martedì 10 luglio 2007

Le due assurde verità di Rignano Flaminio

I bambini di Rignano Flaminio soffrono.
Tra tanti dubbi e contraddizioni, verità affermate, negate e ribaltate da una parte e dall'altra, è questa l'unica realtà su cui (purtroppo) siamo un po' tutti d'accordo.
Soffrono come soffrivano e spesso ancora soffrono i piccoli protagonisti di vicende molto simili a quella di Rignano, come quelle italiane degli asili di Brescia o dei bambini della bassa modenese, o quelle estere, dal caso statunitense dell'asilo McMartin in poi, passando dalla Gran Bretagna, alla Francia, all'Olanda, all'Australia...

L'accordo finisce però qui, perchè se azzardiamo una spiegazione del perchè essi soffrono, ci scontriamo col fatto che ci sono solo 2 spiegazioni possibili per la loro sofferenza, del tutto opposte ed incompatibili, sostenute a spada tratta da esperti diversi (e ratificate ufficialmente in sentenze processuali di segno di volta in volta diverso).
Proviamo a sintetizzarle in modo estremo, per individuare gli elementi fondanti delle due teorie:
  • 1) ipotesi dell'abuso. I bambini hanno subito gravi e ripetuti abusi sessuali da parte di estranei durante l'orario scolastico, conditi probabilmente anche da altri elementi di violenza, costrizione e minaccia. Essi soffrono dunque per le conseguenze di uno o più gravi traumi "episodici" realmente patiti, non solo come reazione ad una esposizione ad esperienze sessuali verso cui sono biologicamente immaturi e vulnerabili, ma anche come reazione a momenti di terrore per la propria incolumità e come timore prolungato nel tempo dalle minacce che hanno ricevuto, al fine di ridurli al silenzio;
  • 2) ipotesi della suggestione. I bambini non hanno subito alcuna molestia o toccamento, semplicemente alcuni loro comportamenti (ad esempio normali allusioni sessuali, o segni clinici non specifici) hanno innescato nei genitori un primo sospetto che possano essere stati abusati. Sospetto divenuto troppo presto una mezza certezza, sulla base della quale i genitori hanno poi esercitato una eccessiva pressione suggestiva sui bambini, affinchè questi rivelassero quali episodi di abuso avessero subito. I bambini, anzichè negare l'ipotesi dei genitori e rassicurarli, iniziano a confermare coi propri racconti l'ipotesi che gli veniva involontariamente suggerita, per un normale desiderio di assecondare i genitori e forse anche nella speranza che ciò interrompesse l'interrogatorio. Ciò tuttavia ha alimentato ancor più le ansie dei genitori, con una escalation sia dell'angoscia, sia della pressione esercitata sui piccoli per ottenere nuove conferme e rivelazioni. Il fenomeno si diffonde tra le famiglie come una epidemia d'ansia, favorita anche da errori procedurali degli inquirenti e dei consulenti tecnici e da riunioni di famiglie in ansia. Pur non riconoscendo l'esistenza di alcuna violenza fisica o molestia sessuale, questa ipotesi rende comunque conto dello stato di forte sofferenza emotiva dei piccoli, che deriva direttamente dall'angoscia di vedere i propri genitori sconvolti, dalla pressione psicologica proveniente da essi, dal timore di non soddisfare aspettative così importanti. In questa ipotesi, la sofferenza dei bambini non deriva da alcun aspetto traumatico "episodico", quanto piuttosto da una reazione da disadattamento emotivo ad una situazione insostenibile e cristallizzata, in cui ormai viene impedita fermamente la possibilità di negare o ritrattare i racconti di abuso.
Si noti che ciascuna di queste due spiegazioni, se presa da sola e considerata alla luce di una prima lettura di buon senso, appare effettivamente quasi irreale, troppo strana per poter essere vera:
  • 1) in tanti ("colpevolisti") sostengono sia necessario credere alla veridicità dei racconti dei bambini, sulla base del buon senso che esclude che si possa arrivare ad inventarsi certi fatti, nessuna motivazione "solo psicologica" sembra poter essere sufficiente a generare dichiarazioni così bugiarde e bizzarre da parte di bambini e tanta sofferenza in loro. Anche l'ipotesi di un interesse economico delle famiglie (ad es. come risarcimenti legali), ventilata da alcuni come spiegazione di tanto furore accusatorio, sembra debole rispetto alla gravità dei fatti contestati. Lo stesso dicasi per l'idea che i genitori possano in realtà essere paranoici, o disturbati, sarebbe credibile (e spesso avviene) nei casi di un solo accusatore, ma qui si parla di decine di famiglie. Non possono mica essere tutte così venali, autolesioniste o folli le famiglie dei bambini di Rignano!
  • 2) tuttavia, sempre alla luce del buon senso, altrettanti ("innocentisti") hanno evidenziato come appaia incredibile che gruppi di maestre incensurate, da un momento all'altro decidano di dedicarsi in gruppo ai più turpi reati contro l'infanzia. Anche le possibili spiegazioni che fanno leva sulla motivazione monetaria (ad esempio sul ricavato della prostituzione dei piccoli o della vendita del materiale pedopornografico ottenuto) appaiono insensate alla luce dell'orrore che certe gesta generano in tutte le persone, non è certo sufficiente essere semplici disonesti per avviare certi traffici, solo soggetti gravemente disturbati (ad es. gravi sociopatie) possono trovare percorribili simili progetti criminosi. Altre volte viene chiamato in causa il satanismo, di persone affascinate da satana ne circolano infatti molte, ma si limitano di solito a scambi culturali e blandi riti che offendono solo la morale o la fede, solo uno sciocco o un paranoico potrebbe pensare che sia facile trovarne un folto gruppo disposte addirittura a veri e propri sacrifici di sesso e sangue infantile. Non possono mica essere tutte delle folli e sadiche criminali le maestre di Rignano!
Il buon senso escluderebbe dunque entrambe le possibilità. Ecco forse l'uovo di Colombo: cancelliamo entrambe le ipotesi, nessuna delle due ci piace e ci sembra umana.
Peccato, questa soluzione si scontra purtroppo con la realtà: i bambini di Rignano esistono, soffrono (davvero) e fanno affermazioni bizzarre (molto). Queste sono le uniche certezze innegabili.

