Da poche settimane è in tutte le librerie un volume BUR di inchiesta sulla pedofilia del giornalista Ferruccio Pinotti, dal titolo "Olocausto Bianco" ed un sottotitolo decisamente esplicativo delle intenzioni dell'autore: "Pedofilia, nuovo cancro sociale. Lobby potente che divora i nostri bambini".Quando abbiamo saputo che Ferruccio Pinotti, complottista di razza, stava indagando sul fenomeno pedofilia, abbiamo pensato che egli potesse forse essere la persona giusta per subodorare che, dietro ai processi contro la presunta lobby internazionale della pedofilia, si muovesse anche un'altra lobby, quella degli abusologi di professione.
Ci aspettavamo insomma che un dietrologo come Pinotti potesse essere abbastanza scaltro e curioso, da accorgersi che i grossi interessi li muove anche la lotta alla pedofilia e che alcune persone sarebbero capaci di tutto, pur di cavalcarla.
Pinotti avrà mangiato la foglia, indagando anche sulle cause dei troppi casi di presunto abuso su minori che poi si rivelano falsi e clamorosamente infondati?
Egli lo ha fatto, i "falsi abusi" sono protagonisti tra le righe del suo libro, ma i risultati non rispettano affatto le nostre attese.
Innanzitutto perchè quasi tutti gli esperti che Pinotti è andato a intervistare, sono proprio professionisti dell'abusologia a tempo pieno o quasi, dai più seri e rispettabili ai più improvvisati e cialtroneschi.
Non è strano che nessuno di essi abbia cantato fuori dal coro, inoltre le domande spuntate di Pinotti ed il suo atteggiamento servile, non hanno certo aiutato la nostra macchina dell'antipedofilia a guardarsi anche un po' allo specchio.
E' una scelta lecita dell'inchiesta di Pinotti, ma anche un suo limite evidente: andare ad informarsi solo presso i cacciatori di pedofili e non aver ascoltato neanche una voce che testimoniasse in specifico sul rischio grosso di rovinare vite degli innocenti attraverso false accuse di pedofilia. Atteggiamento imperdonabile per un presunto giornalista d'assalto, ingenuo come chiedere al cuoco se la zuppa è buona.
Chi avrà la pazienza di leggerci fino in fondo, potrà forse anche iniziare a sospettare che non sia stata una svista del tutto involontaria.Lobby?
L'indagine di Pinotti è viziata da un altro errore concettuale, cioè aver completamente mistificato il significato di "lobby". Si tratta di un termine anglosassone che non indica semplicemente una "associazione" o una "rete", ma richiede ben altro. Da Wikipedia:
- "Il termine gruppo di pressione ha, nella lingua italiana, un sinonimo acquisito dalla tradizione anglosassone: lobby. (...) Fu nel secolo diciannovesimo, 1830 circa, che il termine lobby venne ad indicare, nella House of Commons, quella grande anticamera in cui i membri del Parlamento usavano votare durante una “division”. Successivamente il termine venne attribuito a quella zona del Parlamento in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercano di contattare i membri del Parlamento stesso. Per indicare questi rappresentanti e l'attività da essi esercitata, si iniziò, nel XIX secolo, a far uso dei termini lobbyist e lobbying. Estensivamente lobby indica poi il gruppo da essi rappresentato. Il termine lobby viene usato correntemente anche per indicare un certo numero di gruppi, organizzazioni, individui, legati tra loro dal comune interesse di incidere sulle istituzioni legislative (...)".
Per poter parlare di una lobby criminale, non è dunque sufficiente che vi sia una semplice "associazione a delinquere" tra alcune persone, servono intenzionali collusioni ai piani alti, o il cosiddetto "stampo mafioso", che sono ben altra cosa e che nessuno ha finora mai dimostrato per la pedofilia.
