Il giudice Alessia Sinatra è sostituto procuratore al Tribunale di Palermo e si occupa spesso di condurre la pubblica accusa in casi di presunto abuso sessuale su minori.In un precedente articolo ("Viaggio nelle procure: da Pistoia a Palermo") avevamo già criticato la sua tendenza a rilasciare pubbliche dichiarazioni alla stampa, sempre di segno colpevolista, sui casi di cui si occupa:
- Uno di questi solo poche settimane fa (il caso del nonno palermitano 58enne, che avrebbe abusato per due anni della nipote di 10 anni, approfittando che proprio sua figlia, madre della bimba, gliela portava in consegna). Abbiamo sentito la PM Sinatra descrivere le proprie ipotesi colpevoliste al Tg5, il giorno stesso dell'arresto del nonno e l'episodio ci ha parecchio irritati, in quanto mai e poi mai un rappresentante della pubblica accusa dovrebbe rilasciare simili dichiarazioni alla stampa: il procuratore è un cittadino a cui è conferito un potere enorme, che dovrebbe "parlare" solo attraverso i propri atti giudiziari, astenendosi rigorosamente dal diffondere alla stampa qualsiasi notizia: il vero diritto alla libera informazione non ha nulla a che fare con la diffusione di ipotesi accusatorie preliminari non ancora confermate. Non sono mica fatti. Un vero sfregio alla democrazia, che pure si ripete ormai quotidianamente sulla carta stampata e in televisione, nell'assoluta indifferenza di un paese ignorante di diritti civili, proprio ad opera della magistratura che dovrebbe invece difendere rigore e diritto (...).
Alessia "The Voice" Sinatra rappresenta la pubblica accusa anche nel caso di presunta pedofilia emerso recentemente a Ballarò (Palermo) ed anche in questa occasione non ha mancato di farsi sentire subito con la stampa, a manette ancora calde. Su questo blog (attenzione, il sito tenta di inoculare un virus/dialer, link da aprirsi solo da una postazione protetta da antivirus e firewall) troviamo la seguente ANSA:
- ''Tutto e' piu' difficile quando il responsabile degli abusi e' inserito nello stesso contesto familiare della vittima'', spiega il sostituto procuratore Alessia Sinatra, che da anni si occupa di violenze sui minorenni.
Più preoccupante ciò che leggiamo su La Repubblica - Palermo del 01/05/08:
- "Dieci anni dopo, Ballarò ripiomba nell´incubo della pedofilia. Quella volta, magistrati e poliziotti scoprirono che i bambini erano costretti a girare film a luci rosse per poche migliaia di lire. «Purtroppo, ancora oggi Ballarò resta un quartiere a rischio - dice il sostituto procuratore Alessia Sinatra - come molte altre realtà a Palermo, dove si riscontrano disagio, spazi abitativi ristretti e promiscuità. Dove i bambini non hanno punti di riferimento certi in famiglia. Sono le cosiddette precondizioni per certe situazioni di abuso che poi riscontriamo». Alessia Sinatra si occupa ormai da anni di questi temi, le pareti della sua stanza in Procura sono piene di disegni di bambini che le esprimono gratitudine per essere stati liberati. «Alessia ti voglio bene», le ha scritto di recente una bambina sopra la vela di una barchetta che finalmente è tornata a navigare. «Non abbiamo mai smesso di tenere sotto controllo le realtà a rischio - dice il magistrato - non ci siamo mai fermati. E oggi possiamo dire di avere una rete di monitoraggio e di intervento efficace. Così, accanto alla magistratura e alle forze dell´ordine, un ruolo importantissimo è stato assunto dalla scuola»".
La bambina ha scritto «Alessia ti voglio bene», ok, possiamo dunque stare tranquilli sulla qualità dell'operato della procura?
Forse non del tutto, in quanto nella sua dichiarazione (in grassetto), il giudice Sinatra stava mettendo in mostra una fallacia metodologica, ovvero utilizzare un movente generico per sostanziare un fatto delittuoso specifico, ancora indimostrato: poichè a Ballarò si vive nel disagio, negli spazi abitativi ristretti e nella promiscuità, dovremmo allora essere certi che gli abusi raccontati da quei bambini sono davvero avvenuti? Certo che no.
