martedì 12 febbraio 2008

Petizione di principio

Sul sito di "Papà Separati Lombardia" onlus, abbiamo troviamo una copia di un articolo del giudice Jacqueline Monica Magi su "Le false violenze", apparentemente pubblicato il 24/01/2006 sulla rivista online "Criminologia.it" (l'incertezza è poiché non se ne trova più traccia sul sito della rivista). Esso viene ripreso e commentato anche in un recente articolo di Cristina Monceri.

Si affronta il tema delle false accuse di stupro e violenza sessuale. Nonostante esso sia riferito alla violenza su donne adulte, riteniamo che molti concetti possano essere assimilabili anche per il tema del nostro blog, ovvero le false accuse di abuso sessuale su minori.
Siamo inoltre particolarmente interessati all'opinione del giudice Magi (ai tempi sostituto procuratore a Pistoia), in quanto ella è primo membro del comitato scientifico di Prometeo onlus, proprio l'associazione che stiamo contestando per il modo in cui ha affrontato diversi casi di presunto abuso sessuale, che noi riteniamo falsi e che invece gli esperti di Prometeo difendono per veri.

Questo articolo è dunque una finestra aperta sul pensiero giuridico di Prometeo onlus, rispetto al problema delle false accuse. Leggiamo e commentiamo:
  • "Onestà intellettuale vuole che oltre a parlare delle violenze atroci subite da tante donne, oltre le violenze quotidiane subite fra le mura domestiche si parli anche dei casi di “false” violenze o meglio di “false” denunce di violenza subita. Potrebbe sembrare incredibile che si possa accusare qualcuno che si sa innocente di un delitto turpe quale quello di violenza sessuale, in particolare quando è perpetrata su un bambino, eppure succede e neanche troppo raramente, secondo la mia opinione".
Sante parole e splendido l'appello iniziale ad onestà intellettuale.
Ci domandiamo però come sia possibile che il giudice Magi, sulla base di queste premesse, abbia deciso di sostenere proprio l'azione e la propaganda di Massimiliano Frassi, convinto sostenitore del fatto che le false denunce siano un fenomeno marginale, se non impossibile. L'associazione di cui la dott.ssa Magi è referente scientifico, pubblica nel proprio report statistico sulla pedofilia l'informazione secondo cui i casi di false denunce di abuso "oggi si avvicinano intorno allo 0,5%". Eppure la Magi è dell'opinione che il fenomeno non sia affatto raro. Dovrebbe allora far rettificare la comunicazione diffusa da Prometeo, o almeno chiedere a Frassi l'origine di quello strano dato (che secondo noi è inventato di sana pianta).
Meglio ancora sarebbe se la dott.ssa Magi si documentasse sui dati della ricerca, che sono già pubblicati nella letteratura scientifica, invece che affidarsi solo ad impressioni tratte dalla propria esperienza. Essa potrebbe risultare infatti del tutto fuoviante, se viziata da fallacie in fase di valutazione delle esperienze: anche la scienza criminologica e giuridica richiede metodo e verifica collettiva delle teorie.

  • "Inutile dire che per l’esperienza fatta le false denunce provengono quasi nella totalità da donne, spesso madri che in tal modo tentano di allontanare gli ex mariti dai figli o peggio credono di vendicarsi di non si sa quali torti subiti durante il matrimonio, senza non solo e non tanto capire che una falsa denuncia è un reato ma soprattutto che in tal modo rovinano in primo luogo la vita dei propri figli, negandogli il padre e distruggendo la possibilità di fare giustizia per i casi di vere violenze. Il reato di violenza sessuale infatti non è sempre di facile prova, non essendo sempre disponibili prove oggettive sia perché non sempre una violenza sessuale lascia tracce, sia perché non sempre la denuncia avviene in tempo utile per raccogliere questo tipo di prove ( prove oggettive si intendono tracce di sperma, di peli pubici e tracce organiche in genere ). Quando la violenza è avvenuta senza penetrazione o senza eiaculazione o tempo prima della denuncia spesso si dispone della parola della vittima contro quella del denunciato, specie nei casi in cui il soggetto è un bambino".
Sottoscriviamo nuovamente tutto.
Si faccia attenzione però ad un passaggio, perchè ci torneremo più avanti: Magi ben riconosce che anche la falsa denuncia può essere reato, così come la violenza sessuale. Poi ci spiega bene che per il reato di violenza, spesso la prova oggettiva risulta di difficile produzione e ciò può lasciare impuniti molti reati. Giusto, ma perchè Magi non ripete lo stesso ragionamento anche per l'altro reato? Per il magistrato, una falsa denuncia è forse facilmente provabile e viene sempre punita?
Abbiamo sentore di pregiudizio a senso unico, ci torneremo.

