domenica 21 settembre 2008

Snuff [III]: Prometeo Holocaust

«Oh santo cielo! È inimmaginabile... è orribile... non riusciamo a capire il perché di questa spietata punizione. Probabilmente è legata a qualche oscuro rito sessuale. Ma noi non possiamo accettare gli aspetti primitivi di questa... giustizia»


(prosegue dal precedente [II]: "Cinematografia falso-snuff")

Riprendiamo con la terza ed ultima parte dell'inchiesta sulla leggenda degli snuff movies e sulla cinematografia di genere falso-snuff (da "Mondo Cane" a "Cannibal Holocaust"), interessandoci oggi a come questo tema abbia incrociato le vicende di Massimiliano Frassi e dei sostenitori della sua associazione antipedofilia Prometeo onlus.

Come era facile attendersi, nei suoi scritti allarmistici Frassi ha sempre sostenuto con vigore l'esistenza di film pedo-snuff. Non solo, in diverse occasioni egli ha fornito pure elementi concreti, su presunti prezzi e luoghi di produzione e ritrovamento. Ad es., da un articolo tratto da Famiglia Cristiana:
  • "(...) dimostrano dove possa spingersi la pedofilia "sadica"», afferma Massimiliano Frassi, presidente dell’associazione. «Le nuove frontiere di questa perversione si chiamano snuff-video, filmati in cui i bambini vengono violentati e poi finiscono per essere uccisi. Per una di queste videocassette girate in Romania o in Bosnia, si sono pagati a Bergamo poco tempo fa, anche 40 milioni di lire. Ma c’è anche chi abusa di bambini handicappati o di zingarelli, venduti e comprati, che si trovano presso i locali campi nomadi".
Anche nel trailer di presentazione dell'ultimo libro di Massimiliano Frassi "I predatori di bambini sono intorno a noi", tra i tanti minacciosi messaggi promozionali si sente:
  • "Sapete cos'è uno snuff movie? Può essere pagato anche 100mila euro".
Le cifre propagandate da Frassi sono sempre buttate lì un po' come viene, si tratterebbe già di un aumento di 5 volte rispetto ai 40 milioni di lire della precedente citazione.
Di queste informazioni, come sempre mancano le fonti e qualsiasi possibilità di verifica. Beato chi gli crede, in fondo Frassi non è che uno scrittore, egli non deve sottostare ai doveri deontologici dei ricercatori o dei professionisti di area sanitaria, ed è libero di pubblicare anche per puro spirito di fantasia.

Non è un dettaglio, eppure molti non se ne accorgono e superficialmente danno risonanza alle storie di Frassi anche al di fuori del loro ambito. Così ritroviamo citati i libri dell'abusologo bergamasco perfino in alcuni elaborati accademici, ad es. nella tesi "Il pedosadismo: un silenzioso olocausto?" della dott.ssa Lorena Rota per il master dell'AIPG nel 2004 (lo stesso titolo che l'anno successivo sarà conseguito dalla dott.ssa Claudia D'Onofrio). In una nota a pag. 30, viene citato un estratto delle solite bufale di Frassi, riportate in questa tesi senza alcuna verifica:
  • "Le nuove frontiere di questa perversione si chiamano snuff-video, filmati in cui bambini vengono violentati e poi finiscono per essere uccisi. Il fenomeno, senza voler fare del terrorismo, è in forte aumento. Il primo dato è che l’età media dei bambini vittime di pedofili si è abbassata tantissimo. Oggi seguiamo bambini dai 2 ai 4 anni, mentre solo fino a pochi anni fa l’età era tra i 6 e i 10 anni. La bambina più piccola che ha subito violenza è che è sotto le nostre cure ha soltanto 16 mesi. Questo dimostra che è in atto una corsa feroce, incivile, verso un’età sempre più infantile: nelle perizie che svolgiamo per le Procure su fotografie recuperate su Internet si vedono addirittura bimbi di pochissimi mesi. Quello che notiamo, prosegue Frassi, è che al di là dell’aumento del fenomeno di per sé, c’è un incremento dell’orrore nell’orrore: oggi il pedofilo non si accontenta più solo di abusare un solo bambino, ma cerca emozioni sempre più forti. E in Paesi come la Thailandia, la Romania e parte del Sud America, riesce anche a raggiungere l’uccisione del bambino, che è la sua massima aspirazione".