Un pubblico ministero dovrebbe diffidare dai pregiudizi indotti dalle "cosiddette precondizioni" e distinguere immediatamente tra un fatto ed una possibilità ipotetica. E, su quest'ultime, tacere in pubblico e lavorare solo nella riservatezza dei propri uffici.
Del movente si disquisisce esclusivamente a fatto accertato, mai prima. Si tratta di un errore logico e criminologico che abbiamo già contestato ad altri (è lo stesso "vecchio vizio" del CISMAI, che la presidente Luberti commise ad esempio nel suo comunicato su Rignano Flaminio), uno sbaglio che da solo può sorreggere tante leggende metropolitane e cacce alle streghe: "poichè la pedofilia (o la stregoneria, il degrado, i servizi segreti deviati, la cospirazione giudaico-massonica...) esiste, allora tu devi esserne colpevole". Una logica inaccettabile per una onlus, figuriamoci quando viene adoperata pubblicamente da un magistrato inquirente.
Il lavoro della PM Sinatra sarebbe invece proprio quello di prepararsi al processo trovando prove irrefutabili a sostegno delle proprie ipotesi, certo non quello di alludere intanto con la stampa a spiegazioni pseudo-sociologiche che giustifichino le proprie crociate.
Fatti, non parole.
Dovrebbe scandalizzare inoltre che il contenuto delle deposizioni dei bambini (quale che esso sia) sia giunto immediatamente ai giornali:
- "Il racconto di una bambina di dieci anni, ospite in una comunità, ha fatto emergere abusi e orrori a Ballarò. «Era la mamma che ci portava in casa di quegli amici - così ha iniziato il suo racconto - è lì che io e i miei due fratellini siamo diventati grandi». (...) «Ci facevano giocare alla bottiglia», ha spiegato la bambina. I grandi lo chiamavano «gioco dell´obbligo e della verità». Era la sorte a stabilire la vittima dell´ennesimo abuso che si consumava a casa della coppia. Mentre qualcuno fumava hashish e qualche altro guardava film pornografici. Mentre a casa circolavano altri tre bambini piccoli, figli della coppia" (fonte: La Repubblica - Palermo del 01/05/08).
Per chi si fosse perso le apparizioni della PM Sinatra, è possibile rivederla in questo servizio sul caso Ballarò (da centrodiascolto.it):
- "E' una valutazione attenta, complessa, approfondita, che ci consente ovviamente di dare supporto a tutte le altre attività investigative nel frattempo svolte".
Ciononostante, alla PM Sinatra si accodano immediatamente le associazioni anti-pedofilia locali, ad esempio Mobilitazione Sociale, che senza notare nulla di strano nelle denunce e nei metodi della procura, senza preoccuparsi affatto della concreta possibilità che questi bimbi siano in realtà vittime di dannose suggestioni, dal blog già applaude:
- "Tutta l'Associazione ringrazia il lavoro prezioso di magistrati come la d.ssa Alessia Sinatra".
Un acritico cuscinetto di pubblica approvazione, che scatta immediato ogni volta che arrestano un nuovo orco, anche quando i conti forse non tornano. Non sarà che alla lunga ciò potrebbe minacciarne l'obiettività?
Il beneficio del dubbio
Ci stupisce che, proprio al Tribunale di Palermo, qualcuno dimostri ancora una simile fede incrollabile verso le testimonianze infantili di abuso e le certificazioni degli psicologi.
Ci risulta infatti che talvolta sia avvenuto che poi in aula i bambini non confermassero le prime dichiarazioni. Prendiamo ad esempio, il clamoroso caso che vede imputato Don Paolo Turturro. Da un articolo di La Repubblica - Palermo del 18/10/2006:
- "Ieri pomeriggio, a porte chiuse, per Michele è venuta l´ora di ripetere in tribunale quello che, cinque anni fa, con l´aiuto di una psicologa aveva confessato al sostituto procuratore Alessia Sinatra: «Padre Paolo un giorno ha iniziato a baciarmi in bocca. Come i grandi, come i fidanzati. Mi baciava in bocca quando non c´era nessuno, anche dentro la Chiesa». (...) Allontanato dalla città, ieri don Turturro, difeso dagli avvocati Ninni Reina e Vincenzo Gervasi, ha voluto essere presente in aula per ascoltare dal vivo la difficile testimonianza di uno dei suoi accusatori. Michele sapeva che il sacerdote era in aula ma non lo ha visto protetto dallo specchio unidirezionale che ha consentito al sacerdote di seguire la deposizione senza condizionarla con la sua presenza. Guidato dal pubblico ministero Alessia Sinatra, il ragazzo ha confermato tutto, (...) In serata, a confermare la sua deposione, è arrivata anche quella della sorella. «La mia più grande soddisfazione - è stato l´unico commento del pm Alessia Sinatra - è stata quella di aver consentito al ragazzino di uscire da questo terribile circuito». (...) Accuse drammatiche e circostanziate quelle dei bambini che hanno da subito convinto gli psicologi che hanno affiancato la polizia e il magistrato nell´indagine ma che il sacerdote ha sempre respinto gridando al complotto".
