Basiglio, caso dei due fratellini, allontanati dalla famiglia per un disegno osceno che neanche avevano fatto loro): il
backlash adesso procede a vele spiegate.
Dopo l'
incriminazione delle maestre a novembre per falsa testimonianza, oggi un
articolo del Corriere della Sera ci informa che la Procura di Milano ha formulato anche:
- "una inusuale ipotesi di reato («lesioni colpose» ai danni del bambino) e per essa indagare due psicologi e una assistente sociale. L'indicazione «colposa » del reato suggerisce la convinzione dell'accusa che le condotte ipotizzate non siano state intenzionali, ma abbiano involontariamente arrecato sofferenza al bambino. Alla base della contestazione di «lesioni», infatti, c'è una perizia che ravvisa nel bambino un «disturbo post traumatico da stress» collegato, come nesso di causa-effetto, alle modalità di separazione dalla famiglia allorché fu eseguito il provvedimento d'urgenza del Tribunale dei Minorenni. In quella fase, secondo l'accusa, lo psicologo (che avrebbe dovuto facilitare un passaggio per forza di cose doloroso per i bambini) avrebbe invece finito per peggiorare la situazione. Perché? Perché avrebbe detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori; perché lo avrebbe strattonato per un braccio; e perché gli avrebbe impedito di salutare bene la sorella".
Ulteriori dettagli sono contenuti in una
intervista al padre dei due bimbi, che afferma che il maschietto sarebbe ancora in stato di sofferenza psicologica per il trauma subito:
- «Il bambino non ha dimenticato il volto di chi l'ha sbattuto in auto, strappato all'abbraccio della madre, minacciato, obbligato — senza riuscirci — a confessare pensieri e azioni mai fatti».
Come ampiamente anticipato dall'avv. Martinez, sembra dunque che finalmente un nostro procuratore intenda andare davvero a fondo anche in una vicenda di presunti abusi psicologici, perpetrati forse dalla macchina stessa dell'abusologia antipedofila.
Ci lascia però molto perplessi l'ipotesi di reato formulata ("lesioni colpose"), che esclude intenzionalità:
- ...forse che quando lo psicologo gli parlava [secondo le prime fonti qualcosa come «mi hanno detto che (...) se confermo le accuse, potrò tornare da mamma e papà (...) E quando mi hanno portato via, mi hanno detto di non preoccuparmi, perché mi avevano già trovato una nuova mamma e un nuovo papà»], al dottore gli si era solo imbrogliata la lingua e in realtà intendeva dire «raccontami cos'è successo, vedrai che nessuno farà del male a te o ai tuoi genitori»? Forse che lo psicologo stesso soffre di parafasie o disturbi pragmatici del linguaggio?
- ...forse che abbiano portato il bimbo in auto fin sotto casa sua per essere interrogato e minacciato di non vedere più la famiglia se non parlava, ma solo per sbaglio? Magari pensavano di aver parcheggiato davanti al Tribunale per i Minorenni? Si era rotto il TomTom?
Abbiamo il sospetto che anche il
PM Marco Ghezzi, titolare di questa indagine, soffra di un vizio di pregiudizio buonista verso gli operatori sociali. Possiamo credere che uno psicologo ed un assistente sociale non si rendano conto di una minaccia? E che non si rendano conto che la sostituzione dei genitori può spaventare un bambino a morte?
Non stiamo mica parlando di un piastrellista e di un venditore di automobili, qui sono imputate proprio delle persone professionalmente ben consapevoli di come è fatta una violenza psicologica sui bambini. Se davvero avessero sbagliato, se ne dovrebbero assumere la responsabilità penale integralmente e senza sconti.
Può certamente darsi che i fatti descritti non siano veri, ma se fossero veri perchè non viene formulata una accusa per dolo e violenza privata, perchè non indagarli per abusi su minore? Forse che i beneintenzionati paladini dell'esercito degli amici dei bambini, non possono mai commettere vere violenze?
Sul caso, il nostro blog intende comunque mantenere la posizione di sempre, ovvero ricordare che le accuse di abuso non vanno prese mai per oro colato e sempre verificate. Non ci piacciono le persecuzioni indiscriminate, chi dovrà garantire allora che il racconto di questo bambino sia vero?
Ci auguriamo che venga disposto con la massima urgenza un incidente probatorio per ascoltare entrambi i fratellini e che vengano concluse le indagini, per fare chiarezza sulla vicenda. Per noi, questi operatori sociali restano innocenti fino a prova contraria; se chiediamo il giusto processo per i presunti pedofili, figuriamoci se intendiamo negarlo agli operatori dei servizi sociali.
Solo in caso di accertamento di questi fatti, non mancheremo poi di rimettere in discussione i metodi violenti e abusanti che molti sospettano facciano parte della routine di alcuni psicologi ed assistenti sociali, soprattutto di area CISMAI: finora solo
il nostro blog ha segnalato che il servizio sociale di Basiglio è co-gestito dalla cooperativa del
CbM di Milano, che si occupa della formazione e della supervisione degli operatori territoriali.
Ma aspetteremo la condanna, prima di saltare sul carro del vincitore e strumentalizzare questi fatti ancora presunti a sostegno della nostra battaglia.
La coerenza del CISMAI
(verso sé stessi, mica verso i bambini)
Non tutti sembrano intenzionati a dimostrare però la stessa coerenza.
A cominciare dal
CISMAI, nessuno dei cui rappresentanti ha ancora detto neanche una parolina buona verso questi due fratellini. Stavolta, ancora nessuno li ha chiamati "angeli", "vittime", né "bocche della verità". Eppure sembra che essi ancora soffrano.
