- Vania Lucia Gaito: "Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa". Chiarelettere Editore; 2008.
1. Storia di un prete innocente?
Ci ha colpito innanzitutto il fatto che nel libro venisse dedicato anche un capitolo alla "Storia di un prete innocente": si tratta del caso di Alessandro Pasquinelli, un ex sacerdote di Pistoia che nel 2005 è stato condannato a 3 anni di carcere per abusi sessuali, commessi su un bambino ospite di un centro di affidamento, del quale lo stesso Pasquinelli era stato fondatore e responsabile.
La storia, come la apprendiamo da un articolo de La Nazione del 2 marzo, appare davvero intricata: Pasquinelli ha chiesto di riaprire adesso il caso, sostenendo che la richiesta di patteggiamento (dunque la sua ammissione di colpevolezza) gli fosse stata estorta con l'inganno, oltretutto in un periodo di incapacità psichica. Sembra che l'avv. Renato Bacci, difensore di Pasquinelli, abbia anche presentato un esposto-querela contro due personaggi vicini alla parrocchia, che avrebbero estorto e artefatto i documenti che portarono al patteggiamento (Pasquinelli non ammette affatto gli abusi).
Nel suo libro, Vania Gaito non sembra porsi mai dubbi nel presentare per vere le storie di abuso pedofilo da parte di molti religiosi, anche quelle ancora non definitivamente accertate dalla giustizia (vedi il caso di Don Gelmini). Ci si domanda come mai invece ella indichi con altrettanta sicurezza la storia di Pasquinelli come un caso di falsa accusa di abuso rivolto contro innocente, credendo in toto alla versione del Pasquinelli, solo a lui.
Lungi da noi voler negare al Pasquinelli il diritto ad una giustizia equa e completa, siamo anzi curiosi di conoscere gli sviluppi del caso, sul quale non siamo informati e non prendiamo posizione. Va detto che nella vicenda delle accuse a Pasquinelli, in base alle scarne fonti giornalistiche riportate, alcuni elementi caratteristici del falso abuso potrebbero effettivamente essere riconosciuti, ad esempio laddove si evidenzia che l'abuso contestatogli emerse solo in seguito ad alcuni motivi di risentimento personale contro di lui da parte delle stesse psicologhe che raccoglieranno i segni di abuso, e laddove si intuisce che il sospetto fosse nato unicamente da un segno aspecifico (una ragade anale), sulla base del quale il bambino viene poi interrogato con modalità "inappropriate" fino alla rivelazione dell'abuso. Un copione che è indubbiamente comune a diverse vicende di falso abuso, ma ciò non basta certo per trarne qui alcuna conclusione.
Invece Vania Gaito deve aver raccolto elementi sufficienti per darle una piena garanzia di innocenza del Pasquinelli. Se così non fosse, si potrebbe infatti sospettare che ella sia tanto ben disposta verso di questo condannato, solo poichè egli fuoriuscì dalla Chiesa a seguito delle denunce, vive oggi da laico e si è pure sposato. Un occhio di riguardo, forse poiché è prete rinnegato?
Inoltre l'ex sacerdote oggi accusa l'ambiente del clero di non averlo sostenuto e di averlo costretto invece con la truffa ad un veloce patteggiamento, per togliere più velocemente possibile i riflettori dall'imbarazzante vicenda, anche a discapito dell'onorabilità e del diritto alla giustizia del proprio prete (la vicenda viene raccontata in questo sito in prima persona dal Pasquinelli, che non risparmia accuse contro l'atteggiamento della curia). Una storia che potrebbe rappresentare proprio un brutto esempio di quelle manovre poco trasparenti che tanti imputano alla Chiesa, nel rapporto con i propri vizi ed errori sessuali. La versione di Pasquinelli è l'opportunità per un'altra palata di fango.
La scelta di schierarsi così apertamente dalla parte di Pasquinelli, nonostante la condanna, potrebbe dunque dare fiato a coloro che volessero maliziosamente sostenere che Vania Gaito, posta da questo caso di fronte alla scelta tra la crociata anticlericale e la crociata antipedofila, abbia dimostrato che nelle proprie intenzioni vi sia innanzitutto la la prima.