Tuttavia, rispetto a queste iniziali certezze, il quadro processuale sembra essere cambiato nelle fasi successive del processo in seguito alla ritrattazione di molti altri testi:
- "Il giovane, tuttora minorenne, che nel 2000 avrebbe assistito all’episodio più grave tra quelli contestati a don Turturro, è stato sentito per la prima volta in aula, cambiando la sua versione dei fatti, affermando che le sue dichiarazioni precedenti «sono false». (...) Il giovane, nel corso delle indagini preliminari, aveva detto di aver visto don Turturro commettere le molestie su un bambino che all’epoca era suo coetaneo. Il pm Alessia Sinatra ha contestato al sedicenne le precedenti dichiarazioni, ma il teste non ha fornito alcuna spiegazione della sua ritrattazione. Anche la madre del teste ha smentito le proprie dichiarazioni rese durante l’audizione davanti alla polizia e al pm, in fase di indagini" (fonte);
- "Ritrattano le accuse tre ragazzi che erano stati fra i testi del pm contro padre Paolo Turturro, l’ex parroco della chiesa di Santa Lucia di Palermo, imputato di violenza sessuale davanti alla seconda sezione del Tribunale. Interrogati dai giudici, i tre giovanissimi testimoni hanno negato tutto, nonostante le ripetute ammonizioni del presidente Antonio Prestipino. Il pm Sinatra si e’ riservata la facolta’ di chiedere la trasmissione del verbale di udienza, per valutare se procedere contro di loro. Non sono le prime ritrattazioni che si registrano nel dibattimento" (fonte).
E' preoccupante inoltre l'accenno che in questo articolo di Gennaro De Stefano si fa sull'atteggiamento della procura nei confronti di Don Turturro:
- "Storia strana e difficile: in Procura bocche cucite, anche se informalmente mi dicono che «una persona senza la notorietà del sacerdote sarebbe stata sicuramente arrestata, con lui hanno avuto la mano leggera, nonostante i racconti dei ragazzi fossero attendibili»".
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In secondo luogo, già che le dichiarazioni dei fratellini di Ballarò sono state date ormai in pasto alla pubblica opinione, non possiamo esimerci dal segnalare altre perplessità sul caso, laddove vi ritroviamo tanti di quegli elementi che già furono di tanti altri casi di presunto abuso sessuale collettivo, poi risultati falsi o indimostrati: bambini costretti a fumare cannabis, film pornografici da riprodurre, gioco della bottiglia...
Un repertorio di presunti orrori, che se confermato risulterebbe davvero strabiliante: oltre ad essere pedofili, questi presunti orchi palermitani dovevano essere anche parecchio istrionici! Tutti sembrano essersi inorriditi subito di fronte a questi racconti, proprio nessuno che invece si è perplesso per troppa bizzarria criminologica?
La procura di Palermo non mostra dubbi e porta i propri psicologi come "macchina della verità". Esattamente come successe al Tribunale di Tivoli sul caso di Rignano Flaminio, che credette un po' troppo velocemente ai bizzarri racconti dei bambini di Rignano Flaminio: gite in pullman, giochi con le punturine, cappucci, cani gettati nel fuoco ecc.
Ma a Rignano, dopo i primi articoli rabbiosi e appecoronati verso la procura, si è poi sollevata una più attenta e imparziale attenzione mediatica, che ha costretto tutti al doveroso dubbio e infine dissolto anche le presunte "certezze" degli psicologi.
