giovedì 23 luglio 2009

Le parole non dette agli Stati Generali del CISMAI

Tira vento di novità nel CISMAI, dopo il cambio di guardia alla presidenza ove siede da quest'anno il dott. Andrea Bollini (insegnante ed esperto di epidemiologia dell'abuso, proveniente dal "Centro Studi Sociali" della Fondazione Maria Regina di Scerne di Pineto, Teramo):
  • è stato recentemente rinnovato il portale web societario (azzerando purtroppo la corrispondenza dei vecchi link, compresi tutti quelli provenienti dal nostro blog), che viene adesso aggiornato con frequenza molto maggiore ed interessante ricchezza di contenuti;
  • è stata lanciata soprattutto l'ambiziosa iniziativa degli "Stati generali sul Maltrattamento all'Infanzia in Italia", programmata in quattro giornate seminariali preliminari nel 2009, che saranno concluse da un convegno nazionale a Roma nel febbraio 2010. All'iniziativa ed alla preparazione dei documenti congressuali, il CISMAI dedica anche un apposito blog di discussione.

Tra i materiali proposti dal nuovo sito del CISMAI, spicca per interesse il seguente report inserito il 15/07/09:
Si tratta di un documento di indirizzo nel campo della prevenzione, ricco ed equilibrato, dal quale estrapoliamo oggi alcune indicazioni interessanti a proposito dei programmi di prevenzione anti-abuso condotti sui bambini a scuola.


Programmi di prevenzione primaria ed efficacia

Il report WHO-2006 riassume nella Tabella 3.1 (pag. 37) l'insieme di tutte le possibili forme di intervento preventivo al maltrattamento su minori. Tra gli interventi a livello di individuo, vengono segnalati anche i programmi mirati a bambini tra i 3 e gli 11 anni, intesi a "Formare i minori affinché riconoscano e evitino situazioni di abuso potenziale". I corsi di prevenzione primaria, effettuati con interventi di educazione sessuale ai bambini delle scuole rientrano in questa categoria.
Si noti tuttavia che la tabella 3.1 non è molto selettiva:
  • "presenta la tipologia di strategie di prevenzione, comprendendo quelle di comprovata, promettente e non chiara efficacia. (...) Al momento della redazione del presente documento, sono carenti i dati che dimostrino l’efficacia di gran parte di questi interventi; laddove sono disponibili dati sufficienti, provengono in gran parte da paesi ad alto reddito. Informazioni pratiche dettagliate riguardo alla progettazione e sviluppo di particolari strategie di prevenzione sono disponibili in diverse pubblicazioni e su internet". (pag. 36-37)
Se proseguiamo la lettura per verificare lo specifico dei corsi di prevenzione primaria nelle scuole, si evidenzia che proprio quest'area di intervento rientra tra quelle di efficacia incerta (Cap. 3, pag. 43-44):
  • Formare i minori a evitare potenziali situazioni di abuso - "Programmi di questo tipo sono progettati per insegnare ai minori come riconoscere le situazioni pericolose e dar loro gli strumenti per proteggersi. Il concetto principale dei programmi è che i bambini possiedono e possono controllare l’accesso al proprio corpo e che ci sono tipi differenti di contatto fisico. Viene loro insegnato come riportare ad un adulto una situazione dove gli è stato chiesto di fare qualcosa che essi hanno percepito come imbarazzante. I ricercatori sono d’accordo sul fatto che i bambini possono sviluppare conoscenza e acquisire abilità per proteggersi dall’abuso. Non è certo, però, se queste capacità siano mantenute nel tempo e se effettivamente proteggano il minore da ogni tipo di situazione d’abuso, particolarmente se il colpevole è qualcuno che il minore conosceva bene e nel quale riponeva fiducia. E’ necessario quindi dimostrare scientificamente che queste competenze acquisite sono effettivamente efficaci per prevenire il maltrattamento in situazioni di vita reale".
Il report rinnova così anche l'indicazione che questi corsi abbiano un tallone di Achille proprio in quei casi in cui l'abusante sarebbe un familiare o un altro care-giver abituale, situazione che si verifica in appena l'80-90% dei casi. Come già avemmo modo di denunciare, questi corsi rischiano di ferire anche duramente la gran parte dei bambini davvero abusati, solo nel tentativo (neanche chiaramente efficace) di andare a caccia degli orchi dietro l'angolo della strada o del "lupus in fabula", molto più rari.
Ma forse più interessanti e redditizi per le associazioni anti-pedofilia.


Le parole non dette da Alberto Pellai

La questione si riallaccia alla polemica che il nostro blog sta conducendo nei confronti del dott. Alberto Pellai, autore di "Le parole non dette" (Franco Angeli, 3a ed., 2004), un manuale di prevenzione in cui viene descritto il metodo di educazione sessuale anti-abuso, che il gruppo di Pellai e delle ASL milanesi hanno già per alcuni anni estesamente applicato a migliaia di scolari della popolazione lombarda (ci risulta che da un paio d'anni il programma abbia subito un rallentamento, da quando non viene più sovvenzionato pubblicamente e grava sulle casse dei singoli istituti scolastici che possono decidere di proporlo ai propri studenti).

Il dott. Pellai ha finora sempre dichiarato grande fiducia nell'utilità reale dei corsi anti-abuso che propone; ad es. nella presentazione di uno di essi (Canton Ticino, dicembre 2002) egli si diceva convinto che "concretamente i bambini che hanno seguito un percorso di prevenzione hanno un rischio dimezzato di diventare vittime di abusi sessuali".
In "Italian Factory" abbiamo già fatto notare che i report governativi statunitensi non prendono altrettanto per oro colato i dati delle ricerche selezionate da Pellai per darsi ragione.

Adesso, la pubblicazione della traduzione del report WHO-2006 conferma ancora inequivocabilmente a Pellai ed a tutti i membri del CISMAI che l'efficacia dei programmi scolastici di prevenzione primaria non può dirsi scientificamente accertata. Se ne terrà conto, negli Stati Generali?

Scopriamo che al seminario di Bologna, per parlare di buone prassi nel settore, è stato invitato ancora il dott. Pellai:
Non disponiamo del testo del suo intervento bolognese e per leggere il documento finale del CISMAI dovremo attendere febbraio 2010.
Possiamo citare tuttavia la testimonianza del blogger Il Giustiziere, che era presente a Bologna ed ha scritto sull'evento l'articolo "L'altra faccia della medaglia", in cui riassumeva così le proprie impressioni:
  • "la sensazione di un radicamento delle sue convinzioni a dispetto delle critiche sembrava essersi formato in lui. Prevenzione primaria antipedofila da effettuarsi a tutta la popolazione, descrizione (molto furtiva per la verità) del suo programma "Le parole Non dette", racconti di abusi scoperti dalla sua ricerca (ma senza specificare il metodo di raccolta dati), i 40 minuti di Pellai sfilavano via con grande piacere (...)"
Pare che anche stavolta siamo fermi alle sole buone intenzioni, ma resteranno deluse le nostre speranze in una maggiore consapevolezza critica sui reali esiti degli interventi.

