Una accreditata teoria sociologica individua le radici culturali di molti degli sbagli che il sistema civile ed il sistema giudiziario stanno commettendo nella lotta alla pedofilia, nell'abuso di strumenti ed ideologie derivate da parte della tradizione femminista.Una delle fonti che accreditano questa teoria è il più citato ed autorevole dei libri sull'isteria SRA:
- "Satan's Silence: Ritual Abuse and the Making of a Modern American Witch Hunt", di Debbie Nathan e Michael R. Snedeker (1996)
- Finkelhor aveva condotto delle ricerche pionieristiche sull'incidenza, prevalenza e conseguenze dell'abuso sessuale. Ma si era anche assestato su posizioni di conservatorismo morale, promuovendo l'idea che la rivoluzione sessuale negli anni '60 avesse creato «confusione» che era «in parte reponsabile per l'occorrenza dell'abuso sessuale». Egli aveva anche partecipato ad una pubblicazione sull'abuso sessuale con Diana Russell, la sociologa e co-fondatrice di "Women against Violence and Pornography", la quale stava portando il caso McMartin come prova che la pornografia infantile fosse un fenomeno rampante ed un probabile generatore di incesto ed altri abusi sessuali.
- L'aspetto più ironico di Nursery Crimes è che, se vi era qualcuno che avrebbe dovuto sospettare dei dati, quello avrebbe dovuto essere Finkelhor, il quale in precedenza aveva concordato con Diana Russell che in nessun caso la probabilità che donne molestassero bambini poteva essere pari a quella degli uomini e che quando esse lo fanno, le loro molestie tendono ad essere molto meno coercitive e violente. Invece qui si rappresentavano casi di abuso ritualizzato, il cui il 40% degli accusati erano femmine implicate in atti cruenti di sadismo immorale. Invece di esprimere scetticismo rispetto a questa evidente contraddizione, Finkelhor assunse che gli imputati fossero colpevoli e si impegnò nel definire un nuovo tipo criminale: il nemico sessuale femmina. Come l'agente FBI Lanning alle audizioni della commissione Meese, anche il sociologo del New Hampshire aveva poco materiale prezioso su cui lavorare. Egli non trovò alcuna prova che le donne nei suoi studi avessero precedenti psichiatrici, problemi con abuso di alcool o sostanze, storie di devianza sessuale criminale, o null'altro che potesse segnalare tendenza ad attaccare i bambini. Piuttosto, se le accusate avevano qualcosa in comune tra di loro oltre a condurre un modesta esistenza nella cura dei bambini, era proprio che esse sembravano irreprensibili. Esse certamente non erano le persone che un criminologo si aspetterebbe di vedere improvvisamente stuprare e torturare chicchessia, tantomeno scolari. Eppure, al fine di additarle come abusatrici rituali, Nursery Crimes sostenne che proprio la normalità era una caratteristica delle femmine molestatrici dei centri diurni. O, per dirla in breve: assolutamente chiunque poteva essere un maligno torturatore satanista di bambini, anche la dolce e carina signora dell'asilo. Implicato in questa sociologia paranoide c'era il malcelato timore che la rivoluzione sessuale degli anni '60 (e quindi il femminismo che giunse assieme ad essa) avesse generato una nuova donna demone che, per come immaginava Nursery Crimes, era così ossessionata con il potere ed il controllo da non essere soddisfatta dalla dominazione sul maschio, essa doveva perfino impegnarsi nella mortificazione di bambini innocenti. Un simile pensiero rinnova quei miti sull'insaziabile sessualità femminile che giacciono sotto il nucleo delle cacce alle streghe europee. Il fatto che ricercatori di orientamento femminista come Finkelhor li sostenessero era preoccupante. Come i cacciatori di streghe che bruciarono donne in nome di Dio e per proteggere la società, i ricercatori dei tempi moderni erano pronti a svilire le donne al fine di salvare i bambini.
- la violenza sessuale come espressione del potere maschile e come tentativo di oppressione su donne e bambini;
- la rivoluzione sessuale degli anni '60 come matrice della nascita di nuovi demoni (anche femmine);
- l'associazione tra [abuso/violenza/stupro] e pornografia.