Forse che anche a Ballarò, prima di pronunciarsi, servirebbe innanzitutto almeno un incidente probatorio, condotto secondo tutti i crismi del giusto processo? Qualcuno dovrebbe ricordare ai magistrati palermitani che si tratta di cosa ben diversa dalla audizione preliminare con lo psicologo (operazione superflua e suggestiva, che invero i moderni protocolli sconsigliano di effettuare, proprio per evitare ogni fonte di inquinamento).
Dopo 12 anni di vita, la Carta di Noto (comma 7: L’incidente probatorio è la sede privilegiata di acquisizione delle dichiarazioni del minore nel corso del procedimento) non ha ancora raggiunto l'altra sponda dell'isola siciliana?
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Ci sembra dunque ancora troppo presto per esprimere qualsivoglia certezza sui fatti di Ballarò. Quella del falso abuso sarebbe una pista da non trascurare, anche per il bene di questi bambini (ma non dimentichiamo i diritti delle persone indagate, innocenti fino a prova contraria), sempre che gli inquirenti e la procura vogliano fare il proprio lavoro a 360° e ricordarsi che in Italia vige ancora il giusto processo e la democrazia, non la dittatura degli ansiosi perbenisti.
Questa riflessione non dovrebbe comunque distogliere dal punto principale della nostra contestazione: l'obbligo per i PM di tacere con la stampa e di evitare ogni personalismo, che varrebbe per ogni caso, anche di fronte a reati conclamati, la cui evidenza sia basata su ben altro che dichiarazioni indimostrabili dei bambini e bugiarde certificazioni dello psicologo (ad esempio per arresti in flagranza o confessioni).
E' una banale questione di regole da seguire, senza se e senza ma, anche a Ballarò e nelle presunte aree di degrado.
Non tema il giudice Sinatra, ci sono abbastastanza vedette anti-pedofile nel giornalismo e nella società civile per far sì che, al momento giusto, a certe notizie sia dato il giusto risalto di fronte al grande pubblico. Lasci pure ad altri il vanto di riempirsi la bocca coi successi dell'azione giudiziaria: le uniche persone che non dovrebbero mai partecipare alla festa per la cattura dell'orco, sono proprio coloro che l'hanno realizzata.
Questione di stile e, soprattutto, di garanzie democratiche: per non dare adito al sospetto che l'obiettivo possa essere proprio la festa.
Inoltre, le informazioni e le ipotesi di reato che orgogliosamente alcuni procuratori offrono in dono alla stampa, non sarebbero certo una proprietà personale di cui poter disporre, ma derivano esclusivamente dal pubblico ufficio che il magistrato svolge. Il nostro sdegno non sarebbe diverso nel sentire, ad esempio, un prete piacersi in pubblico di conoscere tutti i peccati dei propri parrocchiani.
La carriera in magistratura impone questa rinuncia, che risulta forse umanamente difficile per chi è troppo coinvolto nel proprio mestiere e, oltre allo stipendio mensile, vorrebbe ricavarne anche pubblico riconoscimento e personale soddisfazione.
In tal caso, nessuno vieta loro di dimettersi dalla magistratura e aprire una agenzia anti-pedofilia.
Il silenzio è d'oro, quando fa comodo
Siamo comunque certi che in molte occasioni le procure sappiano cucirsi la bocca. Talvolta, la magistratura va perfino oltre, appellandosi attivamente al silenzio della stampa su casi mediaticamente delicati. Dovremmo esserne lieti, eppure c'è spesso qualcosa che non convince in tanta solerzia.
Ad esempio, a proposito del recente clamoroso caso dei due fratellini di Basiglio, questa notizia di agenzia così bacchettava il 05/05/08:
- "Troppa 'stampa' sul caso dei due fratellini di Basiglio allontanati dai genitori e affidati a due centri separati a causa, stando a quanto e' stato scritto sui media fino ad oggi, di un disegno ose' attribuito in un primo momento alla piu' piccola dei due fratelli, una bimba di nove anni. Ad intervenire per chiedere piu' cautela anche a tutela dei minori, e' oggi il presidente facente funzioni del Tribunale dei Minori, Marina Caroselli. Sul caso, dice in una nota, e' doveroso ricordare "che l'eccessiva esposizione mediatica dei minori, con riferimenti che ne consentono agevolmente l'identificazione, e l'offerta alla pubblica opinione di una lettura parziale e semplicistica dei dati emersi in sede istruttoria creano diffuso e facile allarmismo, pregiudicando altresi' l'auspicato futuro sereno reinserimento dei minori nel contesto familiare e sociale di appartenenza". Per il giudice, dunque, e' necessario che sulla vicenda cali il silenzio anche perche', afferma, sono state descritti solo elementi parziali. (...)".