Le "parole davvero non dette" agli Stati Generali di Bologna, sono state ancora una volta quelle di ragionevole prudenza, rispetto ai soliti strumenti propinati senza molti solidi riscontri.

Ugo

mercoledì 22 luglio 2009

Colpo di frusta a Castiglione d'Adda

"NON È PIÙ lo stesso uomo Davide Parini. Il carcere lo ha segnato nel volto e nei gesti, i sedici mesi e mezzo passati fra i «protetti» (l’infamante sezione di pedofili e stupratori) del carcere di Cremona si vedono tutti nel pallore e nel convulso intrecciarsi delle mani che non hanno pace, che disegnano nell’aria spiegazioni a quello che non si può spiegare: un figlio che ti accusa di averlo violentato «sapendo di raccontare il falso. Solo per vendicarsi di chissà cosa». Gli ha fatto tanto male quella bugia a Davide, ha devastato anche sua moglie Anna. E ha strappato adolescenza, giovinezza e infanzia ai sei figli (cinque adottivi e una naturale) e ai diciassette bambini in affido. Un male terribile, che in parte è stato lenito dalla sentenza di piena assoluzione decisa dai giudici di Lodi. Davide è tornato a casa da quel che resta della sua grande, grandissima famiglia. «Cercherò di riprendermi la mia vita», dice. Quello che vuole adesso questo quarantottenne che ha perso tutto in una manciata di secondi". (fonte: Il Giorno Lodi del 09/07/09)

In questo articolo, si sta raccontando il rientro a casa di un uomo, "il papà di Castiglione d'Adda" (localmente ben noto per la comunità-famiglia di cui era padre e gestore assieme alla moglie Anna Interlandi), a quanto pare ingiustamente accusato di atti di violenza sessuale su Kostantin, un ragazzino tra i tanti che erano stati dati loro in affidamento, il quale aveva:
  • "raccontato a colleghi di lavoro e quindi segnalato al “Telefono azzurro” di aver subito per due anni pesanti attenzioni dal padre. Questo, con una perizia che lo ha ritenuto attendibile e quindi una perquisizione che ha evidenziato uno stato di disordine, in una casa con oltre dieci minori, di primo mattino, sono stati i cardini dell’accusa".
Non mancava dunque la solita perizia che attesta l'attendibilità di un racconto, manca invece dal resoconto il nome dell'esperto dotato di simili poteri.
Tuttavia le accuse di Kostantin non sono state credute dal giudice Angela Scalise e così Parini è stato assolto in primo grado poiché il fatto non sussiste, dopo ben 17 mesi di ingiusta reclusione.
Sul caso del sig. Parini non abbiamo notizie né altro da aggiungere oltre a quanto già scritto sui giornali, la sua storia ci sembra assomigliare a tante altre in cui una accusa di violenze sessuali è stata presa per buona forse con troppa velocità e veemenza da parte di alcuni rappresentanti dello Stato. Anche la Procura di Lodi sembra esserci andata giù pesante:
  • "L’arresto era scattato nel febbraio dello scorso anno, su richiesta del pubblico ministero Paolo Bargero, e la scarcerazione era stata concessa solo settimana scorsa, a pochi giorni dallo scadere dei termini di custodia cautelare. Il pm Daria Monsurrò aveva chiesto otto anni di carcere, i legali del figlio adottivo che aveva denunciato il padre un milione e 175mila euro di risarcimento, il comune di Castiglione altri 50mila euro per le spese per mantenere in comunità i figli allontanati, e inoltre i cinque minori individuati come potenziali parti offese dalla procura, per i soli maltrattamenti, avevano chiesto ciascuno 25mila euro."
Tanto sicuri della colpevolezza, da non vedere di buon occhio chi portasse elementi a sua discolpa o a suo sostegno:
  • "Drammatico il processo, con decine di udienze, tre testimoni a favore della famiglia indagati per “falsa testimonianza” e la signora Interlandi denunciata per “subornazione di teste”.
Difficile però che si venga mai a sapere di azioni penali contro "falsa testimonianza" o "subornazione di teste", quando comportamenti di tal risma sono condotti dagli accusanti, una sorta di immunità garantita chissà perchè dalle procure, a chiunque abbia il merito di puntare il dito contro un presunto pedofilo.
Invece, osserviamo purtroppo in crescita la tendenza a muovere accuse penali anche a soggetti prossimi, per fare terreno bruciato attorno al presunto pedofilo e colpire preventivamente chi osa prenderne le parti. Una azione penale talvolta giustificabile, ma altrettanto spesso usata invece solo con finalità intimidatoria e su base del tutto pregiudiziale (già tristemente nota da casi storici di errore giudiziario e falso abuso come quello del tassista Marino Viola).
Un caposaldo del giustizialismo in stile-CISMAI, che mira ad una politica repressiva dura ed estesa a quanti più soggetti possibile, come sempre indifferente al rischio di errore.

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Sulla vicenda giudiziaria del papà di Castiglione, merita citare infine un elemento che lo potrebbe accomunare al caso dei fratellini di Basiglio, ingiustamente allontanati da casa solo per un disegno osé che neanche avevano fatto. Come fece il loro difensore avv. Martinez, anche a Lodi adesso gli avvocati difensori di Parini promettono battaglia contro gli operatori sociali che avrebbero contribuito a far montare oltre il dovuto una presunta calunnia:
  • «È una bellissima notizia», dice l’avvocato di Parini, Sonia Orgiu. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. E il legale annuncia: «Procederemo contro quelle persone (una assistente sociale e un vigile urbano, ndr) che hanno condizionato emotivamente i tecnici chiamati in causa dalla Procura per valutare le condizioni di Kostantin. La Procura non ha potuto valutare serenamente i fatti» (fonte);
  • "il verdetto accolto da un silenzio irreale e subito dopo da una gioia composta, con la soddisfazione delle tre avvocatesse milanesi (Maria Vaciago, Sonja Orgiu e Marzia Centurione Scotto) schierate per giocare fino all’ultimo le carte di una difesa che un’accusa così rende ancora più difficile. «La giustizia ha fatto il suo corso – dice l’avvocato Vaciago -. Noi abbiamo evidenziato la problematicità del ragazzo che ha lanciato l’accusa, le sue contraddizioni, abbiamo ipotizzato che si fosse sentito discriminato rispetto agli altri figli perché l’adozione era stata avviata più tardi, quando era già maggiorenne. Ma non credo proprio che a questo punto i genitori vogliano procedere contro di lui per calunnia». Sedici mesi di carcere però sono tanti per un innocente: «Secondo noi la procura ha fatto il suo lavoro correttamente - aggiunge l’avvocato Orgiu -. Ma si è basata su perizie e ricostruzioni che a loro volta riteniamo fossero viziate dalla ricostruzione del quadro familiare fatta da assistenti sociali. E contro di loro invece abbiamo intenzione di andare avanti. Se non avessero scritto certe cose, forse gli inquirenti si sarebbero resi conto prima delle contraddizioni dell’accusatore»". (fonte)
Dal nostro blog, cercheremo di seguire anche gli sviluppi "backlash" di questo caso, augurandoci che stavolta la pratica non finisca sul tavolo del PM Marco Ghezzi.