Nel 1998, il film Sliding Doors ci presentava due possibili vite alternative della bella Helen (Gwyneth Paltrow), entrambe molto realistiche, lasciando allo spettatore il piacere di scegliere la sua preferita, o anche di ricordarle entrambe. La vicenda di Rignano Flaminio ci pone di fronte ad una scelta simile, ma tra due storie entrambe folli. E soprattutto, a differenza del cinematografo, i bambini dell'asilo Olga Rovere ci impongono di decidere da che parte stiamo: vietato astenersi fino alla fine del film e poi tornare ad occuparsi d'altro, questa non è mica fiction.
A meno che qualcuno non proponga una terza spiegazione, finalmente plausibile e facile per tutti da digerire (ma finora nessuno), dobbiamo dunque tutti riconoscere che almeno una delle due bizzarre storie è davvero avvenuta a Rignano, qualcosa che prima non avremmo pensato che potesse appartenere alle normali vicende umane. Una e solo una deve essere falsa, l'altra invece deve proprio essere successa.

Questo è il punto più importante e difficile da accettare, perchè contro-intuitivo: le due ipotesi, entrambe così assurde e apparentemente irragionevoli se prese isolatamente, diventano invece entrambe credibili per il semplice fatto che, rifiutando l'una delle due, siamo costretti implicitamente ad affermare per vera l'altra, che sembra altrettanto bizzarra, irragionevole, disumana. Se vogliamo pensare che le mamme dei bambini accusatori di Rignano non possono essere tutte così ansiose e invase da un furore isterico, siamo costretti ad ammettere che in una scuola operava un incredibile gruppo di orchi disumani travestiti da maestre. E viceversa!
Abbiamo assistito in televisione ad un esempio lampante di quanto inevitabilmente assurda debba essere questa situazione, durante uno speciale di Matrix (puntata del 18/5/2007, parte 3), a partire da una velenosa ma motivata contestazione del signor Luciano Giugno, marito di una delle maestre indagate, che alludeva ai possibili interessi economici esistenti anche dalla parte di chi denuncia. Buffo il tentativo dell'avvocato di parte civile di garantire che quelle famiglie non gli sono proprio sembrate il tipo di persone che farebbero certe cose per interesse, sostenuto subito dal solito "buon senso" della Palombelli. Messi sotto accusa, essi non si accorgevano di utilizzare proprio lo stesso tipo di argomentazione di buon senso dei difensori delle maestre: a chi di noi quelle maestre un po' attempate possono sembrare il tipo di persone che imbastisce un mercato pedo-porno-satanista? In quel passaggio televisivo, la cruda realtà di un inevitabile doppio orrore alternativo è stata molto evidente, quale che sia la verità che la giustizia vorrà alla fine sancire.

