venerdì 28 settembre 2007

Morbosa ricerca d'attenzione

L'illustrazione rappresenta la celebre tribar di Roger Penrose, che è una delle più note tra le cosiddette "figure impossibili", ovvero la rappresentazione grafica di un solido, la cui esistenza reale nello spazio tridimensionale non sarebbe ricostruibile. Possiamo vederlo, ma non possiamo crederci. Una figura importante per la storia della matematica, ma anche per l'arte del secolo scorso, ad essa sono ispirate ad esempio alcune opere del popolare e geniale artista Maurits Cornelis Escher.
La curiosità per questa figura nasce dal fatto che, mentre il nostro occhio la esplora e ne ripercorre circolarmente gli elementi costitutivi, bracci e giunzioni, non si coglie alcuna stranezza, mentre è solo dal colpo d'occhio complessivo sull'oggetto che si coglie "qualcosa che non va". L'aspetto più interessante è dunque la contrapposizione tra gli aspetti locali (tutti plausibili) e l'aspetto globale (implausibile). La questione è ben commentata ad es. in questo articolo, da cui estrapolo la seguente spiegazione: ogni braccio è reale, ma l'insieme non lo è più, eppure mantiene una consistenza su quel piano che ci fa accettare la figura come plausibile. Quando osserviamo il disegno, il cervello comincia a oscillare tra uno spazio locale, concentrato su uno o due elementi soli scalini e una visione d'insieme, finché ci si accorge che c'è un trucco, e che l'inganno risiede nelle linee di confine: sono le giunzioni a essere impossibili, ma noi non ce ne accorgiamo, almeno non immediatamente.

Improvvisamente oggi mi sono ricordato di questa figura, come simbolo di una condizione di perplessità che si andava formando nella mia testa mentre stavo riflettendo su fatti legati all'abuso ritualistico. Il caso ed il ragionamento mi hanno portato infatti oggi a riflettere su una serie di notizie e considerazioni, elementi apparentemente tutti plausibili e tra loro concatenati, la cui globalità mi ha dato tuttavia un senso profondo di assurdità. "Sono le giunzioni ad essere impossibili..."
Procederò ora solo con la rassegna degli elementi che oggi hanno assunto forma di una multibar di Penrose nello spazio tridimensionale della mia coscienza, lasciando al lettore il gusto di ricostruire un solido più plausibile, o di restare perplesso come me.

Primo elemento

Mi trovavo a riflettere sulla natura della cosiddetta patologia fittizia, ovvero quelle forme di patologia psicosomatica basate su segni e sintomi che non sono fondati sulle normali cause patologiche previste dalla medicina, ma che sono invece autoprodotti o simulati dal paziente, per finalità legate ad un bisogno psicologico di essere malato e ricevere cure ed attenzione.
Quando il meccanismo psicosomatico che produce il sintomo è inconscio, si parla di isteria di conversione, disturbo psichiatrico ben noto già al vecchio Freud, per il quale pazienti (molto più frequentemente di sesso femminile) presentano al medico sintomi come ad esempio paralisi improvvise dell'arto o della funzionalità intestinale, oppure disturbi della percezione (ad esempio disturbi degli occhi e della vista, fino alla cecità apparente). Questi disturbi compaiono spesso in corrispondenza di momenti difficili della vita delle pazienti, la loro diagnosi è difficile perchè nonostante i sintomi appaiano in tutto e per tutto genuini, non se ne trova mai chiaramente la causa, poi talvolta svaniscono da soli, facendo spesso gridare al miracolo chi aveva creduto alla gravità del disturbo manifestato (è noto che molte delle guarigioni che vengono spacciate per miracolo da parte di alcune associazioni religiose, avvengono perchè in realtà il disturbo guarito non era mai davvero esistito dal punto di vista medico).
Sia tra gli esperti di salute mentale, sia nel senso comune, si è soliti imputare la comparsa dei disturbi isterici ad una sorta di morbosa ricerca di attenzione da parte dei pazienti.