Gaetano non è coraggioso

A proposito del caso di Castiglione d'Adda, merita una segnalazione a parte il comportamento tenuto purtroppo ancora una volta dal blog di Roberta Lerici, tricoteuse di Rignano Flaminio promossa Responsabile Infanzia e Stalking dell'Italia dei Valori.
Lerici aveva dato infatti già notizia del caso e delle accuse che gravavano sul sig. Parini attraverso il proprio blog "Bambini Coraggiosi". Il 7 febbraio 2009 era giunto in coda al suo pezzo anche il seguente inquietante commento:
  • "io con queste persone ci ho avuto parecchio a che fare e non è x niente tutto rose e fiori definirei la casa una casa LAGER piuttosto che casa famiglia dove i bambini venivano sgridati e picchiati per il minimo sgarro e sfruttati per fare le faccende di casa pena il salto del pranzo o della cena VERGONA SPERIAMO MARCISCANO IN GALERA TUTTI E 2"
Roberta Lerici filtra di solito attentamente i messaggi e non consente la pubblicazione di troppe voci fuori dal coro, ma per simili calunnie anonime la porta del suo blog resta ben aperta. Forse Lerici crede di contribuire così alle indagini, di partecipare attivamente alla eccitante caccia?
Dovrebbe augurarsi solo che le battagliere avvocatesse della famiglia Parini non si fermino a leggere le sue pagine.
Se qualcuno pensasse che sia stata solo una svista, una infamia casualmente sfuggita alle maglie della moderazione, dovrà purtroppo ricredersi in quanto il blog "Bambini Coraggiosi" è tornato ad occuparsi del caso in occasione dell'assoluzione di Parini, notizia alla quale Roberta Lerici decide di aggiungere il proprio personale tocco, ripubblicando pari pari l'infame commento anonimo accompagnato dalle seguenti parole:
  • "Su questo blog arrivò all'epoca dell'arresto di Parini un messaggio che riporto, e di cui, ovviamente, non posso certificare la veridicità. Mi sembra, però giusto ricordarlo".
Eh già, cosa c'è di più giusto che ribadire all'infinito una calunnia anonima?

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Ed ecco allora che sulla stessa linea editoriale si accodano i successivi commenti, ad esempio il 10 luglio quello di una sedicente "assistente sociale indignata", che non riesce a credere che in un paese civile si possa addirittura essere assolti:
  • "come ha fatto ad essere assolto??? quali e quante fallacità dobbiamo aspettarci dal sistema??? già di per sè, una casa famiglia che ospita 20 bambini è un fatto insolito che merita approfondimenti, non vi pare???????????????? forse che abbia giocato a suo favore la disabilità del ragazzo?? i disabili POSSONO subire abusi!!"
Altro fango anonimo, che speriamo non rappresenti davvero una assistente sociale al pubblico servizio. Perchè tremano le gambe al pensiero che sia in mani simili il destino dei bambini, a cominciare dalla ventina di bimbi di Castiglione che, forse per colpa delle smanie di una collega, hanno perso la famiglia affidataria.

Un indizio sull'identità dell'anonima assistente sociale indignata, potrebbe giungere dal blog della Associazione "Piccolo Alan" onlus (federata al Movimento per l'Infanzia), il cui presidente Alberto Sala è un'attenta cassa di risonanza per tutto quanto viene pubblicato sul blog "Bambini Coraggiosi". Lo stesso 10 luglio, egli copia-incolla il post della Lerici ed aggiunge uno sdegnato commento personale, in cui risuonano parole e segni d'interpunzione molto simili:
  • "Normalmente non commento le notizie pubblicate, ma una breve riflessione in questo caso credo sia giusto farla. Non entro nel merito della sentenza, non ne ho la competenza e le informazioni necessarie. Ma una cosa mi lascia perplesso. Com'è possibile che una "Casa Famiglia" o "Comunità Familiare" che dir si voglia, possa avere una ventina di "utenti"? Mi risulta che la Legge Regionale che regola (???) questo tipo di intervento sociale privato sia molto più restrittiva (giustamente!). E' lecito chiedersi come mai possano esistere ancora realtà come questa, dove dubito francamente si badi al bene dei bambini/ragazzi. Comunque sia, sicuramente tradisce lo spirito e le finalità stesse della Comunità Familiare. Credo che chi deve vigilare su queste realtà, è ora che lo cominci a fare seriamente!"
Quanta indignazione per il dettaglio del numero dei bambini di Castiglione, ma intanto neanche una parolina di preoccupazione per il loro triste destino, dopo una traumatica separazione forzata sulla base di una falsa accusa:
  • "ANNA INTERLANDI, moglie dell’imputato, è raggiante: «Non abbiamo mai smesso di avere fiducia nella giustizia. Eravamo tesissimi, ma abbiamo trovato un collegio di giudici attento alle nostre motivazioni. Anche se mio marito ha fatto 17 mesi di galera per nulla». Risarcimenti? «Non so ancora, l’importante è che sia finita bene». Ieri la famiglia ha festeggiato con cena e preghiera all’oratorio di Castiglione, «con amici che ci sono stati sempre vicino». Ora resta un ultimo, grande desiderio: «Vogliamo riavere Gaetano (uno dei figli allontanati dopo l’arresto del papà, ndr), sta male»". (fonte: Il Giorno Lodi del 08/07/09)

"I bimbi stanno male" è da sempre il mantra preferito di Roberta Lerici e delle altre mamme dell'AGeRiF. Anche Gaetano sta male, ma egli probabilmente non troverà alcuna compassione da parte della Lerici, né dei soci del Movimento per l'Infanzia, troppo impegnati nella caccia al pedofilo per fermarsi a riflettere sui rischi dei possibili gravi danni che si possono infliggere a quei bambini, se non si scremano sollecitamente le accuse inattendibili.
Non tutti i bambini sono "coraggiosi", per rientrare nel club dei protetti della responsabile IDV devi prima accusare un pedofilo.

