giovedì 23 luglio 2009

Le parole non dette agli Stati Generali del CISMAI

Tira vento di novità nel CISMAI, dopo il cambio di guardia alla presidenza ove siede da quest'anno il dott. Andrea Bollini (insegnante ed esperto di epidemiologia dell'abuso, proveniente dal "Centro Studi Sociali" della Fondazione Maria Regina di Scerne di Pineto, Teramo):
  • è stato recentemente rinnovato il portale web societario (azzerando purtroppo la corrispondenza dei vecchi link, compresi tutti quelli provenienti dal nostro blog), che viene adesso aggiornato con frequenza molto maggiore ed interessante ricchezza di contenuti;
  • è stata lanciata soprattutto l'ambiziosa iniziativa degli "Stati generali sul Maltrattamento all'Infanzia in Italia", programmata in quattro giornate seminariali preliminari nel 2009, che saranno concluse da un convegno nazionale a Roma nel febbraio 2010. All'iniziativa ed alla preparazione dei documenti congressuali, il CISMAI dedica anche un apposito blog di discussione.

Tra i materiali proposti dal nuovo sito del CISMAI, spicca per interesse il seguente report inserito il 15/07/09:
Si tratta di un documento di indirizzo nel campo della prevenzione, ricco ed equilibrato, dal quale estrapoliamo oggi alcune indicazioni interessanti a proposito dei programmi di prevenzione anti-abuso condotti sui bambini a scuola.


Programmi di prevenzione primaria ed efficacia

Il report WHO-2006 riassume nella Tabella 3.1 (pag. 37) l'insieme di tutte le possibili forme di intervento preventivo al maltrattamento su minori. Tra gli interventi a livello di individuo, vengono segnalati anche i programmi mirati a bambini tra i 3 e gli 11 anni, intesi a "Formare i minori affinché riconoscano e evitino situazioni di abuso potenziale". I corsi di prevenzione primaria, effettuati con interventi di educazione sessuale ai bambini delle scuole rientrano in questa categoria.
Si noti tuttavia che la tabella 3.1 non è molto selettiva:
  • "presenta la tipologia di strategie di prevenzione, comprendendo quelle di comprovata, promettente e non chiara efficacia. (...) Al momento della redazione del presente documento, sono carenti i dati che dimostrino l’efficacia di gran parte di questi interventi; laddove sono disponibili dati sufficienti, provengono in gran parte da paesi ad alto reddito. Informazioni pratiche dettagliate riguardo alla progettazione e sviluppo di particolari strategie di prevenzione sono disponibili in diverse pubblicazioni e su internet". (pag. 36-37)
Se proseguiamo la lettura per verificare lo specifico dei corsi di prevenzione primaria nelle scuole, si evidenzia che proprio quest'area di intervento rientra tra quelle di efficacia incerta (Cap. 3, pag. 43-44):
  • Formare i minori a evitare potenziali situazioni di abuso - "Programmi di questo tipo sono progettati per insegnare ai minori come riconoscere le situazioni pericolose e dar loro gli strumenti per proteggersi. Il concetto principale dei programmi è che i bambini possiedono e possono controllare l’accesso al proprio corpo e che ci sono tipi differenti di contatto fisico. Viene loro insegnato come riportare ad un adulto una situazione dove gli è stato chiesto di fare qualcosa che essi hanno percepito come imbarazzante. I ricercatori sono d’accordo sul fatto che i bambini possono sviluppare conoscenza e acquisire abilità per proteggersi dall’abuso. Non è certo, però, se queste capacità siano mantenute nel tempo e se effettivamente proteggano il minore da ogni tipo di situazione d’abuso, particolarmente se il colpevole è qualcuno che il minore conosceva bene e nel quale riponeva fiducia. E’ necessario quindi dimostrare scientificamente che queste competenze acquisite sono effettivamente efficaci per prevenire il maltrattamento in situazioni di vita reale".
Il report rinnova così anche l'indicazione che questi corsi abbiano un tallone di Achille proprio in quei casi in cui l'abusante sarebbe un familiare o un altro care-giver abituale, situazione che si verifica in appena l'80-90% dei casi. Come già avemmo modo di denunciare, questi corsi rischiano di ferire anche duramente la gran parte dei bambini davvero abusati, solo nel tentativo (neanche chiaramente efficace) di andare a caccia degli orchi dietro l'angolo della strada o del "lupus in fabula", molto più rari.
Ma forse più interessanti e redditizi per le associazioni anti-pedofilia.


Le parole non dette da Alberto Pellai

La questione si riallaccia alla polemica che il nostro blog sta conducendo nei confronti del dott. Alberto Pellai, autore di "Le parole non dette" (Franco Angeli, 3a ed., 2004), un manuale di prevenzione in cui viene descritto il metodo di educazione sessuale anti-abuso, che il gruppo di Pellai e delle ASL milanesi hanno già per alcuni anni estesamente applicato a migliaia di scolari della popolazione lombarda (ci risulta che da un paio d'anni il programma abbia subito un rallentamento, da quando non viene più sovvenzionato pubblicamente e grava sulle casse dei singoli istituti scolastici che possono decidere di proporlo ai propri studenti).

Il dott. Pellai ha finora sempre dichiarato grande fiducia nell'utilità reale dei corsi anti-abuso che propone; ad es. nella presentazione di uno di essi (Canton Ticino, dicembre 2002) egli si diceva convinto che "concretamente i bambini che hanno seguito un percorso di prevenzione hanno un rischio dimezzato di diventare vittime di abusi sessuali".
In "Italian Factory" abbiamo già fatto notare che i report governativi statunitensi non prendono altrettanto per oro colato i dati delle ricerche selezionate da Pellai per darsi ragione.

Adesso, la pubblicazione della traduzione del report WHO-2006 conferma ancora inequivocabilmente a Pellai ed a tutti i membri del CISMAI che l'efficacia dei programmi scolastici di prevenzione primaria non può dirsi scientificamente accertata. Se ne terrà conto, negli Stati Generali?

Scopriamo che al seminario di Bologna, per parlare di buone prassi nel settore, è stato invitato ancora il dott. Pellai:
Non disponiamo del testo del suo intervento bolognese e per leggere il documento finale del CISMAI dovremo attendere febbraio 2010.
Possiamo citare tuttavia la testimonianza del blogger Il Giustiziere, che era presente a Bologna ed ha scritto sull'evento l'articolo "L'altra faccia della medaglia", in cui riassumeva così le proprie impressioni:
  • "la sensazione di un radicamento delle sue convinzioni a dispetto delle critiche sembrava essersi formato in lui. Prevenzione primaria antipedofila da effettuarsi a tutta la popolazione, descrizione (molto furtiva per la verità) del suo programma "Le parole Non dette", racconti di abusi scoperti dalla sua ricerca (ma senza specificare il metodo di raccolta dati), i 40 minuti di Pellai sfilavano via con grande piacere (...)"
Pare che anche stavolta siamo fermi alle sole buone intenzioni, ma resteranno deluse le nostre speranze in una maggiore consapevolezza critica sui reali esiti degli interventi.

Le "parole davvero non dette" agli Stati Generali di Bologna, sono state ancora una volta quelle di ragionevole prudenza, rispetto ai soliti strumenti propinati senza molti solidi riscontri.

Ugo
 
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