I casi come quello di Rignano Flaminio ci costringono dunque a schierarci, a violentare il nostro stesso buon senso per farci sostenere ciò che appare quasi impossibile: l'esistenza di un gruppo orrendamente organizzato e feroce di pedofili; oppure l'esistenza di fenomeni di isteria collettiva che producono false dichiarazioni o addirittura false memorie di abuso nei piccoli.
Chi volesse escludere entrambi gli estremi per immaginare una (inesistente) realtà di mezzo, più moderata e più conforme ai suggerimenti del comune buon senso, starebbe in realtà commettendo un errore logico, la cosiddetta fallacia di "Metà Campo".
Rignano e gli altri casi simili sono invero dei referendum popolari obbligati: chi buttiamo giù dalla torre, le famiglie o le scuole?
Coloro che invece volessero negare entrambe le storie di Rignano, alla luce della loro improbabilità, pur compiendo un atto apparentemente di buon senso, starebbero in realtà negando la realtà stessa: un gruppo di bambini sta facendo affermazioni molto gravi e con molta sofferenza, non può essere frutto solo di un caso, una svista, una occasionalità passeggera.
Alla luce di tutto ciò, scopriamo allora almeno una certezza di cui fidarci e da cui ripartire: l'unico sbaglio, garantito al 100%, è proprio quello di appellarsi al buon senso per "capire" i casi di presunto abuso ritualizzato come Rignano, perchè Rignano Flaminio, Brescia, Vallo della Lucania, il caso delle suore di Cazzano, il caso dei Bambini di Satana, il Rione dei Poverelli di Torre Annunziata, i casi della bassa modenese, indipendentemente da quale sia stata la verità in ciascuno di essi, in nessun modo possono essere vicende di buon senso.

In questo errore, in questo sbagliato tentativo di semplificare e razionalizzare sul rassicurante terreno del buon senso, ci siamo caduti un po' tutti, quando abbiamo cercato di sostenere la nostra teoria semplicemente evidenziando che quella alternativa era troppo assurda:
  • ci cadono i colpevolisti, quelli come Massimiliano Frassi che sul suo blog ironizza in continuazione su quanto sia strana la teoria dei bambini divenuti tutti bugiardi; ma anche tutti coloro (giornalisti, giudici, psicologi) che continuano a ripetere che è troppo strano che i bambini possano inventare cose simili, per cui devono essere per forza successe;
  • allo stesso modo ci cadono gli innocentisti, che vorrebbero poter categoricamente escludere gli abusi solo perchè sono troppo assurdi per sembrare veri. L'abbiamo fatto spesso anche noi stessi su questo blog, ad esempio nell'articolo in cui abbiamo ragionato su quanto fosse statisticamente improbabile trovare casualmente quattro maestre pedofile in una stessa scuola.
In entrambi i casi, un modo intrinsecamente sbagliato di affrontare la questione. Insomma, il caso non si risolve solo contestando l'ipotesi opposta, usando gli strumenti del buon senso, della plausibilità, della compatibilità con l'essere umano. Distruggere l'avversario d'opinione sulla base dell'assurdità della sua ipotesi non serve, perchè anche se ci riuscissimo resteremmo soli, con in mano una spiegazione che alla luce del buon senso è altrettanto strana.
A questo gioco alla reciproca contestazione, a screditarsi usando anche l'arma del sarcasmo, abbiamo partecipato molto attivamente, non vogliamo certo nascondere la mano che ha lanciato diversi sassi contro le ipotesi delle onlus, dei girasoli, dei gastroenterologi canadesi, dei fedeli del CISMAI... Abbiamo cominciato a farlo in un momento in cui la gran parte dell'opinione pubblica sembrava univocamente dar credito alle accuse contro le maestre, perchè non si reputava possibile l'isteria e la bugia collettiva dei bimbi, pochi sembravano accorgersi in prima battuta che altrettanto improbabile era la follia sadico-pedofila estesa a tante maestre. Sulla bilancia dell'opinione pubblica, i sassolini del comune buon senso erano stati messi quasi tutti sul piatto che dava ragione ai bambini, questo "backlash blog" nasce solo per aggiungere qualche sassolino anche sul piatto delle maestre. Adesso in Italia la prima ondata marea sembra passata, anzi pare che si stia invertendo il suo flusso, è ora di trovare una sintesi su basi più concrete (ma non sarà questa la sede).

