagina?
Non è un caso se Frassi adesso schiuma contro quei cloni, che sul web lo stanno superando a destra:
  • "Non siamo un blog fatto di articoli copia e incolla, né la vetrina per poveri frustrati analfabeti che nella vita non sanno cosa fare e si danno identità e ruoli, che non hanno, né si meriterebbero….."
Non è la prima volta che ci rammarichiamo che a Frassi manchi uno specchio, quando lancia certe invettive. Fortuna che nel suo caso ci son ben quattro master in criminologia a legittimare il suo ruolo, no?

Di sicuro, nessun altro blogger potrà mai battere Frassi per punteggiatura pulp, dagli "esclamativi di garanzia", a tutte quelle serie di puntini, raramente tre alla volta come prassi, ma in sequenze creative, degne di un dialetto morse ... .. ...... .. .... (le stesse che si ritrovano anche in molte delle anonime "storie vere di abuso" che vengono pubblicate nella sezione "Le vostre testimonianze" del sito di Prometeo).
  • [P.S.: che siano i puntini messi a casaccio, il famoso sintomo patognomonico mancante della sindrome da vittimizzazione da abuso sessuale?]

Se c'è qualcosa di tragicamente ridicolo in questa storia, è la faccia tosta di un improvvisato scrittore, che per un decennio ha cercato con ogni mezzo di diventare il punto di riferimento italiano per tutte le cacce alle streghe pedofile e oggi rinnega il proprio passato, senza però chiedere scusa e rifondere i danni.


Dalla parte dei bambini, sempre?

Pur di distogliere l'attenzione dalle fallimentari crociate di Prometeo, Frassi fa finta di preoccuparsi oggi del comitato reggiano. Eppure egli nemmeno sa se, in caso di eventuale dimostrazione di colpa e condanna (il processo è in corso), essi vorranno magari cambiare registro ed aiutare il proprio protetto ad elaborare un diverso percorso. Valido il consiglio, ma lasciamogli almeno il beneficio del dubbio, no?

Invece, di Frassi e Prometeo purtroppo già abbiamo visto che neanche dopo la dimostrazione dell'errore, essi sospendono la cavalcata del delirio, né iniziano ad occuparsi del vero problema di quei bambini.
Stiamo parlando proprio del danno da impropria vittimizzazione giudiziaria dei bambini protagonisti delle vicende di falso abuso collettivo in tre asili tra Bergamo e Brescia, sui quali la Prometeo si è catapultata.
Entusiasta di poter gridare anzitempo al pedofilo, Frassi come un burattinaio ha organizzato le famiglie, indirizzato bambini a psicologi selezionati, preparato le loro audizioni, brigato con i procuratori e gli agenti di polizia giudiziaria, montato una durissima campagna mediatica, in cui perfino molti degli stessi genitori sono stati irresponsabilmente reclutati come collaboratori attivi.

Le stesse parole con cui Frassi oggi fa la predica al comitato reggiano sui rischi del pregiudizio, a rileggerle dovrebbero suonare sinistre anche per lo stesso abusologo:
  • quello cioè che avete in corso, potrebbe un giorno diventare pericolosissimo per il vostro assistito. E non vi libererete dai sensi di colpa, se allora darete la colpa a chi l’ha attaccato……
Non è esattamente ciò che razzola tanto male a Bergamo e Brescia?

Per capirne qualcosa di più su cosa combina l'Associazione Prometeo, vediamo il riassunto che ne dava Frassi stesso in un articolo tratto da Famiglia Cristiana:
  • "Composto da una trentina di volontari, tra i quali medici, psicologi, insegnanti, ma anche genitori toccati dalla piaga della pedofilia, "Prometeo", che collabora stabilmente con le Procure di Milano, Bergamo e Brescia, si è dotata di un centro d’ascolto che offre consulenza, accompagnamento del minore abusato, preparazione del bambino al colloquio e alle udienze in tribunale, che a volte possono rappresentare un’ulteriore violenza sulla piccola vittima. Di recente l’associazione ha inaugurato nella zona del Basso Sebino anche un "gruppo di auto-aiuto" per genitori di figli abusati: «Una specie di piccolo consultorio, in cui il condividere e verbalizzare l’esperienza traumatica contribuisce a far superare l’inevitabile fortissimo senso di colpa che accompagna queste coppie, e a far sopportare i tempi lunghissimi dei processi», spiegano a "Prometeo".
Oppure, da una intervista a Massimiliano Frassi:
  • D: Ti ho visto spesso insieme ai tuoi operatori fuori dalle aule di Tribunale. In paziente attesa. Cosa fate esattamente e puoi aiutarci a capire chi è il pedofilo che vi ritrovate ad affrontare al giorno d’oggi?
  • R: «Cosa facciamo?! Aspettiamo. Non così pazienti come dici di vederci, ma aspettiamo. Che finisca il processo, le vittime escano e possano trovare qualcuno che le accolga. Le accompagni fuori, anche solo per un caffé. Si faccia carico della loro sofferenza. Delle loro lacrime. Di quei racconti che hanno fatto loro rivivere tutto quanto. Ampliandone il dolore. Magari mentre a pochi metri di distanza “lui” il predatore sbadigliava annoiato o le sfidava, ridendo…..»
Frassi ammette di aver raccolto in molti casi le "anamnesi" ed i racconti dei bambini, addirittura prima che questi venissero sentiti dalle autorità giudiziarie:
  • «In alcuni casi precedenti abbiamo realizzato anamnesi sui bambini, e poi inviato un fascicolo con i loro racconti in procura».
Quanta sollecitudine, forse temeva che le procure non avessero i mezzi per compiere da sole quelle delicate operazioni irripetibili? E siamo certi che l'associazione Prometeo si sia avvalsa sempre di professionisti certificati per tali operazioni, o se ne sarà occupato Frassi in persona?
Non riteniamo che i master di Bristol lo abilitino all'esercizio delle professioni medico/psicologiche.

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I maxi-processi di Bergamo e Brescia si stanno concludendo, dimostrando inequivocabilmente l'errore di genitori ed inquirenti della prima ora. Eppure gli stessi, forse comprensibilmente incapaci di liberarsi di un soverchiante senso di colpa, ancora danno la colpa dei sintomi fittizi dei minori, agli stessi fantomatici pedofili che senza successo hanno finora accusato. E trovano conforto solo rinchiudendosi nell'abbraccio di Mr. Prometeo, che li pettina con la propria becera partigianeria criminologica:
  • "Per questo quando si sente parlare di “genitori che si contagiano autoconvincendosi che i propri figli abbiano subito abusi” non si può che ridere. Amaramente".
Invece di studiarsi le sentenze e dotarsi di consulenti davvero preparati a 360°, che possano fornire un sostegno valido ai loro assistiti, oggi Frassi e i collaboratori di Prometeo inchiodano ancora quei bambini in una realtà ormai disconfermata.
"Dare voce alle vittime" non è mica sempre sinonimo di sostegno, né è sempre compatibile con la deontologia psichiatrica, ma questo Frassi non sembra averlo mai studiato a Bristol, e non mostra alcuna intenzione di cambiare marcia.
Stiamo parlando di parecchie decine di bambini lombardi, molti dei quali nel frattempo si saranno definitivamente lasciati convincere di aver vissuto traumi raccapriccianti, solo per evitare un conflitto di lealtà con le isteriche aspettative dei propri genitori.
Peggio ancora, per alcuni di essi si teme che ad anni di distanza possano essere ancora sottoposti a dannose psicoterapie antiabuso, per una diagnosi sbagliata dalla quale non vengono liberati solo per non contrariare Frassi e le psicologhe di fiducia di Prometeo.

Questa è la vera immane tragedia, di cui oggi le autorità giudiziarie e socio-assistenziali lombarde dovrebbero occuparsi almeno un minuto, dopo aver speso anni e milioni di euro appresso a criminologie e processi strampalati. Mentre le suore e le maestre indagate escono a testa alta dal tribunale, molti di quei bambini vanno ancora aiutati ad uscire fuori dal delirio pedosatanista in cui sono stati sprofondati.
Intanto la Procura di Bergamo, che pure avrebbe già tutti gli atti in mano, ancora dorme. Certo che, se dovessero decidere di scoperchiare finalmente il pentolone, la procura dovrebbe innanzitutto spiegarci quali siano stati i criteri per i quali Massimiliano Frassi e Prometeo onlus sono stati identificati come partner dell'azione giudiziaria di tutela minorile. Ma che non vengano a parlarci di troppi master in criminologia.