E' noto a tutti che nel mondo siano state scoperte talvolta delle associazioni a delinquere a fini di pedofilia e vittimizzazione sessuale di minori: ne sono esempio classico le organizzazioni dedite al mercato della pedopornografia, che mettono in collegamento (via internet, ma non solo) coloro che producono e detengono simile materiale. Si tratta certamente di esempi di "rete criminale" (in alcuni casi, ne sono state scoperte e sgominate anche di molto estese).
Quello che stiamo negando è però l'esistenza di un esteso "gruppo di pressione" politico-affaristico di vertice, che ne sostenga attivamente e segretamente i traffici.
E' vero anche che sulla pedofilia residuano forti tendenze all'omertà (che induce alcuni ad una stolta associazione immediata con la mafia), ma esse dipendono da fattori socio-psicologici, mai nessuno ha dimostrato invece un diktat o una minaccia al silenzio da parte di potenti "cupole" nazionali o mondiali:
- alcuni sostengono ad esempio che l'atteggiamento di copertura attuato da parte della Chiesa Cattolica rispetto al fenomeno della pedofilia nel clero, possa essere assimilato ad una lobby. Può darsi che ci sia del vero, la scarsa trasparenza del Vaticano è sotto accusa da parte di molti e probabilmente sono stati gravi e frequenti gli eccessi di autodifesa del clero, a scapito della salute dei bambini. Siamo comunque ancora molto lontani dall'idea di una vera "cupola", che attivamente fa pressione al fine di poter coltivare il crimine prediletto;
- perfino nel più clamoroso caso belga del "mostro di Marcinelle" Marc Dutroux, l'esistenza di una cupola politica dei pedofili è stata solo sospettata, sulla base di alcune coincidenze e conoscenze altolocate dello stesso, su cui poi non sono stati trovati significativi riscontri.
- "Altra premessa è che la pedofilia deve essere configurata come una vera e propria lobby, che possiede voci autorevoli a sua difesa, incaricate sia di sminuire le dimensioni del fenomeno, sia di irridere l’azione giudiziaria che lo Stato deve esercitare".
In questi casi a noi piace invece riscoprire per l'ennesima volta una grande massima, che solitamente fa irritare i complottisti più faciloni e paranoici:
- "Fenomeni straordinari richiedono sempre prove straordinarie".
In tutti i casi studiati a fondo, i fatti hanno dimostrato finora che l'idea di una cupola mondiale di pedofili, organizzato e infiltrato estesamente fino ai livelli apicali della società, è solo una leggenda metropolitana.
E speriamo che resti tale ancora per secoli, nonostante non si possa escludere che prima o poi possa anche capitare.
Malafede
Tornando all'indagine dell'ultimo arrivato, Ferruccio Pinotti, essa non aiuta affatto a chiarire questi termini, laddove per parlare insensatamente di "lobby della pedofilia" si utilizza solo una serie di "normali" vicende criminali di associazioni a delinquere (soprattutto quelle finalizzate alla produzione ed allo scambio della pedopornografia), senza alcun corrispondente politico.
Su questo punto, Pinotti e alcuni dei suoi intervistati fanno disinformazione bella e buona.
La storia si ripete. Questa bufala ha il suo più illustre antecedente in una vicenda che vide protagonista il procuratore di Torre Annunziata, Alfredo Ormanni. Reduce dal maxi-processo legato alla vicenda dei pedofili del Rione dei Poverelli (n.d.r. forse uno dei primi casi di falso abuso collettivo nel nostro paese, ai tempi non riconosciuto per tale) e dalla più celebre maxi-inchiesta sul gigantesco mercato pedopornografico italo-russo, il giudice Ormanni era ormai assorbito dalla battaglia contro i pedofili e se ne uscì il 30/10/2000 con una famosa sparata:
- «In Italia esiste una vera e propria lobby pedofila, che potrebbe anche essere sostenuta da politici o partiti: questo non è un mistero...»
- «Non si spiegherebbe altrimenti - ha aggiunto Ormanni - questo atteggiamento lassista da parte delle istituzioni di fronte a un problema così delicato.»