Magari con una calunnia anonima.

Ugo

mercoledì 8 luglio 2009

Rape

Sul blog del Movimento per l'Infanzia Lazio, il 3 giugno Roberta Lerici ci ha regalato una nuova perla della disinformazione sui crimini contro l'infanzia:
  • Bambini rapiti: in Sud Africa uno ogni tre minuti. In Sud Africa viene rapito un bambino ogni tre minuti. Lo sostiene il sindacato dei lavoratori Solidarity. Secondo Mariana Kriel, portavoce dell’associazione, «ogni giorno in Sud Africa vengono rapiti in media 530 bambini e nell’88 per cento dei casi la notizia non viene neanche riportata».
Non serve un grande sforzo d'intelletto per accorgersi immediatamente che quel dato è del tutto irragionevole. A meno di non essere tra quegli abusologi creduloni a senso unico, che vivono nella quotidiana speranza di leggere notizie sconvolgenti e morbose a carico dei bambini, con cui attirare attenzione sul proprio blog perbenista (ove non mancano mai i banner pubblicitari a pagamento, ma in cambio non si pagano i diritti d'autore per centinaia di articoli rubati alle testate giornalistiche).

Un bambino rapito ogni tre minuti!
Sarebbero 20 ogni ora, anzi l'articolo dice peggio ancora: 530 al giorno, fanno 193450 all'anno!!! (e 193980 nei bisestili).
Prima di colonizzare anche il blog del Movimento per l'Infanzia coi suoi implacabili copia-e-incolla, Roberta Lerici si sarà almeno domandata dove li potrebbero mettere tutti quei bambini?
Fanno almeno 5000 tonnellate di bambino all'anno, esistono enormi ostelli segreti in cui vengono stoccati vivi? O per strane ragioni li cremano in forni segreti, grandi quanto quelli di Auschwitz? Anche a volerli trafficare secondo famose leggende metropolitane, dove li trovi abbastanza pedofili, o sale operatorie per espiantarne gli organi?

Proviamo a riportare i piedi per terra: il Sudafrica ha una popolazione inferiore all'Italia, meno di 44 milioni di abitanti, ma grazie ad un tasso di natalità ben maggiore del nostro (19,93 ogni 1000 abitanti), sforna quasi 900mila nuovi nati all'anno.
Adesso il Movimento per l'Infanzia vorrebbe convincerci che oltre uno su cinque viene rapito? Se avete figli, sarà meglio non portarseli appresso qualora vogliate assistere ai Mondiali di Calcio del 2010.
In Italia di bambini italiani davvero scomparsi per rapimento se ne conta più o meno un caso all'anno, in media. Possibile che vi sia tanta differenza? Non sarà che i sudafricani sono abituati a rubarsi i bambini a vicenda, un po' come succede a Ferrara con le biciclette? Se al mattino non trovi il tuo, ti prendi il primo pargolo che vedi incustodito?

Son davvero simili panzane che dobbiamo sbufalare, per stare appresso alle ambizioni della pomposa Mrs. Quel-giorno-è-cambiata-la-mia-vita, divenuta poi Responsabile politiche infanzia dell'Italia dei Valori, solo grazie al clamore che è stata capace di creare attorno all'isteria collettiva di Rignano Flaminio?
L'ipocrisia di Roberta Lerici raggiungono talora vette sublimi, ad esempio nell'articolo pubblicato ieri sul blog "Bambini Coraggiosi", per piangere la scomparsa di Michael Jackson:
  • "Tra quel miliardo di persone che oggi si sono sedute in silenzio davanti al video, forse c'erano anche i responsabili del massacro mediatico operato su un autentico genio della musica come Jackson. Dalle false accuse di pedofilia, alle false accuse di voler essere un bianco, quando la sua era solo una vitiligine totale. Ma oggi allo Staples Centre, tutte le bugie si sono dissolte lasciando nel mondo l'essenza di un uomo, ancora ragazzo, che davvero ha cambiato la musica e il modo di fare spettacolo con la musica".
Di sicuro, ora sappiamo che seduta in silenzio davanti a quel video, c'era almeno una delle responsabili del massacro mediatico delle maestre dell'asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio. Sfortuna loro che non sapessero cantare in falsetto né ballare con mosse pelviche, avrebbero forse evitato il cieco furore accusatorio della musa dell'AGeRiF.


Roberta Lerici almeno ci facilita il lavoro di sbufalamento, in quanto cita le sue fonti (meglio sarebbe se le verificasse da sola, prima di scopiazzarle online). La maxi-assurdità dei rapiti sudafricani infatti non è farina del suo sacco, Lerici non ha fatto altro che incollare pari pari un articolo tratto dal quotidiano online Blitz, a firma di Chiara Vasarri, studentessa della Scuola Superiore di Giornalismo della Luiss [Aggiunta del 1/09/09: link all'articolo, il quale nel frattempo è stato corretto sulla base della nostra segnalazione], la quale aveva a sua volta maldestramente preso spunto da questa agenzia di stampa internazionale.
Trattandosi di studentessa, non ci sembra adesso il caso di accanirci troppo con la Vasarri, sebbene l'errore di tradurre l'inglese "raped" con "rapiti" sia uno dei più grossolani letti ultimamente:
  • "Johannesburg - One child is raped in South Africa every three minutes, a report by trade union Solidarity said on Wednesday. A report compiled by Solidarity Helping Hand said that while there were about 60 cases of child rape in South Africa every day, more than 88% of child rapes were never reported. "This means that about 530 child rapes take place every day - one rape every three minutes," said spokesperson Mariana Kriel. The report will be released by Solidarity Helping Hand on Thursday".
Ecco svelato l'arcano: Mariana Kriel afferma che in Sudafrica, un bambino ogni 3 minuti verrebbe "stuprato", non rapito.
Ci auguriamo che adesso Chiara Vasarri e Roberta Lerici vorranno rettificare, prima che questa loro nuova bufala si diffonda inarrestabile tra i soliti ingenui allarmisti.