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Parafrasando Frassi stesso, agli operatori di Prometeo onlus e delle altre associazioni anti-pedofilia che si occupano di bambini vittime di presunti abusi,
  • consiglio pertanto di stargli vicino (ci mancherebbe altro, nessuno lo criticherebbe), ma da privati cittadini. Senza blog o altre piazzate, avrete peraltro tutto il tempo per farle se si scoprirà essere davvero una povera vittima. Portare i bambini da certi psicoterapeuti, sputtanare gli imputati a Montecitorio, organizzare centri di "preparazione" dei bambini alla udienza, diffamare gli avvocati della difesa….bhè non sono certo atteggiamenti scaltri, rispettosi ed intelligenti, tutt’altro……"
Forza, Frassi. Una embrionale logica di base dimostra di averla appresa, ci sembra che serva però almeno un altro master. Al quinto, forse gli insegneranno anche qualcosa sui pericoli dei falsi abusi e sui gravi danni che possono compiere le associazioni anti-pedofilia e di sedicente tutela dei bambini, sequestrandoli a vita in una sola verità potenzialmente dannosa e non revisionabile.

Ugo

mercoledì 13 maggio 2009

L'avvocato Coffari, da Manhattan Beach al Masachussets

Ci siamo già occupati della disinformazione illogica e pregiudiziale che talvolta proviene dall'associazione "Movimento per l'Infanzia" e dal suo presidente, Avv. Andrea Girolamo Coffari.

L'avv. Coffari è reduce dalla sonora sconfitta delle parti civili al processo di appello per il caso dell'asilo Sorelli di Brescia, che è stato nuovamente riconosciuto del tutto insussistente (ovvero un falso abuso collettivo). Restano incredule le famiglie, che si erano pervicacemente convinte che i propri figli fossero stati abusati da una banda di orchi pedosatanisti, e si trovano adesso sbugiardati e costretti al pagamento delle spese processuali.
Pare ancor più incredulo l'avv. Coffari, che promette battaglia:
  • "In riferimento invece all’asilo Sorelli di Brescia vi è una recente sentenza della Corte d’Appello che assolve tutti gli imputati ma che per la qualità e la quantità delle testimonianze dei bambini e dei genitori, per i numerosi e inequivocabili segni trovati nelle parti intime dei bambini, ad avviso di chi ha seguito il processo come difensore della parte civile, presta il fianco a pesanti censure di legittimità una volta che sarà vagliata dai giudici della Cassazione".
Un'uscita davvero infelice quella di Coffari, in primo luogo perchè le motivazioni della sentenza Sorelli non sono ancora state pubblicate: egli sta cercando di spacciare già per fatti "pesanti", quelle che al momento non sono che sue mere speranze, ovvero che nella sentenza vi sia qualcosa contro cui appellarsi. Troppa fretta, brutto segno.
Ci risulta inoltre incomprensibile la logica per cui la presunta "quantità e qualità" degli stessi elementi probatori già portati al processo e per due volte valutati inconsistenti dalla corte, dovrebbe costituire elemento di "censura di legittimità" in Cassazione. L'avv. Coffari dovrebbe ben sapere che non può essere compito della Corte Suprema quello di rivalutare gli elementi probatori. Ma allora in quali censure sta sperando Coffari? Solo fumo, per convincere i suoi clienti a seguirlo ancora in Cassazione?
Non crediamo. Certe uscite sembrano piuttosto il segno di una difficoltà personale a confrontarsi con la realtà. Come un pugile suonato da un colpo da KO, l'avv. Coffari sta cercando di rialzarsi in piedi e dai suoi blog mena disordinatamente fendenti a destra e manca.

Ecco allora che sul neonato blog del "Movimento per l'Infanzia Lazio", la sua nuova collaboratrice Roberta Lerici ha pubblicato in data 11/05/09 un articolo firmato da Andrea Coffari, dal titolo roboante:
Finalmente, se ne sentiva il bisogno. A 26 anni di distanza dai fatti di Manhattan Beach, l'ideologo del bambinocentrismo ci spiegherà che cosa è vero e cosa è falso, sul più famoso caso di presunto abuso sessuale collettivo delle moderne scienze forensi.
E, a sorpresa, sembra che Coffari stavolta non voglia aprioristicamente negare la versione ufficiale (per cui si sarebbe trattato di un falso abuso per suggestione collettiva); egli si limita a definirlo "complesso e controverso".
Pur senza mai sbilanciarsi del tutto, per il Mc Martin l'avv. Coffari ravvisa comunque elementi di errore nelle indagini, di panico collettivo e di modalità di interrogatorio suggestivo ed induttivo sui bambini. Leggiamo il suo riassunto:
  • "All’indomani della denuncia la polizia di Los Angeles spedì una lettera a tutti i genitori dell’asilo che avevano iscritto i figli alla scuola sia per l’anno corrente che negli anni precedenti, in tale lettera si leggeva chiaramente che nell’asilo si sarebbero verificati atti di violenza sessuale a sfondo sado-masochistico e che era necessario che i genitori ascoltassero e interrogassero i loro figli che avevano frequentato l’asilo per verificare se fossero o meno stati vittime dei medesimi abusi. L’iniziativa della polizia scatenò nella piccola cittadina un vero e proprio allarme sociale associabile ad uno stato di panico collettivo, numerosi bambini furono sentiti dalla dott.ssa Kee Mc Farlane che, con metodi poco ortodossi (è necessario tenere a mente che eravamo nel 1983) quindi con il massiccio uso di domande suggestive, di modalità relazionali induttive, addirittura in alcuni casi utilizzando l’ipnosi, con vere e proprie pressioni psicologiche, ricatti e minacce per i bambini reticenti e infine premi e gratificazioni ai piccoli che invece decidevano di parlare, cominciò ad interrogare circa 450 bambini, di questi, Mc Farlane formulò ipotesi di abuso per 360, fra questi solo undici fecero delle ammissioni in sede processuale".
Più avanti, Coffari ribadisce con forza questi due punti:
  • "La decisione della polizia di Los Angeles di spedire una lettera a centinaia di genitori oggi è da considerarsi una operazione scellerata e capace di scatenare una vero e proprio panico collettivo".
  • "I bambini furono interrogati con metodi polizieschi, ricattatori, domande suggestive e modalità induttive che hanno gravemente viziato alla fonte le testimonianze".
Ormai l'avv. Coffari è uno dei nostri.
Anch'egli dimostra di credere, almeno in linea di principio, alla possibilità dei falsi abusi sessuali collettivi, e dimostra di comprenderne alcuni potenziali meccanismi.
Un bel passo avanti, rispetto ad un suo recente articolo iper-negazionista scritto il 24/03/09 per il notiziario "Dire Minori" (e riportato sul blog di Roberta Lerici):
  • "I condizionamenti involontari da parte di familiari o psicologi inesperti o addirittura da parte degli inquirenti rappresentano una categoria del tutto sconosciuta alla comune esperienza se riferita alla capacita' di questi condizionamenti, involontari, di generare delle false accuse. Non e' dato immaginare infatti, alla luce di tutte le ricerche scientifiche fino ad oggi svolte e della comune esperienza, come sia possibile involontariamente riuscire a stravolgere l'equilibrio psicologico di un bambino fino a fargli raccontare traumatici episodi di violenza sessuale".
Coffari si rimangia finalmente quella sparata e, almeno per il caso Mc Martin, inizia ad accarezzare la possibilità che certe cose esistano. Batti che ribatti, il dubbio entra anche nei pregiudizi più solidi.