  • "Fortunatamente la moderna scienza psicologica ci fornisce elementi di valutazione tali da capire quando una vittima dice la verità, quando è credibile, quando la completezza della sua condotta dimostra l’essere avvenuto un trauma, a sostegno delle affermazioni delle vittime o delle proclamazioni di innocenza degli indagati-imputati.
Questa affermazione non corrisponde affatto al vero. Non comprendiamo a quale scienza psicologica si stia appellando il giudice Magi e da chi abbia assunto questa convinzione. E' vero il contrario, la moderna psicologia giuridica, negli ultimi quindici anni almeno, non ha fatto altro che affannarsi a ripetere che certe pretese sono chimere.
Il giudice Magi e l'intera rappresentanza della magistratura nazionale dovrebbero essere informati del fatto che la scienza psicologica non ha ancora inventato la macchina della verità, nonostante diversi sforzi profusi. Può darsi che ciò avverrà, ma del futuro non è lecito avvalersi nel presente. La moderna maturazione epistemologica delle scienze della psiche si è mossa invece nella direzione contraria, ovvero verso un consapevole riconoscimento dei propri limiti, anziché esaltarsi in missioni impossibili come la lettura del pensiero o la ricostruzione del passato. In quanto scienza della soggettività per definizione, la psicologia non formisce mai elementi oggettivi di ricostruzione dei fatti, quello è il compito invece dell'attività investigativa (ovvero dei procuratori in primis), sostenuta dalla logica giudiziaria e dal ragionamento criminologico.

Comprendiamo adesso meglio le origini della contrapposizione che ci vede schierati contro talune scelte ed opinioni di Jacqueline Magi e dell'associazione Prometeo. E capiamo perchè a Prometeo si crede ancora ciecamente a quanto sta nelle perizie psicologiche che hanno innescato i casi di Brescia, Rignano Flaminio ecc.
La nostra battaglia è incentrata proprio sulla confutazione della diffusa presunzione di oggettività della scienze psicologiche nel tribunale. Una campagna altrettanto doverosa per onestà intellettuale, purtroppo ancora sgradita ad un'ampia fetta dei professionisti attivi nel settore psico-peritale, cui piace guadagnare giocando alla macchina della verità. Ovviamente senza rischiare nulla del proprio: se sbagli, va in carcere un altro.

Non è certo in questa sede che possiamo affrontare l'ampia base scientifica esistente a sostegno della nostra argomentazione, ma i lettori scettici potranno convincersi più facilmente rileggendo l'opinione sintetica espressa in una intervista radiofonica dalla prof.ssa Luisella De Cataldo Neuburger, tra i nostri massimi esperti accademici: «tutto il grandissimo lavoro di ricerca, di studio di letteratura che oramai accompagna questa affermazione. Non abbiamo, non esiste a tutt'oggi nessun sintomo di tipo psicologico che possa essere riconducibile ad abuso sessuale».
I nostri lettori ricorderanno che il prof. Francesco Montecchi, altro illustrissimo esperto del settore, in occasione di quella stessa trasmissione dovette concordare con la versione scientifica di De Cataldo Neuburger: «la diagnosi psicologica esprime una condizione di disagio che è riportabile in senso lato ad esperienze traumatiche, ma che è ben diverso dall'accertamento dei fatti e dall'accertamento giudiziario, il quale deve percorrere certe, deve percorrere il suo iter attraverso delle professionalità e delle correttezze procedurali che son diverse dalla valutazione psicologica».
In altre occasioni il prof. Montecchi provò poi a dissociarsene, sostenendo in modo un po' fumoso che forse esisteva una possibilità di «andare alla base della struttura di base psicologica del piccolo, attraverso gradi man mano sempre più profondi» ed arrivare così a stabilire una sorta di verità psicologica sui fatti. Lo criticammo aspramente per l'incoerenza di certe affermazioni, finché in una recente intervista rilasciata a Matrix, il prof. Montecchi fu costretto a riaffermare chiaramente che la psicologia non può mai diagnosticare la verità degli abusi sessuali presunti e che la verità della psicologia «è una verità non definibile, come vorrebbe la giustizia».