Certe posizioni hanno procurato infinite critiche alla Russell, dalle diatribe con gli ambienti accademici fino al disprezzo dei rappresentanti del mondo dell'hard, cui la Russell da parte sua non ha mai risparmiato attacchi diretti (francamente molto traballanti sul piano logico e giuridico). In risposta, nel febbraio 2005 il celebre magnate del porno Larry Flynt, re dei misogini, ha dedicato a Diana Russell l'insulto del premio "Asshole of the month" da parte della propria rivista Hustler (qui la risposta di Russell). Flynt respinge le accuse rivolte contro la pedofilia da parte di coloro che chiama Femi-Nazi: "No sane person believes that HUSTLER endorses or causes rape, child molestation or any of the other crazy things wacko feminists claim".
Sbaglierebbe di grosso chi pensasse che alcuni temi collegati al femminismo militante della Russell siano lontani dalla situazione italiana e che poco abbiano a che vedere con le nostre vicende legate al problema dell'abuso all'infanzia. Basti ricordare ad esempio l'esperienza del pool fasce deboli della procura di Milano (nel bene e nel male, il simbolo assoluto della battaglia giudiziaria anti-pedofila nel nostro paese), che vide il sodalizio "perbenista" tra il PM Pietro Forno ed il collega Nicola Cerrato, il quale negli anni '70 guidava la crociata giudiziaria contro la pornografia.
Sul tema ha scritto su Il Foglio del 9/02/2008 la prof.ssa Emily Horowitz, in un articolo dedicato falsi abusi dal titolo "Rignano, America". La Horowitz insegna sociologia al St Francis College di Brooklyn e si è interessata di errori giudiziari e dei rapporti tra l'ideologia femminista e la tutela minorile in ambito giudiziario ("received her Ph.D. in Sociology from Yale University in 2002. Her dissertation focused on the extent to which feminist ideology persists in the institutionalized context of a specialized domestic violence court"). La Horowitz è uno dei Directors del "National Center for Reason and Justice", da noi recentemente citato in risposta ad alcune ingiustificate e calunniose allusioni ventilate da Massimiliano Frassi.
Femminismo e lotta alla pedofilia in Italia: basta ricordare che attualmente, alla presidenza della maggiore organizzazione italiana di coordinamento degli enti per la tutela del minore e per la lotta alla pedofilia (CISMAI), siede la dott.ssa Roberta Luberti, psicoterapeuta e femminista di lunga tradizione, membro di Associazione Artemisia onlus.
Il femminismo militante trova oggi nella battaglia contro la pedofilia un terreno privilegiato di espressione, fornendo un contributo appassionato alla causa, ma mietendo purtroppo anche parecchie vittime in casi di falso abuso. Basta citare le migliaia di padri che hanno perso la potestà genitoriale (e spesso anche la propria libertà personale), sulla base di false dichiarazioni di abuso pronunciate dai figli nell'ambito di casi di separazione conflittuale, per la cosiddetta Sindrome da Alienazione Parentale (PAS). Denunce che da parte di alcuni operatori sociali e agenzie pubbliche intrise (spesso inconsapevolmente) di ideologia femminista, si tende pregiudizialmente a credere fondate e a non verificare con la dovuta cautela.
E non serve neppure che le accuse siano pronunciate dalla bocca innocente dei figli, basta talvolta solo una accusa di violenze da parte della moglie per perdere il figlio. Citiamo l'agghiacciante vicenda del signor Gianni Furlanetto di Firenze, il cui figlio è stato sottratto e addirittura tenuto nascosto per settimane proprio con la collaborazione degli operatori del centro Artemisia, sulla base di presunte violenze subite dalla moglie (indimostrate) e delle relative presunte esigenze di protezione, senza però alcuna ordinanza in tal senso da parte delle autorità giudiziarie.