E poco importa se nel prosieguo del suo articolo sul Mc Martin, l'avv. Coffari implori il lettore di credere che tutti i casi giudiziari simili successi in Italia, siano invece tutt'altra cosa, e che non abbiano proprio nulla da spartire col Mc Martin.
Egli cita l'asilo di Prato, l'asilo di Calabritto, l'asilo Bovetti di Torino e "altre denunce che riguardano asili posti nei paesi o nelle città di Rignano Flaminio, Bergamo, Brescia,Verona, Valle Lucania [sic], Asti, Gravina di Puglia, Roma, Palermo": per Coffari genuini episodi di pedosatanismo organizzato, indagati e dimostrati con perizia dalle nostre procure, senza gli errori e le suggestioni del Mc Martin.
Sì sì, come no?

Peccato per Coffari che chiunque conosca quelle vicende, sa perfettamente quanto disastrosa e irrituale sia stata spesso l'azione degli inquirenti e dei loro consulenti. E se l'avv. Coffari leggesse più attentamente anche il nostro blog e quello de "Il Giustiziere", avrebbe scoperto che tra il caso Mc Martin ed i casi di Brescia e Rignano Flaminio, non vi è solo una chiara similitudine, ma che vi sono elementi per sospettare che le indagini su questi casi italiani potrebbero essere state influenzate da metodi e pregiudizi che, attraverso Roberta Lerici, Massimiliano Frassi, Ray Wyre, Tim Tate, giungevano direttamente da quegli stessi che lavorarono e sbagliarono nel 1983 a Manhattan Beach:
  • "When Tate had visited the United States for the Cook Report he returned with a file of so-called "Satanic indicators" (signs for investigators to look for), given to him by cult-crime "experts" involved in the McMartin Pre-school Case. According to the JET Report, he gave these to Wyre (who knew nothing until then about Satanic Abuse)" (fonte).
Ray Wyre venne nel 2003 in Italia a parlarne ad un convegno della Prometeo di Massimiliano Frassi, portando in dono la stessa lista di "indicatori satanici". L'associazione Prometeo piombò sul caso di Brescia, che si colorì di dettagli degni di un sabba stregonesco.
E quando nel 2006 emersero i primi sospetti a Rignano Flaminio, la signora Roberta Lerici (oggi appassionata collaboratrice del Movimento per l'Infanzia di Coffari) per prima cosa studiò il caso di Brescia e si mise in contatto con Massimiliano Frassi e le sue fantasticherie:
  • "Della pedofilia non sapevo nulla. Mi sono messa a studiare. Ho scaricato da internet 2.500 file di interesse. E ne ho selezionati 600. Ho cominciato a trovare analogie con altri casi. E dopo che la preside della scuola mi aveva detto che "A Rignano sarebbe finita come a Brescia, con tante assoluzioni", ho preso contatto con l'Associazione Prometeo. Ho studiato i processi di Brescia per i fatti degli asili Abba e Serelli. Ho capito quali errori non dovevamo ripetere. Ho scoperto cos'è "l'abuso rituale" e il ruolo delle donne. Cos’é il "satanismo".
Se i bambini di Brescia e Rignano Flaminio hanno parlato di tunnel, calici di sangue, maschere e cani buttati nel fuoco, proprio come quelli del Mc Martin 26 anni prima, il nesso potrebbe essere molto diretto.

Ma non ditelo a Coffari, che resti nell'illusione di vivere nel paese dei balocchi. Basta credere a Coffari, e il nostro sistema di indagine antipedofilia vi apparirà ottimale e immune agli sbagli del Mc Martin.
Non gli hanno datto retta però quei giudici, che a Brescia hanno fatto a pezzi un'indagine degna del medioevo. Coffari c'era al processo, ma non sembra aver fatto caso a tutte le presunte prove poi smontate e alle manovre di suggestione invece dimostrate; il suo pensiero forse era già rivolto al futuro trionfo in Cassazione.

A proposito del caso di Prato (in cui le famiglie accusanti vennero difese dall'avv. Elena Zazzeri, che ritroviamo anch'essa nella recente caporetto di Brescia), così l'avv. Coffari:
  • "Il primo caso che si è concluso con una condanna definitiva, confermata dalla Corte di Cassazione, è quello dell’asilo di Prato, con più di trenta bambini vittime di abusi sessuali. È importante notare come la sentenza della Corte Suprema ha confermato la condanna solo per un bidello in quanto, pur essendo stato accertato che le violenze si erano verificate con la complicità di più adulti, dal tenore delle dichiarazione dei bambini si sono potuti ricostruire i fatti e individuare con certezza un solo responsabile delle violenze, purtroppo i giudici non sono riusciti ad identificare gli altri complici che pure esistevano e che oggi sono a piede libero. Una delle considerazioni più importanti che è necessario puntualizzare è che il processo di Prato si è concluso con una condanna nonostante che i bambini coinvolti non siano mai stati sentiti direttamente, le testimonianze infatti raccolte sono state tutte de relato".

Coffari non si accorge nemmeno di darsi la zappa sui piedi, e per ben due motivi:
  • in primo luogo, ci segnala egli stesso il vero motivo per cui a Prato si sia giunti ad una condanna tanto assurda, ovvero che i giudici hanno accettato per buone delle fonti di prova intollerabili per un sistema giudiziario democratico e garantista. I condannati di Prato finirono in carcere solo per le convinzioni de relato di un gruppo di mamme, chapeau! E per Coffari un simile caso giudiziario dovrebbe fare scuola e fornire dimostrazioni alla scienza forense?
  • in secondo luogo, Coffari si affanna a segnalare come per alcuni di questi casi l'esistenza delle orde pedosataniste negli asili sia accertata e valida per la scienza forense, sulla base della condanna giudiziaria definitiva. Il risultato processuale come criterio di validità scientifica. Bene, ha certamente una sua logica, ma è un'arma a doppio taglio: ci domandiamo infatti se in futuro (ad esempio se la Cassazione dovesse confermare l'assoluzione per la bufala dell'asilo Sorelli di Brescia), il nostro Coffari vorrà dimostrare tanta onestà intellettuale da confermare, secondo lo stesso criterio, che anche i casi nostrani conclusi con assoluzioni per insussistenza dei fatti, possono passare alla storia come falsi abusi collettivi.

Purtroppo, il criterio della condanna definitiva come elemento di verità scientifica viene applicato da Coffari in modo piuttosto pregiudiziale ed induttivo. Parlando di casi statunitensi, egli omette accuratamente di citare tutti quelli conclusi con assoluzioni per infondatezza (e la ricerca del FBI che ne accolse per "possibili" solo tre, tra le centinaia esaminati), mentre accenna nel suo articolo solo ai due casi di condanna per abuso rituale che è riuscito a trovare:
  • il caso dei Fuster all'asilo "Country Walk" di Miami nel 1985, del quale segnaliamo però a Coffari ed i suoi lettori anche la rivisitazione critica di Debbie Nathan, che pone forti dubbi sugli elementi probatori ed espone gravi sospetti sul ruolo nella genesi del caso della pseudo-giornalista Jan Hollingsworth (che fece la segnalazione alle autorità) e dello pseudo-psichiatra Joseph Braga (che interrogò i bambini). Si trattava di veri appassionati del caso Mc Martin, già da mesi in cerca di un caso simile in Florida, e che poi scrissero sulla vicenda il best-seller "Unspeakable Acts" (vi sarebbero dei parallelismi molto interessanti da esplorare tra la Hollingsworth ed il nostro Massimiliano Frassi); [AGGIUNTA 14/05: oggi sul blog de "Il Giustiziere" è stato pubblicato un tempestivo articolo di Sarvan '70, che specifica meglio questo caso ed espone le grandi perplessità che gravano sulla condanna ai Fuster]
  • il caso degli Amirault nel 1986 all'asilo "Fells Acres" di Malden in Massachusetts ("Masachussets" secondo la tastiera bambinocentrica di Coffari). Presentato anche questo come esempio valido di condanna, eppure basterebbe dare un'occhiata su Wikipedia per scoprire che la sentenza fu basata solo su dichiarazioni raccolte con metodi quasi coercitivi negli interrogatori dell'infermiera pediatrica Susan J. Kelley (che poi ha fatto una luminosa carriera come abusologa). La condanna subì poi per le due donne coinvolte una incredibile serie di rovesciamenti, e fu infine mantenuta sulla base del discutibile principio della necessità popolare di "finality", nonostante l'esplicito riconoscimento della corte che il loro processo non era stato giusto. Violet Amirault morì nel 1997, ancora in attesa di una sentenza definitiva, mentre Cheryl Amirault venne scarcerata nel 1999 sulla base di un ambiguo accordo col District Attorney che commutava la pena nel periodo di detenzione già svolta (una sorta di scurdammoce 'o passato). Insomma, non si direbbe proprio un caso da inserire a cuor leggero tra gli abusi rituali scientificamente accertati, ma Coffari lo ha fatto (in questo sito "innocentista" si trova una storia dettagliata del processo).
Coffari non si domanda il motivo per cui ormai da vent'anni in America non arrivano più simili condanne. Sulla base dei soli casi che si è accuratamente selezionato per darsi ragione, conclude invece così la sua carrellata partigiana:
  • "La verità quindi è che vi sono casi giudiziari di violenze sessuali collettive consumatisi a danno di bambini in tenera età ad opera di operatori degli asili che ospitavano le piccole vittime che si sono conclusi con un’assoluzione, anche se rimangono casi assolutamente controversi, e altri ancora che invece si sono conclusi con severe e sonore condanne nei confronti degli imputati".
Il motivo per cui solo le assoluzioni possono essere controverse e dubbie, Coffari non ce lo spiega.