- «Se ci sono elementi di reato, vengano denunciati con nomi e cognomi. Si consenta alla magistratura di svolgere indagini per fare chiarezza su una vicenda che non può restare con i contorni sfumati. C'è un clima di sospetti che è francamente inaccettabile».
- "Tutti, comunque, ripetono la stessa cosa: le accuse di Ormanni sono troppo generiche, un procuratore della Repubblica deve parlare attraverso le sue indagini, mica facendo supposizioni. Non a caso, della faccenda si occuperà anche il Csm: ad annunciarlo è Michele Vietti, componente laico del Ccd. «Se il magistrato aveva riscontri di fiancheggiatori o di coperture, disponeva degli strumenti d'indagine e processuali per agire - spiega -. Riservare alle esternazioni giornalistiche chiamate in correità di politici o addirittura di partiti per reati tanto abominevoli, è indice d'una professionalità tutta da accertare». Fabio Mussi, capogruppo della Quercia alla Camera, alza la mira: «Siccome sono fra quei politici che hanno creduto e collaborato alla legge antipedofilia, dico a Ormanni: se è un uomo, faccia i nomi. Oppure se ne vada a casa. Altrimenti, le sue sono sassate tirate a casaccio per gettare discredito». La pensa allo stesso modo Antonello Soro, capogruppo del Ppi: «Assistiamo all'ennesima esibizione un po' vanesia e un po' vigliacca di tiro al politico».
- «Evidentemente, il dottor Ormanni, che sta conducendo un'inchiesta con centinaia di indagati e che probabilmente non giungerà mai a processo, e che, però, gli è valsa notevole pubblicità, è in preda ad un delirio di onnipotenza per il quale può arrogarsi i diritto di giudicare e bacchettare il Governo e i suoi ministri. Il dottor Ormanni abusa della sua posizione e ci auguriamo che di questo egli risponda al CSM e al Ministro della giustizia».
Il procuratore Ormanni fu costretto ad una prima smentita solo parziale:
- «Nessuno ha mai parlato di nomi. Io ho soltanto detto che in Italia c' è una lobby pedofila, che agisce impunemente alla luce del sole e forse anche con il sostegno, devo ritenere inconsapevole, di alcune forze politiche che, a distanza di oltre un mese dall'esito delle nostre indagini, nulla hanno fatto per modificare la legge nei punti in cui sarebbe necessario. Altrimenti non saprei come spiegare il lassismo verso un problema tanto delicato».
La sparata del procuratore Ormanni, faceva eco ad una precedente dichiarazione di Don Fortunato di Noto, parroco di Avola e fondatore di Telefono Arcobaleno (che alla stessa maxi-indagine di Ormanni sul mercato pedopornografico aveva partecipato):
- «Quando abbiamo collaborato con diverse procure nelle indagni sulla pedofilia, qualcuno è piombato a bloccare le indagini.»; «C'è stato un ostruzionismo nei nostri confronti: quando siamo stati presenti come consulenti tecnici di una serie di procure, qualcuno è piombato per bloccare le indagini. Nel momento in cui vi sono o vi sono state indagini dei carabinieri sulla pedofilia online ecco che arriva la polizia postale e dice che le indagini le deve fare solo lei».
- «Ha avuto dei problemi sono accadute delle cose, che io conosco, e che al momento lui non vuole dire ritenendo di doverle riferire al presidente della Repubblica: è una scelta sua personale e che non si può criticare».
- «Farò a Ciampi il nome di un personaggio eccellente, vedremo se hanno il coraggio di approfondire».
- «Non ho alcun nome eccellente da rivelare».
- «Credo che i magistrati debbano parlare attraverso i loro atti. Tutto quello che dicono al di là delle sentenze è sbagliato».