[Aggiunta 28/03: Possiamo leggere anche un precedente articolo di Vania Gaito su Bispensiero, in cui ella si rivolge criticamente al Vescovo di Pescia sostenendo l'innocenza di Pasquinelli e accusando la diocesi di molteplici colpe. Ci hanno colpito soprattutto i commenti a fondo articolo, laddove Vania afferma di avere "personalmente esaminato la documentazione e le prove", mentre Massimo Merighi parla di "certezza assoluta" e risponde con forza ai dubbi altrui: "tu credi che se non eravamo più che sicuri avremmo rischiato denuncie e querele da parte di vescovi e avvocati? (...) Bispensiero risponde di ogni parola che è stata spesa su Pasquinelli, e siamo onorati di contribuire alla riabilitazione di una persona gravemente ed ingiustamente danneggiata nell'immagine, nella salute, nella dignità, nella propria vita".
Pare insomma che da Bispensiero affermino di sapere bene ciò che dicono.
Noi facciamo allora un passo indietro e ritiriamo per ora le nostre allusioni, della questione dell'anticlericalismo il nostro blog non vuole affatto interessarsi: se davvero Bispensiero ha gli elementi per condurre una campagna a difesa di un innocente, ingiustamente accusato di abusi sessuali, non possiamo che essere lieti del loro impegno civico (qualunque sia la motivazione per cui essi abbiano deciso di sostenere solo questa causa) e ci auguriamo che risulti utile a stabilire verità e giustizia su Pasquinelli. Va detto tuttavia che, trattandosi di un caso ormai giudizialmente chiuso e di una colpa apparentemente già riconosciuta, a questo punto l'onere della dimostrazione è passato a Pasquinelli ed a chi lo difende].
Torniamo a Massimiliano Frassi: alla luce di tutto ciò, ci ha sorpreso il forte sostegno che egli sta fornendo al libro della Gaito, con una postfazione e la citazione entusiastica in diversi post del proprio blog. Risulta strano, innanzitutto alla luce del fatto che in questo libro, col caso Pasquinelli, la Gaito dichiara con forza l'esistenza di un caso di falso abuso, di quelli che Frassi vede come il fumo negli occhi, di quelli che egli negherebbe anche oltre ogni evidenza, figuriamoci dopo una condanna.
Cercare coerenza in Frassi è un esercizio perdente.
Dobbiamo interpretarlo come un implicito riconoscimento da parte di Frassi che i falsi abusi esistono e che i bambini male interrogati possono inventare rivelazioni di abuso inesistenti?
[Aggiunta 28/03: Purtroppo, non sembra che le cose stiano così. Quando gli venne richiesto da Bispensiero, Frassi fece il favore di segnalare il loro articolo su Pasquinelli anche dal proprio blog, ma con apparente scarso convincimento e senza commentare neanche un rigo.]
C'è dell'altro: la storia dell'ex sacerdote Pasquinelli chiama in causa infatti i metodi della procura di Pistoia, che condusse l'accusa contro di lui, raccogliendo le denunce dalle psicologhe. Dall'articolo de La Nazione apprendiamo che:
- "Renato Bacci, suo attuale difensore, tra pochi giorni depositerà in Cassazione un’istanza di revisione del processo, dove si ricusa Pistoia come sede e si chiede un nuovo dibattimento a Genova. (...) Nella richiesta di revisione del processo, scritta da Bacci, viene criticato il modo in cui è stato interrogato il bambino, parlando di modalità non appropriate".
Inoltre, la psicologa che condusse le perizie che accusarono Pasquinelli (con "modalità non appropriate" secondo l'avv. Bacci) fu la dott.ssa Monica Bani del Centro Donna di Pistoia (ndr: sempre a proposito di femminismo e lotta alla pedofilia), la cui collaborazione con Jacqueline Magi è stata molto stretta e ha fatto da cardine per alcuni importanti condanne per pedofilia.