Nei nostri intendimenti, quanto finora argomentato in questo articolo sarà la base di partenza imprescindibile per alcune successive riflessioni, spero che qualcuno avrà ancora la pazienza e l'interesse di leggerle nei prossimi aggiornamenti di questo blog.

Per adesso, solo un fermo proposito: contestare sistematicamente chi vuol ragionare sui casi di abuso ritualizzato appellandosi esclusivamente allo stupore, al buon senso, all'umanità, ai buoni sentimenti, all'orrore...
Il buon senso e l'emotività sono strumenti del pensiero umano da cui siamo tutti abituati a farci guidare sulla strada giusta, un navigatore cognitivo che sembra funzionare correttamente in gran parte d'Italia, il TomTom delle scorciatoie per la comprensione immediata del bene e del male. Oggi scopriamo che il software non ha purtroppo mai ricevuto l'indispensabile aggiornamento contenente le mappe delle città di Rignano Flaminio, di Brescia, di Bergamo, di Vallo della Lucania, di Torre Annunziata, della bassa modenese...
Lì è inutilizzabile e rischia solo di trascinare verso i burroni che fanno quadrato attorno a Rignano: il ridicolo, il fanatismo, la caccia alle streghe, l'impunità della pedofilia vera.

Ugo

sabato 2 giugno 2007

Kyle Zirpolo: «I'm sorry»

Il fatto che i bambini possano mentire quando posti sotto pressione dalle domande dei genitori o di un dottore è ovvio. Eppure viene contestato ferocemente, come se qualcuno volesse sostenere che gli angeli non mentono mai.
Usiamo ancora il confronto con quanto avvenuto all'estero. Il più noto caso americano di false denunce di abusi rituali in un asilo è il caso della preschool McMartin (si veda ad esempio qui, o anche la voce su Wikipedia), del quale si parla ormai spesso anche qui da noi nei blog come di una Rignano Flaminio a stelle e strisce di 20 anni fa.
Il caso McMartin per anni è stato studiato estensivamente dagli psicologi per comprendere scientificamente i meccanismi della suggestione di bambini che possono produrre false e gravissime denunce (ad es. Garven et al, 1988; o ancora dal Committee of Concerned Social Scientists).

Del caso McMartin è interessante il fatto che i bambini che allora accusarono le maestre (stesso tipo di accuse di Brescia e Rignano, stessa vicenda processuale, stessa inconcludenza delle indagini che non trovarono nessun riscontro oggettivo), oggi hanno tutti passato i 25 anni.
Ed uno di loro, oggi, ha raccontato la sua verità. In una intervista ormai celebre, rilasciata nell'ottobre del 2005 alla giornalista Debbie Nathan per il L.A. Times, il signor Kyle Zirpolo ha chiesto scusa. Ha chiesto scusa alle persone che egli nel 1984, ad 8 anni di età (si chiamava allora Kyle Sapp), sotto la pressione di interrogatori incalzanti, aveva accusato di orrendi abusi.

Ciò che è più interessante di questa testimonianza non è tanto il fatto stesso della falsità delle accuse che Kyle aveva pronunciato, quanto la descrizione dal punto di vista del bambino delle pressioni subite nei continui interrogatori, in cui l'interlocutore faceva ben capire di non accettare una risposta negativa e ripeteva le domande e le imbeccate finchè il bambino non si adeguava alle aspettative dell'adulto. L'abbiamo visto fare allo stesso modo ad alcuni genitori di Rignano nelle tristi video-testimonianze poi depositate dalla procura. Non sappiamo se lo stesso abbia fatto la consulente Fraschetti nei suoi interrogatori non filmati e non sappiamo se cose simili avvenivano nelle inopportune riunioni dei genitori dell'AGERIF, psicodrammi con la presenza e partecipazione dei bambini. Ma sarebbe molto ingenuo non sospettarlo.