L'ideologia femminista dunque come una delle radici alla base di tanti provvedimenti assurdi e antidemocratici, che ci portano alla questione dei falsi abusi e della falsa violenza. Per commentare il pregiudizio sulla "violenza del maschio", merita la citazione questa accorata protesta del signor Furlanetto:
- "qualora il sottoscritto fosse stato e fosse realmente una persona violenta [lo escluderei a priori, ma lascerò che a deciderlo siano le Autorità a ciò preposte) l'unica persona ad aver realmente bisogno di protezione sarebbe proprio la responsabile della Associazione Artemisia, insieme alle operatrici che - d'accordo con mia moglie - in data 01/09/2006 decisero l'allontanamento di mio figlio e mia moglie stessa dalla casa familiare per il giorno 04/09/2006, innescando tutto ciò che a quel primo abuso è poi seguito".
Femminismo dunque come radice dell'unilateralità di certe istituzioni. Che agiscono ciecamente in nome di battaglie pur giuste (contro la violenza, contro l'abuso, contro la sopraffazione) rinunciando però a comprendere ed a verificare caso per caso. E così, quando il caso è vero e giustificato, aiutano. Quando il caso è falso, non fanno che contribuire alla calunnia ed al danno.
Unilateralità femminista come quella della recente campagna pubblicitaria di Oliviero Toscani per il settimanale Donna Moderna, contro la violenza sulle donne (di cui abbiamo riportato il manifesto in cima all'articolo). Che si apprezzi o no la provocatorietà di questa campagna, e che si condividano o meno le sue finalità, è innegabile che Toscani in questo manifesto abbia portato alla luce con spietata lucidità il preconcetto sessista alla base di queste battaglie: il maschio stupra, la femmina sarà vittima.
Sono temi civili importanti, se ne discuta sulle pagine di Donna Moderna e nei circoli culturali, se ne porti anche il messaggio alla società (la nostra argomentazione non tocca e non contesta affatto la cultura femminista, né vorrebbe in alcun modo limitarne l'espressione d'opinione). Meglio ancora se sarà bilanciata con l'informazione di segno opposto, che ci ricorda quanto diffusa sia anche la violenza femminile sull'uomo. A tale proposito, una fonte preziosa di dati e riflessioni è l'organizzazione Media Radar "Respecting Accuracy in Domestic Abuse Reporting" (cfr. alcuni dati di ricerca). Finchè il dibattito è culturale e scientifico, ben venga ogni contributo, anche se partigiano, soprattutto se non cerca di imporsi con arroganza.
Ma cosa succede quando certe battaglie e certi preconcetti di parte filtrano inopportunamente tra le fila delle autorità giudiziarie e fin dentro ai tribunali? Il disastro della logica e dell'obiettività della giustizia.
Che si tratti di guerra alla violenza sulle donne o guerra alla violenza sui bambini, davvero fa poca differenza, perchè le associazioni ed i modelli culturali messi in campo sono gli stessi. Un trasformismo talvolta evidente anche nei nomi, ad esempio quando l'associazione femminista Inform-Azione Donna (IAD) diventa IAD Bambini Ancora, onlus anti-pedofilia. In altri casi (tra questi Artemisia onlus di Firenze), la stessa associazione si occupa di violenza sulle donne e violenza sui bambini. E' evidente che manca loro ancora qualcuno da mettere fra i protetti, per essere davvero "esercito dei buoni a 360°".
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Non è dunque casuale se le campagne in favore del "giusto processo", a cui stiamo partecipando anche noi, si ritrovano in forma quasi uguale nel campo dell'abuso sui bambini come nel campo della violenza sulle donne, fenomeno altrettanto grave e diffuso, ma anche altrettanto confuso dalla presenza di frequenti episodi di falsa violenza e mistificazione di dati allarmistici.
A tale proposito, vogliamo citare un comunicato stampa di Elvia Ficarra "Fermiamo la violenza femminista, stop alla propaganda terroristica di dati falsi e mistificati", pubblicato il 26/11/2007 dall'associazione "Genitori Separati dai Figli" (GESEF). Nel comunicato si contestano per falsi alcuni dati statistici diffusi sulla violenza alle donne, annunciando il seguente intento del GESEF:
- "un’informazione di contrasto alla propaganda mistificatoria inerente la violenza sulle donne. Evidenziando falsità e manipolazione dei relativi dati statistici, diffusi in maniera sproporzionatamente ridicola - senza alcun riscontro - da parte di Ministri, esponenti parlamentari e sedicenti “esperte”, attraverso un martellamento mediatico senza precedenti. Tale propaganda mira a radicare nell’immaginario collettivo l’idea di un ambiente domestico scenario di delitti e terribili violenze, dove vittima è sempre e solo la donna mentre il carnefice è esclusivamente di sesso maschile".