[Aggiunta del 26/08/09: Chiara Vasarri ci ha cortesemente scritto, riconoscendo e confermando lo sbaglio. Galeotto sarebbe stato un abstract della fonte originaria, consegnatole dalla redazione già erroneamente tradotto in italiano. Vasarri ci comunica inoltre di avere avvisato la redazione di "Blitz quotidiano", i quali le avrebbero garantito che correggeranno l'errore al più presto (correzione pervenuta il 01/09/09, adesso la notizia riporta esattamente il problema sudafricano e resta traccia del passato errore solo nell'URL). Ci complimentiamo per la correttezza della futura giornalista, mentre restiamo in attesa "campa cavallo" che anche Roberta Lerici ed il Movimento per l'Infanzia vogliano provvedere altrettanto.]

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Chiarita la natura dell'inghippo, la notizia sudafricana resterebbe comunque tragica, se fosse confermato quel dato. Non conosciamo Solidarity Helping Hand, né l'attendibilità delle sue statistiche, eppure una considerazione salta subito all'occhio: il loro report parla di ben 60 casi di abuso sessuale su minori, che emergono ogni giorno in Sudafrica, ovvero oltre 20mila concrete segnalazioni ogni anno (si badi che sono quelle davvero emerse, tenute distinte dall'altro 88% di presunto abuso sommerso).
Ben più del nostro paese, ove frotte di abusologi "accaniti", assistenti sociali, CISMAI, pool di procuratori specializzati, non riescono a far emergere più di 6/700 segnalazioni all'anno (quest'anno sembra siano state un migliaio, un piccolo passo avanti?). Un paio di segnalazioni al giorno da noi, contro le 60 sudafricane. In appendice ad un precedente articolo, già osservammo che anche i dati ufficiali canadesi mostravano un numero di segnalazioni utili, proporzionalmente superiore di ben cinque volte a quelle italiane.
Questo scarsissimo rendimento del nostro sistema di segnalazione dell'abuso, non avverrà mica poiché i nostri abusologi invece di concentrarsi sul proprio orticello, dedicano i propri sforzi soprattutto a combattere la lobby dei pericolosissimi siti dove si parla anche di falsi abusi? E vagli a spiegare che son due questioni scollegate e che il loro nemico non dovrebbe essere quello.
Basti pensare a quanti programmi di prevenzione secondaria e terziaria si potrebbero realizzare, impiegando le stesse forze messe in campo inutilmente dalle autorità giudiziarie, per insistere oltre ogni ragionevolezza dietro casi come Rignano Flaminio e Brescia. La giustizia spettacolo costa.

Può darsi che quella enorme cifra di 60 denunce giornaliere di child rape (attenzione alla traduzione, non stiamo parlando di mini-ortaggi) in parte dipenda però anche dal fatto che in Sudafrica il vero abuso sessuale sia molto più diffuso che da noi. Comunque sia, o il sistema socio-legale sudafricano è straordinariamente più efficiente del nostro nel far emergere gli abusi, o quei dati sono campati per aria quanto quelli a cui ci hanno abituati i nostri Frassi, Pellai & co.
A tale proposito, suona sinistra la proporzione complessiva di "uno su cinque" emersa guarda caso anche in Sudafrica, che ci fa pensare che il dato diffuso da Solidarity Helping Hand, possa essere in realtà solo una stima indimostrata, basata sui soliti invalidi questionari autosomministrati della serie di Finkelhor. Consigliamo prudenza.


Se Atene piange, Sparta non ride

Di tutto ciò, la sedicente esperta del Movimento per l'Infanzia Lazio non dimostra competenza e non si accorge, neanche a lume di buon senso, dell'enormità delle sciocchezze che le capita di diffondere. Il caso beffardo, ha perfino voluto che la sparata dei "3 bambini sudafricani rapiti al minuto", sia stata pubblicata da Roberta Lerici sul blog, proprio appresso ad un articolo d'accusa, dal roboante titolo:
Ecco, appunto.

Val la pena di leggere anche questo articolo, per scoprire che purtroppo Roberta Lerici potrebbe non esser l'unica ad avere qualcosa nell'occhio: si tratta del copia-e-incolla di un articolo ripreso dal blog "Viaggio nel silenzio", di Vania Lucia Gaito, abusologa simpatizzante di Frassi, che si occupa soprattutto della spinosa relazione tra clero e reati di pedofilia.
  • [Sempre per la serie "trave nell'occhio", risulta un po' indigesto che a far le pulci sulle statistiche altrui sia proprio la scrittrice che ha concesso la postfazione del proprio libro a Massimiliano Frassi ed alle sue statistiche inventate (ad es. quella per cui l'età media dei bambini abusati si sarebbe dimezzata ancora una volta) ed autoerotiche (ad esempio quella per cui l'associazione Prometeo avrebbe seguito in un anno almeno un migliaio di famiglie vittime di pedofilia)].
L'articolo della Gaito si distingue per una furiosa quanto insensata rassegna di malizie contro gli avvocati che difendono imputati di pedofilia. Lo stile è sempre quello di Frassi, l'attacco agli avvocati della difesa, come se i loro clienti fossero sempre colpevoli e come se professionalmente chi li difende nel processo ne diventasse corresponsabile. Una vera idiozia, perchè allora non prendersela anche con gli oncologi per il fatto che alcuni loro clienti muoiono?