Il 14/11/2000 Ormanni venne ascoltato dalla prima commissione del Csm. Da un articolo di Giovanni Bianconi per Il Corriere della Sera del 7/12/2000:
- "ha tentato di spiegare il senso delle sue affermazioni. Sostenendo di essere stato frainteso. Subito dopo aver pronunciato la frase «incriminata», Ormanni ne aggiunse un' altra che secondo lui doveva servire a chiarire tutto: «Si percepisce una diffusa tendenza a sottostimare e sottovalutare il fenomeno (della pedofilia, ndr), quasi che si voglia rimuovere o normalizzare il fenomeno stesso». La sottovalutazione, ha detto il magistrato al Csm, «si risolve in realtà, sia pure involontariamente, questo è chiaro, in un sostegno e quindi in una sorta di appoggio alla perdurante pedofilia, italiana in particolare». Secondo Ormanni si assiste a una «inerzia da parte del mondo politico in generale... quasi non volesse, volontariamente o involontariamente non sta a me dirlo, affrontare il fenomeno. Come se, in chiave un po' freudiana, si volesse rimuoverlo rifiutandolo». In questo senso, ha precisato il procuratore al Consiglio, intendeva dire che «si fa il gioco del pedofilo». Nel corso dell'audizione Ormanni ha ribadito che anche da alcune prese di posizioni dei ministri Bianco e Turco «è chiara la tendenza a sottostimare il fenomeno». E ha aggiunto: «Come cittadino e come magistrato non ho fatto altro che manifestare il mio pensiero... Non ho mai parlato di lobby politica, ma solo di lobby pedofila... Forse incautamente ho reso dichiarazioni che forse sono andate un po' oltre il mio pensiero». Ora sarà il procedimento disciplinare a stabilire se erano lecite, per un magistrato, oppure no".
Nella dichiarazione difensiva di Ormanni, si evidenzia chiaramente che egli parlava al massimo di una indifferenza culturale dei politici rispetto al problema, mica di un gruppo di pressione.
Spicca inoltre la negazione di aver parlato di una "lobby politica", ma solo di "lobby pedofila": il problema, con buona pace di Ormanni, è che se non c'è una componente di tipo politico, per definizione non si dovrebbe parlare di lobby. Ma allora che cosa sarebbe questa fantomatica "lobby pedofila"? Un imbroglio lessicale.
Non a caso, in dichiarazioni successive Ormanni tornò nuovamente a fare fumo sull'argomento, rimangiandosi ancora la propria linea difensiva e tornando ad un sibillino:
- «La pedofilia è una lobby probabilmente sostenuta a livello politico».
C'è anzi chi ci scrive libri.
Di tutta questa vicenda, ci saremmo attesi da parte di Ferruccio Pinotti un dettagliato racconto. Egli se la cava invece con la nota n. 17 (fondo pag. 279):
- "A rendere il clima più rovente contribuirono le dichiarazioni del procuratore di Torre Annunziata, Alfredo Ormanni: «In Italia c'è una lobby pedofila: potrebbe essere sostenuta da politici e partiti, che nulla fanno per cambiare la legge» (30 ottobre 2000). Nel fuoco incrociato di dichiarazioni, smentite, rivelazioni e controsmentite, il Csm aprì tre fascicoli su Ormanni, per accertare i metodi usati nell'inchiesta: (...); le dichiarazioni del procuratore sulla presenza della lobby dei pedofili".
Il giornalista Pinotti in realtà non può non sapere come andò a finire, ma omette volentieri di farlo sapere anche ai suoi lettori.
Scelta sua, a noi adesso basti sapere che è in malafede.
La fonte della lobby
Meglio tacere poi sulla qualità di alcuni dei presunti esperti intervistati da Pinotti, che non danno alcuna garanzia di attendibilità sui propri pareri.