Una delle fonti di Frassi è certamente il noto e discusso criminologo britannico Ray Wyre, maestro riconosciuto dell'abusologo bergamasco e iscritto al comitato scientifico della sua Prometeo onlus. In un interessante saggio sugli snuff di Ken Harding, si cita un articolo del The Times del 1990 che così riferisce:
  • "In the same Times piece, Dr. Ray Wyre, clinical director of the Gracewell Clinic for convicted paedophiles in Birmingham, England, is quoted as having viewed snuff films firsthand in America. When contacted, however, Wyre indicated that the films he saw were "sophisticated simulations" but insisted that the FBI had a number of snuff films in their possession. He said snuff films were definitely available in England, but that he had never seen one. Detective Mick Hames, head of the Obscene Publications Division at Scotland Yard, responded to Wyre's assertions. "I'd be the first to know if there were any in Britain," says Hames. "But there just aren't. Though I understand snuff films exist in America".


Fondazione Luca Barbareschi

Dal 2006, uno dei più convinti e influenti supporter di Massimiliano Frassi risulta essere l'On. Luca Barbareschi, attore di fama e neoeletto alla Camera dei Deputati nel 2008, nelle file di AN/PdL. Come parlamentare, egli ha già effettuato tre proposte di legge come primo firmatario, tutte in tema di lotta alla pedofilia e tutela minorile.

Già in passato Barbareschi aveva prodotto stralci di informazione su questo tema, i quali risultavano purtroppo infarciti di un gran numero di errori, bufale ed informazioni inattendibili. Ricordiamo ancora un suo articolo comparso su Il Giornale nell'ottobre 2006, in cui si crogiolavano risibili leggende metropolitane (condite dai medesimi preconcetti antimeridionali delle inchieste di Paolo Berizzi):
  • "Se pensiamo che questo avviene addirittura nel traffico degli organi, dove nel Sud dell'Italia figli di famiglie al limite dell'indigenza vengono rapiti e riportati a casa a breve senza un rene o una cornea con la complicità di cliniche private e medici e a volte tristemente anche dei genitori in cambio di qualche soldo";
e si fantasticava sulla gara delle cifre dei vari mercati criminali (dati di gran lunga irrealistici, come dimostrato in una nostra precedente indagine):
  • "Fino a qualche anno fa nella classifica delle attività illegali che generano danaro sporco c'erano al primo posto il traffico d'armi, poi il traffico di stupefacenti, la prostituzione e così via a scendere... Negli ultimi dieci anni, internet a creato una nuova opportunità. Rimane sempre al primo posto il traffico d'armi, per ovvie esigenze di copione come si dice a teatro, e quello scenario difficilmente cambierà, ma balza al secondo posto di questa triste hit parade la pedofilia, seguita da un triste gregario, il traffico di organi e quindi con un leggero distacco le altre attività. Quando parlo di pedofilia intendo foto, filmati, film (i famosi snuff movies dove si assiste in diretta ad una violenza su minore senza montaggi o effetti ma con l'unica perversione di assistere in diretta a qualcosa di realmente accaduto) e tutte queste cose generano la bellezza di 11 miliardi di euro all'anno solo nel nostro Paese. Sì, signori, 22.000 miliardi delle vecchie lire. Una «finanziaria» sulla pelle dei nostri figli, e questi dati riguardano solo l'italia. Questi dati sono stati forniti dalla polizia di Cuneo al termine di una conferenza stampa tenuta con la collaborazione di una coraggiosa organizzazione «Prometeo» che da anni si batte contro questi orrori".
L'intesa tra Barbareschi e la "coraggiosa" Prometeo onlus era dunque solida già nel 2006 e furono forse i famigerati seminari cuneesi, tenuti da Frassi e dal dott. Pastore, a convincere Barbareschi di una dimensione enormemente gonfiata del fenomeno pedopornografico.
L'intesa con Frassi divenne più solida nel tempo, crescendo assieme all'intenzione di Barbareschi di schierarsi in prima persona nel campo della lotta all'abuso pedofilo, di cui egli sostiene essere stato vittima ben due volte, in infanzia ed in preadolescenza (ne parla ampiamente anche nel capitolo-intervista "Dal trauma all'impegno" pubblicato da Ferruccio Pinotti in "Olocausto bianco").

