sabato 15 gennaio 2011

Il dott. Foti e la Carta di Noto

Nel 2001 il dott. Claudio Foti, presidente del Centro Hansel & Gretel di Moncalieri, fu invitato al Consiglio Superiore della Magistratura per tenere un intervento al corso di formazione “Giudice penale e giudice minorile di fronte all’abuso sessuale” (C.S.M. Roma, 17-19 settembre 2001). Il testo dell'intervento del dott. Foti è consultabile sul sito della sua associazione.

Merita una segnalazione l'attacco di Foti contro "una certa psicologia forense", i cui destinatari non vengono però citati, come doveroso nelle sedi tecnico-scientifiche, ma solo allusi attraverso riferimenti alla Carta di Noto e ad una presunta ideologia filocriminale:
  • "Una certa Psicologia Forense (pensiamo per es. alla “Carta di Noto”), con il pretesto di contrastare gli interventi suggestivi sul bambino, sembra in realtà interessata a suggestionare lo psicologo valutatore nel senso di colpevolizzare con un’ideologia tecnicistica qualsiasi suo atteggiamento teso a favorire un clima relazionale e comunicativo che consenta al bambino di raccontare la propria verità, rinforzando così le difese e le difficoltà del bambino alla narrazione della propria esperienza – difese e difficoltà comunque già presenti in lui, sia provenendo da una situazione di menzogna, di confusione, di fraintendimento o di induzione, sia, a maggior ragione, provenendo da una situazione di abuso realmente sperimentato. L’ideologia della Psicologia Forense rinvia in ultima analisi all’interesse sociale che la determina: l’interesse dell’imputato a garantirsi l’impunità. La sua pretesa più radicale è quella di tentare di dimostrare che qualsiasi atteggiamento di coloro che hanno raccolto le rivelazioni della presunta vittima ha in qualche modo potuto sporcare la spontaneità e l’autenticità di quelle rivelazioni, le quali pertanto risulterebbero contaminate e pertanto non attendibili".
Ancora dal sito dell'associazione Hansel & Gretel, consultiamo l'abstract di un recente intervento del dott. Foti al corso di formazione per magistrati "La gestione dei dati scientifici nei processi in materia di abuso su minori" (CSM, Roma, 3 dicembre 2008):
  • "Chi sono i protagonisti del conflitto culturale sul tema della validazione del presunto abuso? Da un lato psicologi ed operatori che, puntando sull’ascolto clinico, possono entrare in contatto con vittime sempre meno disponibili a subire il segreto, l’imbroglio, il senso di colpa associati all’abuso, vittime che sono in grado di aprirsi nella misura in cui si sviluppano nuove possibilità relazionali ed istituzionali di ascolto partecipe (Gordon,1994) e di rispetto del codice dei sentimenti (Goleman, 1995); dall’altro lato avvocati e psicologi, specializzati nella difesa di indagati e di imputati di reati sessuali sui minori, tendono a sviluppare tesi funzionali alla difesa dei loro assistiti, cercando di dimostrare essenzialmente che comunque non esistono procedure psicologiche o giudiziarie per accertare con sufficiente certezza un abuso eventualmente sussistente.
  • (…) La committenza di quest’ultima scuola di pensiero è data da un nuovo soggetto comparso sulla scena sociale negli ultimi due decenni del secolo scorso con l’aumento vertiginoso deiprocedimenti penali per abuso e pedofilia: gli imputati di reati sessuali ai danni di minori, con uno specifico interesse alla propria autodifesa e con una forte capacità di negoziazione sociale e giuridica, sono diventati, direttamente o indirettamente, un importante committente di difese e perizie legali, di pressioni giornalistiche, di ricerche sperimentali (Pope, Brown, 1996). La committenza dei clinici spinge comunque a tenere la mente aperta a diversi ipotesi piuttosto che una sola. Il committente bambino chiede in ogni caso di essere ascoltato: quando ha subito una vittimizzazione sessuale, che tende spesso ad essere minimizzata o negata dal suo ambiente, ma anche quando ha espresso una rivelazione riconducibile a ad un’induzione strumentale e patologica di un adulto oppure ad un fraintendimento ansioso oppure ancora ad un grave disagio che l’ha spinto a mentire. La committenza dell’indagato e dell’imputato è maggiormente rigida. Essa non chiede: “Voglio essere compreso”, bensì - inevitabilmente – “Voglio essere scagionato!”. (...)
Sebbene sia sempre encomiabile lo sforzo del dott. Foti nel ricordare i pericoli del tecnicismo e dell'ascolto privo di empatia (non gli rivolgeremo contro la medesima accusa di pretestuosità), diventano incondivisibili e semplicemente aberranti le dichiarazioni verso cui scivola pur di criticare le difese degli imputati, il mondo dell'accademia della psicologia forense e la Carta di Noto (il cui contenuto non interpreta correttamente e conseguentemente critica in modo illogico).
Le generalizzazioni di Foti non lasciano spazio ad alcun consulente difensivo di sottrarsi alle sue offese deontologiche. Verrebbe voglia di chiedere al dott. Foti se ha mai riflettuto sui motivi per cui nelle moderne democrazie venga concesso agli imputati il diritto di difendersi in autonomia ed a testa alta di fronte ad un giudice terzo: perchè non dare la giustizia in mano alle sole procure, visto che sono animate da consulenti così autosufficienti, empatici e spinti dai PM solo a tenere la "mente aperta"?
Il tentativo di dimostrare l'altrui pregiudizialità, si trasforma in una involontaria dimostrazione della propria.