Speriamo che il parere di De Cataldo Neuburger e Montecchi possa risultare garanzia sufficiente affinché la Magi riconsideri oggi il proprio convincimento. E' ora che i giudici la smettano di chiedere allo psicologo di spergiurare sulla verità delle testimonianze.


  • Inutile dire che la presenza di false denunce aumenta la possibilità per gli indagati-imputati didichiararsi vittime di un complotto, minando un assetto probatorio, come ora spiegato, di per sé fragile. Fortunatamente nella mia esperienza i casi di false denunce sono anche quelli che hanno un alto tasso di richieste di archiviazione da parte della Procura, anzi devo dire che ho sempre visto scoperti questi casi di false denunce, ma ciò non diminuisce la responsabilità di chi le compie, anche considerato che i tempi comunque lunghi delle indagini non sono semplici da passare per gli indagati innocenti".
L'autrice incappa qui in un vistosa fallacia logica, che tradisce un vizio di ragionamento circolare (petitio principii) nel proprio ragionamento giuridico. L'affermazione del giudice Magi equivale a quella di colui che volesse sostenere "io mi accorgo sempre quando qualcuno cerca di mentirmi". Affermazione priva di contenuto e parecchio ingenua, che non tiene in alcun conto la possibilità (indiscutibile) di essere stati imbrogliati, magari anche spesso, senza essersene accorti.
Scritto da un giudice, fa cascare le braccia.

Eppure non ci si dovrebbe stupire troppo che proprio un magistrato incappi in questa specifica fallacia argomentativa. Essa può diventare infatti una insidiosa deformazione professionale, per chi sia costretto dal proprio ruolo a prendere frequenti decisioni e giudizi, senza avere possibilità di un costante controllo esterno sulla propria accuratezza.
E' prevedibile cioè che questo comune vizio umano, possa assumere proporzioni epidemiche entro alcune categorie professionali, in primis quella dei magistrati: poichè l'unica giustizia perfetta è quella divina, che però tace nel mondo terreno, le convinzioni sul vero e sul falso presenti nella mente del giudice vengono raramente invalidate, anche quando sono erronee. Il giudice sente di avere sempre ragione, perchè cosa sia giusto lo decide egli stesso: una "professione circolare", che può indurre il solipsismo.
Una simile deformazione cognitiva, andrebbe riconosciuta come possibile malattia professionale specifica della categoria (chissà se Jacqueline Magi, oggi giudice del lavoro, si troverà mai ad occuparsene). In certe condizioni, è prevedibile che alcuni (più facilmente chi è carente dell'effetto "immunitario" dato da una ferrea logica di pensiero), possano strutturare nel tempo addirittura un insano ed onnipotente pregiudizio di infallibilità. Esso può essere associato a forte intolleranza alla frustrazione (anche con crisi di pianto), nelle rare occasioni in cui capita una sana invalidazione.