Magi parlò di lei ad esempio nel programma RAI "Ombre sul Giallo", che sul nostro blog così commentammo:
- "la Magi ha fatto riferimento con orgoglio a psicologi di sua fiducia che a Pistoia avrebbero svolto interventi per "preparare" le maestre di scuola a riconoscere i segni di abuso nei propri alunni, accennando ad alcuni elenchi di "indicatori" che sarebbero stati presentati da questi psicologi alle maestre. Non sono certo di quali fossero gli psicologi a cui si riferisse, ma poiché subito dopo ha citato come suoi consulenti di fiducia nei processi gli psicologi del Centro Donna di Pistoia, immagino si riferisse agli stessi. La Magi ha poi aggiunto, e qui mi sono tremate le gambe, che grazie a queste presentazioni, è successo in seguito che venissero scoperti dei casi di abuso in cui le maestre sono state le prime a segnalare che qualcosa non andava. Ho un bruttissimo presentimento... questa faccenda degli elenchi di indicatori di abuso che vengono presentati alla popolazione da psicologi di fiducia dei membri di Prometeo e che poi mettono in moto delle denunce, ricorda in modo davvero inquietante altre vicende saltate alla ribalta e richiama lo spettro dei metodi del "maestro" Ray Wyre, già tristemente segnalato dai blog. Ci saranno stati mica dei processi per abuso su scolari di Pistoia che meritano un po' di nuova attenzione?"
Frassi forse non si è reso conto che il suo entusiastico sostegno al libro della Gaito, a causa del caso Pasquinelli, può risultare una presa di posizione imbarazzante nei confronti della passata attività e dei metodi del giudice Jacqueline Magi, o quanto meno di coloro che erano i suoi abituali collaboratori.

2. Vania Lucia Gaito, psicologa?
La seconda stranezza che rileviamo in questo volume, ha a che fare con le credenziali dell'autrice, Lucia Gaito detta Vania, trentasettenne salernitana trasferita a Palermo, la quale si presenta e viene presentata ovunque come psicologa:
- nel sito del libro (così come sulla sua copertina);
- nel blog "Bispensiero" di cui è redattrice;
- in decine di siti e articoli (anche qui) che la citano o che presentano il libro (come sempre Frassi si distingue per entusiasmo quando c'è da dare una notizia di dubbia credibilità, lanciandosi nell'affermazione per cui la dott.ssa Gaito sarebbe oltretutto una "valida" psicologa).
Abbiamo segnalato loro la questione, restiamo in attesa di un chiarimento ufficiale sull'abilitazione professionale della dott.ssa Gaito.
L'eventuale negazione della sua qualifica di psicologa, potrebbe distendere qualche ombra anche sulla sua collaborazione con la procura di Palermo ed in particolare con un sostituto procuratore, il giudice Alessia Sinatra, molto attiva nella battaglia contro i pedofili presunti.
La dott.ssa Sinatra aveva partecipato a novembre ad un convegno, invitata proprio dal coordinatore di Bispensiero (Massimo Merighi) a parlare assieme a Vania Gaito de "La piaga della pedofilia".
Da allora abbiamo trovato già più volte il nome della PM Sinatra come pubblica accusa in casi di presunta pedofilia. Uno di questi solo poche settimane fa:
- il caso del nonno palermitano 58enne, che avrebbe abusato per due anni della nipote di 10 anni, approfittando che proprio sua figlia, madre della bimba, gliela portava in consegna.
Un vero sfregio alla democrazia, che pure si ripete ormai quotidianamente sulla carta stampata e in televisione, nell'assoluta indifferenza di un paese ignorante di diritti civili, proprio ad opera della magistratura che dovrebbe invece difendere rigore e diritto (da segnalare a tale proposito un recente articolo di Christian Rocca per Il Foglio, si noti il diverso stile applicato dalla procura di New York nel diffondere comunicati stampa).
Vogliamo anche augurarci che la PM Sinatra, prima di correre a dare la lieta novella alle telecamere del Tg5, abbia ben valutato le prove e le ipotesi in base alle quali ha chiesto ed ottenuto l'ordinanza di custodia cautelare per questo nonno, vagliando anche le ipotesi alternative all'abuso, come previsto dalla Carta di Noto. Ci domandiamo ad esempio se sia stata tenuta in debita considerazione anche l'ipotesi per cui le dichiarazioni della ragazzina potessero essere mendaci, soprattutto alla luce di alcuni dettagli davvero peculiari di questo caso, a cominciare dalle eccessive ansie dichiarate già in precedenza dalla mamma, forse attizzata da certi dilaganti allarmismi antipedofili:
- "Era la mamma della piccola, che tra due mesi compirà 11 anni, ad accompagnare la figlia dai nonni, preoccupata, raccontano i carabinieri, del fatto che in giro ci fossero troppi pedofili" (da La Stampa del 8/03/2008).