Saranno anche state "letture parziali e semplicistiche", ma forse non erano sbagliate se poi il 17/05/08 i fratellini sono stati rispediti a casa per assoluta mancanza di prove d'abuso.
Dalla "fabbrica dei mostri", il pudore e gli appelli alla stampa si alzano solo dopo l'arrivo del dubbio e della contestazione: dalle "garanzie democratiche" alla "mordacchia", il passo è breve.
Mai che si siano viste appellare con tanto rigore certe garanzie contro "troppa stampa", quando dalla strada i procura-boys incitano gagliardi a sbattere girolimoni in prima pagina (Rignano docet): fra le coccole, sono pochi i giornalisti e i magistrati che si preoccupano del "diffuso e facile allarmismo" generato dalla diffusione delle ipotesi istruttorie, per definizione ancora "parziali e semplicistiche".
Un monito dal passato ed uno dal presente
Chissà se, alla procura di Palermo, la PM Sinatra ed i suoi colleghi si siano mai presa la briga di studiare l'esperienza del "pool fasce deboli", che operò al Tribunale di Milano un decennio prima di loro e che inventò in Italia quello che in seguito dai critici verrà definito "«sistema da incubo» che trasforma i bambini in testimoni d’accusa".
Un sistema che, guarda caso, era incentrato proprio su questi capisaldi: spettacolarizzazione e gogna mediatica, pressione sulla testimonianza dei bambini, prove "psicologiche", creazione di un sodalizio di operatori (magistrati, polizia, periti, giornalisti, centri accoglienza) dedicato alle denunce di pedofilia.
Finché non arrivò il caso che vedeva imputato l'innocente tassista Marino Viola, quando il celebre j'accuse pronunciato dalla PM Tiziana Siciliano smontò il giocattolo infernale, diventato ormai una "fabbrica di mostri". Ella fece affermazioni che evidenziavano proprio l'importanza del distacco e la pericolosità della "specializzazione tematica" del giudice:
- "Solo perchè un caso è orribile ci si può permettere che le prove non siano certe, quasi che in nome della nefandezza si possa condannare qualcuno? Credo di no. Quando ho cominciato a lavorare a questo processo - aggiunge - non riuscivo a trovare le prove della colpevolezza che potessero reggere l' accusa. Quindi ho pensato: se invece che di una violenza su una bambina di tre anni si fosse trattato di una bancarotta, mi sarei accontentata di quelle prove? Certamente no. Ecco perché ho chiesto l' assoluzione. Non critica direttamente il suo collega Forno («ha fatto un grande lavoro in 10 anni», dice) ma accusa il sistema che porta alle incriminazioni: «In questa vicenda - spiega - la mancanza di professionalità degli operatori, poliziotti e assistenti sociali, è stata decisiva». «Facendo questo lavoro vedi delle nefandezze tali da turbarti profondamente - aggiunge il pm - e più sei turbato, più perdi la capacità di lettura distaccata. Proprio perchè di norma non mi occupo di abusi sessuali forse ho trattato questa vicenda con il distacco che uso in altri processi». Come evitare errori giudiziari? «Non conosco l' universo della pedofilia e mi sono occupata solo di questo caso. Però ritengo che sia necessaria una struttura specializzata esterna alla Procura in grado di operare con professionalità" (fonte).