Ne è esempio l'intervista che Ferruccio Pinotti ha raccolto da Massimiliano Frassi, presidente di Prometeo onlus, uno scrittore che si guadagna da vivere vendendo libri sulle trame dell'internazionale dei pedofili, la cui fantasia e creduloneria in tema non teme paragoni (cfr. le "scuole di preparazione delle vittime per i pedofili"). Con Pinotti egli torna a parlare dell'esistenza di una fantomatica "lobby pedofila":
- FRASSI - (pag. 321) «chissà perchè gli imputati si avvalgono sempre degli stessi studi legali, molto grossi e molto costosi. Viene spontaneo chiedersi perchè il presunto pedofilo - anche se è un bidello, uno studente o un disoccupato - ha a disposizione quello studio lì, mentre il genitore si deve arrabattare con l'avvocato d'ufficio. Questo è un altro problema che mostra quanto sia forte lo sbilanciamento a sfavore delle vittime».
E' inaudito il modo in cui certi rappresentanti dell'abusologia riescono a piegare la logica (si vedano ad esempio alcune simili papere contenute in un articolo del 2006 di una amica e collaboratrice di Frassi, il giudice Jacqueline Monica Magi), al fine di poter dividere aprioristicamente il mondo tra buoni (le procure, i genitori accusanti, i giudici che condannano) e cattivi (gli imputati, i loro avvocati, i giudici che assolvono, i siti in cui si parla di falsi abusi).
Purtroppo è proprio negli ambienti della giustizia minorile che furoreggia la tendenza a farsi paladini più che giudici obiettivi, e a farne ingiustamente le spese è spesso l'onorabilità degli avvocati difensori (cfr. la recente stoccata velenosa rivolta da Marina Caroselli contro l'avv. Martinez, difensore dei genitori dei fratellini di Basiglio).
Non stupisce allora che il colpevolismo acritico di Massimiliano Frassi sia ormai abbonato al gradino più basso della polemica giudiziaria, ovvero lo sfogo contro gli avvocati difensori corresponsabili delle peggio malefatte, condito qui da fumose allusioni patrimoniali, ovviamente prive di qualsiasi riscontro.
Da Frassi neanche lo sforzo di verificare, solo un rigurgito di fango gratuito, ad esempio contro quel bidello appena assolto a Brescia, dopo 6 anni e una feroce campagna diffamatoria (e forse non solo) proprio da parte di Frassi, il quale ha fomentato per anni attraverso Prometeo onlus l'azione accusatoria delle famiglie che per isteria collettiva (adesso accertata) hanno costretto il poveraccio, innocente, a vendersi i beni di famiglia per pagarsi una difesa in ben quattro processi. E intanto quelle famiglie ricevevano dal comune risarcimenti faraonici per abusi mai avvenuti.
Sveglia, Pinotti: "where's the money?"
Frassi ha sempre utilizzato la vicenda degli asili bresciani come prova principe per sostenere l'esistenza di una cupola lobbistica dei pedofili (arrivò a dire di essere vittima anche lui di preti pedofili, solo perchè Don Mario Neva lo contestò pubblicamente e cercò di fermare l'azione scriteriata di Prometeo onlus).
Sono vecchie calunnie infondate, di cui Frassi dovrebbe forse scusarsi, adesso che la vicenda bresciana è stata ufficialmente smontata dai processi come una fandonia. Invece egli rilancia all'infinito, utilizzando il libro di Pinotti per aggiungere stavolta nuovi veleni contro le maestre e gli altri indagati a Rignano Flaminio:
- FRASSI - (pag. 319) «C'è poi un'altra urgenza in Italia: preparare chi fa le indagini in questo campo. Perchè in un caso come quello di Rignano Flaminio - ma ce ne sono anche altri - si permette a dei delinquenti di farla franca, perchè si fa quel tipo d'indagine con la stessa forma mentis con cui si indaga sullo spacciatore o sul ladro di auto.»
Di fronte a tanta pregiudizialità, non ci stupisce più dover dover sentir ripetere da parte dell'abusologo bergamasco solo assurdità sulla fantomatica "lobby":
- PINOTTI - Affermando che anche imputati con pochi mezzi economici possono appoggiarsi a legali molto costosi, Frassi lascia intravedere l'esistenza di una rete di protezione, di un mutuo soccorso. Si può parlare di lobby pedofile?