Scrive il GESEF:
- "La manifestazione organizzata nella vigilia della giornata preposta dall’ONU, alla luce di siffatte statistiche induce qualche dubbio, poi confermato dagli avvenimenti. Infatti la frangia separatista del femminismo nostrano che ha organizzato l’evento, impossessandosi della tematica “violenza alle donne” l’ha trasformata in violenza maschile alle donne, tappezzando le strade di Roma con manifesti diffamatori contro gli uomini. Gli slogans esibiti ed urlati durante il corteo sono stati una fiorescenza della colorata cialtroneria veterofemminista anni ’70, come qualcuno ha poi scritto. Cui si è aggiunta una vera e propria offensiva misandrica di regime per imporre l’idea che qualunque uomo che si muove tra le pareti domestiche è un potenziale assassino. Viene chiamata in causa non la violenza esercitata da singoli delinquenti, ma quella collettiva che pervaderebbe culturalmente l'intera popolazione maschile. Una manifestazione, dunque, contro gli uomini e contro la famiglia".
Prosegue il comunicato del GESEF:
- "La violenza più subdola sta nella loro campagna di discriminazione e criminalizzazione aprioristica. Mirata a far digerire normative e prassi giudiziarie limitanti la libertà individuale, che decretano il definitivo ritorno alla presunzione di colpevolezza ed al processo inquisitorio. Il cui scopo è quello di porre ciascun uomo - anche delle future generazioni - in una condizione di sudditanza psicologica, emotiva e morale di fronte al potere indiscutibile della percezioni femminile, in base alla quale viene definita la liceità o meno di qualunque comportamento maschile. (...) La violenza non ha sesso: si combatte attraverso l’equilibrata e puntuale applicazione delle norme vigenti, interventi preventivi adeguati che riconoscano le problematiche di entrambe le parti in conflitto, dialogo e confronto culturale. L’arma della colpevolizzazione, umiliazione e vilipendio dell’intero genere maschile non vi pone alcun rimedio: è finalizzata invece ad alimentare l’odio sociale, la guerra tra i sessi, l’insicurezza delle donne da poter così convogliare sotto la “tutela” di avvocate e psicologhe dei centri antiviolenza, l’annichilimento degli uomini da “rieducare”, l’isolamento affettivo degli individui. Un’arma funzionale solo all’affermazione del potere politico-burocratico-istituzionale e l’ottenimento di maggiori finanziamenti pubblici da parte di una esigua ma influentissima schiera di militanti, spinte da torpori di rivalsa distruttiva. (...) Auspichiamo pertanto una nuova fase di impegno istituzionale - più sensbile e collaborativo verso tutte le espressioni dell’associazionismo - orientato a liberare la nostra società da questa cappa di odio sessista, per ricostruire la relazione uomo/donna all’insegna del reciproco rispetto e valorizzazione dei ruoli sociali e familiari, nell’uguaglianza dei poteri e delle responsabilità. Per restituire dignità ad entrambi i Generi, alla Famiglia ed ai nostri Figli".
