domenica 8 febbraio 2009

Dall'archivio di Mr. Gyrasole

Fin da "Lo strano caso del Dr. Montekkyll e Mr. Gyrasole", seguiamo con molta attenzione le dichiarazioni stampa del prof. Francesco Montecchi, insigne neuropsichiatra che era primario dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, al tempo in cui i bambini dell'asilo Olga Rovere iniziarono il loro pellegrinaggio verso il padiglione del "Progetto Girasole" per farsi "certificare" i presunti abusi subiti a Rignano Flaminio.

Attraverso un articolo pubblicato adesso dal blog dell'Associazione "Ragione e Giustizia" (che difende le maestre indagate di Rignano), scopriamo che ci era sfuggita una sua intervista, rilascita a Gloria De Simoni per TG2 Punto di Vista del 11/02/08 (quindi circa due mesi dopo la celebre intervista rilasciata a Matrix).
Abbiamo già ironizzato sulla doppiezza del messaggio del prof. Montecchi, il quale a seconda delle occasioni dà o toglie alla psicologia il potere di discernere verità oggettive sui fatti di abuso. In questo caso, ai microfoni del TG2 si era presentato con la sfera di cristallo di Mr. Gyrasole (minuto 05:19):
  • INTERVISTA: E' possibile che un bambino inventi una storia di abusi?
  • MONTECCHI: «Mah, dobbiamo fare una distinzione. Il bambino ha un suo mondo fantastico, ha delle sue esperienze corporee e un mondo di realtà. Se c'è confusione tra realtà e fantasia, può narrare un qualcosa che può essere interpretato dagli adulti come un'esperienza di abuso. Però l'arte dell'esperto di psicologia è quella di capire, nella sua diagnosi, quanto le descrizioni di un bambino fanno parte della sua fantasia o invece sono delle esperienze reali
Inaudito. Qui il prof. Montecchi sta dicendo esplicitamente che la distinzione del vero dal falso sarebbe un'arte diagnostica di competenza degli esperti di psicologia. Ma da quando? Hanno forse già scoperto la macchina della verità, senza darcene notizia?
Adesso capiamo perchè, anzichè rimandare al processo giudiziario, egli ed i suoi colleghi al Bambino Gesù abbiano accettato l'incarico di svolgere gli accertamenti degli abusi presunti sui bimbi dell'Olga Rovere. Intrudendo senza ragione in una vicenda più grande di loro, al posto del Tribunale di Tivoli, ingenuamente lieto di scaricare il proprio dovere sulle spalle di un ospedale. Fuori da ogni contraddittorio e controllo democratico.

Il prof. Montecchi davvero crede di esserne in grado e che sia suo compito. Un brutto passo indietro rispetto a due mesi prima, quando ammise invece che:
  • «Beh, ecco, facciamo attenzione, la psicologia, la diagnosi psicologica non fa fare una diagnosi di abuso, ma la diagnosi di abuso deve essere correlata ad altre prove che vengono raccolte. [Domanda: Da chi?] Eh, beh da chi indaga
Questo continuo rovesciamento di opinioni non fa certo onore al neuropsichiatra romano, che viene considerato da molti un esperto di riferimento e che è stato estensore delle Linee Guida SINPIA sull'abuso.
Ci corre un brivido lungo la schiena al pensiero che perfino al prof. Montecchi scappa continuamente il pensierino onnipotente, figuriamoci ai colleghi meno saggi e meno esperti, che non vedono l'ora di sostituirsi ai giudici, per imporre le proprie elucubrazioni psicologiche sul vero e sul falso (il blogger Giustiziere li chiama "Fabbricanti di sentenze").

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Prosegue l'intervista al neuropsichiatra romano (minuto 07:29):
  • MONTECCHI: «Il bambino può essere un testimone attendibile, ma ad alcune condizioni. Per esempio un bambino anche molto piccolo, che parla spontaneamente ed ha un buon equilibrio emotivo, può essere un bambino che narra degli eventi in modo adeguato e corretto. Ma questo bambino, anche e soprattutto se molto piccolo, se è in rapporto con persone per lui importanti e sente che queste persone si aspettano da lui la conferma di un qualcosa di cui loro sono convinti, allora il bambino sarà più proteso a narrare, a descrivere quello che l’adulto si aspetta, piuttosto che narrare quella che è la sua esperienza
Sottoscriviamo, il prof. Montecchi qui conferma il principale meccanismo che può stare alla base della falsa dichiarazione di abuso da parte dei bimbi più piccoli, alla faccia di chi ancora afferma che essi non possano dire altro che il vero.