Tra un mese (14 marzo) sarà il primo anniversario dell'allontanamento traumatico da casa, avvenuto proprio durante la festa di compleanno del maschietto. Qualcuno dal servizio sociale si ricorderà di fargli gli auguri per i suoi 14 anni già vissuti intensamente?
Pare che non tutti i bambini godano dello stesso diritto di attenzione ed affetto dai servizi affiliati CISMAI: si viene trascurati proprio quando il presunto abusante, guarda caso, milita nelle loro file.
Ogni volta che c'è un possibile orco pedofilo, dalle file del CISMAI ci si scaglia con durezza; altrimenti per altri tipi di abuso si ragiona, o addirittura si prendono le difese dell'accusato.
Dal suddetto
articolo del CorSera, si scopre infatti un dettaglio interessante, che a difendere lo psicologo accusato di lesioni colpose è stata incaricata l'
avv. Laura De Rui:
- "Circostanze che lo psicologo, difeso dall'avvocato Laura De Rui, ha seccamente negato nell'interrogatorio: né strattonamenti né veti a un commiato soft alla sorella, e per il resto l'accusa stravolgerebbe frasi decontestualizzate da un discorso volto invece a prospettare al bambino le varie possibilità teoriche dopo l'allontanamento".
L'avv. Laura De Rui è una penalista di fama nel campo della tutela minorile. Da sempre molto vicina alle posizioni del CISMAI e collaboratrice delle fondatrici
Malacrea e
Di Blasio, scrive sulla rivista "
Maltrattamento ed abuso all'infanzia" e nei
libri del Centro Hansel & Gretel, fa parte dello
staff formativo del CbM ed è referente giuridica in molti
corsi di formazione per operatori psicosociali organizzati dal CISMAI.
Immaginiamo che l'avv. De Rui non perda nemmeno un minuto in questi corsi a spiegare agli operatori che i bimbi non si interrogano nel parcheggio sotto casa loro e che, anche di fronte ad un sospetto di pedofilia, è illecito minacciare i bambini per fargli confessare gli abusi subiti. Certe cose basterebbe un po' di umanità per capirle.
Fin dai tempi del "pool Forno", i rapporti tra l'avv. De Rui e la procura milanese erano stati ottimi:
- "Dal confronto della mia esperienza con quella di colleghe che lavorano nello stesso ambito, ma in luoghi diversi nel paese, ho potuto constatare che il modo di lavorare dei pubblici ministeri milanesi contribuisce ampiamente a rendere Milano "quell'isola felice" di cui molti parlano" (fonte).
Speriamo che il suo giudizio sulla procura milanese adesso non venga rovinato per l'increscioso incidente di Basiglio, con quella pecora nera del PM Ghezzi che vuole ficcare il naso anche nei vizi delle associazioni di tutela minorile.
L'avv. De Rui si era espressa
nelle stesse occasioni anche criticando gli atteggiamenti delle difese, quando tendono a screditare le parole dei bambini:
- "Nel momento in cui i bambini entrano nelle aule giudiziarie, sottolinea l'avvocato De Rui, perdono lo status di persone. La prima cosa che accade loro è che non vengono creduti nonostante secondo la Costituzione e la giurisprudenza abbiano gli stessi diritti degli adulti. Nella generalità dei casi l'atteggiamento nei confronti dei bambini è di estrema diffidenza. Gli avvocati difensori del presunto abusante fanno leva sulla così diffusa diffidenza nei confronti dei minori con lo scopo di distruggere sistematicamente dalle prime dichiarazioni fino al dibattimento la vittima, la famiglia della stessa, i testimoni".
Simili generalizzazioni in realtà a noi non sono mai piaciute. Contestare la credibilità di un bambino ed essere diffidenti verso un testimone sono diritti costituzionali, punto e basta. Mica le difese lo fanno per "distruggere i bambini" (queste sono invenzioni isteriche dei paladini del CISMAI), gli avvocati lo fanno perchè hanno il dovere deontologico di difendere con ogni mezzo lecito il proprio assistito.
Brutto vizio quello di parlar male delle strategie dei difensori, avv. De Rui, rischia che poi un giorno ti si ritorca contro.
Si noti comunque che l'avv. De Rui opera adesso nella vicenda di Basiglio a titolo professionale privato e per conto del proprio cliente, la sua azione qui non esprime certo una posizione ufficiale del CISMAI (che tace, tace, tace). Resta inteso anche che il nostro blog non ha nulla da ridire sulla libertà di ogni avvocato (De Rui compresa) di impostare la strategia difensiva del proprio cliente come meglio crede. La coerenza non rientra certo fra i doveri deontologici di un buon penalista.
Ciononostante, non passa inosservato il fatto che
l'avvocato che più di tutti ha rappresentato nello scorso decennio le posizioni del CbM e del CISMAI, difende adesso, forse per la prima volta, un uomo accusato di un abuso professionale su un bambino. E si tratta di uno psicologo attivo in un servizio sociale gestito dal CbM di Milano, culla ideologica e sede di fondazione del CISMAI.
Ci auguriamo che si tratti di una difesa davvero motivata da piena innocenza. Sarebbe intollerabile che il CISMAI anteponesse la difesa dei propri metodi, alla difesa dei bambini presunti abusati.
I quali, lo scopriamo oggi attraverso l'interrogatorio del cliente dell'avv. De Rui, pare che stavolta si siano messi anche ad inventare violenze mai avvenute.
Non vanno più creduti allora?
Non quando puntano il dito contro il CISMAI, of course.
Ugo