venerdì 27 febbraio 2009

Rapita dalla giustizia

Angela L.; Tortorella Maurizio; Guarneri Caterina
Rapita dalla giustizia. Come ho trovato la mia famiglia.
Editore: Rizzoli
Pubblicazione: 02/2009
Numero di pagine: 210
Prezzo: € 18,50
ISBN: 8817028231

Della storia di Angela L. e del padre Salvatore, ingiustamente separati per 11 anni in ragione di una falsa accusa di pedofilia. Ne abbiamo già parlato ne "Il vero caso di Angela è aperto".

Con dedica al PM Pietro Forno, alla dott.ssa Luisa Della Rosa ed al fantasma "Pisello".

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Anche in questa storia, si distinsero in negativo alcuni assistenti sociali milanesi.
Racconta Angela in una intervista pubblicata su Grazia del 17/6/08:
  • «L'assistente sociale mi aveva promesso che, se le avessi dato ragione, avrei potuto rivedere i miei ge­nitori e mio fratello Marco».
E ancora Angela, da un articolo comparso su Panorama del 19/06/08:
  • «Ero piccola, ma ricordo che l’assistente sociale mi diceva che se confermavo certe cose sul papà avrei rivisto la mamma. Una volta sbottai: “Così non vale”».
Una brutta faccenda di prove mancanti e di solerti professionisti dello stato che non si fanno scrupoli di minacciare e ricattare per produrle.
Una faccenda che assomiglia molto al più recente caso dei due fratelli di Basiglio, frettolosamente allontanati dal servizio sociale per un sospetto di abuso sessuale altrettanto infondato; solo che stavolta sono poi stati incriminati proprio gli psicologi e gli assistenti sociali.

Da tempo sono numerosi coloro che si dichiarano perplessi sull'eccesso di potere conferito ai servizi sociali (spesso senza un adeguato controllo da parte della magistratura minorile) e sulla spregiudicatezza e l'illogicità a senso unico con cui alcuni operatori sociali lo esercitano.

Ma attenzione a non dirlo, occhio a criticare gli assistenti sociali milanesi. Pare che siano molto permalosi.

Ugo


Vedi anche:

giovedì 12 febbraio 2009

Basiglio e la coerenza del CISMAI

Basiglio, caso dei due fratellini, allontanati dalla famiglia per un disegno osceno che neanche avevano fatto loro): il backlash adesso procede a vele spiegate.
Dopo l'incriminazione delle maestre a novembre per falsa testimonianza, oggi un articolo del Corriere della Sera ci informa che la Procura di Milano ha formulato anche:
  • "una inusuale ipotesi di reato («lesioni colpose» ai danni del bambino) e per essa indagare due psicologi e una assistente sociale. L'indicazione «colposa » del reato suggerisce la convinzione dell'accusa che le condotte ipotizzate non siano state intenzionali, ma abbiano involontariamente arrecato sofferenza al bambino. Alla base della contestazione di «lesioni», infatti, c'è una perizia che ravvisa nel bambino un «disturbo post traumatico da stress» collegato, come nesso di causa-effetto, alle modalità di separazione dalla famiglia allorché fu eseguito il provvedimento d'urgenza del Tribunale dei Minorenni. In quella fase, secondo l'accusa, lo psicologo (che avrebbe dovuto facilitare un passaggio per forza di cose doloroso per i bambini) avrebbe invece finito per peggiorare la situazione. Perché? Perché avrebbe detto al bambino che gli sarebbero stati cambiati i genitori; perché lo avrebbe strattonato per un braccio; e perché gli avrebbe impedito di salutare bene la sorella".
Ulteriori dettagli sono contenuti in una intervista al padre dei due bimbi, che afferma che il maschietto sarebbe ancora in stato di sofferenza psicologica per il trauma subito:
  • «Il bambino non ha dimenticato il volto di chi l'ha sbattuto in auto, strappato all'abbraccio della madre, minacciato, obbligato — senza riuscirci — a confessare pensieri e azioni mai fatti».
Come ampiamente anticipato dall'avv. Martinez, sembra dunque che finalmente un nostro procuratore intenda andare davvero a fondo anche in una vicenda di presunti abusi psicologici, perpetrati forse dalla macchina stessa dell'abusologia antipedofila.
Ci lascia però molto perplessi l'ipotesi di reato formulata ("lesioni colpose"), che esclude intenzionalità:
  • ...forse che quando lo psicologo gli parlava [secondo le prime fonti qualcosa come «mi hanno detto che (...) se confermo le accuse, potrò tornare da mamma e papà (...) E quando mi hanno portato via, mi hanno detto di non preoccuparmi, perché mi avevano già trovato una nuova mamma e un nuovo papà»], al dottore gli si era solo imbrogliata la lingua e in realtà intendeva dire «raccontami cos'è successo, vedrai che nessuno farà del male a te o ai tuoi genitori»? Forse che lo psicologo stesso soffre di parafasie o disturbi pragmatici del linguaggio?
  • ...forse che abbiano portato il bimbo in auto fin sotto casa sua per essere interrogato e minacciato di non vedere più la famiglia se non parlava, ma solo per sbaglio? Magari pensavano di aver parcheggiato davanti al Tribunale per i Minorenni? Si era rotto il TomTom?
Abbiamo il sospetto che anche il PM Marco Ghezzi, titolare di questa indagine, soffra di un vizio di pregiudizio buonista verso gli operatori sociali. Possiamo credere che uno psicologo ed un assistente sociale non si rendano conto di una minaccia? E che non si rendano conto che la sostituzione dei genitori può spaventare un bambino a morte?
Non stiamo mica parlando di un piastrellista e di un venditore di automobili, qui sono imputate proprio delle persone professionalmente ben consapevoli di come è fatta una violenza psicologica sui bambini. Se davvero avessero sbagliato, se ne dovrebbero assumere la responsabilità penale integralmente e senza sconti.
Può certamente darsi che i fatti descritti non siano veri, ma se fossero veri perchè non viene formulata una accusa per dolo e violenza privata, perchè non indagarli per abusi su minore? Forse che i beneintenzionati paladini dell'esercito degli amici dei bambini, non possono mai commettere vere violenze?