Ma non è questo il punto della nostra contestazione.
Siamo invece colpiti soprattutto dall'idea che ad ascoltare certe dichiarazioni, vi fosse in quelle occasioni un auditorio fatto di magistrati, pubblici ufficiali chiamati a consumare parte del proprio impegno retribuito per ricevere formazione tramite quei seminari:
  • a che livello dev'essere scesa la dignità garantista della nostra magistratura, se davvero nessuno dei presenti ha protestato per l'argomentazione allusiva e diffamatoria o chiesto rettifiche immediate?
  • e quanto tempo dovremo aspettare ancora, prima che una qualsiasi autorità giudiziaria chieda al dott. Claudio Foti di non far perdere tempo al CSM con teorie complottiste e di interrompere l'insulto alla deontologia dei colleghi che incontra nelle aule?
Ugo

6 commenti:

Ugo ha detto...

Di questo intervento del dott. Foti, ai lettori potrà forse interessare anche il passaggio nel quale egli descrive il proprio approccio "empatico" verso le false dichiarazioni di abuso:

3. L’empatia di fronte ai casi di falsa accusa

Pino ha 7 anni e ha raccontato una vicenda piuttosto complicata e caratterizzata da tanti punti oscuri: “Mio padre – dice fra l’altro Pino - quando mamma non c’è mi mette un ossicino nel culo.” Molti hanno preso per buone le sue dichiarazione, fra cui la sua psicoterapeuta. Dopo un lungo colloquio di consulenza faccio a Pino un intervento di confronto con la realtà delle incoerenze molti forti della sua rivelazione. “Senti, Pinuccio, i casi sono due: o tu non mi hai raccontato tutto, perché sei spaventato… magari qualcuno ti ha minacciato o c’è qualche altra grande difficoltà a dirmi tutto e in questo caso ti capirei: come si fa a parlare se si è minacciati o spaventati? oppure questa storia te la sei inventata tu e anche in questo caso ti capirei. Può succedere, sai, che i bambini, quando si sentono arrabbiati e in difficoltà, credono di poter risolvere i problemi raccontando una bugia e magari finiscono poi ancora di più nei pasticci perché si ritrovano ancora più soli e in difficoltà. Che cosa ne pensi?” Formulando ad alta voce l’ipotesi della bugia, ma formulandola con un atteggiamento di comprensione empatica, il bambino, che evidentemente non aspettava altro, inizia a parlare, liberandosi dal peso opprimente che la falsa accusa produceva in lui, riuscendo a fornire informazioni convincenti che fanno escludere la sussistenza dell’abuso e chiariscono le motivazioni di disagio che l’hanno spinto a mentire.

Dunque l’empatia consente di acquisire nel modo più rigoroso ed approfondito informazioni sui sentimenti e sui ricordi, sui dati emotivi e sui dati informativi che il soggetto tiene dentro di sé. L’empatia non è suggestione. Uno psicologo può correttamente dire ad un bambino in uno stadio avanzato della valutazione: “Le cose che mi hai raccontato mi fanno venire in mente che certe volte i bambini si possono trovare in una situazione in cui subiscono dai grandi cose molto brutte e pesanti e allora questi bambini devono essere ascoltati, devono riuscire a parlare e così possono essere aiutati”. Oppure lo psicologo può, altrettanto correttamente, dire, al momento opportuno, ad un altro bambino: “Le cose che mi hai raccontato mi fanno venire in mente che certe volte i bambini stanno proprio male, si sentono soli, hanno un problema e magari pensano di risolverlo costruendo una bugia, accusando qualcuno che li ha fatti arrabbiare. Ma poi il problema non si risolve e diventa sempre più grave. E’ importante che questi bambini riescano a dire la verità: solo così possono essere aiutati”.

In entrambi i casi lo psicologo cerca un avvicinamento mentale ed emotivo al bambino, come conditio sine qua non per consentire a quest’ultimo di esprimere la sua verità.

Anonimo ha detto...

È possibile avere informazioni riguardo al libro

La botola sotto il letto. Un caso d'istigazione al suicidio, di Siragusa Diego

di cui non trovo copia. Se ben capisco tratta del caso di una famiglia di Sagliano distrutta da 4 suicidi dopo le accuse di una madre separata, con un ruolo avuto da perizie del Foti

Ugo ha detto...

Mi risulta che sia stato sequestrato, o comunque ritirato dall'editore per ragioni di tipo legale. Non so dirle esattamente i motivi, credo che abbiano a che fare anche con la tutela dell'identità dei minori protagonisti.

E' un destino che purtroppo accomuna molti dei testi pubblicati sui grandi casi di falso abuso, peccato perchè sarebbero storie da far conoscere. Perchè non si ripetano.

Se vuole saperne di più, le suggerisco di contattare direttamente l'autore, trova i contatti sul suo sito web:
http://diegosiragusa.fws1.com/

Anonimo ha detto...

Capisce benissimo.
Il libro purtroppo è stato ritirato dal mercato a causa della causa (scusi il gioco di parole) avviata dalla famiglia affidataria di uno dei minori, non tanto per il resoconto della vicenda sviluppato dall'autore, ma per una mera questione di presunta privacy anagrafica violata (se non ricordo male).
Peccato, era un libro decisamente interessante...

Ugo ha detto...

Ho bloccato un interessante commento del sempre prezioso Sarvan, per ragioni di cautela verso la possibilità di creare offesa. Se desideri, puoi riformulare, grazie.

Anonimo ha detto...

Hai fatto benissimo Ugo, era un commento un po' sopra le righe.
Spiace che il libro di Siragusa sia stato ritirato (io ce l'ho).
Nel volume sono contenuti ampi stralci del lavoro peritale della dottoressa «Cris R.» (facilmente identificabile).
Si tratta di una lettura interessante, che contribuisce a far luce sui metodi di certi «esperti».