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Concludiamo segnalando anche il recente appello del capo dello Stato Giorgio Napolitano, il quale ricevendo al Quirinale le toghe in tirocinio, ha raccomandato che i giudici non travalichino i confini assegnati e non cedano a protagonismi ed esposizioni mediatiche. Speriamo che Alessia Sinatra e gli altri procuratori anti-pedofilia si siano accorti che il capo dello Stato stava parlando anche a loro:
- "Ai magistrati in tirocinio, ricevuti al Quirinale insieme al vicepresidente del Csm Nicola Mancino e al ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha raccomandato innanzitutto di "non cedere ai protagonismi e alle esposizioni mediatiche e di accostarsi al processo con coraggio e umiltà, ponendo attenzione al rispetto delle parti e dei loro diritti (...) Altra raccomandazione: restare nei limiti delle proprie competenze, applicare e far rispettare le leggi coniugando rigore e scrupolosa osservanza dei principi del giusto processo e delle garanzie cui hanno diritto tutti i cittadini, "essere e anche apparire autonomi e indipendenti". (...) La formazione dei magistrati, ha concluso Napolitano, è importante e non può essere una volta per tutte e ad essa si deve unire "una compiuta coscienza giudiziaria che è indispensabile per un uso deontologicamente corretto dei poteri di giudice o pubblico ministero" (ANSA);
- "I magistrati non devono cedere alla tentazione di "protagonismi", "personalismi" ed "esposizioni mediatiche" ma "accostarsi al processo con coraggio e umiltà" (Quotidiano.net);
- "Napolitano ha richiamato i giovani magistrati "all'assoluta discrezione e alla misura", sottolineando che la funzione del magistrato richiede "responsabilita', imparzialita', riserbo e solerzia". Ribadendo la necessita' che i magistrati evitino "qualsiasi tentazione personalistica", il capo dello Stato ha ribadito come "stia ai magistrati come a tutti coloro che sono investiti di responsabilita' pubbliche non travalicare i confini rispettivamente assegnati" (AGI news).
Eppure per casi come questo, l'irregolarità è manifesta. Perchè allora non agire, invece di predicare? Al Quirinale, forse avrebbero fatto meglio a:
- raccogliere una estesa rassegna stampa su casi giudiziari;
- verificare i nomi di tutti i procuratori che in corso d'opera hanno rilasciato alla stampa imprudenti dichiarazioni su ipotesi investigative;
- spedire a ciascuno di essi (con copia carbone a CSM e ANM) una lettera di censura e diffida dal ripetere certi comportamenti.
Ma forse perfino il Quirinale si scoraggia di fronte ad un malcostume epidemico talmente esteso: troppi francobolli, si spende meno col predicozzo.
Ugo
Post Scriptum
Celebriamo oggi il ventennale della morte di Enzo Tortora (16 maggio 1988), uomo simbolo degli orrori della giustizia ingiusta e del "giornalismo antropofago" colluso con le procure. Definizione coniata da Vittorio Pezzuto, che ha appena pubblicato l'interessante biografia "Applausi e Sputi" (Sperling & Kupfer).
Da una recensione di Giangiacomo Schiavi, comparsa sul Corriere della Sera del 07/05/2008:
- "Tortora è una pagina nera della giustizia e Pezzuto non fa sconti: è severo con quello che chiama il «giornalismo antropofago», che non cerca le prove ma si allinea alle Procure. Segnala le poche firme controvento; in testa c’è Enzo Biagi: «E se fosse innocente?», si domanda per primo. E subito aggiunge: «È difficile difendersi da una colpa inesistente». Lo seguono Indro Montanelli («Le prove escono da fogne sociali in cui domina la menzogna») e Giorgio Bocca («Assolto lui, crollerebbe l’intero castello dell’accusa»). Ma c’è anche il cronista solitario Vittorio Feltri, che sul Corriere si oppone alla crocefissione di Tortora e racconta in solitario le magagne dell’inchiesta. E c’è un collega che si pente: Paolo Gambescia, inviato del Messaggero. «Ho contribuito a distruggere un uomo. Non sono stato il solo, ma questo è stato il più grosso errore della mia carriera». Chapeau".
Vicende come quelle di Rignano Flaminio ed Enzo Tortora hanno evidentemente ancora molto da insegnare.I tanti procuratori che ancora conducono campagne anti-pedofilia a senso unico, utilizzando solo dichiarazioni non verificate di bambini e diffondendo premature allusioni colpevoliste alla stampa, non hanno comunque nulla da temere da queste storie e dai nostri appelli: i magistrati che fecero condannare Enzo Tortora in primo grado, sulla base di testimonianze non verificate dei pentiti, gli stessi che consentirono che venisse orchestrata contro di lui una orrenda campagna mediatica colpevolista sulla base delle loro ipotesi infondate, non hanno mai pagato per i propri errori ed anzi hanno percorso gloriose carriere.


5 commenti:
Inquietante questa pm sinatra...
A questo proposito, Ugo, non ti sarà sufggito il corsivetto satirico di Marcenaro uscito sul Foglio del 13 maggio scorso. Lo riporto a beneficio dei lettori del tuo Blog....