Sul caso, il nostro blog intende comunque mantenere la posizione di sempre, ovvero ricordare che le accuse di abuso non vanno prese mai per oro colato e sempre verificate. Non ci piacciono le persecuzioni indiscriminate, chi dovrà garantire allora che il racconto di questo bambino sia vero?
Ci auguriamo che venga disposto con la massima urgenza un incidente probatorio per ascoltare entrambi i fratellini e che vengano concluse le indagini, per fare chiarezza sulla vicenda. Per noi, questi operatori sociali restano innocenti fino a prova contraria; se chiediamo il giusto processo per i presunti pedofili, figuriamoci se intendiamo negarlo agli operatori dei servizi sociali.

Solo in caso di accertamento di questi fatti, non mancheremo poi di rimettere in discussione i metodi violenti e abusanti che molti sospettano facciano parte della routine di alcuni psicologi ed assistenti sociali, soprattutto di area CISMAI: finora solo il nostro blog ha segnalato che il servizio sociale di Basiglio è co-gestito dalla cooperativa del CbM di Milano, che si occupa della formazione e della supervisione degli operatori territoriali.
Ma aspetteremo la condanna, prima di saltare sul carro del vincitore e strumentalizzare questi fatti ancora presunti a sostegno della nostra battaglia.


La coerenza del CISMAI
(verso sé stessi, mica verso i bambini)

Non tutti sembrano intenzionati a dimostrare però la stessa coerenza.
A cominciare dal CISMAI, nessuno dei cui rappresentanti ha ancora detto neanche una parolina buona verso questi due fratellini. Stavolta, ancora nessuno li ha chiamati "angeli", "vittime", né "bocche della verità". Eppure sembra che essi ancora soffrano.
Tra un mese (14 marzo) sarà il primo anniversario dell'allontanamento traumatico da casa, avvenuto proprio durante la festa di compleanno del maschietto. Qualcuno dal servizio sociale si ricorderà di fargli gli auguri per i suoi 14 anni già vissuti intensamente?
Pare che non tutti i bambini godano dello stesso diritto di attenzione ed affetto dai servizi affiliati CISMAI: si viene trascurati proprio quando il presunto abusante, guarda caso, milita nelle loro file.