Le fonti di Coffari

Alla pubblicazione de "La vera storia del caso Mc Martin", i commentatori del nostro blog hanno colto subito una stranezza nell'approccio di Coffari, il quale:
  • "da un lato ammette le domande suggestive, le indagini sbagliate, il contagio tra i genitori etc. etc. etc. (tutte condizioni, lascia intendere che "mai" si sarebbero verificate nei casi italiani....) dall'altro però, con tipico fare complottista insinua (l'accusatrice morta in circostanze misteriose, il detective suicida...) di losche manovre per mettere a tacere i testimoni!" (Gianni Perfetti)

Forse che l'ammissione della possibilità del falso abuso per suggestione, sia stata tanto sofferta per Coffari, da indurlo a non abbandonare ancora ogni speranza e tentennare sull'orlo dell'allusione al possibile mega-complotto di copertura degli abusi:
  • "Nel 1984 Yudy Jhonson, la madre del primo bambino abusato, morì in ospedale dopo essere stata ricoverata per abuso di alcool, la causa della sua morte ancora oggi è da molti ritenuta controversa perché i familiari sostengono che fosse allergica all’alcool e che sapeva di esserlo, per tale motivo gli stessi ritengono non plausibile che fosse morta per eccessivo uso di alcool. E’ importante aggiungere che, poco tempo prima della morte, la Jhonson aveva dato chiari segni di squilibrio mentale, si era infatti barricata in casa con il figlio, Mattew, sostenendo che pure il marito aveva abusato del bambino, vi è da precisare che a Yudy Jhonson, prima della morte, era stata diagnosticata una schizofrenia paranoie.
  • Nel 1986 il detective dell’accusa Bynum, considerato un teste fondamentale, che era riuscito a trovare dei riscontri compiendo degli scavi intorno all’asilo, venne trovato morto, apparentemente suicida, la sera prima che fosse sentito in aula".

Su quest'ultimo sospetto, ci risulta sia stato sollevato per la prima volta dall'archeologo E. Gary Stickel, chiamato nel 1990 da Ted Gunderson (il re dei mitomani e nostra vecchia conoscenza) per condurre gli scavi sotto l'asilo alla ricerca dei famigerati tunnel descritti dai bambini.
Il suo report viene criticamente analizzato da John Earl nell'indagine "The Dark Truth About the Dark Tunnels of McMartin", pubblicata sull'IPT Forensic Journal nel 1995, ove su questo punto così si chiosa:
  • "The insinuations that the McMartin defense had something to hide, that they suppressed evidence, and that Bynum's death was somehow connected to his recovery of animal remains from the McMartin property are irresponsible and without foundation".

Merita soffermarsi anche sulle perplessità diffuse oggi dall'avv. Coffari a proposito della morte di Judy Johnson ("Yudy Jhonson" per Coffari, se vuole scrivere davvero la vera storia del Mc Martin potrebbe iniziare copiando almeno i nomi giusti).
Andrebbe detto innanzitutto che l'allergia all'alcool non esiste (sul web ho trovato qui un chiarimento più esaustivo, da parte del Dott. Corica). La Johnson morì effettivamente nel dicembre del 1986 (1984 per Coffari) per intossicazione alcoolica, ma era ben noto che bevesse, in una intervista ce lo conferma perfino Jackie McGauley (leader del gruppo dei genitori accusanti a Manhattan Beach):
  • "She was allergic to alcohol. She told me that, but started drinking to escape the horror that her life had become".
Invitiamo allora l'avvocato Coffari a citare la prossima volta anche le fonti dei propri racconti, sempre che egli davvero voglia tentare la strada della documentazione scientifica rigorosa.
Egli non si è sprecato infatti ad indicare quale fosse la fonte di questo suo sospetto sulla morte della Johnson, ipse dixit, ma noi ce lo siamo domandati ugualmente e, sebbene non possiamo esserne certi, ci sembra che solo un autore abbia sollevato in precedenza la stessa domanda (e guarda caso, in concomitanza con dubbi sulla morte di Bynum e altri degli stessi elementi che ritroviamo oggi nell'articolo di Coffari):
Alex Constantine è un musicista e giornalista investigativo, convinto che la CIA conduca attraverso gli abusi satanici dei programmi di controllo della mente e che l'asilo Mc Martin fosse sede di esperimenti governativi di tortura sui bimbi. Autore di "Psychic Dictatorship in the United States" (che contiene la sezione su "Telemetric Mind Control" e quella su "CIA, Satanism & Cult Abuse of Children"); ha scritto anche un libro in cui avanza la teoria che la morte delle rock star sia parte di un complotto della CIA.

Vogliamo davvero augurarci che il presidente del Movimento per l'Infanzia, per raccontare alla nostra nazione "la vera storia del caso Mc Martin", forse alla disperata caccia di un appiglio per gettare dubbi anche su questo, non sia sceso tanto in basso.

Ugo

domenica 21 settembre 2008

Snuff [III]: Prometeo Holocaust

«Oh santo cielo! È inimmaginabile... è orribile... non riusciamo a capire il perché di questa spietata punizione. Probabilmente è legata a qualche oscuro rito sessuale. Ma noi non possiamo accettare gli aspetti primitivi di questa... giustizia»


(prosegue dal precedente [II]: "Cinematografia falso-snuff")

Riprendiamo con la terza ed ultima parte dell'inchiesta sulla leggenda degli snuff movies e sulla cinematografia di genere falso-snuff (da "Mondo Cane" a "Cannibal Holocaust"), interessandoci oggi a come questo tema abbia incrociato le vicende di Massimiliano Frassi e dei sostenitori della sua associazione antipedofilia Prometeo onlus.

Come era facile attendersi, nei suoi scritti allarmistici Frassi ha sempre sostenuto con vigore l'esistenza di film pedo-snuff. Non solo, in diverse occasioni egli ha fornito pure elementi concreti, su presunti prezzi e luoghi di produzione e ritrovamento. Ad es., da un articolo tratto da Famiglia Cristiana:
  • "(...) dimostrano dove possa spingersi la pedofilia "sadica"», afferma Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione. «Le nuove frontiere di questa perversione si chiamano snuff-video, filmati in cui i bambini vengono violentati e poi finiscono per essere uccisi. Per una di queste videocassette girate in Romania o in Bosnia, si sono pagati a Bergamo poco tempo fa, anche 40 milioni di lire. Ma c’è anche chi abusa di bambini handicappati o di zingarelli, venduti e comprati, che si trovano presso i locali campi nomadi".
Anche nel trailer di presentazione dell'ultimo libro di Massimiliano Frassi "I predatori di bambini sono intorno a noi", tra i tanti minacciosi messaggi promozionali si sente:
  • "Sapete cos'è uno snuff movie? Può essere pagato anche 100mila euro".
Le cifre propagandate da Frassi sono sempre buttate lì un po' come viene, si tratterebbe già di un aumento di 5 volte rispetto ai 40 milioni di lire della precedente citazione.
Di queste informazioni, come sempre mancano le fonti e qualsiasi possibilità di verifica. Beato chi gli crede, in fondo Frassi non è che uno scrittore, egli non deve sottostare ai doveri deontologici dei ricercatori o dei professionisti di area sanitaria, ed è libero di pubblicare anche per puro spirito di fantasia.