La onlus "Fondazione Luca Barbareschi - Dalla parte dei bambini" venne ufficialmente inaugurata a Milano il 20 aprile 2007, in concomitanza con la presentazione del V Convegno Internazionale "Pedofilia Oggi" dell'Associazione Prometeo a Boario Terme.
Così viene riportata la sua nascita sul sito web di Prometeo:
  • "Luca Barbareschi, durante l’intervista rilasciata ieri sera, domenica 18 marzo, ad Antonello Piroso nel suo “Niente di Personale” su La7 ha annunciato il proprio impegno di difesa dei bambini vittime di molestie sessuali. Il 20 Aprile nascerà infatti la “Fondazione Onlus barbareschi”, fortemente voluta dall’attore (...) “Nella Fondazione, che gestisco assieme all’Associazione Prometeo di Bergamo, io metterò tutte le mie risorse. Voglio che questa sia una battaglia importante".
E così, da un articolo di Merateonline sul convegno di Boario:
  • Durante il convegno è intervenuto Luca Barbareschi che ha presentato la sua Fondazione. “Questa Fondazione non sarebbe nata se non avessi incontrato Massimiliano Frassi e la Prometeo” ha detto un emozionato Barbareschi al folto pubblico presente. “Voglio fare un qualcosa che resti nel tempo e che dia un senso alla mia vita ed al mio passato di bambino abusato”.

All'inizio, la fondazione non aveva una struttura propria e si appoggiò integralmente sulla co-gestione di Prometeo onlus, alla quale Barbareschi ha detto di devolvere parte delle proprie risorse. Non aveva neppure un suo sito e il suo logo compariva sul web solo dalle pagine del sito di Prometeo.
Dal 2008, con l'avvio della campagna elettorale e l'elezione di Barbareschi a deputato, si è moltiplicato il suo impegno in questa direzione (anche dal proprio blog personale e da una pagina su Facebook: "Stop alla pedofilia"). Ogni tanto sui giornali rilascia interviste e non sono mancate le occasioni in cui l'abbia fatta anche un po' fuori dal vasino:
  • "Fino a 4/5 anni fa di pedofilia si parlava poco o quasi niente. Non è un caso che proprio Barbareschi, attore geniale abbia acceso questa "miccia" che ha iniziato a prendere fuoco".
Anche la sua fondazione sembra essersi attrezzata adesso in modo più completo (a cominciare da un proprio sito web ufficiale) e organizza iniziative come la "Giocofesta" milanese.

Quest'anno Luca Barbareschi ha riconfermato la propria stima e sostegno a Frassi nell'intervista rilasciata a Pinotti per "Olocausto Bianco", quando gli viene chiesto un parere sul panorama odierno della lotta alla pedofilia in Italia (pag. 177):
  • «Purtroppo, però, tutte queste associazioni - ne cito una su tante, la "Prometeo", che seguo da tempo perché è molto seria e i miei fondi vanno a essa perché ha uno staff medico, psicologico e di avvocati affidabile e preparato - hanno subito dei boicottaggi a livello istituzionale molto pesanti, perchè la mafia pedofila è trasversale: tocca anche la magistratura, la politica. Esistono veramente delle lobbies pedofile.»
Nella stessa intervista, Barbareschi conferma ancora le proprie credenze sugli snuff movie, laddove sta parlando della nota vicenda dell'arresto nel 1988 di un pedofilo sadico italiano da parte del FBI di New York (pag. 180):
  • «Era il periodo degli snuff movies. C'è tutto un mondo terribile: fanno accoppiare i bambini con gli animali, li uccidono. Poi c'è il traffico di organi, perchè alcuni li usano, li uccidono e poi un rene va da una parte, un'altra parte del corpo dall'altra... Li smontano a pezzi
Tutte cose di cui Barbareschi parla, senza averle mai viste e senza aver mai consultato una fonte attendibile. E per fortuna che, in un passaggio della stessa intervista (pag. 182), l'attore si fa filosofo e raccomanda ai lettori di non confondere l'opinione (doxa) con la verità vera (aletheia), dichiarandosi "spinoziano" e vantando di avere "tirato su le mie figlie col valore della verità".


L'olocausto dell'informazione

Frassi e Barbareschi non sono che due degli infiniti esempi di chi ha fatto disinformazione sul tema, ripropagando per certo il mito indimostrato dell'esistenza degli snuff movie.
Purtroppo, lo stesso hanno fatto anche molti presunti professionisti dell'informazione giornalistica, che alla faccia della deontologia riprendono le loro informazioni, senza pretendere prima alcuna verifica delle fonti. Ad esempio il recente libro-inchiesta di Ferruccio Pinotti, "Olocausto bianco", che è imperniato su parecchio materiale proveniente dalle fonti di Prometeo onlus.