- "Vengono svelate cifre inquietanti quanto sospette: oltre sei milioni (qualcuno ha sparato 14 milioni) di donne hanno subito violenza da parte di un partner o altro familiare, di cui la metà stuprate. Sulla base di dati statistici pubblicati dall’Istat, dietro incarico della Ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini. La quale ha potuto disporre di un finanziamento doppio per il suo dicastero rispetto a quanto previsto per il suo predecessore. Leggendo tali dati sul sito dell’Istituto si scopre che altro non sono che proiezioni statistiche dei risultati scaturenti da un sondaggio telefonico effettuato lo scorso anno su 25.000 abbonate (v. www.istat.it). La nota metodologica del sondaggio chiarisce che le domande poste alle intervistate evitano volutamente riferimenti espliciti alla violenza fisica o sessuale, ma invitano le stesse a “descrivere concretamente atti e/o comportamenti in modo di rendere più facile alle donne aprirsi". Ciò per evitare una sottostima del fenomeno, "[...] sottostima che può essere determinata anche dal fatto che a volte le donne non riescono a riconoscersi come vittime e non hanno maturato una consapevolezza riguardo alle violenze subite". Non sono quindi le donne intervistate ad aver denunciato violenze subite, bensì le loro descrizioni sono poi state catalogate in varie fattispecie di “violenza. Cosicché l’attenzione sessuale diventa molestia, l’esercizio del dovere coniugale dal parte del partner diventa stupro, un banale litigio diventa violenza fisica, una critica al vestito o alla pettinatura é considerata violenza psicologica, un blando rifiuto diventa limitazione della libertà personale, la necessità di chiarire situazioni ambigue diventa violazione della privacy, la richiesta di una equa distribuzione delle risorse familiari diventa ricatto economico";
- "I dati del sondaggio assunti come scientifici – ripetiamo: 25.000 interviste telefoniche “guidate”– oltreché proiettarsi riversati statisticamente sull’intera popolazione femminile italiana di età 16-59 anni, sono costruiti in funzione esclusiva di uno spettacolare allarmismo, e dunque sottratti al rigore della prova dei fatti. Tale metodologia è già stata adottata nel decennio scorso in altri Paesi Europei ed occidentali, e fortemente contestata da femministe storiche dotate di un certo spessore intellettuale (ad es. Francia: vedi Elisabeth Badinter – Il percorso sbagliato)".
Soprattutto, una ricerca mossa da imbarazzante unilateralità di indagine. Scrive il GESEF:
- "La Ministra Pollastrini, titolare di un dicastero definito appunto Pari Opportunità, non si è però mai posta lo scrupolo di richiedere all’Istat analoga ricerca concernente l’eventuale violenza subita dagli uomini".
Si tratta dunque di una questione metodologica e scientifica, davvero molto simile a quella da noi sollevata contro i dati diffusi ad es. nel convegno di IAD Bambini Ancora (il mito di "un bambino su sei è abusato"), basati sulle ricerche di Alberto Pellai, replicate in modo inutilmente ossessivo in varie province italiane anche da esperti afferenti al Movimento per l'Infanzia. Abbiamo già segnalato che quelle metodiche non garantiscono affatto validità, che i dati sono interessanti ma privi di oggettività e validità, e anche che essi derivano direttamente dallo stesso protocollo di ricerca già ampiamente utilizzato dai maestri di Pellai: David Finkelhor e Diana Russell, ancora il femminismo, che ritorna nei modelli di indagine sociologica.
Scopriamo inoltre una interessante assonanza tra il mito (da noi sbufalato) del "sorpasso" della pedopornografia sugli altri mercati illeciti, con le modalità allarmistiche delle sparate del ministero riguardo la presunta classifica delle cause di morte femminile:
- GESEF: "La Ministra, ed altri esponenti del Governo e dell’Opposizione Parlamentare, oltre a propinarci dati mistificati, azzarda anche impressionanti confronti: la violenza domestica sarebbe la causa principale di decessi ed invalidità, prima del cancro e degli incidenti automobilistici. Auspichiamo che la ventilata riduzione del numero di ministri la coinvolga, stante la sua imperizia a documentarsi: i delitti familiari che registrano una donna come vittima ad opera di un familiare si contano annualmente in numero di 60 a fronte di oltre 10.400 decessi femminili conseguenti malattie cancerogene (per un totale di oltre 18.000 considerate tutte le patologie – v. Istituto Superiore di Sanità) e 600 per incidenti stradali".
E arriva allora l'esplosione della repressione giudiziaria dell'abuso (vero o falso poco importa) e la campagna politica per trasformare la nostra intera società in un fantomatico "mondo a misura di bambino". Termine improprio, che fa pensare a seggioloni per tutti i clienti nei ristoranti ed a trasmissioni dal Fantabosco a reti unificate. E a scuole come l'Olga Rovere, o a Tribunali come quello di Tivoli, dove le inebrianti fantasie pedosataniste dei bimbi e di Massimiliano Frassi, contano di più della logica e dei riscontri dei RIS.