Tornando all'articolo, l'affermazione di Magi che abbiamo evidenziato in grassetto andrebbe corretta secondo logica in:
  • "ho visto scoperti diversi casi di false denunce; non posso sapere invece da quanti casi di false denunce siamo stati ingannati, avvallandole per vere".
Il numero totale delle false accuse sarà sempre ignoto ed il fenomeno è certamente in parte "sommerso", proprio come l'abuso e la violenza veri.
Non si vuol certo fare alcuna colpa alla Magi dell'ineludibile possibilità di errore, intrinseca nel lavoro stesso del magistrato. Capita, ci mancherebbe altro.
Ma che almeno sulle riviste di criminologia, la Fata Giù Giù ci risparmi la fiaba de "Il procuratore che scopriva tutte le bugie".

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L'articolo prosegue con il racconto di una storia di false denunce, in cui una fittizia "Anna", scoperta durante un rapporto adulterino da una collega impiegata, aveva simulato uno stupro e querelato colui che altri non era che il suo amante ("qual è il lampo di genio di Anna? Sostenere che il bello e ombroso cliente la stava violentando"). Verrà scoperta dagli avvocati di costui, i quali mediante indagini difensive dimostreranno che era stata nascosta dall'accusatrice la precedente relazione sentimentale con il presunto violentatore.

La scelta di questo esempio risulta davvero infelice sul piano argomentativo, in primo luogo perché può indurre nel lettore l'idea che non solo le bugie vengano sempre scoperte, ma che sia anche molto facile farlo: la falsa accusa di "Anna" viene smascherata così facilmente, perchè non era altro che una bugia dalle gambe cortissime (è bastato controllare gli SMS sul cellulare dell'inquisito).
Le cose non stanno mica sempre così, alcune calunnie sono ben congegnate, o ben protette dietro pregiudizi quali "i bambini sono la bocca della verità".
Eppure Magi è preoccupata "a senso unico" solo delle violenze sessuali che non si riesce a dimostrare, invece per le calunnie che non si riesce a smontare non spende una parola, tanto si è convinta da sola di non cascarci mai: petitio principii.

C'è dell'altro. L'illustrazione di questo esempio non fa che scavare ancora più a fondo la buca del vizio logico appena evidenziato e si trasforma in un vero e proprio boomerang per il messaggio che Magi intendeva diffondere, se solo ci poniamo questa domanda: la procura che raccolse le accuse di "Anna" e vi istruì un procedimento, non si era accorta di nulla di strano?
Nella storia, si accenna alla difficoltà del querelato di trovare un difensore che desse retta alla sua versione, "ovvero che fra lui e Anna c’era una relazione che durava già da un anno al momento della presunta violenza sessuale". Ci domandiamo come mai il PM stesso non avesse verificato tale versione, prima di aprire un procedimento contro un poveretto e costringerlo a pagarsi un avvocato, per svolgersi anche quel minimo sindacale di indagini difensive che toccherebbero alla Procura. Non ci stupiremmo di scoprire che quell'indagato non venne neppure sentito dagli inquirenti, come è avvenuto in tanti casi di falso abuso a noi noti.
Vi sarebbero dunque pregiudizi a grappoli, dietro gli errori delle procure, è la stessa Magi ad illustrarceli: ad esempio ipotizza che le accuse non vennero inizialmente verificate, in quanto l'accusato era un pluripregiudicato. Chapeau.

Quello che si tocca è un nervo scoperto, al quale Associazione Prometeo non può certo dirsi estranea: perchè nei casi di presunto abuso collettivo negli asili, gli inquirenti così raramente hanno indagato anche in direzioni diverse dalla scuola? Era successo, timidamente, solo a Brescia e appena un sostituto procuratore ha deciso di ascoltare anche le telefonate che avvenivano tra i genitori (le stesse famiglie "seguite" anche dall'associazione Prometeo), son saltate fuori le informazioni interessanti. Bastava guardarci.
E' tollerabile che anche per accuse così fragili, come quella di "Anna", o come le clamorose bizzarrie raccontate dai bambini di Rignano Flaminio e Brescia, i cittadini siano costretti a prendersi un avvocato e sperare nella botta di fortuna, per difendersi dal Malleus Maleficarum?
Una falsa denuncia è innanzitutto un imbroglio verso la pubblica accusa dello Stato, dovrebbe essere il procuratore il primo a volerci vedere chiaro. E così sarebbe, se vi fosse nel nostro sistema giudiziario un qualche meccanismo di disincentivazione dell'errore giudiziario. Lo auspichiamo tutti da tanto tempo.