Più che i contenuti del libro, ci colpisce il fatto che esso sembri riprendere da Frassi anche alcuni elementi stilistici, soprattutto l'insistita ricerca del colpo ad effetto. Al ragionamento sulle fonti ed al dibattito, Pinotti preferisce piuttosto rovistare nel torbido ed esibire morbosità, con foga sospetta. Se ne sono accorti al Corriere della Sera, che nel numero del 12 giugno del settimanale "Magazine", recensiscono il libro in 3 righe:
  • "Sarà, ma questo libro antipedofilia ("olocausto bianco", "cancro sociale", "lobby che divora i bambini" - non erano i comunisti?) è più morboso delle morbosità che racconta".
Non ha avuto sorte migliore la già citata inchiesta sulla pedofilia di Paolo Berizzi, che i migliori blog italiani hanno cassato come due pagine "degne di Cronaca Vera" (by Wittgenstein) e come "il solito giochetto del sollevamento della nostra indignazione a suon di aggettivi senza nulla intorno" (by Manteblog).

Più reale del reale, più morboso del morboso: viene spacciato per coraggioso giornalismo d'inchiesta, ma è in fondo la stessa anima stilistica che informa una certa letteratura fantastica (ad es. i finti libri-verità sugli sfuggiti alle sette sataniste, come "Fuggita da Satana", in cui guarda caso si parla anche di film che ritraggono il sacrificio e lo stupro di bambini) e soprattutto i cosiddetti generi "trash" del giornalismo, da Lucignolo (talvolta indistinguibile dalle altre produzioni di Studio Aperto, non ci siamo mica dimenticati lo speciale di Live sugli asili degli orrori, con intervista a Frassi ed ai genitori bresciani da lui seguiti) fino a Cronaca Vera: ti raccontano delle storie di morbosità e di orrore, sparando parolacce e minacce contro quei mostri luridoni che possono fare certe cose, ma con questa scusa intanto te le raccontano, assicurandosi bene che vi sia una dovizia di dettagli morbosi sufficienti a solleticare gli istinti più bassi, sicché anche il lettore moralista possa farsi un viaggio trasgressivo.

Riassumendo, i principali elementi di questo stile informativo:
  • utilizzo di retorica iper-realista, mirata soprattutto all'effetto emozionale, nella pancia delle morbosità, più che ad una riflessione metacognitiva;
  • rincorsa della bizzarria e dell'effetto incredibile, si badi, sfruttati paradossalmente come elementi di maggiore credibilità (più grossa la dico e più il mio pubblico tenderà a pensare che non posso mica essere così matto da inventarmi certe cose), in aperta contraddizione con il postulato di Carl Sagan per cui fenomeni straordinari richiedono sempre prove straordinarie;
  • altri artifici, ad es. il riferimento a paesi esotici (o all'entroterra meridionale), come ulteriore elemento di plausibilità per poter sostenere qualsiasi bizzarria o nefandezza.
Guarda caso, si tratta proprio degli stessi elementi lessicali e stilistici che 30 anni fa furono tipici della cinematografia falso-snuff, ad esempio dei falsi documentari sul "mondo selvaggio" e sui cannibali. Ed oggi li ritroviamo identici, ma applicati a gran parte del giornalismo che si occupa del mondo della pedofilia (e che spesso sostiene l'esistenza degli snuff, quelli veri).

Ma che c'entrano i vecchi film sui cannibali, con le attuali inchieste sui crimini pedofili?
Che cosa hanno in comune i moderni cacciatori di pedofili, con i finti cacciatori di cannibali dei film anni '70?
Moltissimo: lo stile, il lessico, i trucchi del marketing.
Ad es. l'esordiente Raffaele Verzillo ha prodotto e diretto il film Animanera, ispirandosi proprio ai libri di Frassi, e per presentarlo alla stampa ha coniato un nuovo termine per i criminali dell'infanzia violata: "pedofagi".

Dei film antropofagi anni '70, oggi sappiamo per certo che si trattava solo di finzione cinematografica, mescolata a qualche immagine vera, ma sempre manipolata ai fini dell'horror cinematografico. Di loro sappiamo che era solo cinema.
Perchè invece crediamo ai libri dei moderni cacciatori di pedofili?