Quando Giorgio Napolitano, incontrando ieri al Quirinale i giovani magistrati in tirocinio, si è loro rivolto ricordando con pacatezza, ma con calore, che nello svolgimento del proprio lavoro i magistrati non devono cedere ai protagonismi e alle posizioni mediatiche, che devono accostarsi al processo con coraggio e con umiltà, ponendo attenzione al rispetto delle parti e dei loro diritti, e che devono prepararsi in maniera adeguata, studiando con cura ogni singolo caso sottoposto alla loro iniziativa e al loro giudizio; quando, procedendo nel discorso, il Presidente della Repubblica ha richiamato i giovani magistrati all’assoluta discrezione e alla misura, sottolineando che la funzione del magistrato chiede di rifuggire da qualsiasi tentazione personalistica, da qualsiasi travalicamento dei confini assegnati, e, soprattutto, ricordando come la funzione di magistrato pretenda, da chi la esercita, responsabilità imparzialità, riserbo e solerzia, insomma, quando poi il Presidente ha concluso, e i giovani magistrati erano rimasti lì, pensierosi, Nicola Mancino ha detto sottovoce a uno particolarmente impietrito: “Ma dai, scherzava”.
di Andrea Marcenaro
Con un po' di ritardo, volevo ringraziare Ugo per aver segnalato il libro di Pezzuto che ho letto e che consiglio vivamente. E' un'analisi documentatissima e completa di un caso che, pur essendo diventato per tutti un sinonimo di malagiustizia, è stato nel complesso rimosso e, soprattutto, sembra non aver insegnato nulla agli italiani, cittadini, magistrati e politici. L'errore compiuto con le testimonianze dei pentiti (assurte a prova inoppugnabile - un po' come le testiminanze dei bambini?) e l'ostinazione con cui, contro ogni evidenza, chi ha sbagliato si è ostinato a non riconoscere l'errore mi ricordano tanto i casi di cui si dibatte in questo blog.
Ad un anno di distanza, ieri nuovo appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al CSM:
Napolitano richiama l'intera magistratura e il Csm, che dei giudici è l'organo di autogoverno, a interrogarsi con serietà e obiettività sui motivi che hanno condotto all'attuale situazione, aprendo alle «necessarie autocorrezioni». Non è questo «il più valido presidio dell'indipendenza della magistratura»?
Meno protagonismo, dunque, più rigore e massima attenzione a non esasperare i toni di un confronto già di per sè molto acceso. Non usa mezzi termini Napolitano nel definire «altamente dannoso per la figura del pubblico ministero qualunque comportamento impropriamente protagonistico o chiaramente strumentale ad altri fini».
Il processo di primo grado a Don Turturro si è concluso con una condanna a 6 anni.
Da LaRepubblica-Palermo del 18/07/09:
Ieri l´epilogo, nel processo di primo grado, con la condanna a sei anni e mezzo, il risarcimento per 50 mila euro e l´interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena. Il pm Alessia Sinatra aveva chiesto la condanna a 9 anni. La sentenza è stata emessa dopo quasi otto ore di camera di consiglio dalla seconda sezione del Tribunale, presieduta da Bruno Fasciana, a latere Cristina Russo e Tanja Hmeliak.
Concesse le attenuanti generiche. Alla lettura del dispositivo era presente la mamma di uno dei due bambini che sarebbero stati abusati. La donna è svenuta e soccorsa tra i banchi. Non c´era invece il prete che ha deciso di attendere la sentenza pregando nella chiesa Madonna del Ponticello. Il presidente Fasciana ha anche deciso la trasmissione alla Procura degli atti di un ragazzo, Benedetto P., per la testimonianza resa durante il processo in aula. Per il giovane si profila l´iscrizione nel registro degli indagati.
Un grosso macigno quello che si è abbattuto sulla testa dell´ex parroco di Santa Lucia nel Borgo Vecchio. Le accuse negli anni sono arrivate proprio dai bambini della sua parrocchia. Durante il processo, deponendo in aula, altri ragazzini hanno ritrattato o ridimensionato le accuse mosse al prete durante le indagini. Non hanno cambiato versione invece le due presunte vittime.
«Quando leggeremo le motivazioni della sentenza decideremo cosa fare», dice Giuseppe Gervasi, l´avvocato che insieme con Ninni Reina, difende il prelato. (...)
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