Intanto, dalle colonne della rivista "Criminologia.it", nel 2006 il sostituto procuratore Jacqueline Magi ci rispondeva sostanzialmente: "a che serve? noi non sbagliamo mai". E per fare un ulteriore sgarbo alla consecutio logica ed all'immagine della propria categoria, vi faceva seguire a ruota l'esempio di "Anna", in cui era stato l'avvocato della difesa a smascherare una clamorosa panzana sotto al castello accusatorio imbastito da un PM credulone.
Senza quell'avvocato, forse oggi avremmo un innocente in più in galera, e un procuratore in più convinto della propria infallibilità: petitio principii.

Jacqueline Magi precisa comunque che la storia di Anna "appartiene ad una realtà non toscana, appresa non da esperienza diretta". Non poteva essere altrimenti, visto che alla infallibile Procura di Pistoia i casi di false denunce vengono invece sempre scoperti. I tonti sono altrove.

  • "Superfluo ribadire quanto il comportamento di Anna abbia creato precedenti che possono danneggiare le vittime vere, quelle che la violenza la subiscono ma non hanno prove, quelle che si sentono aggredire in dibattimento da chi si fa forte dell’esistenza delle false denunce e cerca di sostenere che le violenze sessuali non si possono provare in quanto le vittime non sono credibili.
La Magi si toglie finalmente il sassolino dalla scarpa: la colpa di tanti problemi giudiziari è di quelle persone che inventano accuse false. Imbroglioni, che costringono i procuratori al faticoso compito di controllare le accuse, prima di puntare il dito contro il colpevole. Esponendoli anche al rischio di una figuraccia.
Ci fa lo stesso effetto che leggere un medico lamentarsi dei virus.
E' vero, in un mondo perfetto certe persone non dovrebbero esistere, che si consenta solo alle vittime sincere di accusare: così potremo finalmente fare a meno anche dei procuratori.

  • Questo tipo di difesa, particolarmente odiosa per chi prima subisce la violenza sessuale e poi si vede costretta a subire una vera e propria “tortura” psicologica al dibattimento ( come se la prova di resistenza psicologica al dibattimento possa costituire prova dei fatti, assunto mutuato de plano dalla Santa Inquisizione, evidentemente non del tutto sopita), è la difesa principe di chi è accusato di pedofilia, che ha gioco facile considerando che la giovane età della vittima la pone in una effettiva situazione di inferiorità psicologica già di partenza, situazione di inferiorità poi portata all’eccesso da certi sistemi di interrogatorio".
Su un punto siamo finalmente d'accordo con Jacqueline Magi: la Santa Inquisizione non è ancora del tutto sopita. Eppure qualcosa suona sgradevole, nel sentirne invocare il fantasma da Magi, contro le torture inflitte all'accusante da odiose strategie difensive.
Non che sia sbagliato l'appello, è solo inopportuna la voce che lo pronuncia: se ne occupi il giudice "terzo" della sensibilità e del rispetto verso la sofferenza del teste, entro i confini del giusto processo. Invece, quando escono dalla penna dei procuratori, certi giusti appelli e tanta umana compassione rischiano di essere scambiati per tattiche di guerra preventiva.
Altrettanto odiose, all'orecchio di chi coltiva il vizio della democrazia.

Concludiamo segnalando (da un articolo comparso su "Il Tirreno" del 02/08/2007) una amara considerazione che il giudice Magi pronunciò, in risposta ad alcune contestazioni recentemente ricevute:
  • «Non pensavo che per fare il magistrato ci volessero altri requisiti oltre all'onestà, all'umiltà e alla competenza. Invece, a quanto pare, serve altro»".
Sì, serve anche altro. Innanzitutto una ferrea logica di pensiero.

Ugo
 
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