- FRASSI - «Certamente sì. Noi le riscontriamo nell'ambito del giornalismo, con giornali che hanno l'obbligo di non parlare di noi; nell'ambito delle televisioni, dove c'è una lista nera di chi non invitare per parlare dei bambini; ma soprattutto quando chiediamo fondi per l'associazione e scopriamo che vengono date sovvenzioni per cose assurde a realtà inesistenti, che noi, con progetti alla mano, non riusciamo ad ottenere».
"Certamente sì" egli dice, il suo protagonismo non ha confini.
Il distratto Pinotti intanto non sembra accorgersi che manca qualcosa di fondamentale al teorema, cioè il benché minimo riscontro alle convinzioni complottiste di Massimiliano Frassi. Il quale intanto su certe storie si è inventato una carriera:
- FRASSI - (pag. 317) «Tutto comincia dopo la laurea, quando decido di fare il servizio civile come obiettore di coscienza. Mi collocano presso l'ufficio alloggi del comune, con il compito di smistare la posta e protocollarla. Il lavoro è davvero poco impegnativo, e intanto scopro che al piano di sotto c'è l'ufficio dei senza fissa dimora, sempre pieno di gente sbandata (prostitute, malati di Aids, barboni). Così ottengo dall'assessore di potermi trasferire lì; tramite una cooperativa, poi, vengo assunto e ci resto due anni. Quindi divento un operatore di strada, e vengo chiamato da una parrocchia molto ricca, che apre un centro di ascolto e mi chiede di coordinarlo. Intanto inizio a organizzare conferenze sul sociale, sulle persone senza fissa dimora, e mi capitano tra le mani i libri di Claudio Camarca sulla pedofilia. Ne resto sconvolto e decido di organizzare una conferenza sul tema: arriva una marea di gente. Dopo un po' di tempo vengo chiamato dal parroco, che mi dice che tutti i suoi amici l'hanno chiamato perchè si sono sentiti offesi da me. Così vengo licenziato. E' a questo punto che nasce Prometeo: all'inizio eravamo solo in due, è stata durissima e lo è ancora, la mia è stata una scelta di vita.»
- Claudio Camarca, "I santi innocenti", Baldini Castoldi Dalai (Milano 1999);
- Claudio Camarca, "SOS pedofilia. Parole per uccidere l'orco", Baldini Castoldi Dalai (Milano 2000).
Barbareschi dixit
Sulla lobby dei pedofili si ritorna anche nell'intervista rilasciata a Pinotti dall'On. Luca Barbareschi, celebre attore e neo-eletto al Parlamento nelle file del PdL. Leggiamo dove gli viene chiesto un parere sul panorama odierno della lotta alla pedofilia in Italia (pag. 177):
- BARBARESCHI - «(...) la tecnologia ha accelerato questo tipo di comunicazione e il fatto che mezzi generalisti come la rete ne parlino dà la misura di come finalmente si sia rotto il ghiaccio su questi temi. Purtroppo, però, tutte queste associazioni - ne cito una su tante, la "Prometeo", che seguo da tempo perché è molto seria e i miei fondi vanno a essa perché ha uno staff medico, psicologico e di avvocati affidabile e preparato - hanno subito dei boicottaggi a livello istituzionale molto pesanti, perchè la mafia pedofila è trasversale: tocca anche la magistratura, la politica. Esistono veramente delle lobbies pedofile.»
Temiamo che si tratti ancora solo di parole al vento, ma la successiva domanda di Pinotti riaccende in noi la speranza.
- PINOTTI - Barbareschi sa molte cose, può fare esempi concreti.
- BARBARESCHI - «Gli studi legali che difendono i pedofili, che prendono tutti i grandi casi di pedofilia italiani, sono sempre gli stessi.»