Alcuni penseranno che è solo una coincidenza e che questi due mondi non hanno molto da spartire. I moderni abusologi neanche li avranno visti quei vecchi filmacci.
Magari non è una malizia di marketing, può darsi anche che Pinotti & co. non facciano altro che dare nuova forma concreta ciò che è già nell'aria.
A proposito di simili archetipi, ci sarebbe pure lo psichiatra Volfango Lusetti (ndr, primario proprio a Tivoli) che sta pubblicando libri su una personale teoria pseudo-junghiana per cui la pedofilia e altre nefandezze andrebbero reinterpretate "in una chiave che ci riporta indietro di decine di migliaia di anni, e che ha a che fare con il cannibalismo".

Forse.

Intanto il libro-inchiesta di Pinotti, sintesi di genere allo stato dell'arte, ha scelto di chiamarsi "Olocausto bianco", con sottotitolo "Pedofilia, nuovo cancro sociale. Lobby potente che divora i bambini".
Olocausto, mangiare bambini... Cannibal Holocaust?


Il Mondo-blog di Frassi

Una conclusione necessaria, al termine di questa lunga carrellata sulla leggenda degli snuff movie: il blog di Massimiliano Frassi, è l'ultima incarnazione di "Mondo Cane" e sintesi attuale dello spirito che fu del genere "Mondo movie".
Il blog di Frassi è un "Mondo-blog" sulla pedofilia.

Così lo descrivevano sul blog Leonardo un anno fa, in un articolo dall'esplicativo titolo "Le petit guignol":
  • "Zero bibliografia, testi urlati in caratteri di scatola, spesso ironici (o, per diretta ammissione "cinici"), e immagini prese di pacca dai film dell'orrore (dracula, zombies, eccetera). Ne risulta un effetto "Cronaca Vera" che stride non poco coi contenuti, eppure… conquista. (...) Forse è una mia idiosincrasia, ma non mi fido di chi mostra foto di bambini picchiati o uccisi. (...) che bisogno c'è di esibire la violenza? Dove finisce il diritto di cronaca e comincia il morboso? (...) se sono adulto, non ho bisogno di assistere a una decapitazione per capire che la decapitazione è una cosa orribile. Frassi, purtroppo (per me), mi suggerisce la stessa sensazione. È chiaro che se parli di violenze sui bambini, non hai bisogno di mostrarmi nulla per farmi inorridire. O non è chiaro? Ad ogni buon conto, qualche volta Frassi preferisce farmi vedere le immagini. Tra un dracula, uno zombie, la magliettina dedicata al suo cane (peraltro simpatica), Frassi mi fa vedere foto di bambini piccoli neri e rossi di lividi. Ne trovate (ma vi sconsiglio di farlo) il 3 giugno e il 26 aprile. La cosa sarebbe già di per sé discutibile: in dieci anni di Internet, queste sono le prime foto di bambini molestati in cui m'imbatto. Ma diventa assolutamente fuorviante dal momento che Frassi non sta parlando dei bambini delle foto, ma di Rignano Flaminio. E i bambini nelle foto non sono senz'altro quelli di Rignano, visto che le perizie non hanno fino a questo momento trovato prove di violenza fisica. Questo, però, gli utenti del blog di Frassi non è detto che lo sappiano. Sul serio. Alcuni sono esperti e si sanno districare nel bailamme mediatico di questi giorni. Altri no: altri si fidano semplicemente dell'esperto. E Frassi in effetti un curriculum di esperto ce l'ha. Ma quando scrive il blog, più che un esperto somiglia davvero a un consumato redattore di nera: uno che da qualche parte del suo pc ha una galleria di foto di bambini picchiati, e freddamente decide ogni tanto di associare qualcuna di queste foto a un caso ancora aperto. Per quale motivo, se non quello di alzare un polverone intorno al lettore? Potrebbe fare una cosa del genere su un giornale – una pubblicazione qualsiasi, Cronaca Vera inclusa? No, non potrebbe. Ma su un blog si può. Nessuno gli può obiettare niente. Non gli è imposto nessun criterio nella scelta e nell'abbinamento delle immagini. Può fare quel che vuole, e lo fa. Ecco un argomento interessante contro i blog, per chi dopo anni non riuscisse più a trovarne".

