sabato 31 ottobre 2009

Multi-tasking

Il 29 di ottobre ha fatto scandalo la liberazione di due fiancheggiatori della banda di rumeni che il 22 gennaio scorso stuprarono una ragazza a Guidonia:
  • "Come sia accaduto che da ieri i due ventenni Mugurel Goia e Ionut Barbu, così si chiamano i fiancheggiatori, non abbiano più l'obbligo di dimora, si spiega con tre parole: "scadenza dei termini" è scritto nell'ordinanza. Liberi quindi, perché il pm - dopo la chiusura dell'indagine - non ha ancora formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio, sia per loro che per gli altri quattro connazionali, accusati della violenza. Una notizia che per l'intera comunità di Guidonia, è come un pugno nello stomaco. E non si dà pace neanche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. "E' uno scandalo". Ripete la frase tre volte, a voler rimarcare che questo per la città e per tutte le donne "è un segnale devastante. La magistratura, la macchina della giustizia, si deve rendere conto che così non si va da nessuna parte".
Tra i commenti più duri, segnaliamo un articolo uscito oggi sul quotidiano Il Legno Storto a firma di Davide Giacalone:
  • "Attenti, perché è peggio di quel che sembra. Il fatto: il 22 gennaio scorso, a Guidonia, una ragazza è aggredita e stuprata, cinque giorni dopo i carabinieri arrestano i presunti autori ed i complici, che ne hanno agevolato la fuga. Ci sono le confessioni, perché uno racconta che erano ubriachi e che avevano già provato, poche ore prima, ad aggredire un’altra coppia. Ci sono le prove, perché alla ragazza portarono via il telefono cellulare, con il quale uno dei criminali aveva chiamato casa. Fine della storia, e inizio della vergogna. Il pubblico ministero di Tivoli riceve le carte di un caso già risolto in partenza. E’ lo stesso pm che ha gestito l’accusa contro le maestre di Rignano, sospettate di pedofilia. Anche questa volta il suo nome rimbalza dalle agenzie alle televisioni, per planare sui giornali. Qui non lo faccio, il suo nome, perché tradizionalmente avverso al narcisismo giudiziario, e non lo faccio nemmeno per chiederne l’allontanamento dalla magistratura, perché provvedimenti di questo tipo non devono essere reclamati o istigati, bensì dovrebbero essere immediatamente vagliati da chi di competenza".
Il nome che Giacalone non fa, è quello del dott. Marco Mansi, sostituto procuratore a noi ben noto perchè da ben tre anni conduce la sgangherata inchiesta sui fatti di presunta pedofilia a Rignano Flaminio, una colossale bufala già in gran parte sconfessata dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione.
Fortuna che per il caso di Rignano, la procura finalmente è giunta ad una richiesta di rinvio a giudizio e l'udienza preliminare si è aperta proprio ieri, 30 ottobre, innanzi al GUP dott. Pierluigi Balestrieri. Il nome del PM Mansi si è ritrovato così sui giornali in due giorni successivi, una volta come accusato ed una volta come accusatore.

Quella di Rignano è una vicenda giudiziaria che si trascina da anni, non tanto per la sua complessità, quanto per il pervicace tentativo degli inquirenti di trovare prove di stupri pedosatanisti, avvenuti forse solo nelle ansiose fantasie di alcuni genitori, attraverso perizie psicologiche sempre più lunghe ed inutili e con ripetute scampagnate alla ricerca di sempre nuovi "casolari dell'orrore" (cfr. "Ritenta, sarai più fortunato"). Un impegno che evidentemente sottrae tempo al lavoro della procura su casi reali di violenza, un effetto collaterale che si produce quando gli inquirenti si buttano a pesce su una ipotesi colpevolista precostituita e rinunciano al proprio ruolo di filtro delle possibili false accuse per falsi abusi.

Adesso anche Giacalone si pone delle domande su come abbia passato il suo tempo il PM Mansi nel 2009, dopo l'incarico delle indagini sullo stupro di Guidonia:
  • "Insomma, il caso era chiuso pochi giorni dopo essere stato aperto, ma solo a giugno il nostro fulmine togato dichiara di avere terminato l’inchiesta (che ha fatto?). Passano i giorni, le settimane, i mesi. Ci sono le vacanze e, per giunta, lui chiede ed ottiene il trasferimento a Roma, quale premio per il gran bel lavoro svolto. Si arriva alla fine di ottobre e, oibò, che ti va a capitare? Sono scaduti i termini della custodia cautelare e lui non ha avuto il tempo e la serenità mentale per ricordarsi di chiedere il rinvio a giudizio dei due favoreggiatori, che se ne vanno liberi e fanno marameo. A gennaio scadono quelli per i violentatori". E giunge ad augurarsi che qualcuno nella magistratura di loro chieda "che il collega sia licenziato, con disonore".

Ci viene in soccorso l'avv. Carlo Taormina, legale di parte civile per le famiglie rignanesi accusanti, il quale ieri è uscito dalla prima udienza preliminare con una serie di dichiarazioni (riprese dall'articolo del Il Tempo di Roma) che rilanciano il suo stile della strategia dell'annuncio e ci danno un indizio su quali potrebbero essere stati gli impegni che hanno tenuto troppo occupato il PM Mansi:
  • «Da circa un mese - ha spiegato l'avvocato di parte civile - il pm sta lavorando su una nuova pista: nell'inchiesta potrebbero rientrare personaggi già coinvolti e poi usciti di scena».
Ecco, appunto, lo vedi che stava cacciando streghe per noi tutti?
A 3 anni e 3 mesi dalle prime denunce: fusse che fusse la vorta bbona?
Buon lavoro.

Ugo


P.S. ancora a proposito delle dichiarazioni di Carlo Taormina, c'è qualcosa che non ci suona affatto bene, laddove il famoso avvocato si rivolge così ad una delle persone indagate (la bidella di cui perfino la procura aveva già chiesto l'archiviazione):
  • «La signora Lunerti può stare tranquilla perché avrà il processo che merita».