Non è un dettaglio, eppure molti non se ne accorgono e superficialmente danno risonanza alle storie di Frassi anche al di fuori del loro ambito. Così ritroviamo citati i libri dell'abusologo bergamasco perfino in alcuni elaborati accademici, ad es. nella tesi "Il pedosadismo: un silenzioso olocausto?" della dott.ssa Lorena Rota per il master dell'AIPG nel 2004 (lo stesso titolo che l'anno successivo sarà conseguito dalla dott.ssa Claudia D'Onofrio). In una nota a pag. 30, viene citato un estratto delle solite bufale di Frassi, riportate in questa tesi senza alcuna verifica:
  • "Le nuove frontiere di questa perversione si chiamano snuff-video, filmati in cui bambini vengono violentati e poi finiscono per essere uccisi. Il fenomeno, senza voler fare del terrorismo, è in forte aumento. Il primo dato è che l’età media dei bambini vittime di pedofili si è abbassata tantissimo. Oggi seguiamo bambini dai 2 ai 4 anni, mentre solo fino a pochi anni fa l’età era tra i 6 e i 10 anni. La bambina più piccola che ha subito violenza è che è sotto le nostre cure ha soltanto 16 mesi. Questo dimostra che è in atto una corsa feroce, incivile, verso un’età sempre più infantile: nelle perizie che svolgiamo per le Procure su fotografie recuperate su Internet si vedono addirittura bimbi di pochissimi mesi. Quello che notiamo, prosegue Frassi, è che al di là dell’aumento del fenomeno di per sé, c’è un incremento dell’orrore nell’orrore: oggi il pedofilo non si accontenta più solo di abusare un solo bambino, ma cerca emozioni sempre più forti. E in Paesi come la Thailandia, la Romania e parte del Sud America, riesce anche a raggiungere l’uccisione del bambino, che è la sua massima aspirazione".

Una delle fonti di Frassi è certamente il noto e discusso criminologo britannico Ray Wyre, maestro riconosciuto dell'abusologo bergamasco e iscritto al comitato scientifico della sua Prometeo onlus. In un interessante saggio sugli snuff di Ken Harding, si cita un articolo del The Times del 1990 che così riferisce:
  • "In the same Times piece, Dr. Ray Wyre, clinical director of the Gracewell Clinic for convicted paedophiles in Birmingham, England, is quoted as having viewed snuff films firsthand in America. When contacted, however, Wyre indicated that the films he saw were "sophisticated simulations" but insisted that the FBI had a number of snuff films in their possession. He said snuff films were definitely available in England, but that he had never seen one. Detective Mick Hames, head of the Obscene Publications Division at Scotland Yard, responded to Wyre's assertions. "I'd be the first to know if there were any in Britain," says Hames. "But there just aren't. Though I understand snuff films exist in America".


Fondazione Luca Barbareschi

Dal 2006, uno dei più convinti e influenti supporter di Massimiliano Frassi risulta essere l'On. Luca Barbareschi, attore di fama e neoeletto alla Camera dei Deputati nel 2008, nelle file di AN/PdL. Come parlamentare, egli ha già effettuato tre proposte di legge come primo firmatario, tutte in tema di lotta alla pedofilia e tutela minorile.

Già in passato Barbareschi aveva prodotto stralci di informazione su questo tema, i quali risultavano purtroppo infarciti di un gran numero di errori, bufale ed informazioni inattendibili. Ricordiamo ancora un suo articolo comparso su Il Giornale nell'ottobre 2006, in cui si crogiolavano risibili leggende metropolitane (condite dai medesimi preconcetti antimeridionali delle inchieste di Paolo Berizzi):
  • "Se pensiamo che questo avviene addirittura nel traffico degli organi, dove nel Sud dell'Italia figli di famiglie al limite dell'indigenza vengono rapiti e riportati a casa a breve senza un rene o una cornea con la complicità di cliniche private e medici e a volte tristemente anche dei genitori in cambio di qualche soldo";
e si fantasticava sulla gara delle cifre dei vari mercati criminali (dati di gran lunga irrealistici, come dimostrato in una nostra precedente indagine):
  • "Fino a qualche anno fa nella classifica delle attività illegali che generano danaro sporco c'erano al primo posto il traffico d'armi, poi il traffico di stupefacenti, la prostituzione e così via a scendere... Negli ultimi dieci anni, internet a creato una nuova opportunità. Rimane sempre al primo posto il traffico d'armi, per ovvie esigenze di copione come si dice a teatro, e quello scenario difficilmente cambierà, ma balza al secondo posto di questa triste hit parade la pedofilia, seguita da un triste gregario, il traffico di organi e quindi con un leggero distacco le altre attività. Quando parlo di pedofilia intendo foto, filmati, film (i famosi snuff movies dove si assiste in diretta ad una violenza su minore senza montaggi o effetti ma con l'unica perversione di assistere in diretta a qualcosa di realmente accaduto) e tutte queste cose generano la bellezza di 11 miliardi di euro all'anno solo nel nostro Paese. Sì, signori, 22.000 miliardi delle vecchie lire. Una «finanziaria» sulla pelle dei nostri figli, e questi dati riguardano solo l'italia. Questi dati sono stati forniti dalla polizia di Cuneo al termine di una conferenza stampa tenuta con la collaborazione di una coraggiosa organizzazione «Prometeo» che da anni si batte contro questi orrori".
L'intesa tra Barbareschi e la "coraggiosa" Prometeo onlus era dunque solida già nel 2006 e furono forse i famigerati seminari cuneesi, tenuti da Frassi e dal dott. Pastore, a convincere Barbareschi di una dimensione enormemente gonfiata del fenomeno pedopornografico.
L'intesa con Frassi divenne più solida nel tempo, crescendo assieme all'intenzione di Barbareschi di schierarsi in prima persona nel campo della lotta all'abuso pedofilo, di cui egli sostiene essere stato vittima ben due volte, in infanzia ed in preadolescenza (ne parla ampiamente anche nel capitolo-intervista "Dal trauma all'impegno" pubblicato da Ferruccio Pinotti in "Olocausto bianco").

La onlus "Fondazione Luca Barbareschi - Dalla parte dei bambini" venne ufficialmente inaugurata a Milano il 20 aprile 2007, in concomitanza con la presentazione del V Convegno Internazionale "Pedofilia Oggi" dell'Associazione Prometeo a Boario Terme.
Così viene riportata la sua nascita sul sito web di Prometeo:
  • "Luca Barbareschi, durante l’intervista rilasciata ieri sera, domenica 18 marzo, ad Antonello Piroso nel suo “Niente di Personale” su La7 ha annunciato il proprio impegno di difesa dei bambini vittime di molestie sessuali. Il 20 Aprile nascerà infatti la “Fondazione Onlus barbareschi”, fortemente voluta dall’attore (...) “Nella Fondazione, che gestisco assieme all’Associazione Prometeo di Bergamo, io metterò tutte le mie risorse. Voglio che questa sia una battaglia importante".
E così, da un articolo di Merateonline sul convegno di Boario:
  • Durante il convegno è intervenuto Luca Barbareschi che ha presentato la sua Fondazione. “Questa Fondazione non sarebbe nata se non avessi incontrato Massimiliano Frassi e la Prometeo” ha detto un emozionato Barbareschi al folto pubblico presente. “Voglio fare un qualcosa che resti nel tempo e che dia un senso alla mia vita ed al mio passato di bambino abusato”.