- "La mamma ha avuto i primi dubbi su quello che accadeva nella casa del proprio padre quando la figlia ha cominciato a protestare e a piangere nel momento in cui apprendeva che avrebbe passato la serata a casa del nonno. Insospettita per lo strano comportamento della piccola e intuendo che non si trattava di un semplice capriccio, la donna ha iniziato a fare domande alla figlia. Alla fine la bambina è scoppiata in lacrime dicendo che il nonno l'aveva minacciata sostenendo che se avesse raccontato tutto era pronto a "spararle" (da bigol.net del 8/03/2008);
- "Alla mamma i dubbi su quello che accadeva in realtà all’interno della casa del proprio padre sono iniziati ad emergere nel momento in cui, per l’ennesima volta, la figlioletta di 10 anni ha iniziato a protestare e a piangere quando gli è stato detto che avrebbe passato la serata a casa del nonno. Insospettita per il comportamento strano della piccola e intuendo che non si trattava di un semplice capriccio, ha iniziato a fare domande alla bambina che alla fine è scoppiata in lacrime dicendo che il nonno le aveva detto che se avesse raccontato tutto l’avrebbe «sparata», le avrebbe fatto ancora del male. Calmata la bimba e compresa la gravità di quanto compiuto dal padre trasformatosi in un «orco», a casa del quale portava la figlia proprio per timore dei pedofili, è scattata subito la denuncia al comando carabinieri della città. Immediatamente è stato attivato il personale carabinieri femminile, specializzato nella delicata materia della violenza sui minori e sulla donna, che, insieme al pm Alessia Sinatra, ha ascoltato la bambina in audizione protetta video-filmata, con la presenza di consulente tecnico. La bambina, messa a suo agio, ha fornito un resoconto preciso e dettagliato della drammatica sequenza di abusi sessuali subiti, resoconto sempre accompagnato da reazioni considerate «coerenti» e «compatibili» con gli eventi descritti, tanto che il sostituto procuratore di Palermo ha emesso contestualmente decreto di fermo di indiziato di delitto dell’uomo che è stato rinchiuso all’Ucciardone. Il fermo di polizia giudiziaria è stato convalidato dal Gip Maria Pino, richiedendo l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere dove resterà detenuto" (da La Stampa del 8/03/2008).
Molti appaiono ormai convinti che basti "mettere a suo agio" il minore e registrare la deposizione per renderla credibile, come se le bugie non esistessero. E i riscontri oggettivi? Sull'attendibilità delle "sensazioni" dei PM e dei consulenti tecnici, stendiamo poi un velo pietoso.
Non sappiamo nulla sul caso del nonno palermitano, oltre a quanto letto dalla stampa e non vogliamo certo disquisire qui sulla sua colpevolezza o meno. Leggiamo però di metodi della procura che non ci convincono: a differenza della PM, abbiamo pensato che per certe esigenze esistono apposta gli incidenti probatori con le loro procedure (a cominciare dal diritto di difesa e di controinterrogare il teste) e inoltre che le scienze forensi ci offrono ormai tanti strumenti specifici che garantiscono maggiore attendibilità alla raccolta della testimonianza (intervista cognitiva, SVA, CBCA, ecc).
Facciamo appello a tutto il nostro ottimismo per sperare che, alla procura di Palermo, abbiano fatto ampio e corretto utilizzo di tutto l'armamentario giuridico e scientifico disponibile, prima di gloriarsi in TV di aver incarcerato così velocemente l'orco di turno.
Chissà se il PM Alessia Sinatra la guarda anche la TV. Solo una settimana prima della sua intervista, su Canale 5 passava quella di Bonolis a Gianfranco Scancarello.
Ugo
[Aggiunta 28/03/2008: grazie ad una preziosa segnalazione nei commenti da parte di Gianni Perfetti, abbiamo aggiunto nel primo paragrafo un paio di citazioni pertinenti]