Torniamo all'intervista di Pinotti:
- BARBARESCHI - «Anche a livello di magistratura ci sono strani ipergarantismi. Ti trovi davanti a giudizi di sentenza paradossali. Come quando hai a che fare con un padre reo confesso di aver violentato due figlie tra gli otto e i nove anni, il giudice dichiara che il padre ha fatto questo in uno stato di sonnambulismo e lo reintegra in casa, con una moglie che ha una causa aperta contro di lui. E' una cosa folle. Oppure il caso recente del professore che spaccia materiale pedopornografico e torna in aula, reintegrato d'ufficio, e dice "Ragazzi, tengo famiglia, devo mangiare". Situazioni assurde, che segnalano l'esistenza di una mentalità che si trasforma in gruppo di potere. La lobby è forte, c'è ed è trasversale. Non ha colore politico.»
L'argomento prosegue nel paragrafo "La lobby" (pag. 182):
- PINOTTI - Cosa pensa Barbareschi di una vicenda complessa come quella di Rignano Flaminio? La lobby pedofila è entrata in azione per distruggere le testimonianze o è un caso di falsi abusi?
- BARBARESCHI - «Su Rignano Flaminio io dubito si tratti di un fenomeno di isteria collettiva; certo ci sono delle cose che ti mettono dei dubbi, ma per me è folle credere che i bambini si siano inventati tutto. I bambini hanno riferito fatti specifici. Purtroppo spesso la magistratura indaga con tecniche inefficaci, che danneggiano i provvedimenti.»
- PINOTTI - Esiste quindi un fronte che tende a delegittimare l'impegno antipedofilo? Ci sono persone che attaccano il lavoro di «Prometeo» e del suo presidente Frassi; iniziano a nascere siti sui falsi abusi. Tutto questo non rischia di togliere forza a chi si batte contro la pedofilia?
- BARBARESCHI - «Sì, ed è un grosso problema. Ci sono stati degli errori, forse. Ma non si può dire che sono tutti falsi abusi, quando sono conclamati ed evidenti.»
Gran finale:
- BARBARESCHI - «Dietro la pedofilia gli interessi sono tanti... Ci sono grossi personaggi della politica italiana per i quali si parla con insistenza di pedofilia.»
Fuori i nomi, On. Barbareschi!
Probabilmente Luca Barbareschi non ricordava la vicenda del procuratore Ormanni e non si rendeva conto di quanto antidemocratiche siano certe dichiarazioni anonime, soprattutto in bocca ad un rappresentante istituzionale; la vigliaccheria del venticello, francamente non ce la saremmo aspettata da una persona di carattere come Barbareschi.
Questa intervista è stata rilasciata alcuni mesi fa (scrive Pinotti: "nel momento in cui parliamo, Barbareschi ha appena accettato da Fini e Berlusconi di candidarsi alle elezioni politiche della primavera 2008"), ma adesso che l'On. Barbareschi siede tra i banchi di Montecitorio, sarebbe davvero indegno che egli ancora tacesse, se davvero egli sa qualcosa di brutto sui suoi nuovi colleghi politici.
Non siamo purtroppo più nel 2000, nei tempi attuali il Parlamento ed il Ministro per l'Interno stanno lasciando invece che le dichiarazioni dei deputati Luca Barbareschi e Mariella Bocciardo sull'esistenza di una lobby pedofila, passino nell'indifferenza.
- - -
Erano questi gli elementi di critica culturale che ci sembrava giusto sollevare nei confronti della pur interessante inchiesta di Ferruccio Pinotti, laddove in base al vuoto spinto si ripropaga maliziosamente l'idea dell'esistenza di una vera lobby pedofila, che il giornalista sa essere stata già più volte negata.
Se poi le nuove prove della lobby sono solo le piccole allusioni anonime portate da Frassi e Barbareschi contro i loro contestatori e contro alcuni giuristi, possiamo continuare a stare tranquilli.
Tra le pagine di questo libro, si profila tuttavia anche qualcosa di peggiore...
Ugo
(continua: "Lo splendido team va alla guerra")