All'inizio, la fondazione non aveva una struttura propria e si appoggiò integralmente sulla co-gestione di Prometeo onlus, alla quale Barbareschi ha detto di devolvere parte delle proprie risorse. Non aveva neppure un suo sito e il suo logo compariva sul web solo dalle pagine del sito di Prometeo.
Dal 2008, con l'avvio della campagna elettorale e l'elezione di Barbareschi a deputato, si è moltiplicato il suo impegno in questa direzione (anche dal proprio blog personale e da una pagina su Facebook: "Stop alla pedofilia"). Ogni tanto sui giornali rilascia interviste e non sono mancate le occasioni in cui l'abbia fatta anche un po' fuori dal vasino:
  • "Fino a 4/5 anni fa di pedofilia si parlava poco o quasi niente. Non è un caso che proprio Barbareschi, attore geniale abbia acceso questa "miccia" che ha iniziato a prendere fuoco".
Anche la sua fondazione sembra essersi attrezzata adesso in modo più completo (a cominciare da un proprio sito web ufficiale) e organizza iniziative come la "Giocofesta" milanese.

Quest'anno Luca Barbareschi ha riconfermato la propria stima e sostegno a Frassi nell'intervista rilasciata a Pinotti per "Olocausto Bianco", quando gli viene chiesto un parere sul panorama odierno della lotta alla pedofilia in Italia (pag. 177):
  • «Purtroppo, però, tutte queste associazioni - ne cito una su tante, la "Prometeo", che seguo da tempo perché è molto seria e i miei fondi vanno a essa perché ha uno staff medico, psicologico e di avvocati affidabile e preparato - hanno subito dei boicottaggi a livello istituzionale molto pesanti, perchè la mafia pedofila è trasversale: tocca anche la magistratura, la politica. Esistono veramente delle lobbies pedofile.»
Nella stessa intervista, Barbareschi conferma ancora le proprie credenze sugli snuff movie, laddove sta parlando della nota vicenda dell'arresto nel 1988 di un pedofilo sadico italiano da parte del FBI di New York (pag. 180):
  • «Era il periodo degli snuff movies. C'è tutto un mondo terribile: fanno accoppiare i bambini con gli animali, li uccidono. Poi c'è il traffico di organi, perchè alcuni li usano, li uccidono e poi un rene va da una parte, un'altra parte del corpo dall'altra... Li smontano a pezzi.»
Tutte cose di cui Barbareschi parla, senza averle mai viste e senza aver mai consultato una fonte attendibile. E per fortuna che, in un passaggio della stessa intervista (pag. 182), l'attore si fa filosofo e raccomanda ai lettori di non confondere l'opinione (doxa) con la verità vera (aletheia), dichiarandosi "spinoziano" e vantando di avere "tirato su le mie figlie col valore della verità".


L'olocausto dell'informazione

Frassi e Barbareschi non sono che due degli infiniti esempi di chi ha fatto disinformazione sul tema, ripropagando per certo il mito indimostrato dell'esistenza degli snuff movie.
Purtroppo, lo stesso hanno fatto anche molti presunti professionisti dell'informazione giornalistica, che alla faccia della deontologia riprendono le loro informazioni, senza pretendere prima alcuna verifica delle fonti. Ad esempio il recente libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti, "Olocausto bianco", che è imperniato su parecchio materiale proveniente dalle fonti di Prometeo onlus.

Più che i contenuti del libro, ci colpisce il fatto che esso sembri riprendere da Frassi anche alcuni elementi stilistici, soprattutto l'insistita ricerca del colpo ad effetto. Al ragionamento sulle fonti ed al dibattito, Pinotti preferisce piuttosto rovistare nel torbido ed esibire morbosità, con foga sospetta. Se ne sono accorti al Corriere della Sera, che nel numero del 12 giugno del settimanale "Magazine", recensiscono il libro in 3 righe:
  • "Sarà, ma questo libro antipedofilia ("olocausto bianco", "cancro sociale", "lobby che divora i bambini" - non erano i comunisti?) è più morboso delle morbosità che racconta".
Non ha avuto sorte migliore la già citata inchiesta sulla pedofilia di Paolo Berizzi, che i migliori blog italiani hanno cassato come due pagine "degne di Cronaca Vera" (by Wittgenstein) e come "il solito giochetto del sollevamento della nostra indignazione a suon di aggettivi senza nulla intorno" (by Manteblog).

Più reale del reale, più morboso del morboso: viene spacciato per coraggioso giornalismo d'inchiesta, ma è in fondo la stessa anima stilistica che informa una certa letteratura fantastica (ad es. i finti libri-verità sugli sfuggiti alle sette sataniste, come "Fuggita da Satana", in cui guarda caso si parla anche di film che ritraggono il sacrificio e lo stupro di bambini) e soprattutto i cosiddetti generi "trash" del giornalismo, da Lucignolo (talvolta indistinguibile dalle altre produzioni di Studio Aperto, non ci siamo mica dimenticati lo speciale di Live sugli asili degli orrori, con intervista a Frassi ed ai genitori bresciani da lui seguiti) fino a Cronaca Vera: ti raccontano delle storie di morbosità e di orrore, sparando parolacce e minacce contro quei mostri luridoni che possono fare certe cose, ma con questa scusa intanto te le raccontano, assicurandosi bene che vi sia una dovizia di dettagli morbosi sufficienti a solleticare gli istinti più bassi, sicché anche il lettore moralista possa farsi un viaggio trasgressivo.

Riassumendo, i principali elementi di questo stile informativo:
  • utilizzo di retorica iper-realista, mirata soprattutto all'effetto emozionale, nella pancia delle morbosità, più che ad una riflessione metacognitiva;
  • rincorsa della bizzarria e dell'effetto incredibile, si badi, sfruttati paradossalmente come elementi di maggiore credibilità (più grossa la dico e più il mio pubblico tenderà a pensare che non posso mica essere così matto da inventarmi certe cose), in aperta contraddizione con il postulato di Carl Sagan per cui fenomeni straordinari richiedono sempre prove straordinarie;
  • altri artifici, ad es. il riferimento a paesi esotici (o all'entroterra meridionale), come ulteriore elemento di plausibilità per poter sostenere qualsiasi bizzarria o nefandezza.
Guarda caso, si tratta proprio degli stessi elementi lessicali e stilistici che 30 anni fa furono tipici della cinematografia falso-snuff, ad esempio dei falsi documentari sul "mondo selvaggio" e sui cannibali. Ed oggi li ritroviamo identici, ma applicati a gran parte del giornalismo che si occupa del mondo della pedofilia (e che spesso sostiene l'esistenza degli snuff, quelli veri).

Ma che c'entrano i vecchi film sui cannibali, con le attuali inchieste sui crimini pedofili?
Che cosa hanno in comune i moderni cacciatori di pedofili, con i finti cacciatori di cannibali dei film anni '70?
Moltissimo: lo stile, il lessico, i trucchi del marketing.
Ad es. l'esordiente Raffaele Verzillo ha prodotto e diretto il film Animanera, ispirandosi proprio ai libri di Frassi, e per presentarlo alla stampa ha coniato un nuovo termine per i criminali dell'infanzia violata: "pedofagi".

Dei film antropofagi anni '70, oggi sappiamo per certo che si trattava solo di finzione cinematografica, mescolata a qualche immagine vera, ma sempre manipolata ai fini dell'horror cinematografico. Di loro sappiamo che era solo cinema.
Perchè invece crediamo ai libri dei moderni cacciatori di pedofili?

Alcuni penseranno che è solo una coincidenza e che questi due mondi non hanno molto da spartire. I moderni abusologi neanche li avranno visti quei vecchi filmacci.
Magari non è una malizia di marketing, può darsi anche che Pinotti & co. non facciano altro che dare nuova forma concreta ciò che è già nell'aria.
A proposito di simili archetipi, ci sarebbe pure lo psichiatra Volfango Lusetti (ndr, primario proprio a Tivoli) che sta pubblicando libri su una personale teoria pseudo-junghiana per cui la pedofilia e altre nefandezze andrebbero reinterpretate "in una chiave che ci riporta indietro di decine di migliaia di anni, e che ha a che fare con il cannibalismo".

Forse.

Intanto il libro-inchiesta di Pinotti, sintesi di genere allo stato dell'arte, ha scelto di chiamarsi "Olocausto bianco", con sottotitolo "Pedofilia, nuovo cancro sociale. Lobby potente che divora i bambini".
Olocausto, mangiare bambini... Cannibal Holocaust?