Un termine che le nostre delegazioni ministeriali hanno mal tradotto dall'inglese "A world fit for children", coniato dall'UNGASS (che significa "adatto ai bambini", ovvero anche ai bambini, e non "adattato" a loro esclusiva misura).
Sarà la solita svista terminologica da parte di qualcuno che, forse distratto dalle prospettive di rendita per chi dice di lavorare per il bene dei bambini, ha dimenticato l'art. 3 della nostra Costituzione:
- "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Ugo


29 commenti:
Mi sembra molto interessante questo post, è giusto sottolineare che la violenza non è solo quella dell'uomo sulla donna, ma esistono anche forme di violenza commesse da donne, sugli uomini, su individui del loro stesso genere e su bambini. Negare che le donne possono commettere atti di violenza, in qualsiasi forma, sarebbe come ostinarsi a dichiarare, che la pedofilia al femminile non esiste.
� condivisibile quello che si afferma; non esiste il bianco ed il nero. In mezzo ci sono tante sfumature. Ma qualcuno su questo blog, qualche post fa non aveva fatto riferimento alla pedo-pornografia on-line? mi sembra se non ricordo male, che sia stato subito messo a tacere dall'autore di questo blog (il quale sosteneva che la pedo-pornografia non era tra i temi di questo blog "non scambiamo pere per mele" "quando si troveranno le foto delle maestre
incappucciate se ne riparler�. Stranamente appena un giorno dopo � stato pubblicato un post relativo ai dati diffusi sulla pedopornografia.
Fa piacere che adesso si parli anche di violenza sulle donne, � un tema attuale. C'� da chiedersi solo, se OFFTopic, in questo blog sono gli argomenti o come questi sono trattati dai commentatori, ovvero la visione dei commentatori nei riguardi del fenomeno?
Si tratterebbe, quindi di un blog, in cui non vengono permesse esternazioni differenti dal punto di vista dell'autore?
Non mi sembra proprio.
Gabry.
Hai fatto bene a parlare della questione.
Ti consiglio di pubblicare anche un link al libro "si può credere a un testome" della psicologa Mazzoni.
http://www.webster.it/libri-si_puo_credere_testimone_testimonianza-9788815092922.htm
Per far capire i danni che hanno fatto le femministe, che hanno incominciato a infiltrarsi nei processi e a difendere le donne vittime di stupro, solo sulle loro testimonianze. Diffondendo dati falsi e mandando nelle nostre patrie galere dei bravi ragazzi, che magari si erano limitati a fare qualche apprezzamento scambiato in sede giudiziaria per vera e propria molestia.
Grazie.
Pablo.
Dovresti iniziare a mettere sotto osservazione il Ministero delle Pari Opportunità, i gruppi femministi, il Telefono Rosa e tutti gli organismi che si occupano di diritti delle donne.
Bravo è l'ora di finira.
Pablo.
"Cosicché l’attenzione sessuale diventa molestia, l’esercizio del dovere coniugale dal parte del partner diventa stupro, un banale litigio diventa violenza fisica, una critica al vestito o alla pettinatura é considerata violenza psicologica, un blando rifiuto diventa limitazione della libertà personale, la necessità di chiarire situazioni ambigue diventa violazione della privacy, la richiesta di una equa distribuzione delle risorse familiari diventa ricatto economico"
Poremmo aggiungere di aver dei dubbi sulle dichiarazioni della maestra Marisa Pucci, quando afferma di essere stata malmenata in carcere, anche quando dichiara di essere stata aggredita per strada e offesa da un genitore di un bambino di Rignano Flaminio.
Se dobbiamo mettere in dubbio la testimonianza, mettiamole in dubbio tutte.E non soltanto, qualora sia utile farlo per portare avanti la propria causa.
Non essendoci riscontri, la testimonianza di Marisa Pucci non è attendibile.
Caro Ugo,
io ho visto donne massacrate, veramente massacrate. Prestate a sangue. Non so quale possono essere state le loro colpe, fatto sta non si riduce un essere umano in quelle condizioni.