Secondo elemento

Riflettendo sull'isteria di conversione, è stato automatico il collegamento con un altro disturbo appartenente alla famiglia dei disturbi fittizi propriamente detti, la cosiddetta sindrome di Munchausen per procura, forma psichiatrica molto peculiare in cui un soggetto (quasi sempre una madre) induce in un altro soggetto (quasi sempre il figlio) dei danni fisici o delle malattie, ad esempio procurando traumi o somministrando droghe o farmaci, un crimine che viene però mascherato allo scopo di poter godere di assidue cure ed attenzioni mediche ed essere socialmente riconosciuti nel ruolo di genitore estrememente premuroso verso i propri figli. L'aguzzino mascherato da amorevole angelo protettore, non a caso queste situazioni vengono classificate come forme di abuso, nella categoria dell'ipercuria. Nei casi più gravi, i danni inflitti al figlio possono essere ripetuti, condurre ad infinite peregrinazioni ospedaliere e continue terapie invasive e purtroppo non sono rari neppure i casi di morte indotta da queste madri; per fortuna, in altri casi più lievi la situazione è limitata ad una morbosa insistenza delle madri rispetto a qualsiasi minimo disturbo dei figli, che viene ingigantito in modo talvolta menzognero, ma senza procuralo, conducendo solo ad un eccesso di visite mediche e danni limitati alla sfera psico-relazionale.

A questo punto i lettori del nostro blog avranno probabilmente già riconosciuto nella sindrome di Munchausen per procura una condizione che potrebbe essere riscontrabile in alcune delle famiglie coinvolte nei casi di false accuse di abuso sessuale collettivo. Se è vero che i bambini soffrono di disturbi fisici e psicologici e se viene dimostrato che però nessun abuso sessuale è avvenuto, una delle possibilità interpretative da considerare è proprio quella per cui i loro sintomi potrebbero essere fittizi ed indotti, al fine di soddisfare un morboso bisogno di attenzione ed esposizione dei genitori.

Prima che Massimiliano Frassi levi pubblicamente il proprio sdegno a difesa dell'onorabilità delle mamme dei bambini di Brescia e Rignano, che egli certamente crede vittima di abusi veri, gli segnaliamo che perfino sul sito della sua Associazione Prometeo si parla della sindrome di Munchausen per procura. Egli stavolta non potrà dunque affermare che la possibilità interpretativa che stiamo considerando (anche se qui solo in forma ipotetica) sia inaudita e frutto di invenzione da parte del complotto mondiale pedofilo e dei suoi avvocati e consulenti, al fine di screditare le mamme, sempre e comunque angeli del focolare, e di screditare i bambini, sempre bocche della verità.
Inoltre, ironia della sorte, si noti che tra gli esperti citati sul sito di Prometeo a proposito di questo disturbo vi è anche la psicologa Catia Bufacchi, proprio colei che presso l'Ospedale Bambino Gesù ha visitato i bambini dell'Olga Rovere e che avrebbe clinicamente accertato la reale consistenza e la natura post-traumatica dei loro disturbi, senza tuttavia accennare (a quanto risulterebbe dalle notizie trapelate) alla possibilità che si trattasse di una di quelle forme di disturbo fittizio per cui si propone come esperta (sindrome di Munchausen per procura).

Terzo elemento

Il mio pensiero torna dunque oggi su Frassi, ne approfitto per fare un salto sul suo blog. Siamo ormai tutti abituati a leggervi notizie false e argomentazioni tendenziose, ma oggi vi troviamo una bufala così colossale da lasciare a bocca aperta. Frassi ha appena letto un libro che tratta "la storia vera di una adepta di una potente setta satanica attiva in Italia", e riporta sul proprio blog un estratto in cui viene descritto un rito satanista che avrebbe avuto per vittima un bimbo. Il credulo Frassi riporta l'episodio come vero e sembra aver creduto all'intera storia del libro, intitolando addirittura il proprio articolo a caratteri cubitali "THE TRUTH IS OUT THERE".