Il testo integrale dell'intervista è reperibile in lingua inglese originale su diversi siti, ad esempio qui con anche un commento di Debbie Nathan sull'approccio a Kyle e alcune considerazioni del famoso psicologo sperimentale James M. Wood (uno dei miei preferiti, ndr) che ha studiato il modello delle suggestioni usate nelle indagini sulla McMartin.
Qui invece il sito di Debbie Nathan (coautrice del classico Satan's Silence) e del NCRJ.

Alcuni passaggi salienti dell'intervista a Zirpolo:
  • we drove there, our whole family. I remember waiting ... for hours while my brothers and sisters were being interviewed. I don't remember how many days or if it was just one day, but my memory tells me it was weeks, it seemed so long. It was an ordeal. I remember thinking to myself, "I'm not going to get out of here unless I tell them what they want to hear."
  • I remember them asking extremely uncomfortable questions about whether Ray touched me and about all the teachers and what they did-and I remember telling them nothing happened to me. I remember them almost giggling and laughing, saying, "Oh, we know these things happened to you. Why don't you just go ahead and tell us? Use these dolls if you're scared." Anytime I would give them an answer that they didn't like, they would ask again and encourage me to give them the answer they were looking for. It was really obvious what they wanted. I know the types of language they used on me: things like I was smart, or I could help the other kids who were scared. I felt uncomfortable and a little ashamed that I was being dishonest. But at the same time, being the type of person I was, whatever my parents wanted me to do, I would do.
  • I don't think they thought I was telling the truth, just that I was telling the same stories consistently, doing what needed to be done to get these teachers judged guilty. I felt special. Important. It always seemed like I was thinking. I would listen to what my parents would say if they were talking, or to what someone else would say if we were being questioned at the police station or anywhere. And I would repeat things.
  • The lawyers had all my stories written down and knew exactly what I had said before. So I knew I would have to say those exact things again and not have anything be different, otherwise they would know I was lying. I put a lot of pressure on myself. At night in bed, I would think hard about things I had said in the past and try to repeat only the things I knew I'd said before. I remember describing going to an airport and Ray taking us somewhere on an airplane. Then I realized the parents would have known the kids were gone from the school. I felt I'd screwed up and my lie had been caught-I was busted! I was so upset with myself! I remember breaking down and crying. I felt everyone knew I was lying.
  • the lying really bothered me. One particular night stands out in my mind. I was maybe 10 years old and I tried to tell my mom that nothing had happened. I lay on the bed crying hysterically — I wanted to get it off my chest, to tell her the truth. My mother kept asking me to please tell her what was the matter. I said she would never believe me. She persisted: “I promise I’ll believe you! I love you so much! Tell me what’s bothering you!” This went on for a long time: I told her she wouldn’t believe me, and she kept assuring me she would. I remember finally telling her, “Nothing happened! Nothing ever happened to me at that school.” She didn’t believe me.
Un pezzo fondamentale, una delle più lampanti evidenze a sostegno della teoria della suggestione e dell'induzione, una lezione dal vivo di psicologia della testimonianza minorile, che dovrebbe far riflettere gli scettici ed i finti tonti. Ma temo che colui che non ha orecchie per intendere, non intenderà neanche stavolta.

Ugo

venerdì 1 giugno 2007

Manifesto


Negli ultimi 4-5 anni, anche in Italia come in molti altri paesi prima di noi, si sono moltiplicati casi di cronaca che hanno sollevato l'orrendo sospetto che alcune scuole, asili o istituti di cura dell'infanzia siano state fatte teatro di orrende azioni da parte di gruppi organizzati di pedofili, pedopornografi o satanisti: Brescia, Rignano Flaminio, Vallo della Lucania, ma altri probabilmente se ne aggiungeranno.
Per fortuna quasi mai finora in questi casi, né in Italia né nel mondo, sono emerse prove oggettive che confermassero tali sospetti, che emergono solo dalle fragili testimonianze di bambini (invariabilmente sottoposti a forti pressioni), e che descrivono spesso situazioni talmente bizzarre o irreali da non risultare ragionevolmente credibili. Possiamo dunque ancora ragionevolmente sperare che in quelle scuole non siano avvenuti fatti orrendi quali quelli descritti nelle accuse. Per ora, sto dalla parte di chi ancora crede che la società non sia così marcia e non sia ancora tanto infiltrata dal male.
Invece, purtroppo, ciò che invariabilmente in tutti questi casi è emerso sono alcune gravi carenze deontologiche, procedurali, tecniche e culturali da parte di uno o più tra gli stessi professionisti incaricati dallo Stato di valutare questi casi, far rispettare legge e giustizia e proteggere la comunità: magistrati, inquirenti, psicologi, neuropsichiatri, criminologi, altri consulenti. Per ora, sto dalla parte di chi purtroppo teme che gli organi deputati alla giustizia siano infiltrati da un numero intollerabile di incapaci.
Il pregiudizio, la sciatteria metodologico-culturale e la mancanza di deontologia professionale da parte un tecnico incaricato di svolgere il proprio lavoro è un crimine, che di fronte a questioni talmente delicate e socialmente pericolose diventa un abominio, che va fermato e sanzionato.