Simili atteggiamenti anti-garantisti risultano sgradevoli in democrazia, soprattutto se fondati sul vuoto spinto. Potremmo archiviarlo come l'ennesima prova di inciviltà e malalingua da parte di un abusologo nostrano, se non fosse per quel dettaglio della "statistica del delirio", che apre l'articolo della Gaito e purtroppo le offre la scusa buona per sparare a zero sui suoi presunti nemici:
  • "Un avvenimento degli ultimi giorni ha suscitato un certo scalpore. L'avvenimento in questione ha per protagonista Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’università di Milano-Bicocca. Casonato è stato l'organizzatore di un convegno tenutosi a Milano dal 20 al 22 maggio dal titolo "Abusi, falsi abusi e scienze forensi". In tale contesto, Casonato commentava un dato diffuso dalla Società di Psicologia Giuridica, che attesta che, delle denunce per violenze ai minori, il 96% riguarda falsi abusi. (...) è legittimo chiedersi da quali fonti sia stato tratto il dato in esame. Tale dato emerge da un convegno tenutosi a Roma il 18 maggio, su "La Testimonianza del minore in un giusto processo" e fa seguito ad una delibera dell'11 marzo 2009 della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che punta il dito contro la negazione del diritto al giusto processo nei confronti di indagati e imputati coinvolti nei processi per abusi sui minori".
E' del tutto legittimo chiedersi da quali fonti sia stato tratto il dato in esame. Lo leggemmo anche noi con stupore, in una intervista al prof. Casonato, pubblicata su Il Velino del 27/05/09:
  • "Un tempo si diceva che l’Italia fosse un paese di santi, eroi e navigatori. Adesso sembra che tutti quanti abbiano lasciato il posto ai pedofili”. Così Marco Casonato, docente di Psicologia dinamica all’università di Milano-Bicocca, commenta con il VELINO il dato dal quale risulta che il 96 per cento circa dei casi registrati ogni anno in Italia, relativi a denunce di minori che sostengono di aver subito una violenza sessuale, è falso. Un dato che rafforza l’allarme lanciato da tempo da psicanalisti e psicologi: attorno al drammatico fenomeno della pedofilia si sta scatenando una vera e propria psicosi altrettanto pericolosa. Casonato, che è stato tra gli organizzatori del convegno “Abusi, falsi abusi e scienze forensi” tenutosi nell’ateneo milanese dal 20 al 22 maggio, dichiara: “Dai dati diffusi dalla magistratura all’inaugurazione dell’anno giudiziario, si scopre che solo una bassissima percentuale di persone processate per abusi su minori viene condannata. Questo non perché vengano fatti pochi sforzi, ma perché è molto facile essere accusati ingiustamente".
La stessa Roberta Lerici, nei commenti ad un altro copia-e-incolla dello stesso articolo su uno dei suoi blog, aveva notato l'assonanza con un dato numericamente molto simile, diffuso dal Centro Falsi Abusi nel 2007:
  • "Abusi in famiglia? In Italia l’80% delle denunce presentate sono false. E si sale fino al 95% per quelle fatte nei ca­si di separazione”. A dichiararlo Vitto­rio Apolloni del Centro di documentazione falsi abusi sui minori, in un convegno organizzato sabato scorso a Milano nella Sala Affreschi della Provincia". (fonte)
Vania Gaito indicava che la fonte del dato diffuso dal prof. Casonato sarebbe rintracciabile in un convegno organizzato a Montecitorio la settimana precedente (il giorno esatto è 15 maggio), dal titolo "La testimonianza del minore in un giusto processo", che è integralmente registrato e disponibile per l'ascolto sul sito di Radio Radicale.
In quell'occasione, fu la prof.ssa Luisella De Cataldo Neuburger a parlare nel proprio intervento di statistiche di abusi veri e falsi. Vi si citano innanzitutto le fonti statunitensi, lamentando l'inadeguatezza e l'incompletezza dei dati raccolti invece dall'ISTAT, dai quali non è possibile nemmeno capire quanti sono in Italia i condannati per reati sessuali su minori. Da quelle tabelle De Cataldo ne stima in modo solo approssimativo un numero ridotto (circa 120 condanne nel 2006), il che secondo le sue fonti equivarrebbe circa al 10% del totale degli imputati portati a processo [sono dichiaratamente stime azzardate e non scientificamente convalidabili, che meriterebbero altrove ben più ampio spazio di riflessione].

De Cataldo fa poi riferimento ad un dato, che presumiamo possa essere lo stesso che la settimana successiva a Milano verrà ripreso dal prof. Casonato (minuto 1.53.30):
  • "Noi avvocati, noi psicologi e noi giudici, le sappiamo queste cose? Sappiamo che abbiamo un tasso di errore, di falsi abusi altissimo? Negli Stati Uniti si mitiga la situazione, perchè ci sono tutti questi screenings, che vengono fatti in precedenza, da noi arrivano tutti. Quindi, come possiamo, quando affrontiamo un processo per abuso sessuale, noi dovremmo avere la nozione, la conoscenza, la sicurezza, che abbiamo davanti un caso che può essere vero soltanto nel 10% dei casi. Vedevo delle tabelle stamattina, dalle quali risulta a livello nazionale, che il dato dei falsi abusi, di abusi sessuali, è pari al 94,6%".
Resta da chiarire come mai il tasso si trasformi nel 96% per Casonato e resta il mistero di quali tabelle avesse consultato la prof.ssa De Cataldo in mattinata, e se magari esse contenessero quei "dati diffusi dalla magistratura all’inaugurazione dell’anno giudiziario" cui Casonato sembra riferire il proprio convincimento.

Già nei giorni immediatamente successivi, il dato sembra aver già iniziato a diffondersi, ad esempio in un articolo de La Stampa del 30 maggio 2009, a proposito delle spese che la Regione sostiene per mantenere i minori in comunità:
  • «Spesso si colpevolizzano i genitori contestando loro abusi psicofisici: ebbene, nel 96,4% si tratta di falsi abusi» è emerso nel convegno nazionale sul tema «Capacità genitoriale... genitori imperfetti per figli perfetti», promosso dall'associazione «Tuseimiofiglio», all'Auditorium della Banca Popolare di Novara. (...) Secondo Emanuele De Porcellinis, dirigente della Divisione anticrimine della questura, «a volte gli assistenti sociali sopravvalutano segnalazioni di insegnanti, amici, conoscenti e scatta la segnalazione al magistrato; il minore viene portato in comunità, con conseguenze non sempre positive». Rincara lo psicologo Marco Casonato: «Meglio sarebbe appoggiarsi a parenti e amici».

Ci auguriamo davvero che qualche lettore possa aiutarci a ricostruire l'origine di questi dati ed a capire se il 96,4% è diventato 94,6%, o viceversa.
Eppure poco cambia, perchè tutti quei numeri ci appaiono di gran lunga fuori misura.
Temiamo di essere di fronte ad una macroscopica cantonata.

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Senza addentrarci qui nella rassegna della letteratura epidemiologica, la questione del tasso dei falsi abusi (ovvero della proporzione di accuse o dichiarazioni di abuso sessuale su minori, che si rivelano infondate) può essere a grandi linee così riassunta:
  • i dati della ricerca accademica sull'insieme complessivo dei vari tipi di abuso sono molto variabili, in un range che va da stime attorno a pochi punti percentuali, fino a stime che approssimano al 50% del totale. Troppe ricerche, troppi risultati e troppo disomogenei per considerarli univoci, tuttavia volendo fare media grossolana dei risultati di tutto il corpus empirico, essa converge ad occhio e croce su una segnalazione falsa ogni 3;
  • i dati provenienti dai servizi governativi di rilevazione negli USA e in Canada (decisamente più strutturati e attivi dei nostri), indicano invece percentuali ben superiori, per cui circa 2 segnalazioni su 3 di quelle per abuso sessuale si rivelano infondate;
  • dai suddetti dati complessivi, merita una distinzione il caso delle denunce di presunto abuso sessuale emerse in ambito di separazione coniugale conflittuale, delle quali univocamente i ricercatori indicano l'elevato rischio di falsità (e spesso la strumentalità intenzionale). Quasi tutte le ricerche in proposito convergono su almeno metà dei casi falsi (ad es. una recente ricerca italiana multi-centro, ha misurato un 58% di falsi abusi in queste condizioni);
  • ancora diverso il caso specifico degli abusi sessuali di tipo "collettivo", ovvero i famosi "asili degli orchi" di cui il nostro blog si occupa con particolare attenzione. Fin dall'inchiesta di Ken Lanning per l'F.B.I. nel 1992, è noto che su centinaia di casi simili emersi nel mondo (tra cui anche diversi che portarono a condanne giudiziarie confermate), in realtà solo una manciata di essi conteneva elementi obiettivi minimi di verosimiglianza, al punto da sollevare fondati dubbi se ne sia mai esistito anche solo uno vero.