Stranamente Frassi cita solo la parte iniziale dell'episodio narrato dal libro:
  • "Mentre un altro adepto teneva fermo il bambino, il sacerdote lo stese sull’altare e cominciò a fargli sgocciolare addosso cera bollente".
Forse Frassi ha davvero deciso di moderare un po' i propri termini e rinunciare agli aspetti grandguignoleschi e choccanti che hanno fatto la fortuna del suo blog. Infatti la parte non riportata sul blog dell'episodio narrato sul libro continuerebbe così:
  • "Anche altri confratelli gli posarono sul corpo piccoli carboni accesi. Il piccolo urlava e in tutti noi cresceva la rabbia verso di lui. Poi il Sacerdote lo sodomizzò e altrettanto fecero gli altri maschi della setta (...) Seppi dalla Dottoressa che dovevo formarmi adeguatamente perchè in alcuni riti l'offerta di un bambino a Satana avrebbe dovuto concludersi con il taglio dei testicoli, e la deposizione del cuore del bimbo dentro al calice (...). Per quello che ho compreso, alcuni dei bambini sacrificati dalla setta erano stati presi per strada, scegliendoli fra quei piccolini che chiedono l'elemosina ai semafori e dei quali nessuno in sostanza si cura. Se anche scompaiono, è difficile che le loro famiglie zingare facciano la denuncia alle forze dell'ordine. Altri bambini arrivavano invece dal giro della pedofilia, che non di rado è invece una copertura per le attività sataniche".
Davvero strano che Frassi si sia perso certi contenuti, che sembrerebbero confermare proprio ciò in cui egli ha sempre affermato di credere. Certo, a patto di credere al libro di "Michela".

Chiunque potrà valutare direttamente di quale livello siano le letture di Frassi: il libro è intitolato "Fuggita da Satana", è firmato con lo pseudonimo di "Michela" e viene presentato qui dall'Editore Piemme.
Leggiamo la presentazione del libro:
  • "Al culmine di una carriera professionale coronata di successo e ricchezza, la ricerca di nuove esperienze porta Michela a incontrare un gruppo esoterico, che le promette emozioni e felicità. Dall’esoterismo all’ingresso in una setta satanica il passo è breve. È l’inizio di un’esperienza sconvolgente, che la porta – ammette lei – a fare di tutto, tranne l’omicidio: messe nere, riti di iniziazione, sacrifici a Satana si susseguono in un vortice di pratiche diaboliche in cui, costantemente sotto l’effetto di stupefacenti, il contatto con la realtà si perde a poco a poco. Saliti a uno a uno i gradini della gerarchia interna alla setta, si trova infine incaricata di eliminare la fondatrice dell’Associazione “Nuovi Orizzonti”. È a quel punto che capisce che non può andare oltre e, aggrappandosi alle ultime forze della volontà, decide di fuggire, trovando riparo proprio in una comunità di accoglienza di “Nuovi Orizzonti”. Sconvolgenti sono le testimonianze di questo periodo: dal parlare lingue sconosciute al trovarsi in possesso di una forza sovrumana, dal non sentire alcun dolore fisico fino al camminare su pareti e soffitti. Tutti segni della presenza diabolica che la possiede. Fino a quando, dopo un intenso periodo di accompagnamento psicologico-spirituale e di esorcismi viene finalmente liberata dal maligno. A condizione di mantenere l’anonimato per non essere identificata – il nome fittizio di Michela è un omaggio a San Michele Arcangelo – ha accettato di raccontare tutta la sua storia. Affinché nessuno possa rivivere la sua terribile esperienza. Perché Satana esiste e lei lo ha incontrato".
Ovviamente "una storia vera", come chiaramente indicato in copertina... e chi potrebbe mai dubitarne? Ci sono anche le persone che camminano sul soffitto, gli esorcismi, i mobili che si spostano da soli...
Personalmente, io piuttosto che credere a questo pattume letterario, mi giocherei i numeri vincenti del lotto che vendono i maghi in televisione, mi darebbe una impressione di certezza maggiore.