Il Mondo-blog di Frassi

Una conclusione necessaria, al termine di questa lunga carrellata sulla leggenda degli snuff movie: il blog di Massimiliano Frassi, è l'ultima incarnazione di "Mondo Cane" e sintesi attuale dello spirito che fu del genere "Mondo movie".
Il blog di Frassi è un "Mondo-blog" sulla pedofilia.

Così lo descrivevano sul blog Leonardo un anno fa, in un articolo dall'esplicativo titolo "Le petit guignol":
  • "Zero bibliografia, testi urlati in caratteri di scatola, spesso ironici (o, per diretta ammissione "cinici"), e immagini prese di pacca dai film dell'orrore (dracula, zombies, eccetera). Ne risulta un effetto "Cronaca Vera" che stride non poco coi contenuti, eppure… conquista. (...) Forse è una mia idiosincrasia, ma non mi fido di chi mostra foto di bambini picchiati o uccisi. (...) che bisogno c'è di esibire la violenza? Dove finisce il diritto di cronaca e comincia il morboso? (...) se sono adulto, non ho bisogno di assistere a una decapitazione per capire che la decapitazione è una cosa orribile. Frassi, purtroppo (per me), mi suggerisce la stessa sensazione. È chiaro che se parli di violenze sui bambini, non hai bisogno di mostrarmi nulla per farmi inorridire. O non è chiaro? Ad ogni buon conto, qualche volta Frassi preferisce farmi vedere le immagini. Tra un dracula, uno zombie, la magliettina dedicata al suo cane (peraltro simpatica), Frassi mi fa vedere foto di bambini piccoli neri e rossi di lividi. Ne trovate (ma vi sconsiglio di farlo) il 3 giugno e il 26 aprile. La cosa sarebbe già di per sé discutibile: in dieci anni di Internet, queste sono le prime foto di bambini molestati in cui m'imbatto. Ma diventa assolutamente fuorviante dal momento che Frassi non sta parlando dei bambini delle foto, ma di Rignano Flaminio. E i bambini nelle foto non sono senz'altro quelli di Rignano, visto che le perizie non hanno fino a questo momento trovato prove di violenza fisica. Questo, però, gli utenti del blog di Frassi non è detto che lo sappiano. Sul serio. Alcuni sono esperti e si sanno districare nel bailamme mediatico di questi giorni. Altri no: altri si fidano semplicemente dell'esperto. E Frassi in effetti un curriculum di esperto ce l'ha. Ma quando scrive il blog, più che un esperto somiglia davvero a un consumato redattore di nera: uno che da qualche parte del suo pc ha una galleria di foto di bambini picchiati, e freddamente decide ogni tanto di associare qualcuna di queste foto a un caso ancora aperto. Per quale motivo, se non quello di alzare un polverone intorno al lettore? Potrebbe fare una cosa del genere su un giornale – una pubblicazione qualsiasi, Cronaca Vera inclusa? No, non potrebbe. Ma su un blog si può. Nessuno gli può obiettare niente. Non gli è imposto nessun criterio nella scelta e nell'abbinamento delle immagini. Può fare quel che vuole, e lo fa. Ecco un argomento interessante contro i blog, per chi dopo anni non riuscisse più a trovarne".

Gli americani spesso ironizzano sulla mala informazione col motto "Never let the truth get in the way of a good story", ma qui si fa di meglio (o peggio) ancora: la realtà non viene negata, anzi è attivamente esibita, ritoccandola solo quel tanto che basta per piegarla ai propri obiettivi.
Nel blog di Frassi ritroviamo infatti tutti gli elementi stilistici e programmatici del film-documentario di Cavara, Jacopetti e Prosperi (1962), a cominciare dalla sua matrice essenziale, "sfruttare la credibilità del reale per infilare subliminarmente anche immagini e messaggi inauditi e altrimenti incredibili, che a loro volta rendono più morbosamente eccitante l'intero prodotto":
  • abbiamo la suddetta furbizia della mescolanza tra elementi veri (ad esempio le foto di bambini lividi e feriti) ed elementi falsi (il loro accostamento alle ipotesi su Rignano). Un esempio opposto ma altrettanto fuorviante, laddove abbiamo le foto (false) di un bambino legato, ma pretestate al tragico caso (vero) di Johnny Gosh. E ancora le foto di Jill Greenberg, che Frassi copia senza citazione alludendo invece alla sofferenza per abusi sessuali. Qualcuno si è chiesto anche che cosa c'entri con un blog sulla pedofilia la storia dell'assassinio del piccolo Tommy, che Frassi mostra in homepage e cerca di infilare in ogni occasione, ma attenzione che la risposta potrebbe non essere quella scontata;
  • non si lesinano le parolacce, ad es. "FANCULO PEDOFILIA" accostate a cadaveri e labbra insanguinate, oppure volgarità stampate sul volto di una bambina. E poi le trascrizioni delle deposizioni più orrorifiche e degli atti d'accusa, dove ogni parola forte è sottolineata anziché omessa. Il tutto sapientemente mescolato nel cinegiornale di Frassi a foto di teneri cuccioli di gattini e articoli sui caduti delle forze dell'ordine;
  • non si lesina su "orchi", "bestie", "mostri", "predatori" e tutto quel lessico urlato che mira a disumanizzare il pedofilo;
  • abbiamo soprattutto la quotidiana rassegna di notizie vere di presunta pedofilia (che sono quelle che Frassi copia dalle agenzie di stampa), maliziosamente intercalate a tante lettere anonime di presunte vittime (tutte scritte in modo simile) e ad altre notizie impossibili ed esageratissime (cfr. le "scuole di preparazione delle vittime per pedofili"), in modo che le prime diano credibilità alle seconde e le seconde diano più carica all'eccitante minestrone;
  • abbiamo le notizie di violenza di altro genere, che però vengono alluse alla pedofilia anche quando non c'entrano nulla, talvolta mediante manipolazioni giornalistiche al limite del falso (ad es. la recente bufala della donna pedofila, che in realtà aveva concupito un ragazzo di 20 anni);
  • per completare il quadretto Mondo cane, non poteva mancare infine il cane, che tiene saltuariamente una rubrica umoristica sul blog, il Flipper-Show, "spazio autogestito" con fumetti, magliette e ironia rivolti direttamente ai bambini. Una scelta molto opinabile per un blog che tratta certi argomenti e che in homepage incoerentemente recita l'avvertenza "il blog è rivolto ad un pubblico adulto" (anche l'amico Barbareschi per parlare ai milanesi dei rischi della pedofilia ha scelto di organizzare una Giocofesta per bambini). Il cane di Frassi fu usato anche in momento difficile, il 13/12/2007, pochi minuti dopo che le agenzie di stampa batterono la notizia che la perizia dei RIS non aveva rintracciato alcuna prova biologica sui reperti di Rignano, l'abusologo sostituì la propria foto nel profilo Splinder con quella di Flipper e si mise a parlare con la sua voce.
Non sappiamo se davvero Massimiliano Frassi abbia studiato attentamente la lezione di Mondo Cane e di tutti i suoi sequel splatter-documentari (egli ha affermato di avere tratto la prima ispirazione per la propria attività di anti-pedofilo da due libri di Claudio Camarca).
Certamente Frassi la applica con abilità.
Tanti comunque lo seguono e per il gusto delle emozioni intense, si sforzano di credergli incondizionatamente; abbiamo visto che essi sono parenti stretti di coloro che a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta manifestavano contro i finti snuff nel cinema, a cominciare dalle medesime procure che nel 1980 inquisirono Deodato.

Soprattutto, non si dimentichi che Frassi non si limita a riportare notizie e raccontare storie, ma attraverso la sua associazione Prometeo scende in campo, "tocca con mano" i bambini presunti abusati, fomenta le loro famiglie nei "gruppi di auto-aiuto per genitori di figli abusati", gli manda a casa le assistenti domiciliari, invia i testimoni minori alle psicologhe di fiducia nel suo "centro d'ascolto" per la "preparazione del bambino al colloquio e alle udienze in tribunale" e poi li accompagna personalmente fino in Tribunale, fermandosi fuori dall'aula in attesa che essi svolgano il loro compito. E quei bambini talvolta iniziano a raccontare nuove storie dell'orrore pedosatanista, che poi finiranno dritte sul blog di Frassi o nei suoi libri.
I cinedocumentari Mondo movie hanno insegnato che il reality show richiede anche molta preparazione.