Dunque, solo nel caso degli abusi sessuali collettivi (ad es. tipo Satanic Ritual Abuse, come a Rignano Flaminio o Brescia), le scienze forensi propongono una epidemiologia decisamente schiacciante, a favore dell'ipotesi della suggestione collettiva.
Per tutte le altre tipologie di presunto abuso sessuale, intra-familiare o extra-familiare, le probabilità aprioristiche che una segnalazione sia vera o falsa non sono mai molto lontane, il rapporto oscilla magari tra 1:2 o 2:1 a seconda degli orientamenti e delle ricerche che si vogliono privilegiare, ma la situazione di fronte a qualsiasi segnalazione non è mai molto lontana da quella di un lancio di monetina: testa è vera, croce è falsa.
E forse è bene che sia così, in quanto simili dati delle scienze forensi comunicano in modo lampante ai giuristi che ogni caso va indagato senza preconcetti, rimboccandosi le maniche e cercando riscontri in entrambe le direzioni (vero abuso, o suggestione). Nessuna ipotesi soverchia o elimina l'altra.

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La proporzione del 96% diffusa dal prof. Casonato, indicherebbe invece un solo caso vero per ogni 25, e risulta di gran lunga al di fuori dei parametri attualmente in discussione in campo epidemiologico. Tanto da far pensare ad un refuso.
Come ogni affermazione straordinaria, per essere presa in considerazione andrebbe supportata da evidenze altrettanto straordinarie, per validità e rigore metodologico; purtroppo nella suddetta riduzione giornalistica del pensiero di Casonato, non ne vengono indicate chiaramente le fonti. Né la prof.ssa De Cataldo lo fece la settimana prima a Montecitorio.

Tanta fumosità ci induce al massimo dello scetticismo.
La questione potrebbe avere a che fare con un problema di definizione, ovvero di cosa sia da considerare "falso abuso" (ne approfittiamo per citare a tale proposito un recente articolo dal blog de "Il Giustiziere"). La stessa prof.ssa De Cataldo, nella brevità del suo intervento al convegno di Montecitorio, non specifica questo punto e probabilmente sta facendo riferimento solo ad un ambito di osservazione molto limitato (il processo penale), una scelta che lascia spazio ad alcune obiezioni e impedirebbe comunque di estendere quelle proporzioni al totale delle situazioni di segnalazione di presunto abuso.

Stando così le cose, nelle more che qualcuno ci faccia vedere dati scientifici verificabili (che allo stato attuale ci appaiono altamente improbabili), prendiamo fermamente le distanze da simili dati percentuali.

L'aspetto peggiore di questa faccenda, sta nella scivolosa prossimità al 100% delle percentuali di falso abuso diffuse in queste occasioni, talmente elevate da approssimare la rimanenza degli abusi veri residui allo zero. E ciò rischia di dare fiato e ragione alle accuse di negazionismo che spesso provengono da alcuni abusologi e che finora avevamo sempre potuto a buon diritto contestare, in quanto loro erronee interpretazioni. Vale ancora, dopo queste imprudenti uscite?

Ci auguriamo che il prof. Casonato e la prof.ssa De Cataldo, vogliano fornire un chiarimento e una eventuale rettifica, in caso non fossero in possesso di fonti pienamente valide, verificabili e verificate per affermazioni tanto straordinarie e scivolose.



Aggiunta del 16/07/09

Riceviamo dal Centro Falsi Abusi la segnalazione precisa della fonte del discusso tasso di 96% di falsi abusi. La paternità del dato è dunque del Centro Falsi Abusi stesso, che lo aveva presentato già un mese prima dei convegni di Roma e Milano, in occasione della conferenza stampa "La sottrazione coatta di minori ed i falsi abusi" (Torino, 16/04/09).
Abbiamo riportato un fotogramma dai titoli di testa del relativo filmato (minuto 0:45), dai quali si evincono i termini del calcolo, riassumibili così:
  • al febbraio 2008 vi sarebbero stati nelle nostre carceri 890 detenuti per reati di abuso su minori (1320-430 ancora in attesa di giudizio);
  • stante che la pena minima per simili reati prevede 5 anni di detenzione, è stato approssimativamente stimato un numero annuale di 178 condanne (ovvero 890/5);
  • viene indicata una somma di 4950 denunce all'anno per reati di violenza sui minori (la fonte di questa cifra non è qui indicata, sarebbe interessante ricostruirne la provenienza);
  • sulla base di queste premesse, la proporzione di denunce che portano ad una detenzione carceraria per abusi su minori sarebbe solo del 3,6% (ovvero 178/4950);
  • per semplice differenza, viene considerato "falso abuso" il rimanente 96,4% delle denunce.

Abbiamo dunque un riferimento certo sull'origine di questo dato, che si rivela tutt'altro che fumoso ed inventato, e che si conferma essere del 96,4% come nell'arrotondamento del prof. Casonato (è presumibile che il 94,6% citato dalla prof.ssa De Cataldo fosse solamente un lapsus linguae e che la tabella cui ella fece riferimento fosse la stessa qui riportata).