Questo blog nasce esplicitamente come spazio di controinformazione rispetto alla propaganda allarmistica ed ingiustificata di chi vorrebbe oggi diffondere l'idea dell'esistenza di estese ed organizzate reti di pedofili che in Italia e nel mondo starebbero attaccando le nostre scuole.
All'esistenza di simili organizzazioni sarò disposto a credere solo quando se ne vedranno i segni oggettivi della presenza, e quando ciò sarà chiaramente confermato dagli strumenti pubblici di indagine e giustizia (scrivo "confermato", dunque non solo e doverosamente sospettato o indagato). Ciò non è ancora mai avvenuto nel nostro o in altri paesi, quella delle organizzazioni di pedofili che starebbero assediando alcune nostre scuole è al momento una semplice ipotesi di alcuni, lecita, ma finora infondata e bastata solo sui racconti di alcuni bambini. Va contrastato il tentativo di imporla a tutti come una realtà, facendo leva sul pregiudizio popolare e su timori ancestrali ai quali non si dovrebbe concedere di rubare tanto spazio al ragionamento giudiziario e scientifico intelligente.

Questo blog osserva con particolare attenzione e preoccupazione l'attività di propaganda che proviene dall'associazione anti-pedofilia Prometeo onlus di Bergamo e dal suo presidente Massimiliano Frassi, il quale attraverso il proprio blog si pone in prima fila tra i campioni della propaganda allarmistica ed invade il web con un flusso di informazioni spesso faziose e pregiudiziali (tra cui anche dati statistici ed epidemiologici infondati e cammuffati in veste di dati scientifici). Propaganda che viene poi replicata ed amplificata su molti altri organi di informazione, spesso senza un minimo senso di critica e di deontologia giornalistica.
Ancora più grave, Massimiliano Frassi si è talvolta distinto per aver impunemente accusato di favoreggiamento della pedofilia o addirittura di collusione con le organizzazioni di pedofili coloro che non la pensavano come lui o presentavano fatti alternativi ai suoi, dimostrando in ciò un atteggiamento incivile, ignorante e socialmente pericoloso, mirato a spaventare l'interlocutore minacciandolo ed impedendo così un normale confronto oggettivo ed argomentato.

Credo fermamente nella libertà di espressione e nella circolazione delle idee. Questo mio blog non sarebbe mai nato se da parte di soggetti come l'associazione Prometeo ci si fosse limitati a diffondere le proprie idee, per quanto spesso in disaccordo con le mie. Ognuno si assume la reponsabilità di ciò che dice e non va censurato da chicchessia, se non nei casi già previsti dalla legge.
Sono però estremamente preoccupato del fatto che, a soggetti come l'associazione Prometeo, che fa della propaganda allarmistica, del pregiudizio contro l'estraneo e della caccia al pedofilo la propria bandiera ed il proprio vanto, viene concessa la possibilità di entrare in contatto diretto con i soggetti di una vicenda giudiziaria, in alcuni casi assumendo addirittura ruoli pubblici: ad esempio raccogliendo le testimonianze ed informative dagli stessi bambini o dalle loro famiglie, oppure fornendo loro consulenza e servizi di sostegno psicologico alle presunte vittime di abuso (prima che questo sia accertato).

I bambini testimoni di possibile abuso, le loro famiglie ed i loro rappresentanti civili devono essere avvisati rispetto alla faziosità ed alla pregiudizialità delle informazioni su cui si fonda l'attività di alcuni gruppi, come l'associazione Prometeo.
Poi ognuno scelga liberamente da chi farsi consigliare nei processi e da chi far ascoltare e curare il disagio dei propri bambini, e paghi sulla pelle propria le conseguenze di una eventuale scelta sbagliata.

Ugo (il nome è fittizio)


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