Spero non capiti mai a tua figlia.
Gabry
Io quest'articolo, lo vedo essenzialmente come una forma di difesa personale, più che una considerazione sul fenomeno.
Questo dubbio mi sorge leggendone alcune parti.
Non serve forse per giustificare certe molestie ed offese verbali assillanti e ripetute nel tempo, che potrebbero essere considerate violenza psicologica o stalking?
Mi potrei sbagliare...
Arieccola...
Interessante.
Letta solo la prima parte, ma vorrei ricordare che anche la Petrone, rozzamente, fa risalire presunta pedofilia femminile al post-sessantotto.
I cavoli a merenda!! Ma che c'entrano le aggressioni alla maestra Pucci.
Ugo ne fa una questione di metodologia. E' come se uno vedendo che al bar vi infilate nel caffè due cucchiaini di zucchero ne deducesse che avete la glicemia alta e di conseguenza anche la pressione e quindi siete a rischio di infarto e vi restano pochi mesi di vita....
Di conseguenza un ministro della sanità decide che per combattere la piaga degli infarti da domani tutti i baristi che mettono lo zucchero sul bancone vanno multati.
Certo, Gabry dice che ha visto donne pestate a sangue. Ma anch'io ho visto persone in coma glicemico ma continuo a pensare che mettersi due cucchiai di zucchero nel caffè e mangiare tre Sacher al giorno siano due comportamenti di cui non si possono paragonare valenza e conseguenze.
Ieri a una cena ho ricevuto una soffiata incredibile: UGO è UNA DONNA! Si proprio così.
S.
Vorrei ricordare all'anonimo che la maestra Marisa Pucci è stata aggredita dalla madre di una delle presunte vittime in un supermercato, davanti a testimoni, che hanno anche bloccato la donna, che si era scagliata contro la Pucci urlando "hai rovinato mia figlia, ti ammazzo".
E' appena il caso di dire che reazioni del genere sono assolutamente da condannare.
Documentarsi, prima!
Quando non si hanno argomenti perché si è incapaci di elaborarne di propri, si cerca in tutti modi di giustificare i propri fallimenti, ricorrendo alle riflessioni altrui, tentando di cambiare le carte in tavola, ricorrendo a "ragionamenti" circolari, strillando e strepitanto, infangando e insultando, ossessivamente, compulsivamente, fino a coprirsi di ridicolo. Serve altro?
La cosa più bella di internet e dell'anonimato che permette, è vedere la gente che si spreme per attribuire a qualcuno questa o quella identità.
Ancor più divertente è vedere che non ci prendono mai, ma con i loro tentativi rivelano certe loro antipatie e pregiudizi.
Naturalmente le cose che l'anonimo scrive non vengono prese minimamente in considerazione. Nulla conta se siano documentate e intelligenti, sono considerate accettabili o meno solo se chi le ha scritte è identificato con un "amico" o un "nemico".
Grazie per questo post molto interessante.
Da pura profana e su basi totalmente aneddotiche, noto che il femminismo americano ha raggiunto livelli di aberrazione che, mi sembra, sono ancora lontani dalla nostra sensibilità. Molti indizi (mi viene in mente il caso dell'italiano Carlo Parlanti, di recente ripreso da qualche, sparuto giornale) fanno pensare che negli Stati Uniti le accuse di stupro possano essere diventate un po' come quelle di pedofilia in passato, ovvero qualcosa di ideologicamente talmente potente da invertire l'onere della prova e far cadere la presunzione di innocenza.
Non mi metterei però, come qualche commentatore di questo blog, a fare di tutto questo un altro "oggetto di rivendicazione" perché è proprio nella rivendicazione dei diritti - intesa come trasformazione dell'altro in una controparte da cui esigere qualcosa, anziché un simile con cui convivere - che credo nasca buona parte del problema.
Mi ha sempre incuriosito l'antropologia umana di chi appoggia le madri accusanti nei casi di falsi abusi.
Lerici e Di Biagio, ad esempio, provengono dai salotti buoni delle sinistra femminista ma questo non ha impedito loro di buttarsi nelle mani di un leghista sostanziale come Frassi, ne di fare manifestazioni con Forza Nuova (cioé quanto di più lontano dal femminismo salottiero e radical chic).