Alcune osservazioni (N.B.: lo spazio commenti è aperto per altri suggerimenti in merito):
  • se ben intendiamo, il dato del 96,4% sarebbe riferito all'insieme complessivo delle diverse forme di abuso sui minori e non limitato all'abuso sessuale;
  • il dato del 96,4% è riferito esclusivamente al campo ristretto dei casi che attivano la giustizia penale, mentre non prende in considerazione l'insieme dei casi la cui segnalazione ed il successivo iter permane in ambito extra-giudiziale;
  • i termini del calcolo sono basati su stime piuttosto approssimate, soprattutto al numeratore. Non è certo questa una colpa degli autori, che si impegnano comunque a produrre cifre concrete partendo da statistiche molto frammentarie (per rimanere in tema di rape, è noto che sia difficile cavarne sangue, ma resta encomiabile lo sforzo di provarci). Consideriamo scandalosa l'incapacità del ministero di praticare una banale raccolta ed uniformazione dei dati della giustizia penale, come già lamentato anche dalla prof.ssa De Cataldo;
  • il colpevole e l'evento-abuso vengono identificati in modo biunivoco con il singolo detenuto carcerario. Questa opzione lascia perplessi sotto parecchi punti di vista, a cominciare dal fatto che non tiene conto della possibilità di multipli abusi da parte dello stesso reo: ad esempio, se allo stesso carcerato fossero stati riconosciuti più episodi di abuso (corrispondenti ad altrettante denunce), in questo calcolo solo una di esse viene tenuta per buona, mentre tutte le altre (pur giunte a condanna esecutiva) vanno erroneamente a gonfiare la percentuale dei falsi abusi;
  • gli autori di questo calcolo impostano una definizione molto estensiva di "falso abuso", per tutti quei casi in cui l'iter processuale non giunge all'esecuzione di una pena detentiva. Se ben intendiamo i termini della tabella, ne deriva ad esempio che il dato dei falsi abusi viene erroneamente gonfiato anche da tutti i casi di pena alternativa alla detenzione carceraria, o di processi non finalizzati (ad es. per prescrizione).
Quest'ultima osservazione riapre la delicata questione della mancanza di una definizione condivisa di cosa debba intendersi per "falso abuso". Gli autori della statistica scelgono qui di considerare "falsi" anche tutti quei casi in cui il reato resta solo presunto ed impunito per insufficienza di elementi probatori, una determinazione del tutto valida i fini dell'amministrazione della giustizia (secondo il ben noto principio dell'onere della prova), ma non altrettanto pregnante ai fini dell'epidemiologia dell'abuso sui minori.
Non ci sembra questa una definizione, né un dato percentuale alla quale possono validamente attendere le scienze forensi.

In altre occasioni abbiamo contestato l'imprudenza e la disinformazione da parte di chi sbandierava prematuramente all'opinione pubblica dati allarmistici sull'abuso, basati in realtà su ricerche pur interessanti per il ristretto ambito dei cultori della materia, ma di validità ancora ignota e lacunosa (cfr. ad esempio il famigerato allarme di "un bambino su sei è abusato" diramato dal dott. Pellai attraverso IAD Bambini Ancora).
Secondo lo stesso principio, invitiamo gli autori di questo filone di studio sul tasso di falsi abusi a proseguire in questa riflessione ed a sottoporre davvero i propri dati al vaglio della comunità scientifica, mantenendo però nel frattempo maggiore prudenza per quanto riguarda la diffusione di simili percentuali alle agenzie di stampa ed al grande pubblico.

Sospendiamo qui provvisoriamente l'analisi, rinviando i lettori interessati allo spazio commenti ed a eventuali futuri aggiornamenti.

Ugo



POST SCRIPTUM

Nel suo articolo, Vania Gaito conclude l'astiosa carrellata di accuse e allusioni con alcune domande, a cui val la pena dare ancora una volta una risposta, sebbene temiamo che anche stavolta si vorrà far finta di non aver sentito:
  • "Resta inoltre un interrogativo. Perchè, nel corso di questo convegno non è stato mai ricordato che sono migliaia i casi di abuso che non vengono mai neppure denunciati?"
Perchè non era quello il tema del convegno. La pedofilia sommersa non c'entra nulla con la questione dell'accertamento giudiziario sulle segnalazioni e sulle testimonianze di presunto abuso sessuale. Non è compito dei tribunali andare in giro a cercare denunce, ma solo quella di vagliare le denunce presentate. Vania Gaito troverà qui una più esaustiva definizione logica della questione. E comunque, se le segnalazioni sono ancora poche, Vania Gaito dovrebbe lamentarsene con chi si occupa di tutela minorile e assistenza sociale sul territorio, che c'entrano gli avvocati e le Camere Penali?
  • "Perchè non è mai stato posto l'accento sulla gravità di un fenomeno in dilagante espansione e si è tentato invece di propugnare la teoria secondo cui ci sarebbe addirittura una diminuzione dei casi di abuso sessuale?"
Perchè il fenomeno non è affatto in "dilagante espansione". E perchè non c'entra nulla col tema del convegno, come si fa a spiegare a Gaito e agli altri abusologi ossessivamente monotematici, che i tribunali non sono la sede per l'allarmismo sociale e la lotta contro la pedofilia?
Comunque, la forte diminuzione di cui ha parlato la prof.ssa De Cataldo è quella misurata dagli enti governativi negli USA, ove il fenomeno si è dimezzato rispetto al decennio scorso. Non è una sordida teoria che si è tentato di propugnare, quanto la semplice citazione di dati pubblici e già accuratamente interpretati dal gruppo di Finkelhor (che speriamo adesso Gaito non voglia accusare di essere anche lui in combutta coi pedofili). Vania Gaito troverà qui gli stessi riferimenti citati da De Cataldo (a proposito, ad aprile è stato pubblicato il nuovo "Child Maltreatment 2007", non l'abbiamo ancora letto, nei commenti vogliamo parlarne e vedere se ci sono novità?).
  • "E' vero che esistono alcune denunce di abusi che si rivelano false, come nel caso riportato anche in Viaggio nel silenzio. Tuttavia è necessario operare un distinguo, poichè i casi denunciati non equivalgono a tutti i casi di abuso. La stragrande maggioranza degli abusi non viene mai denunciata. Com'è possibile dunque anche solo pensare di poter fare una statistica di una qualche validità?"
Vedi risposta alla prima domanda, l'errore nella logica di Gaito è lo stesso: il falso abuso, per definizione è un presunto abuso segnalato, è ovvio che la percentuale dei falsi abusi può e deve essere calcolata solo rispetto all'insieme dei presunti abusi denunciati. L'abuso sommerso, che siano pochi casi o milioni di casi, non c'entra un fico secco e non incide sulla percentuale dei falsi abusi.
E' un problema distinto, che non riguarda i tribunali, né gli avvocati della difesa, Gaito se ne faccia una ragione. Ben vengano più segnalazioni di possibile abuso (se raccolte con criterio e senza indulgere in isterismi sociali), ma si lasci che poi i tribunali le vaglino ciascuna di esse, senza pregiudizi e nel pieno rispetto dei diritti alla difesa ed al giusto processo.
Se poi anche per Gaito le segnalazioni fossero ancora troppo poche e il fenomeno non in riduzione veloce come negli USA, le suggeriamo di associarsi a noi e scrivere il prossimo articolo contro l'inefficienza delle politiche preventive attuali e delle associazioni territoriali, a partire dal CISMAI.