Ogni volta che c'è un possibile orco pedofilo, dalle file del CISMAI ci si scaglia con durezza; altrimenti per altri tipi di abuso si ragiona, o addirittura si prendono le difese dell'accusato.
Dal suddetto articolo del CorSera, si scopre infatti un dettaglio interessante, che a difendere lo psicologo accusato di lesioni colpose è stata incaricata l'avv. Laura De Rui:
  • "Circostanze che lo psicologo, difeso dall'avvocato Laura De Rui, ha seccamente negato nell'interrogatorio: né strattonamenti né veti a un commiato soft alla sorella, e per il resto l'accusa stravolgerebbe frasi decontestualizzate da un discorso volto invece a prospettare al bambino le varie possibilità teoriche dopo l'allontanamento".
L'avv. Laura De Rui è una penalista di fama nel campo della tutela minorile. Da sempre molto vicina alle posizioni del CISMAI e collaboratrice delle fondatrici Malacrea e Di Blasio, scrive sulla rivista "Maltrattamento ed abuso all'infanzia" e nei libri del Centro Hansel & Gretel, fa parte dello staff formativo del CbM ed è referente giuridica in molti corsi di formazione per operatori psicosociali organizzati dal CISMAI.
Immaginiamo che l'avv. De Rui non perda nemmeno un minuto in questi corsi a spiegare agli operatori che i bimbi non si interrogano nel parcheggio sotto casa loro e che, anche di fronte ad un sospetto di pedofilia, è illecito minacciare i bambini per fargli confessare gli abusi subiti. Certe cose basterebbe un po' di umanità per capirle.

Fin dai tempi del "pool Forno", i rapporti tra l'avv. De Rui e la procura milanese erano stati ottimi:
  • "Dal confronto della mia esperienza con quella di colleghe che lavorano nello stesso ambito, ma in luoghi diversi nel paese, ho potuto constatare che il modo di lavorare dei pubblici ministeri milanesi contribuisce ampiamente a rendere Milano "quell'isola felice" di cui molti parlano" (fonte).
Speriamo che il suo giudizio sulla procura milanese adesso non venga rovinato per l'increscioso incidente di Basiglio, con quella pecora nera del PM Ghezzi che vuole ficcare il naso anche nei vizi delle associazioni di tutela minorile.
L'avv. De Rui si era espressa nelle stesse occasioni anche criticando gli atteggiamenti delle difese, quando tendono a screditare le parole dei bambini:
  • "Nel momento in cui i bambini entrano nelle aule giudiziarie, sottolinea l'avvocato De Rui, perdono lo status di persone. La prima cosa che accade loro è che non vengono creduti nonostante secondo la Costituzione e la giurisprudenza abbiano gli stessi diritti degli adulti. Nella generalità dei casi l'atteggiamento nei confronti dei bambini è di estrema diffidenza. Gli avvocati difensori del presunto abusante fanno leva sulla così diffusa diffidenza nei confronti dei minori con lo scopo di distruggere sistematicamente dalle prime dichiarazioni fino al dibattimento la vittima, la famiglia della stessa, i testimoni".
Simili generalizzazioni in realtà a noi non sono mai piaciute. Contestare la credibilità di un bambino ed essere diffidenti verso un testimone sono diritti costituzionali, punto e basta. Mica le difese lo fanno per "distruggere i bambini" (queste sono invenzioni isteriche dei paladini del CISMAI), gli avvocati lo fanno perchè hanno il dovere deontologico di difendere con ogni mezzo lecito il proprio assistito.
Brutto vizio quello di parlar male delle strategie dei difensori, avv. De Rui, rischia che poi un giorno ti si ritorca contro.

Si noti comunque che l'avv. De Rui opera adesso nella vicenda di Basiglio a titolo professionale privato e per conto del proprio cliente, la sua azione qui non esprime certo una posizione ufficiale del CISMAI (che tace, tace, tace). Resta inteso anche che il nostro blog non ha nulla da ridire sulla libertà di ogni avvocato (De Rui compresa) di impostare la strategia difensiva del proprio cliente come meglio crede. La coerenza non rientra certo fra i doveri deontologici di un buon penalista.

Ciononostante, non passa inosservato il fatto che l'avvocato che più di tutti ha rappresentato nello scorso decennio le posizioni del CbM e del CISMAI, difende adesso, forse per la prima volta, un uomo accusato di un abuso professionale su un bambino. E si tratta di uno psicologo attivo in un servizio sociale gestito dal CbM di Milano, culla ideologica e sede di fondazione del CISMAI.

Ci auguriamo che si tratti di una difesa davvero motivata da piena innocenza. Sarebbe intollerabile che il CISMAI anteponesse la difesa dei propri metodi, alla difesa dei bambini presunti abusati.
I quali, lo scopriamo oggi attraverso l'interrogatorio del cliente dell'avv. De Rui, pare che stavolta si siano messi anche ad inventare violenze mai avvenute.