Quarto elemento

Libri come questo si inseriscono in una tradizione letteraria piuttosto forte anche nei paesi anglosassoni. Ho pensato dunque di esplorare un po' l'argomento con l'aiuto di Google, che mi ha segnalato un volume della stessa risma, che condivide inoltre alcuni elementi del plot con quello di "Michela":
Nel libro della Brown si racconta la "storia vera" di una certa Elaine, adepta di satana per diversi anni, salvata dall'incontro con la dott.ssa Brown:
  • "Elaine, one of the top witches in the U.S., clashed with Dr. Brown, who stood against her alone. In the titanic life-and-death struggle that followed, Dr. Brown nearly lost her life"
Il plot sembra dunque simile a "Fuggita da Satana", si racconta in entrambi i libri di una adepta di satana che viene programmata per uccidere, per poi essere invece esorcizzata, redenta e sottratta alle grinfie delle sette sataniste dalla stessa eroina che avrebbe dovuto uccidere.
E' certo che le eroine di questi due libri (la dott.ssa Rebecca Brown e la fondatrice della comunità "Nuovi Orizzonti") ci fanno un figurone: prima vengono identificate da Satana stesso come un nemico importante, da eliminare; poi riescono a mettere nel sacco il principe degli inferi e gli sfilano pure l'adepta da sotto il sedere caprino.
Contenuti molto simili, raccontati però da due punti di vista diversi: la differenza principale sembra essere nel fatto che l'autrice del libro americano è la eroina redentrice, mentre "Fuggita da Satana" è stato scritto dalla ex-satanista redenta. O almeno così dobbiamo credere, visto che il libro è firmato da uno pseudonimo. Noi ci crediamo?

Il libro della Brown ha avuto un successo enorme ed ha raggiunto il secondo posto assoluto di vendite nel settore. Su questo libro sono state però anche condotte delle indagini che lo hanno del tutto sbugiardato come puro frutto di fantasia. Soprattutto, si è scoperto che Rebecca Brown in realtà è Ruth Bailey, una ex dottoressa a cui era stata ritirata la licenza a seguito di gravi errori, spesso basati sul delirio che i disturbi dei propri pazienti fossero in realtà segni demoniaci (la stessa Bailey sembra essere stata diagnosticata come schizofrenica paranoide). Caratteristica della Bailey era dunque quella di vedere segni demoniaci in tutte le persone che richiedevano la sua assistenza.

Quinto elemento

Se il libro della Brown-Bailey è il secondo nella speciale classifica americana di vendita per il settore "satanisti redenti", qual'è il primo in classifica?
Il contenuto è simile, la testimonianza di una presunta sopravvissuta ad abusi rituali satanisti, in questo caso redenta dalla predicatrice Johanna Michaelsen. Corrisponde anche il fatto che le indagini condotte hanno del tutto sbugiardato il libro ed il fatto che il nome dell'autrice è falso, si tratta in realtà di Laurel Rose Willson, una mitomane che si distinse per aver affermato e pubblicato molte altre falsità che la vedevano testimone o vittima al centro di storie di abuso ritualistico, e perfino di essere una vittima sopravvissuta dell'olocausto (con lo pseudonimo di Laura Grabowski).
La mitomania in fondo non è che un'altra delle strategie utilizzate da soggetti disturbati per attrarre morbosamente l'attenzione.
La Wilson non aveva solo una fantasia malata, ma una vera e propria lunga storia psichiatrica, diverse fonti riportano che ebbe anche un periodo di cecità, poi improvvisamente guarita senza giustificazione medica plausibile.

Sesto elemento

Siamo giunti quasi al termine della nostra carrellata. Sento la curiosità di tornare sul libro citato da Frassi: nella presentazione del libro di "Michela" si fa esplicitamente riferimento alla fondatrice dell’Associazione “Nuovi Orizzonti” ed al fatto che adesso "Michela" sia ospite di questa comunità.
Solitamente il nome dell'autore di qualsiasi libro è noto, mentre i nomi dei personaggi coinvolti vengono cambiati o nascosti. In "Fuggita da Satana" invece l'autore è ignoto e nascosto da uno pseudonimo, mentre è stranamente messo bene in evidenza il nome dell'altro personaggio principale: si tratta di Chiara Amirante, fondatrice di "Nuovi Orizzonti", presunta eroina dell'opera di redenzione. Chiara Amirante è un personaggio molto attivo nel volontariato cattolico romano, qui una sua biografia.