Wanted

Contro Frassi e tutti i cannibali della vera informazione sulla pedofilia, invochiamo oggi il ritorno di un nuovo "Cannibal Holocaust", l'opera che nel 1980 espose al mondo la perversione del genere Mondo movie, demolendo l'aberrante moda della falsa informazione sugli orrori del mondo selvaggio:
  • "costituisce una precisa riflessione sulla prassi dei mondo movies, una pietra tombale e una satira del genere" (dal dizionario Mereghetti);
  • "è anche ed evidentemente un apologo spietato contro il sensazionalismo dei media, contro la loro ossessiva invadenza, contro il loro costruire artifici per farne (falsi) documenti per le masse" (da Lankelot.eu);
  • "è solo un’esplicita denuncia al mestiere di giornalista così come viene concepito nell’epoca moderna" (da una intervista allo stesso Deodato).

Almeno i falsi film sui cannibali amazzonici non facevano danni materiali, mentre noi oggi dobbiamo sopportare non solo la stupidità di certe idee sulle presunte epidemie pedofile e relative lobbies, ma soprattutto subire i danni gravi che questo allarmismo procura al popolo ed alla democrazia.
Tutto ciò grazie ai benintenzionati e benpensanti portatori d'acqua (il ministro Carfagna rischia di diventare la prossima) che traghettano certi libri nelle stanze dei bottoni, senza filtro, per farne ingrediente di leggi, sentenze, allarme sociale.
E' questo l'aspetto che delude maggiormente: non gli artifici di uno scrittore come Frassi, quanto il codazzo che lo sostiene sempre, con tanta ingenuità e leggerezza da risultare sospetta.

Ma ci sono o ci fanno?

E delude ancor più che alle verità ritoccate del Mondo-blog di Frassi, "più vere del reale", possano accodarsi anche persone di grande cultura cinematografica come Luca Barbareschi, come se egli nulla sapesse dei trabocchetti del freak-show, forse ignaro della grande lezione anti-bufala di Cannibal Holocaust.
Il film di Deodato metteva in scena l'infamia di quei filmmakers che prima creavano la falsa notizia, senza scrupolo di procurare essi stessi violenza e atrocità, attribuendone poi con l'inganno le colpe ai presunti selvaggi, per poterne così riprendere la massima sofferenza in un reportage benpensante.
Nella pellicola, alla scena del rinvenimento della donna impalata sulla spiaggia, il capo dei quattro diabolici documentaristi amazzonici pronunciava con enfasi questa frase:
  • «Oh santo cielo! È inimmaginabile... è orribile... non riusciamo a capire il perché di questa spietata punizione. Probabilmente è legata a qualche oscuro rito sessuale. Ma noi non possiamo accettare gli aspetti primitivi di questa... giustizia.»
Una frase che sembra uscire dalle pagine del blog di Frassi.
Eppure lo spettatore aveva visto che erano stati proprio quei quattro cameramen a stuprare, uccidere ed impalare la donna, mossi dalla brama di poter girare una indimenticabile scena di "orrore selvaggio", da spacciare per genuina nel proprio documentario. Prima di pronunciare quella frase, all'esploratore scappa infatti un sorriso soddisfatto di fronte al cadavere e si ricompone in un ipocrita sguardo sdegnato solo quando viene richiamato dall'amico:
  • «Attento Alan, stiamo girando!»
E' strabiliante il potenziale simbolico e visionario che nel 1979 Deodato profuse in questa sequenza, che stigmatizza la falsità e la perversione di chi violentando sorride e intanto mente su ritualità sessuale e giustizia.

Una previsione drammaticamente azzeccata.
Conosciamo la storia successiva, cambiarono solo i personaggi e, al posto dei cannibali, sotto l'obiettivo dei mitomani arrivarono i pedofili satanisti: nel 1980 esce il libro "Michelle Remembers", la bugia che innesca l'isteria del satanic ritual abuse (SRA), il caso McMartin e tutti gli altri falsi abusi collettivi o basati sulle memorie recuperate; poi l'isteria SRA passa l'oceano e giunge in Europa con Ray Wyre (maestro di Frassi) e con David Finkelhor in Australia; in Francia ci sarà la "Waterloo della giustizia" ad Outreau; in Italia l'abbaglio dei satanisti pedofili in Emilia e le fandonie sulle lobby pedofile della procura di Torre Annunziata; fino alla storia più recente di Brescia, Rignano Flaminio e le altre insensate cacce alle streghe tra gli insegnanti d'asilo, di cui è stato protagonista anche l'intervento di Prometeo onlus e dello scrittore Massimiliano Frassi.
L'ultimo tassello di questa storia, vede il suo partner Luca Barbareschi approdare nel 2008 al Parlamento italiano e, con la testa piena delle false cifre e delle leggende metropolitane che Frassi gli ha raccontato, iniziare a legiferare sulla pedofilia.

Cannibal Holocaust si apriva con una pomposa apologia dei tempi moderni, letta da un giornalista in una telecamera:
  • «Durante questo nostro ventesimo secolo, la civiltà ha fatto più passi avanti che in tutti i millenni precedenti. Oggi il mondo nuovo degli scrittori avveniristici, bussa già alle porte. Eppure, non dobbiamo dimenticare che sulla terra esistono ancora i selvaggi. Uomini il cui livello sociale non è andato al di là dell'età della pietra. Esseri il cui livello morale è rimasto all'istinto della jungla. Primitivi, che vivono in un mondo ostile e spietato dove vige ancora la legge del più forte.»
E intanto che venivano enunciate le caratteristiche dei "selvaggi", la telecamera di Deodato sarcasticamente inquadrava scene di strada di New York, metropoli della modernità.
Se il geniale regista fosse rimasto in linea con lo spirito dei tempi, anzichè riproporre per il 2009 un nuovo film sui cannibali, potrebbe oggi esplorare le vicende dei cacciatori di pedofili: "I'm a pedo-hunter".

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A differenza di quanto fece Deodato nel 1979, oggi Luca Barbareschi sembra invece schierato dalla parte dei nuovi esploratori nelle terre selvagge dell'orrore; la sua fondazione antipedofilia nasce partner proprio di quegli ipocriti "scrittori avveniristici" come Frassi e Pinotti, che si vogliono far credere tanto più coraggiosi quanto più forte urlano indignati il proprio allarmismo "dalla parte dei bambini".
Egli ha scelto di stare con i cacciatori di orchi a tutti i costi; quelli che abbattono gli asili (dal McMartin all'Olga Rovere di Rignano) come fossero le capanne bruciate agli indios amazzonici di Deodato; quelli che non si fanno scrupolo di diffondere anche notizie dubbie o false di pedofilia nei confronti di padri, educatori, bidelli, suore e preti, per esaltarsi poi di fronte all'opinione pubblica, nel raccontare la cronaca dell'agonia giudiziaria (e talvolta della morte) di quegli stessi innocenti. Traendone fama e guadagno.

Prima di concludere, torniamo ancora un attimo in cima all'articolo, per dare un'occhiata più da vicino alla locandina di Cannibal Holocaust e osserviamo il sadico cameraman che sta riprendendo la donna che ha impalato, col volto coperto dalla sua stessa macchina da presa.
Ci resta infatti ancora da dire chi furono, nel 1979, i due attori italiani esordienti che Ruggero Deodato scelse all'Actors Studio per interpretare il ruolo dei diabolici filmmakers amazzonici, e poi nascondersi fingendo di esser morti per davvero, complici degli straordinari artifici meta-teatrali che ingannarono mezzo mondo, giudici italiani compresi, regalando enormi incassi al capolavoro dei finti snuff: Francesca Ciardi e Luca Barbareschi, al suo primo lungometraggio.

«Attento Luca, stiamo girando!»

Ugo



Luca Barbareschi ne "Il Grande Bluff"
(Canale 5, 1996)