Non vanno più creduti allora?
Non quando puntano il dito contro il CISMAI, of course.

Ugo

domenica 8 febbraio 2009

Dall'archivio di Mr. Gyrasole

Fin da "Lo strano caso del Dr. Montekkyll e Mr. Gyrasole", seguiamo con molta attenzione le dichiarazioni stampa del prof. Francesco Montecchi, insigne neuropsichiatra che era primario dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, al tempo in cui i bambini dell'asilo Olga Rovere iniziarono il loro pellegrinaggio verso il padiglione del "Progetto Girasole" per farsi "certificare" i presunti abusi subiti a Rignano Flaminio.

Attraverso un articolo pubblicato adesso dal blog dell'Associazione "Ragione e Giustizia" (che difende le maestre indagate di Rignano), scopriamo che ci era sfuggita una sua intervista, rilascita a Gloria De Simoni per TG2 Punto di Vista del 11/02/08 (quindi circa due mesi dopo la celebre intervista rilasciata a Matrix).
Abbiamo già ironizzato sulla doppiezza del messaggio del prof. Montecchi, il quale a seconda delle occasioni dà o toglie alla psicologia il potere di discernere verità oggettive sui fatti di abuso. In questo caso, ai microfoni del TG2 si era presentato con la sfera di cristallo di Mr. Gyrasole (minuto 05:19):
  • INTERVISTA: E' possibile che un bambino inventi una storia di abusi?
  • MONTECCHI: «Mah, dobbiamo fare una distinzione. Il bambino ha un suo mondo fantastico, ha delle sue esperienze corporee e un mondo di realtà. Se c'è confusione tra realtà e fantasia, può narrare un qualcosa che può essere interpretato dagli adulti come un'esperienza di abuso. Però l'arte dell'esperto di psicologia è quella di capire, nella sua diagnosi, quanto le descrizioni di un bambino fanno parte della sua fantasia o invece sono delle esperienze reali
Inaudito. Qui il prof. Montecchi sta dicendo esplicitamente che la distinzione del vero dal falso sarebbe un'arte diagnostica di competenza degli esperti di psicologia. Ma da quando? Hanno forse già scoperto la macchina della verità, senza darcene notizia?
Adesso capiamo perchè, anzichè rimandare al processo giudiziario, egli ed i suoi colleghi al Bambino Gesù abbiano accettato l'incarico di svolgere gli accertamenti degli abusi presunti sui bimbi dell'Olga Rovere. Intrudendo senza ragione in una vicenda più grande di loro, al posto del Tribunale di Tivoli, ingenuamente lieto di scaricare il proprio dovere sulle spalle di un ospedale. Fuori da ogni contraddittorio e controllo democratico.

Il prof. Montecchi davvero crede di esserne in grado e che sia suo compito. Un brutto passo indietro rispetto a due mesi prima, quando ammise invece che:
  • «Beh, ecco, facciamo attenzione, la psicologia, la diagnosi psicologica non fa fare una diagnosi di abuso, ma la diagnosi di abuso deve essere correlata ad altre prove che vengono raccolte. [Domanda: Da chi?] Eh, beh da chi indaga
Questo continuo rovesciamento di opinioni non fa certo onore al neuropsichiatra romano, che viene considerato da molti un esperto di riferimento e che è stato estensore delle Linee Guida SINPIA sull'abuso.
Ci corre un brivido lungo la schiena al pensiero che perfino al prof. Montecchi scappa continuamente il pensierino onnipotente, figuriamoci ai colleghi meno saggi e meno esperti, che non vedono l'ora di sostituirsi ai giudici, per imporre le proprie elucubrazioni psicologiche sul vero e sul falso (il blogger Giustiziere li chiama "Fabbricanti di sentenze").

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Prosegue l'intervista al neuropsichiatra romano (minuto 07:29):
  • MONTECCHI: «Il bambino può essere un testimone attendibile, ma ad alcune condizioni. Per esempio un bambino anche molto piccolo, che parla spontaneamente ed ha un buon equilibrio emotivo, può essere un bambino che narra degli eventi in modo adeguato e corretto. Ma questo bambino, anche e soprattutto se molto piccolo, se è in rapporto con persone per lui importanti e sente che queste persone si aspettano da lui la conferma di un qualcosa di cui loro sono convinti, allora il bambino sarà più proteso a narrare, a descrivere quello che l’adulto si aspetta, piuttosto che narrare quella che è la sua esperienza
Sottoscriviamo, il prof. Montecchi qui conferma il principale meccanismo che può stare alla base della falsa dichiarazione di abuso da parte dei bimbi più piccoli, alla faccia di chi ancora afferma che essi non possano dire altro che il vero.