Come mi ha sempre stupito vedere Frassi così attento alle tematiche del femminismo.
Un'attenzione solo apperente dal momento che, lo stesso, per attaccare Antonella Conserva (imputata per il sequestro del piccolo Tommaso Onofri) non trova di meglio che definirla un "mignottone", tradendo un machismo di fondo assai poco consono a chi si professa amico delle donne.
http://massimilianofrassi.splinder.com/tag/antonella_conserva
(vedere post del 9 Marzo 2007)
Penso che al post di Ugo debba seguire un serio dibattito di fondo su queste "strane" congiunture...
Cancellati tre post anonimi contenenti ingiurie personali.
E poi si dice che le ingiurie personali fanno parte dei deliri di una squilibrata..... se le cancelli qui, Ugo, le ingiurie.... immagina quanti messaggi, offensivi e dai toni minacciosi ,sono pervenuti, fino a qualche giorno fa, su altri blog.
Cancellato altro messaggio anonimo ingiurioso. L'espressione di dissenso verso i nostri articoli è consentita e gradita, se vuole può ripostare alcune critiche espresse, ma la invito ad astenersi rigorosamente da ogni insulto personale, nei confronti di chi scrive o di altri.
Se vorrà insistere ancora su questa linea dovrò bannare il suo IP.
Mi ha già costretto diverse volte a moderarla, questo è l'ultimo invito.
Ma tu puoi bannare chi vuoi, come hai fatto del resto con la Signorina Spigaglia (che credo sia una persona moderata ed educata, ma non adatta a questo spazio)...
Resta il fatto che l'80% delle persone che legge quello che scrivi arriva alle stesse conclusioni, pur nn conoscendoti. Vedi Ugo tu sei avvantaggiato conosci chi attacchi (indaghi sulla sua vita privata, anche) gli altri no....non è leale.
Delirante
Alle fazioni femminise non piacciono la presunzione di colpevolezza, il principio del contraddittorio e il diritto di difendersi dalle accuse. Pazienza, è un problema loro. Secondo la Corte suprema di Cassazione la testimonianza della vittima non va esclusa a priori e può essere una prova attendibile, ma a condizione che si faccia un rigoroso controllo di credibilità e attendibilità. Però alle femministe non va bene neanche questo, pretendono di condannare senza sentire l'altra campana. Cioè, condannare sulla base di una parola contro un'altra senza cercare di meglio accertare i fatti e senza valutare se la testimonianza è attendibile o meno. Pretendendo di obblgare l'imputato a confessarsi colpevole per non essere offensivo. Pretenono anche di censurare le opinioni del tipo: "non sono sicuro che sia colpevole ma se lo è..." come dire che esprimere un'opinione di dubbio sulla colpevolezza di un accusato è criminoso e offensivo.
Però anche dire alla vittima che probabilmente si è inventata tutto non è molto carino. Dev'essere davvero asfissiante per le vere vittime sentirsi dire che si inventano tutto per sfizio o per soldi. Secondo me si deve evitare di usare espressioni gratuitamente offensive, mentre non trovo niente di male nell'accertare i fatti. Comunque, le fazioni femministe sono diventate troppo intolleranti. Ma in gran parte dipende dal fatto che siamo in Italia, dove la libertà di manifestare la propria opinione incontra un limite nel... divieto di offendere i suscettibili che si offendono molto facilmente e le vittime di opinioni sgradite.
Insomma, è chiaro che esistono problemi serissimi. Tutta colpa di quei bastardi criminali violenti e abusatori. Se nessuno facesse questi crimini non ci sarebbero tutti questi inghippi.
Volevo scrivere che alle fazioni femministe non piacciono la presunzione di NON colpevolezza, il principio del contraddittorio ecc...
In realtà i veri abusi sono facili da dimostrare e basta una visita medica. Se poi l'imputato nega l'evidenza sono caxxi suoi. Il problema è che le pene sono troppo basse in realtà. I veri colpevoli meritano la morte o quanto meno la castrazione.
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