Ne abbiamo avuto un pessimo esempio nello stesso servizio del TG2, laddove viene intervistata come "esperta di abusi" anche la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, che esprime la seguente convinzione (minuto 05:56):
  • PARSI: «E' molto difficile che un bambino di tre anni, di quattro, si inventi e strutturi un abuso, con particolari dettagli, no? Perchè non ne ha né l'informazione né la competenza». [Ella sembra convinta che le false dichiarazioni di abuso siano un fenomeno esclusivo per minori in età almeno preadolescenziale]
Purtroppo per la dott.ssa Parsi, la scienza dell'abuso già da lungo tempo conosce questo fenomeno anche per bimbi in età prescolare. Mai sentito parlare del caso McMartin e dell'incredibile sequela di dettagli pedosatanisti (mai avvenuti) che uscivano dai racconti di quei bimbi?
Certo che i bambini così piccoli mica si possono inventare storie così complesse dal nulla, sono semplicemente molto bravi a cogliere suggerimenti e confermano il pregiudizio di chi li interroga (di solito senza nemmeno comprendere bene di cosa si parla).
Non è mica un caso se, in molti dei casi di presunta pedofilia negli asili per cui il dott. Massimiliano Frassi ha fornito la propria consulenza (Rignano Flaminio tra questi), nelle dichiarazioni dei bambini sono comparsi tanti rituali di abuso pseudo-satanista: non è altro che il filtrato delle fissazioni e delle teorie che Frassi ha raccolto dal suo maestro Ray Wyre e poi propagato da Bergamo e Brescia al resto d'Italia. Le informazioni ed i dettagli, possono essere messe in bocca ai bimbi da chi li ha interrogati con modalità suggestive e domande induttive (a cominciare dai genitori fomentati dalle paure di certi abusologi).

La dott.ssa Parsi (che pure con Massimiliano Frassi ha collaborato in passato) in occasione di questa indagine del TG2, avrà certamente trovato nelle parole della parallela intervista al prof. Montecchi una valida spiegazione dell'inesattezza del proprio convincimento.

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L'intervista a Montecchi si conclude con un incidente davvero imbarazzante, laddove il neuropsichiatra si lancia in una critica ad un malcostume procedurale, senza forse rendersi conto di esserne stato protagonista nel caso di Rignano:
  • INTERVISTA: I nostri strumenti giuridici sono adeguati?
  • MONTECCHI: «Dobbiamo considerare che sia l'audizione protetta che l'incidente probatorio sono delle esperienze in ogni caso traumatiche per il bambino. Inoltre avvengono dopo parecchio tempo dalla notizia di reato, e dopo che questi bambini hanno parlato dell’evento con troppe persone. Questo inficia la capacità di testimoniare la verità che è necessario raccogliere. Allora sarebbe auspicabile che quando c’è una notizia di reato, questo bambino venga ascoltato subito».
Siamo perfettamente d'accordo.
Peccato per Montecchi, che tra le "troppe persone" con cui i bambini dell'Olga Rovere hanno parlato nelle fasi iniziali di quell'inchiesta, ci siano stati innanzitutto i membri dell'equipe clinica del suo Progetto Girasole.
Ancora una volta, Montecchi inframezza pezzi di ottima cultura procedurale, con gesti ed affermazioni di segno contrario:
  • perchè Montecchi nel 2006 accettò di svolgere accertamenti clinici su quei bambini, invece di rimandarli subito ad una indagine e ad un incidente probatorio?
  • perchè Montecchi in seguito non disse nulla sul fatto che al Tribunale di Tivoli neanche fosse stato disposto un vero incidente probatorio? (si dovette attendere oltre un anno e l'intervento dei veri esperti, nel silenzio di Montecchi e del CISMAI)
Montecchi oggi predica bene, ma razzolò malissimo.
Tra la notizia di reato ed i doverosi incidenti probatori, furono intromessi proprio gli inutili accertamenti clinici del Girasole. Lo staff del primario Montecchi si lanciò in una pubblica funzione che non era del Bambino Gesù e che (egli stesso dunque dimostra di saperlo) avrebbe potuto in seguito "inficiare la capacità di testimoniare la verità".
Tutti hanno capito che gli incidenti probatori iniziati su una ventina di bimbi di Rignano solo dal Giugno 2007, erano ormai ben poco utili alla ricostruzione della verità dei fatti. Perchè inquinati dai racconti che in precedenza vennero richiesti a quei bimbi troppe volte e in troppe sedi improprie: di ciò che i sessantaquattro bimbi dell'Olga Rovere visitati al Bambino Gesù dissero e fecero durante il percorso di osservazione al Progetto Girasole, poco si sa, ma certo non avrebbero nemmeno dovuto essere lì.
Come è stato possibile che nessuno se ne sia reso conto, quando glieli inviarono?

Fatti, non belle parole.
Prima o poi, è di questi che si dovrà chiedere conto al prof. Montecchi ed allo staff dell'Ospedale Bambino Gesù.

Ugo
 
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