Ne abbiamo avuto un pessimo esempio nello stesso servizio del TG2, laddove viene intervistata come "esperta di abusi" anche la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che esprime la seguente convinzione (minuto 05:56):
  • PARSI: «E' molto difficile che un bambino di tre anni, di quattro, si inventi e strutturi un abuso, con particolari dettagli, no? Perchè non ne ha né l'informazione né la competenza». [Ella sembra convinta che le false dichiarazioni di abuso siano un fenomeno esclusivo per minori in età almeno preadolescenziale]
Purtroppo per la dott.ssa Parsi, la scienza dell'abuso già da lungo tempo conosce questo fenomeno anche per bimbi in età prescolare. Mai sentito parlare del caso McMartin e dell'incredibile sequela di dettagli pedosatanisti (mai avvenuti) che uscivano dai racconti di quei bimbi?
Certo che i bambini così piccoli mica si possono inventare storie così complesse dal nulla, sono semplicemente molto bravi a cogliere suggerimenti e confermano il pregiudizio di chi li interroga (di solito senza nemmeno comprendere bene di cosa si parla).
Non è mica un caso se, in molti dei casi di presunta pedofilia negli asili per cui il dott. Massimiliano Frassi ha fornito la propria consulenza (Rignano Flaminio tra questi), nelle dichiarazioni dei bambini sono comparsi tanti rituali di abuso pseudo-satanista: non è altro che il filtrato delle fissazioni e delle teorie che Frassi ha raccolto dal suo maestro Ray Wyre e poi propagato da Bergamo e Brescia al resto d'Italia. Le informazioni ed i dettagli, possono essere messe in bocca ai bimbi da chi li ha interrogati con modalità suggestive e domande induttive (a cominciare dai genitori fomentati dalle paure di certi abusologi).

La dott.ssa Parsi (che pure con Massimiliano Frassi ha collaborato in passato) in occasione di questa indagine del TG2, avrà certamente trovato nelle parole della parallela intervista al prof. Montecchi una valida spiegazione dell'inesattezza del proprio convincimento.

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L'intervista a Montecchi si conclude con un incidente davvero imbarazzante, laddove il neuropsichiatra si lancia in una critica ad un malcostume procedurale, senza forse rendersi conto di esserne stato protagonista nel caso di Rignano:
  • INTERVISTA: I nostri strumenti giuridici sono adeguati?
  • MONTECCHI: «Dobbiamo considerare che sia l'audizione protetta che l'incidente probatorio sono delle esperienze in ogni caso traumatiche per il bambino. Inoltre avvengono dopo parecchio tempo dalla notizia di reato, e dopo che questi bambini hanno parlato dell’evento con troppe persone. Questo inficia la capacità di testimoniare la verità che è necessario raccogliere. Allora sarebbe auspicabile che quando c’è una notizia di reato, questo bambino venga ascoltato subito».
Siamo perfettamente d'accordo.
Peccato per Montecchi, che tra le "troppe persone" con cui i bambini dell'Olga Rovere hanno parlato nelle fasi iniziali di quell'inchiesta, ci siano stati innanzitutto i membri dell'equipe clinica del suo Progetto Girasole.
Ancora una volta, Montecchi inframezza pezzi di ottima cultura procedurale, con gesti ed affermazioni di segno contrario:
  • perchè Montecchi nel 2006 accettò di svolgere accertamenti clinici su quei bambini, invece di rimandarli subito ad una indagine e ad un incidente probatorio?
  • perchè Montecchi in seguito non disse nulla sul fatto che al Tribunale di Tivoli neanche fosse stato disposto un vero incidente probatorio? (si dovette attendere oltre un anno e l'intervento dei veri esperti, nel silenzio di Montecchi e del CISMAI)
Montecchi oggi predica bene, ma razzolò malissimo.
Tra la notizia di reato ed i doverosi incidenti probatori, furono intromessi proprio gli inutili accertamenti clinici del Girasole. Lo staff del primario Montecchi si lanciò in una pubblica funzione che non era del Bambino Gesù e che (egli stesso dunque dimostra di saperlo) avrebbe potuto in seguito "inficiare la capacità di testimoniare la verità".
Tutti hanno capito che gli incidenti probatori iniziati su una ventina di bimbi di Rignano solo dal Giugno 2007, erano ormai ben poco utili alla ricostruzione della verità dei fatti. Perchè inquinati dai racconti che in precedenza vennero richiesti a quei bimbi troppe volte e in troppe sedi improprie: di ciò che i sessantaquattro bimbi dell'Olga Rovere visitati al Bambino Gesù dissero e fecero durante il percorso di osservazione al Progetto Girasole, poco si sa, ma certo non avrebbero nemmeno dovuto essere lì.
Come è stato possibile che nessuno se ne sia reso conto, quando glieli inviarono?