Gli americani spesso ironizzano sulla mala informazione col motto "Never let the truth get in the way of a good story", ma qui si fa di meglio (o peggio) ancora: la realtà non viene negata, anzi è attivamente esibita, ritoccandola solo quel tanto che basta per piegarla ai propri obiettivi.
Nel blog di Frassi ritroviamo infatti tutti gli elementi stilistici e programmatici del film-documentario di Cavara, Jacopetti e Prosperi (1962), a cominciare dalla sua matrice essenziale, "sfruttare la credibilità del reale per infilare subliminarmente anche immagini e messaggi inauditi e altrimenti incredibili, che a loro volta rendono più morbosamente eccitante l'intero prodotto":
  • abbiamo la suddetta furbizia della mescolanza tra elementi veri (ad esempio le foto di bambini lividi e feriti) ed elementi falsi (il loro accostamento alle ipotesi su Rignano). Un esempio opposto ma altrettanto fuorviante, laddove abbiamo le foto (false) di un bambino legato, ma pretestate al tragico caso (vero) di Johnny Gosh. E ancora le foto di Jill Greenberg, che Frassi copia senza citazione alludendo invece alla sofferenza per abusi sessuali. Qualcuno si è chiesto anche che cosa c'entri con un blog sulla pedofilia la storia dell'assassinio del piccolo Tommy, che Frassi mostra in homepage e cerca di infilare in ogni occasione, ma attenzione che la risposta potrebbe non essere quella scontata;
  • non si lesinano le parolacce, ad es. "FANCULO PEDOFILIA" accostate a cadaveri e labbra insanguinate, oppure volgarità stampate sul volto di una bambina. E poi le trascrizioni delle deposizioni più orrorifiche e degli atti d'accusa, dove ogni parola forte è sottolineata anziché omessa. Il tutto sapientemente mescolato nel cinegiornale di Frassi a foto di teneri cuccioli di gattini e articoli sui caduti delle forze dell'ordine;
  • non si lesina su "orchi", "bestie", "mostri", "predatori" e tutto quel lessico urlato che mira a disumanizzare il pedofilo;
  • abbiamo soprattutto la quotidiana rassegna di notizie vere di presunta pedofilia (che sono quelle che Frassi copia dalle agenzie di stampa), maliziosamente intercalate a tante lettere anonime di presunte vittime (tutte scritte in modo simile) e ad altre notizie impossibili ed esageratissime (cfr. le "scuole di preparazione delle vittime per pedofili"), in modo che le prime diano credibilità alle seconde e le seconde diano più carica all'eccitante minestrone;
  • abbiamo le notizie di violenza di altro genere, che però vengono alluse alla pedofilia anche quando non c'entrano nulla, talvolta mediante manipolazioni giornalistiche al limite del falso (ad es. la recente bufala della donna pedofila, che in realtà aveva concupito un ragazzo di 20 anni);
  • per completare il quadretto Mondo cane, non poteva mancare infine il cane, che tiene saltuariamente una rubrica umoristica sul blog, il Flipper-Show, "spazio autogestito" con fumetti, magliette e ironia rivolti direttamente ai bambini. Una scelta molto opinabile per un blog che tratta certi argomenti e che in homepage incoerentemente recita l'avvertenza "il blog è rivolto ad un pubblico adulto" (anche l'amico Barbareschi per parlare ai milanesi dei rischi della pedofilia ha scelto di organizzare una Giocofesta per bambini). Il cane di Frassi fu usato anche in momento difficile, il 13/12/2007, pochi minuti dopo che le agenzie di stampa batterono la notizia che la perizia dei RIS non aveva rintracciato alcuna prova biologica sui reperti di Rignano, l'abusologo sostituì la propria foto nel profilo Splinder con quella di Flipper e si mise a parlare con la sua voce.
Non sappiamo se davvero Massimiliano Frassi abbia studiato attentamente la lezione di Mondo Cane e di tutti i suoi sequel splatter-documentari (egli ha affermato di avere tratto la prima ispirazione per la propria attività di anti-pedofilo da due libri di Claudio Camarca).
Certamente Frassi la applica con abilità.
Tanti comunque lo seguono e per il gusto delle emozioni intense, si sforzano di credergli incondizionatamente; abbiamo visto che essi sono parenti stretti di coloro che a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta manifestavano contro i finti snuff nel cinema, a cominciare dalle medesime procure che nel 1980 inquisirono Deodato.