Dopo aver letto per la prima volta questa presentazione ho pensato che, se mi trovassi al posto di Chiara Amirante, non apprezzerei affatto una simile citazione per me e per la mia associazione, soprattutto su un libro di livello così basso (la cui successiva lettura non cambierà affatto il mio giudizio, anzi mi farà scoprire quanto sia infarcito di racconti deliranti e di dettagli sessuali e violenti, morbosi e insistiti come nella più infima letteratura pornografica). Ad esservi associato, avrei paura di essere preso per un cialtrone, per un morboso, per un mitomane. Roba da cui vorrei prendere subito le distanze e magari querelare l'autrice per danni d'immagine.
Acquisto il libro e mi salta subito all'occhio un'altra stranezza: nel libro è inserita (nel senso che è proprio rilegata insieme alle pagine del romanzo), una brochure di "Nuovi Orizzonti", a colori, di ben 16 pagine.
Altro che prendere le distanze e querelare, questo libro è in realtà un volantino pubblicitario di Nuovi Orizzonti. A questo punto non mi stupisco più di leggere nell'interno di copertina:
  • I diritti d'autore di questo libro sono interamente destinati ai progetti di evangelizzazione e di solidarietà che la comunità Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, sta attuando in diverse parti d'Italia e nel mondo. I motivi si intuiranno leggendo queste pagine e rendendosi conto del significato che l'incontro con Chiara ha avuto per la protagonista di questa storia.
Insomma, uno spot pubblicitario per Nuovi Orizzonti. O per meglio dire, uno spot personale per Chiara Amirante, non c'è pagina in cui il suo nome non compaia almeno una mezza dozzina di volte, sempre in termini entusiastici per la sua ricchezza interiore e per le sue doti di carità.
Una santa in pectore, la storia raccontata nel libro ci fa perfino intendere che ella stia diventando un grattacapo per Satana stesso. Racconta "Michela" (pag. 15) che nel periodo in cui era adepta fedele della setta satanista, il Sacerdote le avrebbe dato un incarico:
  • (...) "proseguì: «C'è una ragazza che comincia a essere un problema per noi, perchè accoglie i ragazzi dalla strada e alcuni giovani hanno deciso di uscire dal mondo del satanismo. Vive a Roma, dove ha fondato una comunità, ed è molto stimata dalla Chiesa». (...) In quel caso compresi che avrei dovuto pronunciare soltanto poche parole: «Che cosa vuoi che io faccia?». Nel silenzio più totale, lui mi rispose con estrema tranquillità: «Distruggi Nuovi Orizzonti e uccidi Chiara». In seguito avrei saputo che si trattava di Chiara Amirante..."
Dal racconto di "Michela", Chiara Amirante emerge con delle doti di sensibilità non ordinarie:
  • "Lei però - come mi ha raccontato successivamente - si era resa conto che in realtà facevo parte di una setta e che ero stata mandata per distruggere Nuovi Orizzonti. L'esperienza con tanti giovani in difficoltà l'aveva resa particolarmente sensibile. Per di più nei mesi precedenti, su 24 ragazzi che aveva accolto in comunità, ben 20 avevano avuto in vario modo a che fare con gruppi di satanisti".
Una vera e propria agiografia, compresa di guarigioni miracolose. A pag. 35 "Michela" racconta:
  • "Poco dopo aver parlato con Chiara di questo mio forte desiderio di consacrarmi al Signore, la vidi sorridermi e poi dirigersi verso il bagno. Quando ritornò io pronunciai una frase che non ho idea da quale conoscenza potesse derivarmi: «Chiara, tu stai perdendo del sangue». In effetti nessuno se ne era accorto, ma le era appena venuto un forte flusso vaginale. Niente a che vedere con le mestruazioni, che tra l'altro aveva appena avuto, proprio la settimana precedente. «Perchè mi dici questo?» fu la sua reazione. Preseguii: «Io mi ero consacrata a Satana, tu stai cercando di tirarmi via e lui è molto arrabbiato, perchè gli appartenevo. Ora vuole vendicarsi sulla tua verginità, che hai consacrato a Dio»".
  • L'episodio prosegue con la diagnosi di un fibroma e diverse cisti ovariche, il raschiamento proposto dalla ginecologa sarà rifiutato da Chiara per non causarsi una lacerazione dell'imene, comprendendo che fosse questo il sistema escogitato da Satana per vendicarsi su di lei e sulla verginità da lei consacrata a Dio. Seguirono due giorni d'inferno per Chiara, che si stava dissanguando per non sottoporsi all'intervento, in attesa dell'arrivo dell'esorcista di fiducia, padre Raffaele...
  • "bastò una preghiera su di lei, con un rituale di benedizione, e l'emorragia si bloccò immediatamente. Padre Raffaele aggiunse con il suo solito sorriso serafico: «Penso proprio che questa volta Satana si sia particolarmente arrabbiato con te!». Un'ulteriore ecografia fatta da Chiara, il giorno stesso, mostrò che era sparito qualsiasi problema. La sorpresa della dottoressa fu grande e commentò: «Un fatto come questo ha davvero dell'incredibile, sfugge completamente a ogni possibile spiegazione da parte della scienza medica»".
Infine, per completezza d'indagine, ancora un paio di informazioni che ci offre la rete su questa donna straordinaria:
  • un ruolo poco chiaro nell'ambito di alcuni scandali finanziari vaticani (il caso I.O.R.);
  • questa intervista ci conferma che anche lei a 21 anni ha sofferto di una malattia improvvisa agli occhi, fino a perdere otto decimi di vista, con i medici che diagnosticavano, di lì a poco, la cecità totale. La malattia è poi guarita, miracolosamente, grazie ad una preghiera a Gesù: "Il giorno dopo vado in ospedale per fare un'iniezione agli occhi, come indicava la terapia. Ad un tratto, si crea un fitto brusìo tra i medici. Mi chiedo cosa sarà successo? I medici sempre più agitati, dopo una lunga consultazione con il loro primario, mi dicono: "Guarda, non sappiamo spiegare che cosa è successo, ma la tua malattia è scomparsa. Per chi crede è un miracolo. Noi non abbiamo spiegazioni per quanto è successo". E così ho riacquistato una vista perfetta, anzi superiore alla norma".