Fatti, non belle parole.
Prima o poi, è di questi che si dovrà chiedere conto al prof. Montecchi ed allo staff dell'Ospedale Bambino Gesù.

Ugo

venerdì 6 febbraio 2009

Il prof. Mendicini e lo struzzo


Caso dei presunti pedofili all'asilo Olga Rovere.
Il 5 febbraio 2009, presso il teatro Paladino di Rignano Flaminio si è svolta una conferenza stampa voluta dalle maestre dell'Olga Rovere per esprimere solidarietà agli indagati. Ce ne dà notizia l'associazione "Ragione e Giustizia", fornendo anche un interessante riassunto degli interventi del moderatore della conferenza, il prof. Modesto Mendicini, noto pediatra romano che fin dal primo momento si è schierato contro l'assurdità di questa indagine:
  • "Né va trascurato che per indagini di tale delicatezza e complessità devono intervenire esperti di provata competenza e esperienza nel campo specifico. E vi garantisco che in Italia non sono molti. Uno di questi è senza dubbio il professor Montecchi, con cui peraltro ho avuto occasione di collaborare, che ha avuto modo di esaminare i presunti abusati. Orbene, le conclusioni cui è pervenuto Montecchi è che i segni di disagio presentati dai bambini erano senz’altro compatibili con un abuso sessuale, ma che non erano assolutamente specifici di questo. In altre parole, potevano essere ascrivibil a infinite altre cause".
Secondo Mendicini, il prof. Francesco Montecchi (ex-primario del Bambino Gesù) non avrebbe dunque attribuito necessariamente ad abuso sessuale i sintomi dei bimbi di Rignano.
Ne prendiamo atto, ma ci risulta diversamente.
Il giorno stesso dell'incarcerazione delle maestre, la stampa riportò delle dichiarazioni di Montecchi che non lasciavano spazio al dubbio: alla domanda "Quanti bambini hanno subito violenza?" egli rispose «Posso dire soltanto... parecchi».
Alla faccia delle infinite altre cause possibili!

E' ricominciato il gioco delle due tavolette, per cui a corrente alterna si fa finta che i clinici del Progetto Girasole non si siano mai sbilanciati sui presunti abusi all'asilo di Rignano. Ma allora perchè i rappresentanti dell'AGeRiF girano ancora per radio e televisioni, strombazzando che l'Ospedale Gesù avrebbe dimostrato abusi certi nei loro bambini, senza che nessuno li smentisca?

Il prof. Mendicini sembra convinto della buona fede del collega neuropsichiatra, a noi invece in questi due anni la sua versione è parsa troppo mutevole (cfr. "Lo strano caso del Dr. Montekkyll e Mr. Gyrasole") e ci sembra che certe garanzie diagnostiche vengano riservate da Montecchi solo agli interlocutori più competenti come Mendicini, gli unici coi quali Montecchi fa sfoggio di consapevolezza dei propri limiti.
Abbiamo delle riserve però su ciò che invece fu detto veramente ai genitori di Rignano e scritto nelle diagnosi dei loro bambini.