Soprattutto, non si dimentichi che Frassi non si limita a riportare notizie e raccontare storie, ma attraverso la sua associazione Prometeo scende in campo, "tocca con mano" i bambini presunti abusati, fomenta le loro famiglie nei "gruppi di auto-aiuto per genitori di figli abusati", gli manda a casa le assistenti domiciliari, invia i testimoni minori alle psicologhe di fiducia nel suo "centro d'ascolto" per la "preparazione del bambino al colloquio e alle udienze in tribunale" e poi li accompagna personalmente fino in Tribunale, fermandosi fuori dall'aula in attesa che essi svolgano il loro compito. E quei bambini talvolta iniziano a raccontare nuove storie dell'orrore pedosatanista, che poi finiranno dritte sul blog di Frassi o nei suoi libri.
I cinedocumentari Mondo movie hanno insegnato che il reality show richiede anche molta preparazione.


Wanted

Contro Frassi e tutti i cannibali della vera informazione sulla pedofilia, invochiamo oggi il ritorno di un nuovo "Cannibal Holocaust", l'opera che nel 1980 espose al mondo la perversione del genere Mondo movie, demolendo l'aberrante moda della falsa informazione sugli orrori del mondo selvaggio:
  • "costituisce una precisa riflessione sulla prassi dei mondo movies, una pietra tombale e una satira del genere" (dal dizionario Mereghetti);
  • "è anche ed evidentemente un apologo spietato contro il sensazionalismo dei media, contro la loro ossessiva invadenza, contro il loro costruire artifici per farne (falsi) documenti per le masse" (da Lankelot.eu);
  • "è solo un’esplicita denuncia al mestiere di giornalista così come viene concepito nell’epoca moderna" (da una intervista allo stesso Deodato).

Almeno i falsi film sui cannibali amazzonici non facevano danni materiali, mentre noi oggi dobbiamo sopportare non solo la stupidità di certe idee sulle presunte epidemie pedofile e relative lobbies, ma soprattutto subire i danni gravi che questo allarmismo procura al popolo ed alla democrazia.
Tutto ciò grazie ai benintenzionati e benpensanti portatori d'acqua (il ministro Carfagna rischia di diventare la prossima) che traghettano certi libri nelle stanze dei bottoni, senza filtro, per farne ingrediente di leggi, sentenze, allarme sociale.
E' questo l'aspetto che delude maggiormente: non gli artifici di uno scrittore come Frassi, quanto il codazzo che lo sostiene sempre, con tanta ingenuità e leggerezza da risultare sospetta.

Ma ci sono o ci fanno?

E delude ancor più che alle verità ritoccate del Mondo-blog di Frassi, "più vere del reale", possano accodarsi anche persone di grande cultura cinematografica come Luca Barbareschi, come se egli nulla sapesse dei trabocchetti del freak-show, forse ignaro della grande lezione anti-bufala di Cannibal Holocaust.
Il film di Deodato metteva in scena l'infamia di quei filmmakers che prima creavano la falsa notizia, senza scrupolo di procurare essi stessi violenza e atrocità, attribuendone poi con l'inganno le colpe ai presunti selvaggi, per poterne così riprendere la massima sofferenza in un reportage benpensante.
Nella pellicola, alla scena del rinvenimento della donna impalata sulla spiaggia, il capo dei quattro diabolici documentaristi amazzonici pronunciava con enfasi questa frase:
  • «Oh santo cielo! È inimmaginabile... è orribile... non riusciamo a capire il perché di questa spietata punizione. Probabilmente è legata a qualche oscuro rito sessuale. Ma noi non possiamo accettare gli aspetti primitivi di questa... giustizia
Una frase che sembra uscire dalle pagine del blog di Frassi.
Eppure lo spettatore aveva visto che erano stati proprio quei quattro cameramen a stuprare, uccidere ed impalare la donna, mossi dalla brama di poter girare una indimenticabile scena di "orrore selvaggio", da spacciare per genuina nel proprio documentario. Prima di pronunciare quella frase, all'esploratore scappa infatti un sorriso soddisfatto di fronte al cadavere e si ricompone in un ipocrita sguardo sdegnato solo quando viene richiamato dall'amico:
  • «Attento Alan, stiamo girando!»
E' strabiliante il potenziale simbolico e visionario che nel 1979 Deodato profuse in questa sequenza, che stigmatizza la falsità e la perversione di chi violentando sorride e intanto mente su ritualità sessuale e giustizia.