Il cerchio del nostro ragionamento adesso si chiude (anzi, la multibar di Penrose). Ma non lascia affatto un senso di completezza e plausibilità, nella loro globalità questi elementi disegnano una figura assurda.

Resta una mia gran curiosità per l'identità vera di "Michela". Chi ci sarà mai dietro questo pseudonimo? Di lei nel libro scopriamo che ha una quarantina d'anni e che è nata nel giorno in cui la Chiesa celebra Santa Gemma Galgani (Santa guarita miracolosamente da vari disturbi, tra cui una forma di paralisi alle gambe). Nel risvolto della copertina leggiamo:
  • Michela. E' il nome falso di una persona vera. In questo libro, il racconto in prima persona della sua sconvolgente testimonianza.
Chiunque questa "Michela" sia, deve essere una persona che prova una stima ed una ammirazione infinita per Chiara Amirante e che vuole attirare su di lei tutta l'attenzione e il riconoscimento possibile. Se fosse stata Chiara Amirante stessa a scrivere questo libro o a volerlo, si dovrebbe parlare di vero e proprio culto della personalità e di morbosa ricerca d'attenzione.
Ma non è stata Chiara Amirante a scriverlo.

E' stata "Michela". Quando ha smesso di camminare sulle pareti.

Ugo
 
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