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Sottoscriviamo tutte le opinioni che il prof. Mendicini ha espresso finora sul caso di Rignano Flaminio. Da Il Messaggero:
  • Secondo Mendicini, la vicenda, definita «assurda e grottesca», sarebbe scaturita da una forma di isteria collettiva, «innescata da due genitori che hanno notato un comportamento autoerotico nel loro figlio e, non sapendo che certi atteggiamenti sono naturali in bambini di quella età, hanno ipotizzato che l'avesse appreso a scuola. Così lo hanno condizionato per fargli dire cose che confermassero il loro convincimento». Il pediatra ha criticato i periti che hanno esaminato i bambini durante l'incidente probatorio: «Sono partiti dal presupposto sbagliato che i bambini dicano sempre la verità, senza tener presente delle forti e provate induzioni esercitate su di loro dai genitori».
E ancora:
  • "Perché sono stato colpito immediatamente dall’assurdità della vicenda, che ero convinto si sarebbe sgonfiata molto rapidamente. Purtroppo così non è stato, anzi ci sarebbe la possibilità concreta di un rinvio giudizio. Tento, pertanto, di fare tutto il possibile per evitare a quattro persone per bene lo strazio di un rinvio a giudizio, che prolungherebbe nel tempo un calvario che dura ormai da più di due anni. (...) Paradossalmente, la triste conclusione che l’esperienza mi suggerisce è che la vera violenza sui poveri bambini, come accennavo, ha cominciato a realizzarsi da parte di genitori, inquirenti, periti, psicologi, ambiente, media dopo la denuncia dei falsi abusi. E purtroppo continuerà a perpetuarsi fin quando la vicenda non sarà conclusa: se è vero infatti che dopo l’incidente probatorio i bambini non saranno più interrogati la violenza continuerà lo stesso da parte dei media, dell’ambiente e della stessa famiglia, Per concludere, io sono pienamente consapevole del rischio di essere individuato come un paladino dei pedofili veri, ma sono pronto a correre tale rischio e ad assumere una posizione impopolare, pur di difendere a viso aperto persone incolpevoli incappate in un meccanismo infernale; come potrebbe accadere a ciascuno di noi".
Applaudiamo con convinzione il senso di civiltà del prof. Mendicini ed il suo coraggio di esporsi personalmente, per una battaglia di civiltà e giustizia. Magari ce ne fossero.

Ci resta però una perplessità: se Mendicini è stato collaboratore di Montecchi, perchè ora non si rivolge con più determinazione direttamente al collega, per costringerlo a tirare la testa fuori dalla sabbia?
Perchè non prova a convincere il prof. Montecchi a fare al più presto l'unica cosa deontologicamente dovuta, cioè convocare le famiglie accusanti e spiegare loro che gli abusi non sono stati affatto dimostrati al Bambino Gesù?
E magari elencare loro finalmente anche tutte quelle possibili "infinite altre cause" dei sintomi ansiosi dei bambini, che Mendicini ben conosce e crede (sulla fiducia) che anche il collega Montecchi voglia rispettare (ma allora perchè fino adesso hanno omesso di parlarne con gli interessati?).

Il prof. Mendicini dice cose giuste, ma farebbe bene intanto a non parlare per conto del collega neuropsichiatra. Il pregiudizio non si scardina mica così facilmente, sarebbe ingenuo sperare che qualcuno tra gli accusanti lo ascolterà (cfr. "opinionista per caso").
Lasci che siano il prof. Francesco Montecchi e la dirigenza dell'Ospedale Bambino Gesù ad assumersi finalmente le proprie responsabilità. E' pur vero che il coraggio, se non ce l'hai, non te lo puoi mica comprare: può darsi allora che gli serva una spintarella, ma non un portavoce.

Anche le famiglie rignanesi avrebbero diritto ad un urgente chiarimento diagnostico differenziale; ma a chi potranno mai dare ascolto, se non ai clinici di loro fiducia?