Una previsione drammaticamente azzeccata.
Conosciamo la storia successiva, cambiarono solo i personaggi e, al posto dei cannibali, sotto l'obiettivo dei mitomani arrivarono i pedofili satanisti: nel 1980 esce il libro "Michelle Remembers", la bugia che innesca l'isteria del satanic ritual abuse (SRA), il caso McMartin e tutti gli altri falsi abusi collettivi o basati sulle memorie recuperate; poi l'isteria SRA passa l'oceano e giunge in Europa con Ray Wyre (maestro di Frassi) e con David Finkelhor in Australia; in Francia ci sarà la "Waterloo della giustizia" ad Outreau; in Italia l'abbaglio dei satanisti pedofili in Emilia e le fandonie sulle lobby pedofile della procura di Torre Annunziata; fino alla storia più recente di Brescia, Rignano Flaminio e le altre insensate cacce alle streghe tra gli insegnanti d'asilo, di cui è stato protagonista anche l'intervento di Prometeo onlus e dello scrittore Massimiliano Frassi.
L'ultimo tassello di questa storia, vede il suo partner Luca Barbareschi approdare nel 2008 al Parlamento italiano e, con la testa piena delle false cifre e delle leggende metropolitane che Frassi gli ha raccontato, iniziare a legiferare sulla pedofilia.

Cannibal Holocaust si apriva con una pomposa apologia dei tempi moderni, letta da un giornalista in una telecamera:
  • «Durante questo nostro ventesimo secolo, la civiltà ha fatto più passi avanti che in tutti i millenni precedenti. Oggi il mondo nuovo degli scrittori avveniristici, bussa già alle porte. Eppure, non dobbiamo dimenticare che sulla terra esistono ancora i selvaggi. Uomini il cui livello sociale non è andato al di là dell'età della pietra. Esseri il cui livello morale è rimasto all'istinto della jungla. Primitivi, che vivono in un mondo ostile e spietato dove vige ancora la legge del più forte.»
E intanto che venivano enunciate le caratteristiche dei "selvaggi", la telecamera di Deodato sarcasticamente inquadrava scene di strada di New York, metropoli della modernità.
Se il geniale regista fosse rimasto in linea con lo spirito dei tempi, anzichè riproporre per il 2009 un nuovo film sui cannibali, potrebbe oggi esplorare le vicende dei cacciatori di pedofili: "I'm a pedo-hunter".

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A differenza di quanto fece Deodato nel 1979, oggi Luca Barbareschi sembra invece schierato dalla parte dei nuovi esploratori nelle terre selvagge dell'orrore; la sua fondazione antipedofilia nasce partner proprio di quegli ipocriti "scrittori avveniristici" come Frassi e Pinotti, che si vogliono far credere tanto più coraggiosi quanto più forte urlano indignati il proprio allarmismo "dalla parte dei bambini".
Egli ha scelto di stare con i cacciatori di orchi a tutti i costi; quelli che abbattono gli asili (dal McMartin all'Olga Rovere di Rignano) come fossero le capanne bruciate agli indios amazzonici di Deodato; quelli che non si fanno scrupolo di diffondere anche notizie dubbie o false di pedofilia nei confronti di padri, educatori, bidelli, suore e preti, per esaltarsi poi di fronte all'opinione pubblica, nel raccontare la cronaca dell'agonia giudiziaria (e talvolta della morte) di quegli stessi innocenti. Traendone fama e guadagno.

Prima di concludere, torniamo ancora un attimo in cima all'articolo, per dare un'occhiata più da vicino alla locandina di Cannibal Holocaust e osserviamo il sadico cameraman che sta riprendendo la donna che ha impalato, col volto coperto dalla sua stessa macchina da presa.
Ci resta infatti ancora da dire chi furono, nel 1979, i due attori italiani esordienti che Ruggero Deodato scelse all'Actors Studio per interpretare il ruolo dei diabolici filmmakers amazzonici, e poi nascondersi fingendo di esser morti per davvero, complici degli straordinari artifici meta-teatrali che ingannarono mezzo mondo, giudici italiani compresi, regalando enormi incassi al capolavoro dei finti snuff: Francesca Ciardi e Luca Barbareschi, al suo primo lungometraggio.

«Attento Luca, stiamo girando!»

Ugo



Luca Barbareschi ne "Il Grande Bluff"
(Canale 5, 1996)