Ugo

lunedì 2 febbraio 2009

Tirare le orecchie a Massimiliano Frassi



Da articolo di Stefano Serpellini per L'Eco di Bergamo del 31/01/09, leggiamo l'intervista alla PM Carmen Pugliese, membro del pool della Procura di Bergamo per i reati sessuali e familiari:
  • «I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni», avverte Carmen Pugliese, pm del pool della Procura specializzato in reati sessuali e familiari, scorrendo i dati che vedono questo tipo di violenza aumentare in maniera significativa. Nella Bergamasca si è passati dai 278 casi del 2006 ai 306 del 2007, fino ai 382 del 2008, in pratica più di una denuncia al giorno. E se è vero che si riscontra una sempre più diffusa propensione da parte di padri e mariti ad alzare le mani, è altrettanto appurato che molte volte le versioni fornite dalle presunte vittime (quasi sempre donne) sono gonfiate ad arte. «Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri - analizza il pm Pugliese -. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione. "Se non mi concedi tot benefici, io ti denuncio", è la minaccia che fanno alcune mogli. Tanto che, una volta ottenuto quello che volevano, tornano in Procura a chiedere di ritirare la denuncia. Non sanno che nel frattempo noi abbiamo speso tempo ed energie per indagare. L'impressione è che alcune mogli tendano a usare pm e polizia giudiziaria come strumento per perseguire i propri interessi economici in fase di separazione». Poche, in percentuale, le inchieste che sfociano in condanna. «Molte volte - rivela il pm Pugliese - siamo noi stessi a chiedere l'archiviazione. In altri casi, invece, si arriva a un processo dove la presunta vittima ridimensiona il proprio racconto. E’ successo anche che qualche ex moglie sia finita indagata per calunnia». (…)
Davvero interessante leggere simili dichiarazioni in bocca alla PM Pugliese, amica personale di Massimiliano Frassi e frequente terminale delle sue denunce (perfino la querela per diffamazione contro il blogger "Il Giustiziere", finita in bolla di sapone). Carmen Pugliese fino al 2007 è stata membro del comitato scientifico della sua associazione Prometeo onlus (quella che pubblica disonesti dati scientifici al ribasso, proprio in tema di falsi abusi) e nel 2005 aveva ricevuto pure il "Premio Amici di Prometeo".
Sebbene Pugliese abbia parlato all'Eco di Bergamo solo di violenza di genere tra adulti (e non di abuso sessuale su minori), non possiamo non apprezzare l'attuale convinta presa di coscienza di questo magistrato verso la problematica della falsa denuncia.

Le sue ultime dichiarazioni avranno fatto dispiacere a Frassi. Ci è tornato in mente allora che nel maggio 2007 il nome della PM Pugliese era stato del tutto rimosso dal sito di Prometeo onlus e scompariva pure dall'elenco dei membri del suo comitato scientifico.
  • [Nota: La PM Pugliese fu rimpiazzata soprattutto dal giudice Jacqueline Monica Magi, ex-PM alla Procura di Pistoia, la quale pure scrisse nel 2006 un articolo sulla possibilità di falsa denuncia di violenza sulle donne, minimizzando il fenomeno come privo di reali rischi per le procure, presentando però una analisi priva di qualsiasi dato oggettivo e viziata da grossolana presunzione, illogicità ed errori metodologici di ragionamento circolare. Non a caso Frassi la promosse subito in cima al proprio comitato scientifico (dal 2008 anche la Magi ne è uscita).]

C'è dell'altro nell'intervista a Carmen Pugliese. Il magistrato si spinge oltre e bacchetta esplicitamente quegli stessi metodi delle onlus anti-violenza, che anche noi contestiamo:
  • Carmen Pugliese una tiratina d'orecchi la riserva anche alle associazioni che operano a tutela delle donne: «Non fanno l’operazione di filtro che dovrebbero fare: incitano le assistite a denunciare, ma poi si disinteressano del percorso giudiziario, di verificare come finirà la vicenda. Mi sembra una difesa indiscriminata della tutela della donna che viene a denunciare i maltrattamenti, senza mettere in conto che questa donna potrebbe sempre cambiare versione». (…)
Carmen Pugliese, una dei nostri?

Succede proprio adesso che l'associazione Prometeo di Frassi aveva deciso di puntare molto sulla violenza alle donne, al punto di accantonare per la prima volta il tema della lotta alla pedofilia e dedicare allo stalking il proprio convegno annuale di Boario Terme (settembre 2008). Un convegno dove si sono lanciati allarmi sull'enorme diffusione del fenomeno e si è incitato a denunciare i "predatori", ma senza che nei resoconti di Frassi si facesse nessuna menzione alla possibilità di false denunce. Giammai.

Tra i relatori del convegno 2008 di Prometeo, c'era anche la stessa dott.ssa Carmen Pugliese (chissà allora a quale associazione sia stata rivolta adesso la tirata d'orecchie sulle accuse indiscriminate e senza filtri). Leggiamo però come Massimiliano Frassi aveva riassunto sul proprio blog l'intervento del sostituto procuratore:
  • "come ha evidenziato la dr.ssa Carmen Pugliese della Procura di Bergamo, spesso per vari motivi (“paura, ripensamenti, quieto vivere, etc.”) le vittime ritirano le querele".
Guarda caso, tra i possibili motivi Frassi ha nuovamente omesso di citare la possibilità che la denuncia di violenza possa essere falsa e/o maliziosa (solo l'80% dei casi, secondo Carmen Pugliese).
Anche stavolta, a Bergamo c'è un paladino in malafede, che per continuare a coltivare i propri interessi, non accetta proprio di raccontarla giusta.

Ugo